
“La scienza rompe l’unità della vita in due mondi: natura e spirito. L’arte, cercando la forma della totalità, deve fondere nuovamente questi due aspetti della vita. Non c’è nulla che sia solo materia, la materia stessa è un’idea; non c’è nulla che sia solo spirito, il sentimento più delicato è una vibrazione nervosa.
Per realizzare questa funzione, l’arte deve partire da uno di questi mondi e da esso dirigersi verso l’altro. È questa l’origine delle varie arti. Se procediamo dalla natura verso lo spirito, se partendo da figure spaziali cerchiamo l’emotività, l’arte è arte plastica: pittura. Se dall’emotività, dall’effettività che fluisce nel tempo aspiriamo alla plasticità, alle forme natura, l’arte è spirituale: poesia e musica. Alla fine, l’arte è sia una cosa che l’altra; ma il suo sforzo, la sua organizzazione, sono condizionati dal punto di partenza.”
Josè Ortega y Gasset, Meditazioni del Chisciotte (1914)
[Immagine in alto: Joaquín Sorolla y Bastida - Ritratto José Ortega y Gasset]
Rubrica | Cos’è l’arte

Abbiamo visto che un individuo, cosa o persona, è il risultato di tutto il resto del mondo: è la totalità delle relazioni. Alla nascita di un filo d’erba collabora tutto l’universo.
Si riesce ad avvertire l’immensità del compito che l’arte si assume? Come rendere manifesta la totalità delle relazioni che costituisce la vita più semplice, quella di quest’albero, di questa pietra, di quest’uomo? In «realtà» ciò è impossibile; proprio per questo l’arte è prima di tutto artificio: deve creare un mondo virtuale. L’infinità delle relazioni è inattingibile; l’arte cerca e produce una totalità fittizia, una specie di infinitezza. È questo che il lettore avrà sperimentato mille volte di fronte a un quadro famoso o a un romanzo classico; ci sembra che l’emozione ricevuta ci apra prospettive infinite e infinitamente chiare e precise sul problema della vita.
Josè Ortega y Gasset, Meditazioni del don Chisciotte (1914)
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