
Si chiama Sucker for Soccer la serie di poster e composizioni che il graphic design serbo Zoran Lucic ha dedicato al mondo del calcio. Immagini che raffigurano campioni del passato e quelli di oggi, dalla vecchia triade di Maradona, Pelé e Platini fino ai fuoriclasse protagonisti dei campionati in corso, come Messi, Totti, Ronaldinho, Del Piero.
Nome, soprannome, numero della maglietta, sempre in caratteri diversi campeggiano su ciascuna immagine. Le figure vengono scontornate, ombreggiate, arricchite con texture, invecchiate, avvolte da un singolo colore dominante. Tra gusto pop e retrò i poster di Lucic sono un’alternativa d’arte e di qualità a quelli commerciali che si trovano in edicola o in libreria, quasi sempre kitsch e rozzi, difficili da esibire in sala.
Lo ammetto, ho un debole per Emiliano Ponzi. Ce l’avrei anche se Ponzi non fosse un illustratore di fama internazionale, anche se non fosse uno che lavora in un piccolo studio a Milano mentre i suoi lavori campeggiano sulle pagine del New York Times o di Time. Ho un debole per Ponzi perché è una di quelle eccellenze italiane della grafica e dell’illustrazione, che un tempo erano un vanto della nostra nazione e che oggi purtroppo sono sempre più rare. Perché in questo senso l’artista tiene in piedi una tradizione e al tempo stesso si impone per originalità e personalità, si rivela estremamente moderno me senza perdere di vista le grandi lezioni formali del passato.
Per tutti questi motivi la pubblicazione del libro 10 x 10, che raccoglie i lavori migliori pubblicati negli ultimi dieci anni per l’editoria e la pubblicità, è di per sé motivo di entusiasmo per chi come me è un fan ammirato dell’artista. Il volume è edito dall’ottima Corraini di Mantova, che cura con un gusto unico le sue pubblicazioni: dall’impaginazione ai caratteri, fino alla veste grafica di copertina. Tanto che il libro in questione - introdotto da una nota di Nicholas Blechman, art director del New York Times book review - si presenta con quattro diverse varianti di copertina.
Scorrere queste illustrazioni significa vivere un’esperienza estetica: le immagini sono semplici ed elaboratissime al tempo stesso, sono idee che diventano forma, colori che si comportano come personaggi di una trama narrativa, spostamenti che rivelano densità comunicative, sintesi ed eleganza. E ad accompagnare il libro che ogni grafico dovrebbe possedere, ci sono le email che Ponzi ha ricevuto nel corso degli anni, scritte da anonimi, lettori e addetti ai lavori, selezionate dall’artista come compendio testuale che accompagna i suoi dieci intesi anni lavoro.

Spirito parigino e base operativa a Londra, Malika Favre fonde atteggiamenti civettuoli francesi con i colori pop caleidoscopici tipici dell’arte londinese. L’arte grafica di Malika si può descrivere con la formula “Frank Miller incontra Shag“: un misto di sapiente uso degli spazi negativi e raffinatezza glamour.
In pochi anni la Favre ha sviluppato un ricco portfolio che comprende un’estrema varietà di progetti editoriali e lavori per la pubblicità. Ha realizzato opere meravigliose per riviste prestigiose (Wallpaper, The Times Domenica) e marchi di moda (Dolce & Gabbana). Nella sua arte grafica, seduzione e sottile eleganza si trovano unite in una sintesi espressiva che ha pochi uguali. Ciglia, labbra, coniglietti, strisce, lupi, cappelli, marchi di bellezza: ogni cosa può nascondersi ed emergere tra le pieghe del nero e della bicromia.
Via | Poldakot

Vi avevamo parlato di Jaša, giovane artista sloveno tra i più promettenti del panorama europeo. Ma c’è un altro sloveno, anch’ egli di Lubiana, che merita di essere conosciuto. Si chiama Tomato Kosir, opera nel campo della grafica e basta un’occhiata ai suoi lavori per riconoscerne il genio. Kosir ha una straordinaria padronanza e conoscenza dei mezzi, ma anche una creatività fuori dal comune. La sua capacità di unire il classico e il moderno lo distingue in maniera netta dalla maggior parte dei suoi colleghi e coetanei, che spesso dei nuovi strumenti tecnologici fanno un uso superficiale perdendo di vista il compito di un buon grafico.
Raffinatissimo nell’impaginazione e nell’uso dei font, tanto elaborato quanto apparentemente semplice, Kosir sa usare ancora i segni e gli oggetti in modo creativo, nel solco della grande tradizione italiana (vengono in mente i nomi più rappresentativi, come Bruno Munari e Mario Mariotti). Manifesti e locandine che diventano opere d’arte, libri in legno e altri materiali che diventano oggetti da collezione, tipografia che diventa arte figurativa e viceversa. Guardate questa selezione dei suoi lavori per farvi un’idea.

E’ spesso il destino del grafico professionista, almeno in Italia, quello di non vedere adeguatamente conosciuto il proprio nome e riconosciuto il proprio lavoro. Nonostante Bob Noorda abbia inciso più di chiunque altro sul nostro sguardo, sul nostro modo di vivere e percepire lo spazio urbano, la tipografia e i grandi marchi, è meno conosciuto dell’architetto velleitario dell’ultima ora il cui nome riempie le pagine di giornali e riviste. Eppure, per dire, questo grafico italiano di origini olandesi, ha disegnato i loghi di Coop, Agip, Enel, Touring Club Italiano, Feltrinelli, Mondadori, Agip, Regione Lombardia, Banca Commerciale Italiana, Banca Popolare di Milano, solo per citare i più noti. E poi ci sono le copertine dei libri, la tipografia, i pittogrammi, la cartellonistica urbana (sua la doppia M della metropolitana di Milano) a fare di Noorda un progettista grafico a tutto tondo, in grado di creare forme comunicative talmente sintetiche e moderne da superare gli anni senza invecchiare mai. A partire dalla lezione del suo maestro, Rietveld, e degli altri insegnanti con cui si è formato, quasi tutti ex professori del Bauhaus.
Per questo è sempre meritorio qualsiasi tentativo di far conoscere il suo lavoro e la statura della sua figura di grafico. Ci hanno pensato, a un anno dalla sua scomparsa, Aiap (Associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva) e Touring Club Italiano che gli rendono tributo con due mostre parallele (On the road. Bob Noorda, il grafico del viaggio), nelle rispettive sedi milanesi, sul suo lavoro per il TCI dal 1978 al 1996 - continuato, con progetti sporadici, fino agli anni 2000. A parte i giovanissimi, tutti ricordano quelle guide e quegli atlanti che per la generazione pre gps sono stati uno strumento necessario per orientarsi nel nostro territorio. Un’occasione per apprezzare la semplicità e la forza di un genio della grafica, che ha anteposto la sintesi e la funzionalità ad ogni altra cosa, creando segni senza tempo.
I lavori di Bob Noorda per il Touring Club Italiano




Si chiama New China Design la mostra dedicata all’arte grafica cinese visibile negli spazi espositivi della Triennale di Milano fino all’11 settembre. Allestita in occasione dell’anno culturale della Cina in Italia promosso dal Ministero per la Cultura Cinese, consente al visitatore di conoscere più da vicino il fermento artistico e culturale che il gigante asiatico sta vivendo negli ultimi anni, di pari passo con la crescita economica che è riuscita ad egemonizzare i mercati internazionali. Un’economia giovane, un’arte giovane - spiega il curatore Cui Quiao - che rispetto all’Italia, dove il design è una delle punte di diamante del panorama artistico e industriale, ha ancora molta strada da fare.
Nondimeno la mostra rappresenta una prima importante azione di indagine in nuovi territori della grafica, ancora in gran parte sconosciuti, e fornisce uno sguardo d’insieme sul design orientale contemporaneo, se si pensa che questo è solo il primo capitolo del più ampio focus, New Far East Design, messo in cantiere dalla Triennale.
Il concetto di arte grafica in questo caso è totalizzante e quanto mai trasversale: si va dal fashion design agli accessori, dalla grafica in senso stretto alla fotografia e alla multimedialità, dai complementi d’arredo all’oggettistica, da oggetti esclusivamente funzionali fino a virtuosismi artistici. E i pezzi esposti spaziano da autoproduzioni a produzioni in grande serie, da oggetti artistici a altri prettamente industriali.
Via | Triennale di Milano
Colgo l’occasione di un bel video documentario (realizzato dai tipi di Revista de Arte) sull’opera ed i processi creativi di Mauritz Cornelis Escher. La voce narrante è in spagnolo, ma le immagini parlano da sole ed è molto interessante il passaggio in cui l’artista olandese parla dell’influenza che hanno avuto su di lui il paesaggio italiano e l’architettura araba.
Dicevo appunto colgo l’occasione, per ricordarvi che Il mondo di Escher la mostra a Casa Colombatti – Cavazzini di Udine, è stata prorogata fino al 6 gennaio 2011. Un percorso curato dalla M.C. Escher Foundation, che propone molti dei lavori più noti del grande maestro della grafica e dell’incisione.

Chi sono queste stravaganti creature, che viaggiano gravate del peso dei loro sc**ti sulle mani? Da quale mitologia provengono? E soprattutto (domanda che vale 2 punti) qual è il titolo dell’opera e il nome dell’autore?
A metà tra il libro illustrato per l’infanzia e le allegorie macabre e colletive di Pieter Bruegel si collocano i disegni di Carrie Marill che vi propongo in questo articolo. Disegni naif ispirati a livello grafico nelle parole dell’artista ai disegni che si ritrovano sui libri delle elementari, per intenderci quelli che ci spiegavano come - per fare un esempio - funzionavano i villaggi medioevali o le polis greche.
L’idea infatti è proprio quella di utilizzare un approccio quasi didattico e un punto di vista il più possibile panoramico, quindi naif e, se vogliamo, anche un po’ kitsch per raccontare qualcosa che naif non lo è affatto: i problemi del pianeta dai disastri ecologici passando per l’inquinamento, lo sfruttamento ambientale o il ciclo delle merci e dell’alienazione che comportano (v. le figure umane che scompaiono).
Marill offrendo così una prospettiva straniante sugli stessi ed in netta contrapposizione con il linguaggio non solo artistico ma anche grafico della contemporaneità, come un tuffo in una infanzia distopica. Qui il resto della serie che si intitola Visual Aides.
© Carrie Marril 2009

La Libera Facoltà di Design e Arte di Bolzano si apre a un’esposizione di manifesti di tipografia contemporanea iraniana. Persianissimo, curata da Majid Abbasi, presenta in anteprima a livello europeo l’opera di 28 grafici provenienti dall’Iran. In mostra fino al 27 marzo 50 manifesti al piano terra e in parallelo al primo piano un allestimento di fotografie di Jan Kliewer, a cura di Francesco Jodice, che raccontano il viaggio in Iran di questo giovane fotografo tedesco.
La mostra è partita dalla Colorado State University lo scorso anno e nella tappa italiana si è arricchita di altre 22 opere. Nelle intenzioni di Majid Abbasi c’è l’idea di un frame aperto de itinerante, aggiornato regolarmente dall’ingresso di nuovi progettisti e designer.
L’Iran è un paese composto di diversi gruppi etnici, ciascuno dei quali parla la propria lingua, ma tutti si servono dell’alfabeto Farsi. La storia del disegno grafico attraversa gli ultimi sette secoli di cultura del paese, così come l’avvento graphic design è storia degli ultimi 80 anni del paese, e della sempre più crescente importanza dell’immagine tipografica.