
Due mostre per due città italiane quelle che ci attendono nelle prossime settimane: “Protagonist” a Milano e “Guise” a Ferrara, rispettivamente dal 24 settembre e dal primo ottobre. L’autore è l’eclettico Craig Redman, famoso ritrattista che stupisce per l’utilizzo dei colori accesi e per il forte richiamo al cubismo e i cui lavori sono stati esposti in gallerie come il Louvre. Ha lavorato su progetti per clienti come Nike, Vogue, MTV e The New York Times ed è l’autore del blog Darcel Disappoints; collabora spesso con il negozio parigino Colette, dove nel 2010 ha aperto una mostra personale, dal titolo ‘And a miserable day to you too’.
L’illustratore australiano arriva in Italia per due mostre dedicate esclusivamente al suo lavoro organizzate da Slam Jam: la prima sabato 24 Settembre a Milano in cui andranno in scena ritratti di figure di spicco del Fashion System in occasione della settimana della moda milanese. La seconda, sabato 1 Ottobre a Ferrara, la città natale del Maestro Antonioni, dove Craig esporrà la sua vivace idea di Icone Pop con una serie di ritratti ad hoc e con un’installazione dedicata al grande regista esposta nel cuore della città. I suoi lavori esulano dalla ritrattistica tradizionale e hanno colori luminosi in contrapposizione alla fissità dell’espressione con contorni neri; lo stile ricorda molto la pop art e Andy Warhol, ma anche una pockerfaced.

Dal 1 settembre al 2 ottobre prossimo, per chi di voi ha deciso di visitare la 68esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, OPEN 14 è uno spazio di indubbio interesse.
Siamo nel Lido di S. Servolo e OPEN è un evento parallelo della Mostra: un esposizione internazionale dedicata a sculture e installazioni, ormai giunta alla sua 14esima edizione. Ideata e curata da Paolo De Grandis, in collaborazione con Carlotta Scarpa, il filo conduttore di OPEN è l’esplorazione di un’arte contemporanea che si dispiega negli spazi pubblici, fra sculture, installazioni, happening e performance. La Mostra presenterà le opere di più di trenta artisti, tra cui la prima partecipazione del Bangladesh a cura di Ebadur Rahman: Albania - Alfred Milot Mirashi, Bangladesh - Ronni Ahmmed, Cina - Feng Feng, He Gong, Ma Han, Germania - Otto Fischer, Gran Bretagna - Marc Quinn, Grecia- Marios Eleftheriadis, Maria Kompatsiari, Iran - Mahdiyar Arab, Italia - Alex Angi, Antonella Barina, Casagrande & Recalcati, Stefano Devoti, Marina Gavazzi, Puni, Shendra Stucki, Tarshito, Marco Veronese, Marilena Vita, Filippo Zuriato, Romania - Martin, Emilian Balint, Finnish Academy Of Fine Arts - Kemal Can, Mika Helin, Riitta Kopra, Matti Koskinen, Oskari Tolonen.
Tra le novità, l’anteprima internazionale Mahdiyar Arab, il più giovane scultore iraniano che ha appena 7 anni e alle spalle una sostanzioso numero di collettive nel suo paese. Senza dimenticarsi di un rapporto fondamentale: quello con le Accademie e i giovani artisti emergenti. In questa direziona vanno la collaborazione con la Finnish Academy che presentarà un lavoro collettivo realizzato dagli studenti, proprio nell’Isola di S. Servolo e quella con il Premio Speciale Arte in Laguna, che sarà asegnato a un’artista della Finnish Academy.
[Foto in altro: Opera di Shendra Stuki]

Nato a Cleveland (Ohio, 1957), l’arte di Andy Yoder consiste nella manipolazione degli ogetti domestici: la casa, sosiene l’artista, non è solo il luogo del confort, ma anche il luogo del controllo. I colori degli oggetti, il modo in cui li disponiamo è, in una certa misura, la possibilità di stabilire il “nostro” ordine prevedibile rispetto all’incertezza del “fuori”.
I suoi lavori partono da questa considerazione. Gli oggetti domestici, presi come comun denominatore del nostro ambiente personale, subiscono alterazioni che iterrogano attitudini, paure e ruoli non scritti con cui tale ambiente si forma, condizionando la nostra interzione e il nostro cmportamento.
Le tecniche di Yoder sono miste: ritroviamo sculture, interventi di arte pubblica, opere su carta. Fra tutte preferisco le opere plastiche, anche per la capacità di manipolare i materiali i materiali più vari. Nella gallery ho inserito ad esempio un’installazione in cui tre oggetti giganti (un papillon, una pipa e un paio di scarpe) ci restituiscono il ritratto realistico di un uomo.
Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito dell’artista a questo link.
Dopo un’infanza passata in giro per l’Europa e l’Asia (in particolare le coste della Malaysia), Jason deCaires Taylor ha sviluppato la passione per le esplorazioni marine. Tanto che per anni è stato scuba di professione e si è specializzato in conservazione e naturalismo subacqueo. Ma è stato anche street-artist e si è laureato al London Institute of Arts in scultura e ceramica.
Il suo progetto artistico comprende una serie di installazioni in cemento nei fondali dei Caraibi, come a ricreare un reef, una barriera corallina, fatta però di statue di umana somiglianza con tanto di complementi d’arredo e riproduzioni di cibi.
E’ un progetto ambizioso che mira ad avvicinare le persone alla delicatezza di questi ambienti sempre più minacciati, e infatti di lui hanno parlato innumerevoli articoli nella stampa estera e fior di documentari tra cui quelli di BBC, CNN e Discovery Channel. Ora è anche il direttore del Museo Subacuático de Arte (MUSA) a Cancun, Messico.
Immagini | MUSA
Ha inaugurato il 6 febbraio la mostra Forever Free, The Cinema Show: A Film Retrospective and Installations a Le Magasin Center for Contemporary Art di Grenoble, Francia. E’ una retrospettiva dedicata all’artista Marnie Weber, nata nel 1959 nel Connecticut e di base a Los Angeles, che per la prima volta pone l’accento sui film, le installazioni, le musiche delle sue opere.
Nata artisticamente negli anni ‘80 a Los Angeles con il gruppo The Party Boys, presto ha sviluppato la dialettica onirica dei suoi collage, lavorando anche alle copertine di album di gruppi famosi come A Thousand Leaves dei Sonic Youth.
Ma i suoi lavori abbracciano un misto di tecniche espressive, oltre al collage: scultura, musica, performance, costumi. La mostra, aperta fino al 25 aprile 2011, è una intensa panoramica sui suoi mondi immaginari, abitati da personaggi di un’altra dimensione, partendo dai lavori degli anni ‘90 in poi.
Continua a leggere: La retrospettiva di Marnie Weber: video e installazioni in mostra a Grenoble
Microsculture, Microinstallazioni, macrofotografia? Se eravate rimasti meravigliati dai lavori del newyorchese General Howe, non potrete che rimanere a bocca aperta di fronte alle opere di Slinkachu. Londinese, classe 1979, Slinkachu è un artista versatile che tiene insieme elementi provenienti dalla fotografia, dalla street art e dalla scenografia. A dir la verità ve ne avevamo già parlato qui, ma oggi riusciamo a proporvi una galleria più completa di immagini.
Nel 2006 ha cominciato il suo Little People Project (Il Progetto del Piccolo Popolo). Miniature fatte a mano, rifiuti e scarti utilizzati come oggetti di scena. Installazioni poetiche, che si situano ad un centimetro d’altezza sopra l’asfalto, sopra la strada. Little People è un’indagine sul senso di solitudine e di malinconia che la vita metropolitana genera. I grattacieli, le case e i marciapiedi, fungono da sfondo per le strampalate azioni di grotteschi personaggi in cui è facile immedesimarsi. Il senso di vuoto e di tristezza, l’indefinibilità del paesaggio sfocato, vanno però a braccetto con un geniale senso dell’humour e una straordinaria capacità di ‘messa in quadro’ e di utilizzo della luce e dei colori.
Del 2008 è invece il progetto Inner City Snail (Le lumache della città interna), in cui Slinkachu si dedica alla decorazione di lumache che trova in giro per Londra. Dopo averle dipinte naturalmente le libera, prendendo un po’ in giro la necessità irrefrenabile di pubblicitari e street artist di coprire ogni centimetro libero dell’ambiente urbano.
Ha partecipato alle ultime due edizioni del Fame Festival a Grottaglie, realizzando dei piccoli capolavori di tecnica e concetto, addentrandosi nel reticolo simbolico e culturale di questa parte di Puglia. Di lui si parla ormai in tutto il mondo e se volete seguirlo ci sono il suo sito personale e il suo blog, dove è possibile acquistare il primo libro che raccoglie i primi quattro anni di sperimentazione in Street based Installations and Photography. Le sue fotografie sono spesso in vendita presso l’Andipa Gallery di Londra.

Da domani mercoledì 3 novembre a Torino tornano le Luci d’artista. La rassegna, giunta alla dodicesima edizione, si arricchisce con quattro nuove opere. Ressorts et Tortillons di Cie Leblanc nei giardini di Piazza Carlo Felice, Cristallizzazione Sospesa di Carlo Bernardini, nella corte di Palazzo Bertalazone, My Noon, di Tobias Rehberger in Piazza Castello e Bwindi Light Masks di Richi Ferrero nel cortile di Palazzo Chiablese.
Installazioni luminose che si vanno ad aggiungere a quelle di Mario Merz, Michelangelo Pistoletto, Daniel Buren, Joseph Kosuth, Rebecca Horn, Mario Molinari e molti altri. Un totale di 21 luci d’artista che disegnano un percorso unico e affascinante per le strade dell’oscura Torino. Un cammino fatto di luci, colori, parole, opere in dialogo con gli edifici, le persone ed i luoghi che le ospitano.
Se siete a Torino dunque, fino al 31 gennaio lo spettacolo è assicurato.
Le fotografie sono di proprietà del Comune di Torino.

Dopo la personale dello stencil artist romano Lucamaleonte, alla Traffic Gallery di Bergamo si cambia radicalmente direzione, tecnica, stile ed universo culturale di riferimento. In mostra da mercoledì 29 settembre 2010 Processing, personale del collettivo artistico sloveno BridA / Tom Kerševan, Sendi Mango, Jurij Pavlica a cura di Claudia Bernareggi.
Il gruppo, formatosi nel 1996 a Venezia, presenterà alcuni ‘upgrade’ dei progetti su cui ha lavorato negli ultimi anni. BridA infatti attraversa la creatività artistica prendendo in prestito l’attitudine e gli strumenti del metodo scientifico di analisi ed elaborazione dei dati. Un approccio in cui ogni opera non è mai conclusa in se stessa, ma per mezzo della sua struttura modulare può essere integrata e aggiornata (’upgradata’) proprio come un software, a seconda delle situazioni espositive e di interazione che si prospettano.
Tra arte e scienza, BridA parte dall’oggettività (di una parte) del processo creativo. A Bergamo fino al 29 novembre 2010, sarà possibile vedere tre installazioni, Modux 3.4, Do It Yourself, Trackeds 1.0, e tre video, Nanopill, Nanoplot e Nanobug, insieme alla produzione delle Printed Circuit Boards, che utilizzano i materiali delle schede madre dei calcolatori.

Si è concluso in questi giorni a New York il progetto Transient, dell’artista di origini iraniane Amir Baradaran. All’interno di circa 6.300 taxi sono state piazzate delle micro video installazioni di 40 secondi, che sono state viste da quasi un milione e mezzo di persone.
Un’idea sicuramente interessante che, utilizzando la tecnologia contro se stessa, richiama nuova attenzione in uno spazio ‘distratto’, quello della cabina di un taxi, dove i confini umani sono labili e nascosti. Come potete vedere dalle foto in galleria, le installazioni si compongono di scatti fotografici che riportano ad una meta-situazione. L’idea si Baradaran è infatti di “creare uno spazio di introspezione“.
Un’indagine che va oltre la godibilità estetica e rompe il muro dell’identità stimolando riflessione nei confronti di una categoria di lavoratori e, più in generale, di quelle minoranze che compongono il sostrato culturale della Grande Mela.

Ritorna, per il secondo anno consecutivo, il Firenze Park(ing) Day. Si tratta di un progetto internazionale, nato nel 2005 a San Francisco da un’idea di Rebar, collettivo interdisciplinare tra arte, design e attivismo.
L’idea è semplice, il tessuto urbano è saturo di asfalto e automobili. Il verde pubblico è spesso un luogo utopico e allora…che fare? Trasformare un posteggio auto a pagamento in un piccolo parco pubblico temporaneo. Il parchimetro lo si paga e quindi si affitta a tutti gli effetti uno spazio, ma non per lasciarci un ammasso di ferro e gomma. Lo spazio lo si abita, lo si vive, ciascuno con diverse modalità.
Proprio l’aggettivo ‘ciascuno’ risulta appropriato, perché le iscrizioni sono aperte a tutti e ciascuno si può organizzar in maniera autonoma, ricordando di registrarsi al sito del progetto per poter essere inserito nella lista dei ‘parcheggiatori’ ed avere maggiore visibilità. Non solo arte, ma anche guerrilla gardening, progetti di sostenibilità civica e sociale e quant’altro possa aggregare, comunicare. Un’idea che trova le sue radici nelle T.a.z., le Zone Temporaneamente Autonome di Hakim Bey.
Per quest’anno il Park(ing) Day si svolgerà il 17 settembre, in contemporanea in oltre 100 città del mondo, durante l’European Mobility Week indetta dalla Comunità Europea.