
Dopo Keith Haring, Stephen Powers e Blu, ci occupiamo di un altro dei “best 10″ street artist secondo il Guardian: oggi è la volta di Jenny Holzer
La Holzer ha cominciato a lavorare nella New York delgli anni ‘70, in un’atmosfera in cui anche lo sviluppo urbano sembrava garantire più spontaneità e libertà all’artista offrendogli, al tempo stesso, un pubblico sempre più vasto. Passa rapidamente dai graffiti ad altre forme di installazioni, che generalmente consistono nel posizionamento di “messaggi testuali” posizionati in luoghi inconsueti, generalmente destinati a messaggi pubblicitari: è come se la Holzer avesse implementato nella sua street art una forma di status o di brevi comunicati, aforismi in stile Twitter quarant’anni prima dell’esistenza del social network: la bacheca della Holzer è la città.
It is in your self-interest to find a way to be very tender e Slipping into madness is good for the sake of comparison sono i due messaggi posti sull’insegna del cinema che vedete nell’immagine, per esempio. Poi, l’evoluzione - e la fama - della Holzer hanno fatto sì che il contenuto del messaggio e lo stile di scrittura - sempre molto minimal - abbandonassero la dimensione circoscritta dell’insegna di un cinema per arrivare ad occupare, con le sue scritte luminose, ampie porzioni di superfici urbane.
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Apirà il primo novembre alla Fondazione Beyeler (progettata da Renzo Piano) una mostra dedicata al lavoro di Jenny Holzer, artista americana celebre soprattutto per l’uso della parola scritta in installazioni urbane di grande fascino.
La Holzer manda messaggi. Luminosi, grandi, piccoli, colorati, incisi, proiettati o stampati che siano, i messaggi dell’artista arrivano, inevitabili, al pubblico. Media diversi e spazio pubblico, parole e tematiche diverse (politica, società, famiglia, ma anche messaggi relativi alla vita di ogni giorno). Pelle, stoffa, pietra, neon luminosi, proiezioni, Jenny Holzer nella sua lunga carriera ha usato qualsiasi superificie fosse in grado di trasportare delle parole.
“The family is living on borrowed time” (fine anni Settanta), “Protect me from what I want” (a Time Square, nel 1982), “Go where the people sleep and see if they’re safe” (serie Survival, 1983)… Nella mostra svizzera saranno esposte opere dagli anni Ottanta e per l’evento l’artista realizzerà il suo primo progetto dedicato alla telefonia mobile. Naturalmente sono previste grandi proiezioni luminose, sia a Basilea che a Zurigo. Fino al 24 gennaio.
Si chiude oggi 31 maggio la mostra “PROTECT PROTECT” di Jenny Holzer al Whitney Museum of American Art di NY, incentrata sul lavoro dell’artista dal 1990 fino ad oggi.
Il lavoro della Holzer, oltre ad essere eccellente dal punto della ricerca estetica, del linguaggio e della capacità di manipolare i mediai, ha delle implicazioni profondamente politiche e sociali. L’esposizione ha coinvolto Kate Doyle (analista senior al National Security Archive) e Laurel Fletcher (direttrice dell’International Human Rights Law Clinic - University of California, Berkeley). La prima ha analizzato I quadri “Redaction Paintings“, riproduzioni di documenti governativi sulla guerra in Iraq e Afghanistan. La seconda ha invece commentato “Lustmord“, una serie di testi scritti dall’artista in risposta allo stupro di massa perpetrato dai soldati serbi contro le donne bosniache durante la guerra in Yugoslavia (ho inserito nel seguito dell’articolo un video molto bello con le testimonianze delle due ricercatrici, che costituisce un interessante approfondimento della mostra e del pensiero di Jenny Holzer).
Infine trovate qui immagini e descrizione analitica delle diverse sezioni: Redaction Paintings, Paintings, Electronic Signs, Lustmord, Selections from Lustmord. 1993-95. Chi si fosse appassionato a PROTECT PROTECT può anche comprare online il catalogo.

Dopo le installazioni luminose a Roma nel 2007, Jenny Holzer torna in Italia con un progetto pensato appositamente per la facciata del Complesso Museale Santa Maria della Scala a Siena.
Il progetto a cura di Lorenzo Fusi prevede delle enormi proiezioni allo xenon delle tipiche frasi provocatorie dell’artista americana, concentrate sui caratteri contraddittori e spesso ingiusti della società contemporanea.
Un’installazione impossibile da non notare e tutta da leggere, valorizzata dalla cornice storica della sede senese. Visibile fino al 24 maggio.
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Stefan Brüggemann è nato in Messico e tuttora si divide tra Mexico city e Londra. La sua ricerca si inserisce all’interno di un movimento che coinvolge un folto gruppo di giovani artisti messicani, impegnati in un approccio irriverente e sovversivo nei confronti dell’arte.
Il lavoro di Brüggemann si connette alla produzione di altri artisti concettuali, come Jenny Holzer e Barbara Kruger, che dalla metà del secolo scorso hanno fatto della parola la loro arma, sfruttandone la natura di mezzo di comunicazione semplice e forte nello stesso tempo.
Alcuni esempi dell’opera di Stefan Bruggemann



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“I Am As You Will Be: The Skeleton in Art”, tono minaccioso ma invitante quello della mostra dedicata agli scheletri nell’arte, organizzata dalla Cheim & Read di New York.
E’ vero che se ne parla continuamente tanto da dare alla noia e considerare il fenomeno teschi ormai al tramonto, ma come individuano i curatori dell’esposizione, l’uso dello scheletro si è sempre verificato nella storia dell’arte. In particolare vengono individuati diversi momenti come nel Medioevo, nel ‘500, negli anni ‘80 del novecento (per via dell’AIDS) e ora (per via del trauma post Torri Gemelle?).
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L’artista concettuale Jenny Holzer è a Roma con altre due serate di proiezioni di luce su monumenti storici della capitale. Dopo l’inaugurazione di lunedì 21 presso l’American Academy e la successiva esibizione a Piazza Tevere, le parole di luce vengono proiettate questa sera al Teatro Marcello per chiudere le 4 giornate a Castel Sant’Angelo.
I testi che l’artista riporta sono di vari autori italiani (tra cui Pasolini, Montale, Anedda) insieme ad altri stranieri (Amichai, Bishop e altri ancora).
Ogni proiezione è visibile dalle 9 di sera fino a mezzanotte. E’ uno spettacolo affascinante e improvviso per quelli che incontrano i suoi messaggi imprevisti. Queste sono le immagini relative alla prima serata.