L’erotismo nell’arte è stato utilizzato sin dall’antichità e sono tanti gli autori famosi che si sono cimentati nel tema. E come tutte le cose che richiamano la sfera sessuale (più o meno esplicita, più o meno sofisticata), l’arte erotica suscita clamore, ma soprattutto tanto interesse.
Fino al 20 aprile la galleria L’Attico-Fabio Sargentini di Roma dedica al soggetto una mostra, initolata “Hard Art”, che include lavori di artisti nazionali e internazionali come Ontani, Clemente, Vautier, Bellmer e altri ancora.
La collettiva ha come punto di partenza l’opera del 1998 di Francesco Clemente “Positivo-Negativo”, installazione che richiama un cimitero del sesso, contrassegnato da tombe che riproducono simboli sessuali. Un’allusione all’ecatombe provocata nel mondo (anche artistico) dall’Aids.
Ma i generi proposti sono diversi e non tutti così cupi. Alcuni sono più ironici come la fotografia acquarellata di Luigi Ontani (dove, parafrasando una pubblicità, il fiore spunta in una cavità, ma non in bocca), tradizionali come le pitture nepalesi o quasi pop come il colosseo con vagina di Paola Gandolfi.
Via | Repubblica
Hard Art - L’Attico-Fabio Sargentini - Roma



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Tra bambole di plastica umanizzate e bambole di carne ridotte a barbie, trova posto “Ma poupée japonaise” di Mario A., la controversa serie di 23 fotografie realizzata dall’artista nel 2002.
I riferimenti di quest’ultimo si trovano nei pupazzi di Hans Bellmer e nella corda di Nobuyoshi Araki, e come per loro rimangono i dubbi tra buon gusto e pornografia, desiderio/fantasia e perversione/ossessione maniacale, tra oggettificazione e esaltazione della femminilita’, tra denuncia sociale del reale e ricerca della bambola/donna tanto docile da essere inanimata. Ma dato che le bambole non parlano da secoli, i dubbi non si sciolgono.
Altri esempi di doll umane.

Mi sono imbattuta nelle opere di Hans Bellmer quasi per caso, qualche mese fa mentre cercavo materiale per la mia tesi di laurea. L’artista è ricordato per la sua celebre Poupée, una bambola in legno dotata di giunti snodabili capace, perciò, di assumere le più fantasiose pose.
Sono molti gli scatti che riproducono la bambola nelle più svariate pose. Sembra che il primo impulso dell’artista a creare la Poupée fu di carattere politico: trasferitosi a Berlino, infatti, Bellmer voleva liberare l’arte dalla dipendenza e dalla sottomissione allo stato e alla filosofia nazista che imperava in quel periodo. Ben presto, però, a questa motivazione originaria sembra che si aggiunse il desiderio, sottile e raffinato, di creare la ragazza perfetta: una bambola-ragazza, silenziosa soprattutto, totalmente obbediente alle necessità e ai desideri dell’uomo.
La bambola di Bellmer, il cui volto malinconico sembra essere ispirato a quello di sua cugina Ursula, ha la caratteristica di poter essere smontata, ricostruita, snodata secondo le più profonde fantasie. Tra tutte le pose, ce ne sono alcune che evocano sensazioni miste di elegante erotismo e sofferenza. E’ per questo motivo che Bellmer mi fa riflettere: attraverso i suoi scatti, l’artista trasforma lo spettatore da semplice osservatore a voyeur.

No, non è un’opera di Hans Bellmer o di un altro surrealista ossessionato da bambole e pupazzi.
E’ semplicemente la vetrina di un vecchio negozio che si affaccia su via di Ripetta a Roma - gli amici di 06blog sicuramente la conoscono. Inquietante, vero?