Con i suoi 20 milioni di abitanti complessivi nell’intera area metropolitana, Sao Paulo è la metropoli più popolata nell’emisfero australe. Nel 2007 l’amministrazione comunale ha deciso con un’ordinanza di rimuovere tutti i cartelloni pubblicitari dal centro città, per scongiurare l’inquinamento semiotico del tessuto urbano e ridare spazio bianchi, pause, ai cittadini.
In questa situazione si inserisce la Sao Paulo Street Biennale organizzata nel settembre 2010 dal curatore francese Jéremy Planchon. Opere di grandezza monumentale realizzate da Ko Siu Lan, Mohamed Bourouissa, Paulo Climachauska, Vicente de Mello, Fabiano Gonper, Herbert Baglione, Mambo. Artisti provenienti da ambiti molto diversi: pittura, illustrazione, installazione, arte urbana.
Se avete un quarto d’ora di tempo, godetevi dunque il documentario.

Herbert Baglione è un artista che seguo sempre con piacere perché sa rinnovarsi, inventare nuove tecniche, innamorandosi di un particolare colore, lasciandosi affascinare da quelle linee che lui stesso crea. Ciò che rimane è la sua abilità nel dare forma e spazio alle figure e all’ambientazione in cui sono immerse, che risulta come un prolungamento della loro anima.
L’artista brasiliano è giunto ad aprile a Barcellona, dove ha realizzato alcuni lavori in loco per l’apertura della sua personale alla Iguapop Gallery, che avverrà questo giovedì 22 aprile. Last Chance for a Slow Dance (L’ultima occasione per un ballo lento) è il titolo del progetto, che prende il nome di una canzone dei Fugazi, band degli anni ‘90 che ha portato avanti la sua ricerca indipendente negli ambiti del punk e del rock.
Come potete vedere dalla galleria di immagini qui sotto, per questo solo show catalano (che sarà visitabile fino al 29 maggio 2010), Herbert ha utilizzato tinte scure e linee sottili. Disegno e decorazione si confondono grazie alla sua abilità di rendere esteticamente “conturbanti” anche linee che, a prima vista, potrebbero avere solo una funzione organica nell’equilibrio estetico della composizione.
Vi avevamo già parlato dell’artista brasiliano Herbert Baglione, attorno alla cui figura è nato un grosso interesse per la street art in tutto il Sud America negli ultimi dieci anni. Ispirato dalla cultura di strada del Brasile, Baglione iniziato a sperimentare nuovi modi di guardare l’ambiente urbano di Sao Paulo.
Le sue figure, sospese tra l’elemento umano e quello alieno, siano essere murali o su carta sono simboli iconici che hanno un andamento lento, profondamente complesse le loro psicologie e familiare il loro modo di rapportarsi all’ architettura urbana.
Influenzato dal suo fratello maggiore, Baglione iniziato a dipingere all’età di tre anni, e ha trovato il suo più grande interesse in tematiche come la morte, l’individualismo, la famiglia, il caos. Tematiche compesse affrontate con un taglio deciso e delicato, mai banale, su cui sono sempre possibili diversi livelli di lettura.

Negli ultimi anni Herbert Baglione si è fatto conoscere nel movimento della street art brasiliana, assieme ad altri nomi come Os Gemeos, Speto e Vitche. Baglione si esprime con continuità attraverso una pluralità di supporti: wall painting, tele, illustrazioni. Capace di uno stile fluido dal tratto forte mette in campo nei suoi lavori un immaginario ricco e complesso.
Baglione è divenuto famoso per i suoi murali che ricordano i dipinti delle comunità indiane del Southwest con morfologie aliene, piazzati sui tetti delle case o sulla superficie delle case, visibili nella loro intierezza solo dall’alto. Sono immagini drammatiche, a volte orrorifiche, che mostrano esseri stirati, allungati. Per quanto grotteschi i suoi lavori sono attraversati da una tensione poetica.
Baglione cerca di rappresentare l’imperfezione dell’umano, non solo a livello fisico ma anche a livello emozionale. I colori della sua palette col tempo sono diventati tre: il nero, il bianco e alcune tonalità di oro. Il suo stile appena nato era fortemente influenzato dall’Art Nouveau, poi col tempo è diventato più etereo e in qualche modo mistico, nel senso che ogni pezzo contiene delle chiavi di lettura non facilmente decifrabili.