N Building from Alexander Reeder on Vimeo.
Quello che vedete nel video è l’N Building di Tokio, un palazzo avvenieristico proiettato nella dimensione ibrida e profondamente contemporanea della Realtà Aumentata (A/R in gergo). Tempo fa avevamo esplorato alcuni scenari si città sensibili, come i cinque grattacieli emotivi di Stoccolma o la Dexia Tawer di Bruxell, molto diversi da questo progetto ma accomunati da diversi fattori. Ecco cosa ci offre invece l’N Building.
L’esperienza in realtà aumentata coinvolge tutta la facciata del palazzo. Come vedete nel video, le finestre sono infatti degli enormi QRcode. Scaricando un’apposita applicazione mobile, chi passeggia può puntare il suo cellulare sull’N Building, fotografare una o più finestre (ovvero uno o più QRcode) e scoprire le informazioni racchiuse nel palazzo (offerte, saldi, oggetti eccetera): inoltre, se qualcuno sta twittando in quel momento il passante potrà visualizzarlo e leggere cosa sta dicendo.
La superficie del palazzo incorpora dunque uno strato informazionale, si apre, assume una dimensione interattiva e relazionale e diventa “cliccabile” proprio come un’interfaccia web, offrendo un esempio del “next big thing”, l’”internet delle cose”. Ovvero, a voler semplificare in poche parole, la possibilità di pubblicare informazioni su corpi, architetture e oggetti con le enormi conseguenze che ne derivano. Provate a rifletterci e aimaginare una internet disseminata e intanto, da questo lato, proveremo a offrire spunti, riflessioni ed esempi di progetti che colgano gli aspetti emergenti di questo processo.
N Building nasce da una collaborazione fra Terradesign e Qosmo.

In bilico fra arte e ingegneria, tecnica e filosofia, ufficialmente Leandro Agrò è un interaction designer, ma preferisce definirsi un “ibrido”. Partito da Agrigento, a 14 anni fra pc e motorino sceglie il primo. E arriva lontano, in California passando da Milano dove risiede. Frontiers of Interaction, evento di cui è ideatore, è il motivo per cui lo abbiamo intervistato.
Ma senza indugiare oltre ecco con le sue parole la storie e l’evoluzione del progetto, qualche curiosità e un gradito sguardo critico alle tematiche proposte. Un’intervista densa che fa riflettere sulle prospettive di sviluppo del web che abbandonando il dominio dell’immateriale si sta spostando sulle “cose” (the Internet of Thinghs, o web 3.0, o SPIME), fra smart city, socialnet work e progettazione ecosostenibile.
Frontiere (nemmeno a dirlo) dell’arte, della tecnologia e della nostra vita quotidiana su cui vale la pena soffermarsi almeno per qualche minuto.
[Nella Foto: Leandro Agrò (a sinistra), Carlo Maria Medaglia del CATTID di Roma (centro) e Matteo Penzo (co-founder Frontiers) davanti all’Acquario Romano, con la maglietta di Frontiers of Interaction V.
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