Oggi parliamo di un artista, un artista australiano che crea sculture di silicone (a cui unisce capelli umani) incredibilmente iperrealistiche.
Non che questa pratica sia nuova, ma Sam Jinks si spinge con la sua arte verso una sorta di shock dell’osservatore. Non si tratta, infatti, di sculture (tra l’altro, bellissime) come quelle di Duane Hanson, che ritraggono alla perfezione figure umane nella loro normale quotidianità, mentre lavorano, camminano per la strada o viaggiano. Le “persone” dello scultore australiano (che si è formato professionalmente nel mondo del cinema) sono corpi tendenzialmente nudi, spesso “morti”, spaventosamente reali.
La cosa che più colpisce, e che turba, è, però, la loro perfezione. La pelle, in particolare, è semplicemente perfetta. Con le variazioni, sia cromatiche sia di “tessitura”, che la pelle vera presenta sulla sua superficie. Nonostante siano obiettivamente in grado di impressionare, credo che il loro effetto possa essere quello di suscitare una sorta di auto-riflessione, come se l’osservatore si trovasse di fronte ad un’immagine di se stesso.
Sam Jinks afferma di trarre ispirazione per la rappresentazione della figura umana da artisti del Rinascimento e da Hieronymus Bosch in particolare. Qui il suo sito, per vedere tutti i suoi lavori. Una cosa è certa, non molte persone credo sarebbero disposte a tenere in casa una delle sue opere…
Macabre, gotiche, spaventose, le sculture di Richard Stipl ruotano attorno all’infinita ricerca della perfettibilità umana in uno stato di rinascita continuo.
Uno studio sadico dell’evoluzione della forma, che ha come prototipo la figura dell’artista ceco (anche se sono stati aggiunti altri modelli di uomini e di animali al repertorio), proposto in varie pose e situazioni.
Lo stile iperrealista e l’attenzione ai dettagli raggiunta grazie alla tecnica, rendono ancora più impressionanti queste figure, che sembrano essere congelate ad un tempo primitivo, fatto di violenza e sopravvivenza.
Via | Lost At E Minor
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L’iperrealismo di Roberto Bernardi, artista italiano di Todi, che espone con frequenza all’estero, tra Londra e New York.
Le nature morte di Bernardi, che ha lavorato nel passato come restauratore, si rifanno ai classici dell’arte, ma hanno tutta la modernità del fotorealismo contemporaneo, per temi e trasparenze/colori usati. I soggetti dei suoi still life sono infatti oggetti banali e di tutti i giorni (ma è proprio questa banalià e quotidianità che trovo bellissima), come ambienti di cucina, dove giacciono piatti e pentole che devono essere puliti, lavastoviglie che devono essere caricate, lavandini che devono essere sgomberati, e spugnette e guanti che devono essere utilizzati. O sono resti di un aperitivo o immagini di un frigorifero che racchiude prodotti di marca. Insomma una fotografia della vita moderna.
Niente è lasciato al caso, e così come la pittura è un’illustrazione della vita di oggi, la tecnica si avvale di macchine digitali per riprendere la scena costruita nei dettagli con luce naturale e artificiale. Come se l’artista fosse anche un regista.
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Iperrealismo distorto quello di Evan Penny, artista sudafricano residente in Canada rappresentato dalla galleria Sperone Westwater, che realizza sculture a figura umana. In alcuni casi le figure si ispirano alla realtà, in altri sono frutto della memoria e della percezione. Impossibili da distinguersi.
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Ad un occhio distratto le sue opere potrebbero sembrare fotografie, e invece l’americano Richard Estes è definito da più parti come uno dei massimi rappresentanti dell’iperrealismo insieme allo scultore Duane Hanson.
Negli anni (è attivo dalla fine dei ‘60) ha costruito una vera e propria storia per immagini degli Stati Uniti e di varie città europee, grazie ad uno stile pittorico cristallino e puro che gli ha permesso, servendosi di fotografie precedentemente e personalmente realizzate, di comporre scene di città e paesaggi urbani assolutamente realistici, sfruttando in particolare l’illusione ottica generata dalla trasparenza delle vetrine dei negozi, che riflettono l’esterno mentre ci lasciano sbirciare all’interno.
I quadri iperrealisti di Richard Estes



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Un iperrealismo perturbante e sconvolgente è la marca di Gottfried Helnwein, pittore, fotografo e performer austriaco che mi era sconosciuto fino a ieri e che ho scoperto attraverso Stumble. Non sapevo neanche che fosse lui l’uomo che sta dietro a “The Golden Age of Grotesque”, progetto multimediale di Marilyn Manson e, a dire il vero, a prima vista, i suoi acquerelli li avevo scambiati per fotografie.
I temi ricorrenti sono la morte, la sofferenza e la condizione umana, spesso osservata attraverso la lente della politica, aspetto questo che non ha mancato di suscitare polemiche per il suo tono sovversivo e provocatorio.Tra i soggetti più frequenti, i bambini, usati anche nelle performances e resi non in una versione innocente e candida ma feriti, spesso con indosso una divisa. Insieme ai bambini, i fumetti, che nella Vienna del dopoguerra hanno aiutato l’artista ad affrontare la scomparsa del sorriso dai volti dei suoi concittadini.
Ma anche in questo caso l’effetto ricercato e ottenuto è un immagine disturbante, come dimostra il suo “Midnight Mickey” (lo trovate nella gallery), un ritratto di Topolino, disegnato secondo una prospettiva obliqua e con un sorriso largo e un po’inquietante. E ancora: i generali delle SS al posto dei re magi a far visita ad una Vergine Maria dei tempi moderni nell’opera “Epiphany I” (quella riprodotta in cima a questo post)… Intento polemico o schieramento ideologico? Io non l’ho ancora capito…
Le opere di Gottfried Helnwein



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Ron Mueck, nato in Australia, figlio di artigiani di giocattoli, per la bellezza di quindici anni ha condotto programmi televisivi per bambini.
Nonostante ciò, Ron non è oggi un Muciaccia marsupiale. Ve ne sarete resi conto almeno dall’opera riportata sotto il titolo del post, pienamente sull’asse di un golia-caravaggismo tutto post-post-moderno.
Nel frattempo, sempre in tv, scenografava e scenografava. Oppure realizzava burattini più verosimili di Pinocchi. Meglio ancora: fanta-cyborg a grandezza naturale, come se ne potessero avere una. Con un’acutezza, con dei dettagli che, in fondo, sapeva già sprecati per dei fondali, per qualcosa che si sarebbe dovuto apprezzare solo in un momento, da un’angolazione, con una solo illuminazione. Insomma aveva la vocazione dell’artista e, in particolare, dello scultore.
Oggi è apprezzatissimo, soprattutto da quando le sue opere sono commissionate da Charles Saatchi, ed espone alla Biennale di Venezia.
Uno sguardo alla piccola selezione di opere che proponiamo dopo il continua, per credere (non male neanche questo video che lo ritrae all’opera - in inglese, ben pronunciato).
via | animationNation

Gli iperrealisti mi affascinano da sempre. Da sempre quando vedo uno di quei dipinti che ti costringono a soffermarti per alcuni secondi prima di capire se sia una fotografia o appunto un dipinto, provo un piacere infantile. Per questa ragione più che per altre segnalo Dan Witz, iperrealista e molto creativo, come si può vedere dalla serie di opere intitolata Street Art, in cui si vedono figure che sembrano in tutto e per tutto fotografie, dipinte su cassonetti dell’immondizia, porte rugginose, centraline elettriche ed altri oggetti urbani. Altrettanto interessanti sono le scene di messa con zuffe di cani o di uomini e le pitture notturne soffuse di una dolce malinconia in un’atmosfera sospesa.
Su The Daily Painters Guild centinaia di blogger-pittori pubblicano fotografie delle opere che producono incessantemente, giorno per giorno, con le tecniche e alle latitudini più diverse, spesso con la stessa facilità con cui molti blogger-e-basta setacciano Google Images alla ricerca della foto giusta per illustrare un post.
Il sito è un vero e proprio manifesto poetico, di quello che vorrebbe essere considerato un piccolo movimento a sé. Oltre all’aderenza stilistica a un certo realismo rappresentativo - molto spesso, fino ad attingere a piene mani dall’iperrealismo statunitense (in particolare Collier) - il gruppo propone esclusivamente opere concepite ed eseguite nell’arco di una sola giornata di lavoro.
Una vista d’insieme a quanto pubblicato da un certo artista, è un diario per dipinti di una parte della sua vita.
Fondamentale una visita di tanto in tanto a questa pagina, che presenta 15 artisti scelti (con tre opere ciascuno in evidenza) che si alternano di settimana in settimana, per la gioia di appassionati e potenziali compratori di opere d’arte a prezzi ancora molto bassi, consideratane la qualità.