
Dopo la censura di Jeffrey Deitch al murale di Blu, è cresciuta l’attesa per Art in the Streets, la mostra che il Museum of Contemporary Art di Los Angeles di Los Angeles dedica alla street art.
Un progetto espositivo ambizioso, che, da una parte ripercorre la storia dei graffiti e della street art in America, dall’altra produce le opere di alcuni grandi nomi del presente. Dal 17 aprile all’ 8 agosto 2011, 50 artisti provenienti da tutto il mondo si daranno appuntamento in California. Tra di loro, solo per fare qualche nome, opere di Futura, Swoon, Lee Quiñones (New York), Shepard Fairey (Los Angeles), Margaret Kilgallen (San Francisco), Os Gemeos (Sao Paulo), Banksy (Bristol), Invader e JR (Parigi).
Deitch non nasconde l’aspetto storiografico della piattaforma: la mostra è la prima indagine del genere negli States e copre un arco di tempo che va dal 1970 ad LA, al graffiti Wild Style di New York degli anni ‘80, fino alle commistioni tra street e skateboard culture nei ‘90. A fianco del direttore del Moca hanno lavorato il regista indipendente, curatore e artista Aaron Rose (Beautiful Losers) e i pionieri della graffiti scene newyorchese Roger Gastman e Fred Brathwaite, meglio noto come Fab Five Freddy (New York), artista e consulente curatoriale da New York.
Keith Haring e Jean-Michel Basquiat saranno tra i protagonisti di una sezione riservata agli artisti passati dalla Fun Gallery. Poi Todd James, Marry McGee e Steve Powers, Rammellzee, e una sezione di film e documentari sulla graffiti art e la cultura hip-hop.
Insomma, nonostante tutto, le premesse per una bella mostra ci sono, tant’è che nel 2012 l’intero allestimento si muoverà alla volta del Brooklyn Museum di NY. Questo sabato è previsto il party inaugurale (biglietto d’ingresso 30 dollari) nei locali dello studio psichedelico di Kenny Scharf a LA, che ne dite… sarà il caso di farci un saltino?

Seguiamo con interesse gli ultimi sviluppi della vicenda del murale di Blu censurato a Los Angeles. Dopo la copertura, il direttore del Moca, Jeffrey Deitch, aveva invitato lo street artist italiano a realizzare un altro pezzo, “uno che invitasse le persone ad entrare nel museo”. Blu si è rifiutato, “per ovvie ragioni”, sostenendo che “probabilmente non era l’artista più adatto per questo compito”.
“Posso anche dire che durante la mia breve esperienza su quel pezzo, ho parlato con molte persone, inclusi alcuni veterani di guerra, che hanno capito il murale in modo completamente opposto. Con mia grande sorpresa, hanno gradito il murale, trovandolo veritiero”.
Tornato in Italia, in mezzo alle molte richieste di intervista, Blu ha trovato anche una mail di Deitch che lo invitava a sottoscrivere un comunicato stampa del Moca, con cui si proponeva di gettare acqua sul fuoco delle accuse di censura rivolte contro il museo. Nel frattempo, per le strade di LA è apparso un poster in cui Deitch è rappresentato nei panni di un Ayatollah iraniano, che impugna il “sacro rullo” impregnato di vernice bianca.
A questo punto Blu ha deciso di rendere pubblici tutti i passaggi della vicenda e l’ha fatto scrivendo una lettera (che qui traduciamo e riportiamo per intero dopo il salto su ‘Continua’) ad Henry Chalfant, storico fotografo della street art newyorchese.
Continua a leggere: La lettera di Blu ad Henry Chalfant sul caso del murale al Moca
Torniamo ancora sul caso del murale che il Moca di Los Angeles ha commissionato a Blu, per poi farlo ricoprire in meno di 24 ore. Jeffrey Deitch, direttore del museo californiano, ha una galleria (Deitch Gallery) a New York e nel settembre 2009 aveva chiamato Blu a dipingere nello spazio Deitch Studios a Long Island City (NY). Ne era uscito un pezzo davvero interessante, di cui vi ripropongo qui sopra il video in timelapse.
Per il murale di Los Angeles i due si dovevano incontrare, ma, vuoi per un ritardo dello street artist italiano, vuoi per la concomitanza con Art Basel, che ha portato tutto lo staff del Moca a Miami, l’incontro non c’è stato. Blu così, arrivato ad LA, si è messo a dipingere, come è abituato a fare e nessuno gli ha chiesto di presentare un bozzetto di quello che sarebbe andato a realizzare. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma Deitch non poteva delegare una persona fidata, uno dello staff, per supervisionare al lavoro di Blu? Molto probabilmente il direttore ’si è fidato’, salvo poi ricredersi giudicando l’opera “inappropriata e potenzialmente offensiva”.
Oggi il Los Angeles Times e altri giornali americani hanno riportato le dichiarazioni di Shepard Fairey sul caso. Anzitutto bisogna specificare che Mr Deitch è da sempre curatore e gallerista di Obey ed i due devono gran parte delle reciproche fortune al rispettivo lavoro. Ecco cosa dice Fairey:
“Io non sono un fan della censura ed è per questo che io e molti altri artisti abbiamo scelto di impegnarci nella street art, è democratica e non sottosta alle regole della burocrazia. Tuttavia, un museo è un contesto diverso, con altre preoccupazioni. Potrebbe essere pericoloso, per un istituto rispettato come il Moca, che sta preparando una mostra sul mondo della street art e dei graffiti, venire sabotato dalla protesta pubblica, antagonista e insensibile nei confronti dei murales di Blu. Gia i graffiti rappresentano una questione abbastanza controversa di per sé. La situazione è spiacevole, ma capisco la decisione del Moca. A volte penso che sia meglio prendere la strada maestra, anche se poi si perde una battaglia, ma continuare a spingere per vincere la guerra”.
Ecco il video dell’operazione di copertura del murale di Blu sulla parete esterna del Moca di Los Angeles.
Nel frattempo, molti si aspettano di conoscere le motivazioni ufficiali che hanno portato ad una così rapida decisione. Jeffrey Deitch, il newyorchese direttore del museo, per adesso tace, insieme ai membri della commissione che si occupa dell’organizzazione di Art on the Streets. Quella che è stata presentata come la più grande mostra/evento dedicata alla street art, non parte però col piede giusto, cancellando un pezzo che aveva commissionato.
In rete, tra gli estimatori di Blu, molti sono rimasti indignati. Da notare però che si è levata anche qualche voce differente. Al di là della deprecabile censura, dice un utente su Vandalog, questo non era certo il miglior pezzo di Blu, sia dal punto di vista dell’idea che della realizzazione.