Pavillon des Metamorphoses from Electronic Shadow on Vimeo.
Il Padiglione delle Metamorfosi è un’opera realizzata nel 2010 da Electronic Shadow che, in occasione dei suoi 10 anni di vita, decide di celebralebrare la fusione di due elementi: il vetro e la luce.
Uno spazio di 16m² le cui pareti sono composte di un particolare tipo di vetro (Privalite Quantum Glass di Saint Gobain) la cui caratteristica è essere completamente trasparente. Su queste pareti impalpabili si fissa l’immagine, restando sospesa nello spazio. L’installazione è interattiva: quando un visitatore entra nel Padiglione, la scenografia muta reagendo ai suoi movimenti in un gioco infinito fra riflessi del vetro e immagini riflesse.
L’atmosfera è quella del sogno, ma Il Padiglione è anche una sorta di “biblioteca di visioni” in cui Electronic Shadow ha inserito le immagini (o meglio i possibili immaginari) dei 10 anni a venire. Anni in cui memoria e materia avranno forme, modi di percezione, prduzione e senso probabilmente molto diversi da quelli che conosciamo oggi.
Mimosa è un’installazione interattiva realizzata dallo Jason Bruges Studio su commissione della Philips.
Ricerca tecnologica tipicamente industriale e arte si incontrano: l’opera utilizza infatti gli OLED (acronimo di “organic light emitting diode”) per realizzare un sistema reattivo che mima il comportamento delle piante. Sensibile al cambiamento di luce, come è possibile osservare nel video, le componenti dell’installazione protetta da un una struttura trasparente si muovono al passagio delle mani. Il movimento è ispirato al quello della famiglia delle Mimose, piante che cambiano la loro posizione in corrispondenza agli stimoli ambientali.
Petali di luce che formano fiori vivi, mostrandoci quanto delicate e poetiche possano essere le nuove forme di vita che l’arte interattiva crea.
One Hundred and Eight – Interactive Installation from Nils Völker on Vimeo.
“One Hundred and Eigh” è una bellissima e sensibile istallazione interattiva ideata e realizzata dall’artista Nils Völker.
Semplici buste montate su un muro, lo rendono un organismo vivo in grado letteralmente di inspirare ed espirare. Un sistema di micro-controller innesca un meccanismo per cui le buste alternativamente si riempiono e si svuotano di aria: l’effetto quello di un poetico polmone; il suono prodotto è musica ambientale che si fa ascoltare. Ma non è finita: all’avvicinarsi di una presenza l’organismo risponde reagendo ai movimenti dell’osservatore, per ritornare progressivamente al suo stato naturale una volta che la presenza si è allontanata per un sufficiente periodo di tempo.
Un uso eccezionale delle buste che tanto ho in odio quando vado al supermercato; un’opera che probabilmente senza gli intenti dell’autore ha un sapore ecologico.
Tokujin Yoshioka, designer dell’anno 2007, ha appena realizzato per lo stor di Tokio della Maison Hérmes un’installazione semplice, delicata ma dall’effetto sorprendente: lo potete vedere nel video e in realtà non c’è bisogno di commentare molto.
Così lontano dal gusto hollywoodiano a cui ci abituano di solito i display, l’attrice si limita a soffiare dall’interno di un monitor, vificando con il suo respiro un foulard che inizia a gonfiarsi…
Etereo, ritmico, quieto il lavoro rimarrà esposto fino al 19 gennaio 2010.
cuore.uno.punto.zero@paratissima 2009 from stefano sburlati on Vimeo.
“cuore.uno.punto.zero” è l’ultima opera di Stafano Sburlati. Esposta in occasione di Paratissima, la video installazione reagisce in tempo reale ai battiti cardiaci dell’utente, ed è questa l’occasione per conoscere l’artista e il suo lavoro.
Scopriamo insieme a lui le radici del suo interesse per il digitale, da pc che ha visto in casa sin da bambino, a videogames, riciclaggio di vecchio hardware, fino ad approdare alla telecamera passando dal cinema all’arte digitale. Dell’installazione e dell’esperienza di Paratissima ci offre una descrizione incisiva, fresca e sentita, dove il pubblico entrato improvvisamente e in modo inaspettato in contatto con “l’interiorità biologica” del cuore inizia a giocare, balla, trattiene il fiato, mentre una donna incinta scorge il battito del feto…
Ma come sempre, vi lascio alle parole di Stefano, un artista che segnalo per la prima volta al pubblico ma che vale la pena tenere d’occhio.
Buona lettura.
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Mi piace molto “In other’s people skin“, la videoinstallazione di Terry Flaxton che ha per tema l’arte del convivio, tavole imbandite e aria di festa. Parzialmente virtuale, in realtà è un’opera interattiva molto coinvolgente. Si tratta di una sorta di viaggio culinario e studio antropologico intrapreso a tavola, tra accenti e cibi che cambiano a cui si può partecipare. Infatti le mani, il cibo, le voci sono virtuali, ma la tavola, le sedie, i piatti e le posate sono vere. Un’opera aperta a cui si può partecipare o osservare dall’esterno le vite degli altri. Bellissima.
Flaxton ha preso ispirazione per questo lavoro dall’Ultima Cena di Leonardo, trasportandola nell’era digitale. Pensata per spazi spirituali, io l’ho trovata inaspettatamente alla Fabbrica del Vapore in occasione del Salone.
Dopo tanta fatica per arrivarci, mi ha deluso “Osmosis”, l’installazione interattiva più altri lavori, realizzati dal francese Arik Levy per Swarovski Crystal Palace. L’evento è stato presentato in occasione del Salone per illustrare la diversità del cristallo Swarovski. Davvero poco magico, non posso definirlo un evento imperdibile. Altrettanta delusione per il progetto Persol (mah!) e per le proposte digitali del Museo della Scienza (desolatissima la conferenza a cui volevo assistere e che poi per il forte ritardo d’inizio ho abbandonato). Più fruibile e interessante l’idea dell’associazione esterni che ha organizzato il “Public Design Festival“, installazioni e postazioni divertenti in giro per C.so Ticinese, P.ta Genova e dintorni. Alcune indirizzate all’ozio altre al fai-da-te e ai bambini.
Osmosis di Arik Levy e Esterni Public Design - Fuorisalone di Milano 2009


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Di recente avevamo parlato di Rafael Lozano-Hemmer e dei suoi lavori. Eccolo di nuovo all’opera con un’altra inziativa, questa volta a Londra.
“Under Scan” è la più grande installazione interattiva al mondo con mille immagini, visibile fino al 23 novembre a Trafalgar Square.
Sulla piazza londinese il pubblico può giocare con l’opera temporanea che impiega due proiettori giganti alimentati da 110 mila lumini e due sofisticati programmi. In pratica lo spazio pubblico è illuminato a giorno e quando gli spettatori attraversano la piazza, i loro corpi provocano delle ombre che proiettano immagini di persone che appaiono al posto delle proprie ombre. Questi ritratti-video (registrati in precedenza), non sono statici ma rispondono ai movimenti del corpo.
L’installazione, organizzata da Artwise Curators and Art Lights London, si può visitare tutti i giorni dall’alba a mezzanotte.
Under Scan - Rafael Lozano-Hemmer - Londra 2008




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