La tube map, la storica mappa della metropolitana di Londra, si allarga fino agli estremi del Pianeta Terra, rimanendo ad ogni modo bidimensionale. La cartina della “tube” londinese è oramai un’icona in tutto il mondo e viene utilizzata da circa 28 milioni di persone ogni anno per non perdersi nel dedalo di linee metropolitane della capitale britannica, seconda per estensione solo a Shangai. Chi è stato a Londra lo sa bene: impossibile non perdersi almeno una volta. La mappa è considerata tra l’altro uno dei pezzi più importanti del design britannico; progettata originariamente da Harry Beck nel 1931 nel suo tempo libero, mentre lavorava come ingegnere presso il London Undergound Signal Office, ha subito diverse variazioni, in particolare passando da un diagramma geografico alla lineare forma attuale.
La mappa riscontra un enorme successo e viene annunciato come un pezzo rivoluzionario per la comunicazione grafica. Citato da studiosi e progettisti come un “classico del design” , è stato più volte oggetto di interpretazione artistica: David Booth, ad esempio, nel 1986 creò una serie di manifesti pubblicitari con le linee della metropolitana colorate da tubetti spremuti di colore e furono esposti alla Tate Gallery. E ancora Paul Middlewick nel 1987 trovò 20 specie di animali disegnati tra le linee della mappa, creando i famosi Animals on the Underground. Simon Patterson fece la stessa cosa, ma trovando profili di personaggi famosi. L’autore di questa creazione è invece una donna, Tish Wrigley, il cui lavoro è stato evidenziato sulla rubrica Another Loves e votato come migliore della settimana.
Via | AnotherMag
Un paio di anni fa è uscito un volume preziosissimo che, purtroppo, non ha avuto la diffusione che merita. “Graphic Design dal 1950 a oggi” (Electa, 704 pagine, 85 euro) è un libri di grosso formato che riunisce i lavori dell’Alliance Graphique Internationale (Agi), una società di artisti nata nel 1951.
Proprio in quegli anni la grafica assunse il valore di arte (in Italia, nonostante i suoi grandi grafici, tutto questo avvenne dieci anni dopo), e da allora ha condizionato interamente la nostra vita: c’è grafica in tutto, su una banconota o su una rivista.
Il libro raccoglie circa 2000 lavori di graphic-designer legati all’Agi, che non è la più grande agenzia del mondo, ma annovera (o ha annoverato) tra le sue file Bruno Munari, Enzo Mari, Milton Glaser, Bob Noorda, Pierluigi Cerri, Italo Lupi… insomma, alcune grande personalità.
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Mehdi Saeedi è un graphic designer iraniano che ha studiato anche in Inghilterra. Dal 1998 ha aperto il suo studio a Teheran che opera a fianco di alcuni dei più importanti centri culturali iraniani. La sua arte è conosciuta in tutto il mondo e tiene insieme innovazione e tradizione.
La storia del manoscritto iraniano e della calligrafia persiana si fondono nei suoi artwork, che con sottile delicatezza adempiono al fine di promuovere eventi e prodotti. Un interessante esempio di arte applicata, che trova la sua originalità nella nobiltà grafica degli script calligrafici persiani.

Jean Jullien è un graphic designer francese che vive a Londra. Recentemente ha tenuto It fell down the stairs (È cascato dalle scale), una personale a La Galerie des Arts Graphiques di Parigi, dove ha presentato le sue illustrazioni. Un linguaggio molto particolare e delicato il suo, che dà vita ai singoli soggetti facendoli uscire dalle cornici.
I suoi ‘omini’, così semplici e così espressivi, si muovono tra una cornice e l’altra quasi per curiosità e per dispetto. Impreziosiscono alcune illustrazioni degli interventi verbali, a volte semplici didascalie, altre volte interventi poetici come la scritta “Go up but don’t grow up!” (Sali ma non crescere!”) che appare sul palloncino d’ un bambino.
Jullien oltre che illustratore è anche fotografo, poster designer, videomaker, costumista e realizza installazioni, libri e vestiti. Parallelamente alla sua prolifica attività professionale e artistica frequenta il Royal College of Art.

La sigle ADC sta per “Art Directors Club“. ADC è la prima organizzazione internazionale di media integrati e creatività nel suo genere. Fondata a New York nel 1920, è una no-profit la cui “mission” è “connettere, provocare ed elevare il cambiamento di idee nel mondo”. I focus principali della sua attività si concentrano nell’identificazione degli standard per la comunicazione visuale delle aziende, incoraggiando l’ingresso di studenti e giovani professionisti nel settore.
A questo scopo ADC promuove il suo Award Annuale, una competizione che premia il miglior lavoro nei seguenti settori: pubblicità per stampa e televisione, media interattivi, graphic design, publication design, packaging, fotografia e illustrazione.
La serata di premiazione si svolge a New York il 30 di aprile e per la sua 88° edizione il tema scelto con cui si sono confrontati i giovani creativi è il riciclaggio. I lavori premiati vengono inoltre esibiti in esposizioni che viaggiano attraverso Nord America, Europa, Asia e Sud America.
[Nella galleria, alcuni esempi di produzione editoriale di ADC del 2008, acquistabili online]
Continua a leggere: Recycled+Approuved per l'88° Gala Annuale degli Awards di ADC - New York
Per chi, come me, ama le immagini mixate, le sovrapposizioni tra disegno fotografia e computer design, imperdibile un giro sul sito di Linn Olofsdotter, illustratrice svedese dal tratto ipercolorato.
Mondi incantati e fiabeschi si avvicendano nei disegni ispirati alla natura, con punte di immaginario “gothic lolita”. Creature marine, elementi vegetali degni di un’erbario psichedelico, animali fuggiti dal mondo dei fairy-tales. La cosa curiosa è che Linn ha iniziato a disegnare non prima dei 20 anni.
Il suo stile è molto personale e sgorga spontaneo dalle ispirazioni tratte dai frequenti viaggi e spostamenti, anche di casa. Svezia, Brasile, USA. Prima di dedicarsi all’illustrazione, si è cimentata con le più svariate applicazioni mediali, soprattutto nel campo dell’advertising. Poi, la virata a free-lancer. Ed è lì che è le sue illustrazioni l’hanno consacrata artista a tutto tondo. Tra i suoi “clients”, patinati magazine di ispirazione artistica come Bon e nomi fashion come La Perla e Oilily.