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Tutti gli articoli con tag interaction design

SCF - Self Control Freak

pubblicato da penelope.di.pixel

self control freakSarei tentata di non dire nulla su questo lavoro lasciandovi scorrere da soli questa serie di video interattivi, ma spendo due parole su Self Control Freak.

Quello che vedrete è una finestra che riproduce una serie di riquadri dove compare lo stesso soggetto in diverse situazioni. Per la precisione 19 frame. Cliccando i frame vi troverete davanti a dei piccoli sketch: un prato con un tagliaerbe, un dito che punta sullo schermo, un tavolo con un bicchiere sopra, del sano jogging su una stradina sterrata e così via. Solo che ad un certo punto la scena si blocca. E qui fate attenzione al cursore perchè vi riserverà delle sorprese…

Cosa amo di questa opera? L’assoluta semplicità dell’interazione, l’estetica geek, la faccia del personaggio. Ovviamente l’unica indicazioni è visitare il sito. Concept e interaction design di Olivier Otten

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Che differenza c'è tra Eataly e una galleria d'arte?

pubblicato da penelope.di.pixel

Sono molto contenta di presentarvi questa intervista che abbiamo realizzato insieme a Fake Press e a Squatting Supermarkets, finalmente online dopo un lungo periodo di gestazione.

Spessissimo vi ho presentato progetti artistici ambientati in supermercati, centri commerciali, progetti che riflettono e si interrogano sul nostro rapporto con le merci e con il consumo e finalmente arriviamo a discutere di arte e tecnologia direttamente con i gestori di uno store del tutto particolare: Eataly.

Per chi non conosesse Eataly, si tratta di un progetto legato alla filosofia Slow Food che raccoglie una serie di produttori locali distribuendoli presso i suoi punti vendita: non esito a definirli una versione attuale di musei dedicati alla cultura del cibo, in cui gli elementi esperienziali di design e di relazione con il pubblico sono il frutto di studio approfondito. Tanto che la sede di Torino (che vedete nel video) ospita non solo un vero e proprio museo del cibo, ma anche mostre ed eventi culturali.

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Frontiers of Interaction V. Intervista con Leandro Agrò

pubblicato da penelope.di.pixel

frontiers of interaction

In bilico fra arte e ingegneria, tecnica e filosofia, ufficialmente Leandro Agrò è un interaction designer, ma preferisce definirsi un “ibrido”. Partito da Agrigento, a 14 anni fra pc e motorino sceglie il primo. E arriva lontano, in California passando da Milano dove risiede. Frontiers of Interaction, evento di cui è ideatore, è il motivo per cui lo abbiamo intervistato.

Ma senza indugiare oltre ecco con le sue parole la storie e l’evoluzione del progetto, qualche curiosità e un gradito sguardo critico alle tematiche proposte. Un’intervista densa che fa riflettere sulle prospettive di sviluppo del web che abbandonando il dominio dell’immateriale si sta spostando sulle “cose” (the Internet of Thinghs, o web 3.0, o SPIME), fra smart city, socialnet work e progettazione ecosostenibile.

Frontiere (nemmeno a dirlo) dell’arte, della tecnologia e della nostra vita quotidiana su cui vale la pena soffermarsi almeno per qualche minuto.

[Nella Foto: Leandro Agrò (a sinistra), Carlo Maria Medaglia del CATTID di Roma (centro) e Matteo Penzo (co-founder Frontiers) davanti all’Acquario Romano, con la maglietta di Frontiers of Interaction V.

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"Interviewing the Crisis 2" con Carlo Infante

pubblicato da penelope.di.pixel


Come annunciato, il ciclo di interviste dedicate alla crisi internazionale con i protagonisti della new media art riparte oggi 4 febbraio con Carlo Infante. Giornalista, esperto di nuovi media e marketing territoriale, produttore indipendente, organizzatore e ideatore di festival e programmi radiofonici, la storia di Carlo Infante inizia con il teatro, e infatti ancora oggi la definizione che sembra preferire è quella di “critico militante”, un chiaro richiamo alle prime avanguardie degli anni ‘80 che ha vissuto e agitato in prima persona.

L’attività culturale svolta da Carlo si intreccia da sempre con la sua visione del mondo e l’impegno nella trasformazione attiva della realtà, un impegno che confluisce essenzialmente nelle proposte culturali e nelle reti di relazioni che ha costruito negli anni e che porta avanti. Il suo incontro con i media interattivi e i nuovi linguaggi legati all’elettronica è precoce: inizia a sperimentare le prime forme di videoteatro (ricordiamo il festival di Narni e “Scenari dell’Immateriale” nell”87), che confluiscono nella più recente esperienza di PerformingMedia, aprendosi alle prospettive dell’interaction design e dell’integrazione fra reti territoriali e mondi virtuali.

Nell’intervista traspare una forte critica verso la gestione delle risorse pubbliche e di un sistema-paese (il nostro) impantanato in logiche rappresentative incapaci di confrontarsi con i nuovi paradigmi che emergono dall’intelligenza collettiva diffusa, una preoccupazione reale verso interi pezzi di cultura legati al finanziamento pubblico (dalla ricerca alla produzione artistica) che rischiano di scomparire, il rammarico per quello che in termini di innovazione (culturale, antropologica e non solo tecnologica) si sarebbe potuto fare, e non si è fatto. Ma al contempo la necessità di far fronte a questa crisi e di trasformarla in possibilità e momento di crescita…

Per il resto, vi lascio alla lettura dell’intervista. Prossimo appuntamento il 10 febbraio con Andreas Jacobs di Nictoglobe (Olanda). Stay tuned.

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