In occasione dell’uscita del Dvd del suo film Exit Through The Gift Shop, Banksy si è concesso in un’intervista al quotidiano inglese The Sun. Banksy ripercorre la storia del suo approccio ai graffiti. Cresciuto nella Bristol degli anni ‘80, partecipa alle serate di The Wild Bunch, il sound system reggae, punk, ambient electronics da cui usciranno tre membri dei futuri Massive Attack. Tra di loro c’è Robert del Naja, meglio conosciuto con il nick di 3D tra i writer, che, di ritorno da New York, comincia a riempire la città coi suoi pezzi.
Così anche Banksy, tra i 14 e i 15 anni, impugna la bomboletta, ma il suo rapporto con il lettering non funziona. Dopo poco si sposta a Londra e gli viene un’idea, fare graffiti sopra dipinti ad olio. Realizza così delle sue versioni di quadri classici, come le Water Lily Pond di Monet, con cui ben presto diverrà famoso, arrivando nel 2003 ad esporre un pezzo alla Tate Britain.
Nel 2006 Banksy concepisce la prima operazione di subvertising in grande stile. Il sabotaggio del lancio dell’ultimo album di Paris Hilton. Prima dell’uscita ufficiale rimpiazza in un negozio 500 copertine del cd con le sue cover speciali: la Hilton ha la testa di cane e un bollino avverte: “include le famose hit Perché sono famosa? Che cosa ho fatto? Che ci sto a fare qui?” Dentro il libretto è completamente ‘defacciato’.
Di lì a poco il successo bussa alla porta di Banksy, che comincia a vendere i suoi pezzi a prezzi stratosferici. Ma, nella sua testa, considera ancora la street art come qualcosa di passeggero ed effimero. Forse anche per non dare troppo peso al suo lavoro e continuare, questo sì, ad “imbrattare” illegalmente angoli di strade di mezzo mondo. Come ha fatto col delfino che nuota tra i barili di petrolio che vedete nel video qui sopra,
In quest’intervista della Cnn, l’artista brasiliano Ernesto Neto racconta alcuni aspetti interessanti della sua visione e del suo approccio all’arte. Molto influenzato dal neo-modernismo del dopoguerra, che cercava di superare la mera astrazione, Neto ha studiato nella sua ricerca il comportamento degli organismi viventi per giungere a concepire un’architettura organica nelle forme e nelle sensazioni.
Nelle sue installazioni, che invitano lo spettatore ad essere parte attiva dell’ambiente, utilizza materiali leggeri ed elastici, come tessuti sintetici e di cotone. Sculture molli che invadono lo spazio con le loro forme sinuose, al confine tra natura e cultura. Gocce, lacrime, profumi, ambienti larvali e microscopici, provenienti da altre epoche eppur futuribili, dove il visitatore è invitato ad entrare, camminare e toccare.
Ascoltare e lasciarsi trasportare in un’esperienza plurisensoriale, altamente immersiva, che rende soffice il pensiero. Un po’ quello che sostiene Neto nell’intervista qui sopra, dicendo di non voler essere ’sexy’ (nel senso di veloce, frenetico, rigidamente impostato), ma di preferire un approccio ’sensuale’, più lento, che si emoziona e si prende tempo, fermandosi a riflettere.

Della serie ‘fare e disfare’ con le proprie mani. La notizia era circolata proprio sulle pagine dell’Osservatore Romano, giornale di Città del Vaticano, che ci fosse la probabilità di aver scoperto un nuovo Caravaggio, Il Martirio di San Lorenzo. Ieri invece il capo dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, ha scritto sul quotidiano che si potrebbe trattare di una copia di un originale di un caravaggesco.
Dunque tutta un’operazione mediatica in un momento di dilagante Caravaggiomania? Un titolone che si è gonfiato e sgonfiato da solo, ma quel che è certo è che abbiamo di fronte un lavoro di qualità modesta, afferma Paolucci, sottolineando in particolare che le mani sono completamente fuori di prospettiva ed anche i nudi sullo sfondo sono stati realizzati con una tecnica pittorica inadeguata.
Dunque manca la qualità del maestro, come aveva saputo dire, subito nei momenti dopo la scoperta, Maurizio Marini, studioso del Caravaggio che aveva espresso dubbi circa l’autenticità del lavoro in un’intervista con Associated Press. Il dato fondamentale da cui partire è che il San Lorenzo non era un soggetto conosciuto da Caravaggio, ma molto probabilmente in un primo momento al Vaticano hanno voluto chiudere un occhio, per lanciare la notizia (bufala).
Oggi vi propongo un’intevista di Gaia Geraci e Chiara Lo Cascio (realizzata per il portale Dillinger.it) a Sten&Lex, la coppia di stencil artist di base a Roma. Ultimamente i due si stanno facendo conoscere ed apprezzare sempre più…. e come potrebbe essere altrimenti visti i loro splendidi lavori? L’ultimo è il Ritratto di Francesco Totti alla Garbatella, realizzato per l’Outdoor Festival. Il capitano occupa l’intera facciata di un palazzo insieme a un lupo.
“Andiamo fieri del nostro anonimato, del fatto che la gente ci apprezzi di più per la nostra arte che per noi stessi. I nostri lavori non hanno un esplicito messaggio politico…è più un esprimersi soggettivo ed abbastanza individualista…poi la nostra arte è imposta e violenta, nessuno ci chiede di fare quello che facciamo”.
Il messaggio sociale e politico però, io ce lo trovo ed è tutto racchiuso in questa frase: “Le nostre azioni spesso sono mirate a far cambiare idea alle istituzioni tipiche dell’arte (gallerie, musei…) e far capire che l’arte può venire anche dalla strada”.
Qualche giorno fa vi avevo parlato del festival Don’t Ban The Can a Melbourne, città da cui viene anche Buff Diss, tape artist che abbiamo intervistato qualche tempo fa.
Questo video ci mostra una carrellata di scatti realizzati nelle strade della città australiana nel 2007, dall’utente di youtube LilitFilth. La colonna sonora è di TZU.
Vincenzo Letta delle Edizioni Ets di Pisa ci segnala quest’interessante intervista a realizzata ieri a Robert Cahen. Due chicacchiere per capire cosa ci attenderà alla mostra che sta per inauguarare alla Fondazione Ragghianti di Lucca.
L’intervista è realizzata da Sandra Lischi, che insegna audiovisivi e arti elettroniche per il Corso di Laurea in Cinema, Musica e Teatro presso l’Università di Pisa, che si è occupata di curare l’allestimento di quella che si preannuncia come la più completa retrospettiva sul videoartista francese.
La Lischi è anche autrice del Dvd “Il respiro del tempo - Cinema e video di Robert Cahen”, una monografia aggiornata e giunta alla terza edizione, che ripercorre il percorso di Cahen tra musica, arti visive, cinema e danza.
Come avranno notato i lettori più attenti la penisola di questi tempi pullula di interventi di arte urbana, mirati a riqualificare aree cittadine marginali o degradate o a fornire visibilità e colore a piccoli centri periferici. Non potevamo quindi non parlarvi anche della XXII Biennale del muro dipinto che nasce addirittura nel 1960 a Dozza Imolese.
Questo borgo medievale posto sui colli tra Bologna e Imola è inserito nella lista del Touring dei Borghi più belli d’Italia ed è da tempo conosciuto a livello nazionale proprio per la sua Biennale del Muro Dipinto che ha visto la partecipazione di artisti quali Matta, Saetti, Sassu, Licata, Purificato, Brindisi, Sughi, Schweizer, Zancanaro, Frasnedi, Gagliardi, Mascellani e Zigaina.
La videointervista che trovate qui sopra è stata realizzata dai tipi di Dammiiltiro, che ringraziamo sentitamente. Potete ascoltare la voce di Fabiola Naldi, storica, critica d’arte ed esperta di street art che collabora col Mambo di Bologna. Come curatrice di questa edizione della Biennale del Muro Dipinto ha invitato Cuoghi Corsello, Luigi Presicce, Marcello Jori, Rusty, Simone Tosca. La manifestazione si è svolta dal 16 al 20 settembre e si è conclusa con una giornata di studi dal titolo “Do the right wall/Fai il muro giusto“.
Dario Ballantini è noto al grande pubblico televisivo soprattutto come il comico e camaleontico imitatore di Striscia la Notizia, interprete di tanti riusciti personaggi, come Valentino, Franco Marini e Vasco Rossi. Ballantini, però, è anche un apprezzato pittore, che ha già all’attivo diverse personali e la partecipazione a prestigiose collettive.
Si è appena conclusa, a Bologna, presso la Galleria d’Arte, la bella mostra Visioni sommerse, presentata dal Prof. Franchino Falsetti e organizzata da Massimo Licinio. Un’altra sua personale si è svolta lo scorso 30 novembre all’Hotel Savoy di Firenze. La sua formazione pittorica è stata ricostruita, inoltre, in un monografia del 2007 dal titolo In arte: Dario Ballantini, edita da Silvana Editoriale.
Ballantini ha gentilmente concesso un’intervista ad Artsblog, riportata qui di seguito (potete leggerla dopo il “continua”). Aggiungo una galleria di foto di opere dell’Artista, tratte dal suo sito personale.
Continua a leggere: Tra maschere e visioni sommerse. Intervista a Dario Ballantini
Si è conclusa, lo scorso 20 ottobre, l’edizione 2008 di ArtVerona, una delle più importanti fiere italiane d’arte moderna e contemporanea. In questo video da poco inserito su Youtube, alcuni operatori del settore, presenti alla manifestazione, analizzano l’andamento del mercato dell’arte.
Vengono intervistati, in particolare, Stefano Stanzani di Nomisma e Pierluigi Salvatore di Arsvalue. Il primo conferma le analisi di altri esperti (già richiamate), secondo cui la crisi dei mercati finanziari potrebbe sortire anche qualche effetto positivo sull’andamento del mercato dell’arte, premiando la qualità e depotenziando il ruolo della pubblicità.
Il secondo rileva, tra l’altro, la maggiore “resistenza” del mercato dell’arte, come dimostra il fatto che dopo l’11 settembre 2001 il primo, a differenza di quello finanziario, non subì alcun crollo.
Sabrina Falzone si occupa professionalmente di arte e spettacolo, potendo vantare, nonostante la giovane età, un curriculum davvero notevole (una brillante laurea in Scienze storico-artistiche conseguita al’Università La Sapienza di Roma, svariate specializzazioni e una lunga serie di mostre di livello internazionale di cui è stata curatrice). I suoi interessi spaziano dalla musica alla moda e denotano una personalità poliedrica. Ma tutt’altro che superficiale.
Sembra anzi che l’esplorazione dei più vari settori della creatività sia ispirata da una sua esigenza di acquisire una sempre maggiore consapevolezza dei meccanismi e dei processi organizzativi della dimensione artistica.
Le mostre curate dalla Falzone tendono per lo più ad esplorare il “diverso” nell’arte, il diverso per genere o per cultura.
Tutto ciò mi ha molto incuriosito. Così ho pensato di intervistarla per voi.
Continua a leggere: Una vita per l'arte. Intervista a Sabrina Falzone