
Un piccolo collettivo formato da cinque bravissime illustratrici italiane - Giulia Sagramola, Serena Federici, Elvira Pagliuca, Martina Galetti e Caterina Giuliani - ha messo su un sito “creare eventi, laboratori, oggetti unici, fanzine e qualunque altra cosa ci passi per la testa”. Il sito si chiama Zizì, e il nome è ispirato alla famosa scimmietta in gomma e fil di ferro creata da Bruno Munari. E’ grazie alle loro segnalazioni che ho scoperto Karin Ronmark, autrice svedese classe 1980, che appare nella ’scelta di dicembre’ del sito.
Karin sa ravvivare le scene di gruppo con elementi decorativi, alternare registri molto diversi tra loro, selezionare a seconda del soggetto colori caldi e colori freddi con uno stile riconoscibile, ma molto ‘al servizio dell’idea’. Alcune illustrazioni sono di una sorprendente forza iconica: come quella sul New Mexico, realizzata su commissione, che, adottando un punto di vista molto cinematografico, condensa con grande originalità le peculiarità geografiche e culturali del paese. In generale, Karin riesce a conferire un ascendente astratto anche alle illustrazioni più descrittive.
Sulla sua formazione l’autrice rivela: “Durante la mia infanzia i miei genitori mi hanno portato in una quantità infinita di musei, chiese e patrimoni storici in giro per l’Europa – non riesco a ricordare quando tutto ciò è passato dall’essere noioso a diventare il mio principale interesse – ma l’indottrinamento dei miei genitori su di me ha funzionato e oggi considero questo mondo di immagini che ho conosciuto nella mia infanzia passata in chiese sporche e musei, come la mia principale risorsa di ispirazione”. Ma occorre riconoscere che le doti di osservazione acquisite nel corso degli anni grazie al positivo condizionamento dei suoi, hanno preso vita anche grazie al suo notevole talento d’artista.
Lo ammetto, ho un debole per Emiliano Ponzi. Ce l’avrei anche se Ponzi non fosse un illustratore di fama internazionale, anche se non fosse uno che lavora in un piccolo studio a Milano mentre i suoi lavori campeggiano sulle pagine del New York Times o di Time. Ho un debole per Ponzi perché è una di quelle eccellenze italiane della grafica e dell’illustrazione, che un tempo erano un vanto della nostra nazione e che oggi purtroppo sono sempre più rare. Perché in questo senso l’artista tiene in piedi una tradizione e al tempo stesso si impone per originalità e personalità, si rivela estremamente moderno me senza perdere di vista le grandi lezioni formali del passato.
Per tutti questi motivi la pubblicazione del libro 10 x 10, che raccoglie i lavori migliori pubblicati negli ultimi dieci anni per l’editoria e la pubblicità, è di per sé motivo di entusiasmo per chi come me è un fan ammirato dell’artista. Il volume è edito dall’ottima Corraini di Mantova, che cura con un gusto unico le sue pubblicazioni: dall’impaginazione ai caratteri, fino alla veste grafica di copertina. Tanto che il libro in questione - introdotto da una nota di Nicholas Blechman, art director del New York Times book review - si presenta con quattro diverse varianti di copertina.
Scorrere queste illustrazioni significa vivere un’esperienza estetica: le immagini sono semplici ed elaboratissime al tempo stesso, sono idee che diventano forma, colori che si comportano come personaggi di una trama narrativa, spostamenti che rivelano densità comunicative, sintesi ed eleganza. E ad accompagnare il libro che ogni grafico dovrebbe possedere, ci sono le email che Ponzi ha ricevuto nel corso degli anni, scritte da anonimi, lettori e addetti ai lavori, selezionate dall’artista come compendio testuale che accompagna i suoi dieci intesi anni lavoro.
Keaton Henson è un giovane cantautore dalla voce eterea e il sound minimalista. Ha 23 anni, soffre di attacchi di panico e per questo motivo in vita sua è riuscito a dare un solo concerto, dopo il quale ha deciso di non salire più su un palco. Di certo la sua musica - sussurrata, malinconica, intimista - riflette in pieno la sua interiorità. Adesso ha un discreto successo nel panorama indie, ma non molti sanno che Henson è un musicista per caso, che componeva in privato le sue cose, finché non è stato incoraggiato dalla ristretta cerchia di amici a incidere un disco.
Prima di quel giorno, l’attività principale di Henson era quella di illustratore e artista visivo. Qui sopra potete vederlo al tavolo da lavoro, mentre crea le sue bizzarre e mostruose figure, tra lo stile dei comics e quello del Pop Surrealism. Strano come il concetto del macabro sia molto più weird quando Henson usa la matita anziché la chitarra. L’artista ha anche una doppia casa online: qui potete ascoltare le sue canzoni e guardare i video (splendido il video animato di Caronte) e qui guardare le sue illustrazioni.

Mondo umano e mondo animale a confronto, figure stilizzate ma fortemente evocative, quasi malinconiche. Guardando le illustrazioni di Ruben Ireland, artista che vive e opera a Londra, si ha la sensazione di entrare a passo felpato in un mondo sospeso in cui la natura salta fuori tra un colpo di pennello e una texture. Gli strumenti di Ruben sono l’inchiostro, l’acrilico, l’acquerello, ma anche Photoshop. La sua opera percorre la linea di confine tra illustrazione e arte, si inserisce perfettamente tra le due categorie. E’ ben bilanciata, grazie anche al suo uso incredibile delle sfumature e delle silhouette.

Spirito parigino e base operativa a Londra, Malika Favre fonde atteggiamenti civettuoli francesi con i colori pop caleidoscopici tipici dell’arte londinese. L’arte grafica di Malika si può descrivere con la formula “Frank Miller incontra Shag“: un misto di sapiente uso degli spazi negativi e raffinatezza glamour.
In pochi anni la Favre ha sviluppato un ricco portfolio che comprende un’estrema varietà di progetti editoriali e lavori per la pubblicità. Ha realizzato opere meravigliose per riviste prestigiose (Wallpaper, The Times Domenica) e marchi di moda (Dolce & Gabbana). Nella sua arte grafica, seduzione e sottile eleganza si trovano unite in una sintesi espressiva che ha pochi uguali. Ciglia, labbra, coniglietti, strisce, lupi, cappelli, marchi di bellezza: ogni cosa può nascondersi ed emergere tra le pieghe del nero e della bicromia.
Via | Poldakot

Immaginate se Tank Girl, l’eroina dei fumetti creata da Jamie Hewlett, fosse disegnata da Hokusai o, viceversa, se un’antica stampa giapponese venisse rielaborata da un artista pop. Be’, viene in mente qualcosa del genere guardando le opere di Yuko Shimizu, illustratrice giapponese che opera, con grande successo, un po’ ovunque nel globo (Giappone, America, Europa, Nuova Zelanda), realizzando per lo più illustrazioni. I suoi clienti principali sono i grandi marchi e le riviste più prestigiose (The New Yorker, The New York Times, The Wall Street Journal, Rolling Stone), ma lavora anche per le campagne di sensibilizzazione o per i gruppi musicali.
Yuko si è formata a Tokyo studiando marketing e pubblicità, per poi decidere di abbandonare completamente quel campo e dedicarsi anima e corpo alla sua passione artistica. Il suo stile è un originalissimo impasto di tecniche moderne e suggestioni antiche, in cui il mondo delle antiche stampe nipponiche si ibrida con i linguaggi del fumetto, della pubblicità e del fashion design. A parte quella dei maestri giapponesi si può scorgere nel suo lavoro l’influenza di alcuni fumettisti occidentali come Guido Crepax, Jamie Hewlett e Craig Thompson.
Particolarissimo anche il suo metodo di lavoro: dopo aver elaborato un’idea, Yuko realizza a matita degli schizzi o dei bozzetti su carta. Una volta individuato il soggetto lo ridisegna nelle dimensioni desiderate. Poi lo stampa e lo ricalca tramite lavagna luminosa con pennello e inchostro indiano o pennelli per la calligrafia giapponese. Infine scansione l’immagina al pc e procede alla colorazione in Photoshop. Maggiori dettagli sul metodo li trovate qui. Nel frattempo date uno sguardo alla gallery delle sue opere.
Girovagando per la rete, nel sito Poster for Tomorrow, mi sono imbattuto in questa simpatica illustrazione, dal titolo The Pessident, realizzata a quattro mani l’anno scorso da Pamela Campagna e Thomas Scheider Bauer di Triggiano, in provincia di Bari.
Interessante il metodo con cui è ritratto il premier Silvio Berlusconi. Con un pennarello nero si cancellano le parole sulla prima pagina di un quotidiano, fino a formare le ombre del disegno. Inutile darvi altre spiegazioni, a ciascuno la libertà di interpretare questo disegno.
Se avete qualche notizia ulteriore sugli autori, vi preghiamo di fornircela. Siamo curiosi.

Molto spesso l’America ha accolto e fatto la fortuna dei figli dei nostri emigranti. Antonio Petruccelli (1907-1994), nato in New Jersey, è stato un grande illustratore di libri e riviste d’arredamenti, di carattere economico e scientifico. Il valore artistico delle sue copertine, quelle di Fortune, Life e del New Yorker fra tutte, solo recentemente è stato riscoperto.
A Morristown è infatti in corso Antonio Petruccelli: An American Unsung Illustrator, una retrospettiva sul lavoro di un autore innovativo e prolifico. 65 opere, tra copertine e disegni su tessuto, dipinti, e mappe tratte dalla collezione della famiglia Petruccelli.
Il percorso di Petruccelli comincia in tenera età, come designer tessile. A 25 anni è già un artista indipendente, affascinato dall’art deco e dal futurismo, ma il suo tratto tiene traccia delle geometrie e della replicabilità dei pattern dei tessuti.
La mostra al Morris Museum prosegue fino al 20 marzo 2010.

Tornano i giochi di Artsblog, questa volta con un autore del passato, molto, molto moderno.
Vediamo se riuscite ad indovinare il nome dell’artitsta misterioso e il titolo dell’opera. Una volta che avrete in mano queste informazioni, non dovrebbe essere difficile dare una vostra interpretazione.

Il libro stampato più caro del mondo? Sembra sia stato battuto all’asta qualche giorno fa. Si tratta di Birds of America di John James Audubon, un libro illustrato sugli uccelli, di cui si trovano in giro solo 119 copie.
Si tratta di un volume davvero elegante, realizzato in 6 anni, edito nel 1830 in formato 100×70 cm, per consentire illustrazioni a grandezza naturale degli uccelli. Per la sua rarità e bellezza, è stato venduto all’asta a Londra per quasi 8 milioni di euro.
Audubon, oltre ad essere un grande artista, era anche un attento naturalista e voleva che scienza ed arte dell’illustrazione ornitologica confluissero in questa grande opera. Così Sir James era anche un cacciatore incallito, aveva personalmente ucciso tutti gli uccelli che voleva disegnare, per essere più preciso.
Per la stampa del libro viaggiò in Europa, prima a Edimburgo, poi a Londra, dove conobbe l’artista e incisore Robert Havell. Ne venne fuori un’opera unica. Infine, per salvaguardare ogni singola copia, Audubon cercò personalmente e conobbe i compratori.