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Tutti gli articoli con tag keith haring

Il diario di Keith Haring, tesoro pop alla portata di tutti

pubblicato da Sara Rania alias Kitsuné

Il diario di Keith Haring
La celebre casa editrice francese Flammarion, cavalca l’onda della pop art, pubblicando il diario di Keith Haring, ed ecco ritornarci alla mente gli adorabili fogli scomposti disegnati dall’artista americano, recentemente omaggiato anche da un doodle di google. Vicino ad icone del calibro di Jean-Michel Basquiat e Richard Hambleton, Haring non fu solo uno dei più incisivi rappresentanti del cosiddetto “graffitismo di frontiera”, ma un sapiente ed accorto testimone della sua epoca e dei profondi cambiamenti sociali degli anni ‘70 e ‘80.

La conferma di tale impegnativa affermazione sta proprio nelle pagine scannerizzate e digitalizzate dalla Keith Haring Foundation. Fogli che custodiscono riflessioni, raccolte a partire dal 1971 per arrivare fino al 1989, l’anno precedente la sua prematura scomparsa, a soli 32 anni, ma anche pezzetti di biglietti, estratti di giornali, nonché beffarde caricature, che hanno ispirato l’esposizione ospitata presso il Brooklyn Museum di New York fino all’8 luglio prossimo.

Il diario di Keith HaringIl diario di Keith HaringIl diario di Keith Haring

Via | keithharing.tumblr.com

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Google celebra Keith Haring

pubblicato da Anna Castiglioni

doodle keith haring

Il Doodle di oggi celebra il 54esimo anniversario della nascita di Keith Haring. Niente disegno animato questa volta, solo la scritta Google con i celebri omini stilizzati che di Haring hanno fatto la fortuna, gli stessi che in Italia possiamo ammirare nel murales (da poco restaurato) del convento di S. Antonio a Pisa, il Tuttomondo. Pioniere della street art e artefice insieme ad Andy Warhol della pop art, è stato uno degli artisti più influenti degli anni ‘80 e i suoi lavori hanno rappresentato la cultura di strada newyorchese per un intero decennio. Ci piace ricordarlo così e immaginarlo ancora al lavoro, con le parole di Elio Fiorucci, per cui Haring dipinse il celebre store di Milano:

“Invitai Haring a Milano, stregato dalla sua capacità di elevare l’estemporaneità ai gradini più alti dell’arte. Egli diede corpo ad un happening no stop, lavorando per un giorno e una notte. I suoi segni “invasero” ogni cosa, le pareti ma anche i mobili del negozio, che avevamo svuotato quasi completamente. Fu un evento indimenticabile. Io feci portare un tavolone, fiaschi di vino, bicchieri. La gente entrava a vedere Keith dipingere, si fermava a bere e a chiacchierare. Ventiquattr’ore di flusso continuo; e poi i giornali, le televisioni… In seguito, i murales sono stati strappati e venduti all’asta dalla galleria parigina Binoche”.

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Anche ad Aprile la Sotheby's "risplende" con le opere di Keith Haring

pubblicato da Eleonora Santonocito

Keith Haring

Dal 2 Aprile anche la casa Sotheby’s ha aperto l’evento Keith Haring: Shine On, dando la possibilità ai tanti collezionisti di acquistare fino al 23 del mese tele, sculture e opere ritrovate di Keith Haring. Una passione, quella per Keith Haring, che tradotta in cifre corrisponde a vendite del valore di 33.894,02 euro e che dimostra quanto negli ultimi anni la street art, pop art e graffitismo, abbiano raggiunto la massima affermazione.

Ma mentre nei mesi scorsi le aste più importanti di Parigi, Londra e New York registrano cifre da capogiro, qualche anno fa in Italia a Roma e Milano, si è pensato bene di cancellare le tracce di Keith, per rendere la città “più presentabile”. L’unico murales sopravvissuto lo possiamo ammirare a Pisa, dal titolo Tuttomondo, realizzato nel 1989. Keith Haring, che prima di morire a 31 anni, creò un’associazione con lo scopo di sostenere l’infanzia e combattere l’Aids (malattia di cui fu vittima), dimostra che questa forma d’arte così rivoluzionaria negli anni ‘80, rimane oggi la forma più diretta per esprimersi, mescolando impegno e sensibilità a energia e voglia di vivere.

Il “bambino radiante” di keith Haring, un bambino a quattro zampe che emana raggi dal corpo è ormai un simbolo inconfondibile non solo della capacità sintetica dei messaggi sociali di Keith, ma anche di un entusiasmo che nella pur breve vita ha espresso coerentemente. Si può dire che Keith Haring sia nato disegnando, acquisendo presto una tale velocità nel tratto che anche ad occhi chiusi, la sua creatività non avrebbe esitato. Le sue tele e i suoi murales simili a figurazioni precolombiane sono la dimostrazione di come si possano esprimere concetti forti, come la violenza, la malattia, il razzismo con la stessa leggerezza con cui lui ha affrontato la società americana consumistica e competitiva. Poco importa del resto, quando sono le pareti di una metropolitana a trasformarsi nel proprio laboratorio.

Keith Haring Keith Haring Keith Haring Keith Haring

Foto| Dal sito d’aste Sotheby’s.

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"Tuttomondo" di Keith Haring restaurato a Pisa

pubblicato da Anna Castiglioni

keith haring

Keith Haring come non lo avete mai visto. Nel senso che sono terminati i lavori di restauro del murales Tuttomondo realizzato dall’artista a Pisa, su una parete del convento di S. Antonio, e ora la famosa opera è tornata ad avere colori accesi e brillanti. Il restauratore Antonio Rava, che ha curato i lavori, spiega come è stata trattata l’opera:


“Abbiamo proceduto a spandere un gel naturale, l’agaragar, un addensante alimentare che permette di portare via il carbonato di calcio, ovvero quella sostanza che opacizza i colori. Una volta finito di ripassare i disegni con questo gel, per il quale è sufficiente la sua applicazione e una posa di mezz’ora prima di ripulirlo, si procedere a spruzzare uno spray idrorepellente che servirà a garantirne la successiva protezione”.

Il murale tornerà allo splendore originale perché è stato possibile restaurarlo con l’ausilio di Caparol, la stessa azienda che nel 1989 fornì i colori ad Haring. Insomma, se avete in programma un week-end fuori porta e non sapete dove andare, Keith Haring potrebbe essere un motivo in più per visitare la città di Pisa, che già di suo è meravigliosa. Il Comune della città spiega in una nota che

“Il murales sarà sottoposto a un monitoraggio continuo, a cura del dipartimento di chimica e chimica industriale dell’Università di Pisa, mentre la Fondazione Keith Haring di New York ha deciso di stanziare 60 mila dollari per continuare il progetto di conservazione dell’opera.”

Tuttomondo - Keith Haring
Tuttomondo - Keith HaringTuttomondo - Keith HaringTuttomondo - Keith HaringTuttomondo - Keith Haring

Via | LaRepubblica

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I "best 10" della street art secondo il Guardian /1

pubblicato da Anna Castiglioni

Keith haring- The best 10 street art works

Il Guardian ha stilato la classifica ufficiale dei “Best 10” della street art. Tra i nomi, oramai molto noti, troviamo Keith Haring, Banksy e l’italiano Blu. Questa forma d’arte urbana, nata circa trent’anni fa, è la naturale evoluzione della pop art e del graffitismo. E’ una vera e propria rivoluzione socio-culturale, quella della street art; il suo scopo è quello di arrivare ad un pubblico vastissimo, di rendere fruibile al maggior numero di persone le proprie opere, di avere una sempre maggiore diffusione. Motivo per cui si impossessa di spazi urbani comuni, come piazze e strade.

Possiamo inserirla ufficialmente nella categoria arte dei grandi annali? Ma soprattutto, la scelta del Guardian è davvero esaustiva? Proviamo a darci una risposta solo dopo aver visionato uno per uno i dieci migliori lavori che segnala il quotidiano inglese. Partiamo da Keith Haring, forse il più conosciuto.

Pittore e writer statunitense, è stato un esponente del graffitismo degli anni ottanta e probabilmente il pioniere della street art in generale. Ideatore del “bimbo radiante” e riconoscibile per il suo stile a fumetto, collabora con artisti del calibro di Andy Warhol ed espone in mezzo mondo (S.Paolo, Londra, Tokyo e Parigi). In Italia espone a Bologna, disegna parte dei muri interni del famoso negozio Fiorucci a Milano e ci onora con l’ultima sua opera pubblica: il grande murale intitolato Tuttomondo e dedicato alla pace universale, vicino alla chiesa di Sant’Antonio Abate di Pisa. Scompare prematuramente all’età di 31 anni, lasciando una grande eredità artistica ed la Keith Haring Foundation, a favore dei bambini malati di Aids.

Per il Guardian la sua opera migliore si trova a New York - città dove si trovano molti dei suoi lavori, in particolare nella metropolitana - ed è datato 1992 . Troviamo raffigurati Ufo, delfini e gli immancabili “bimbi radianti”, suo marchio di fabbrica. Così recita il quotidiano:

“Trent’anni dopo, il suo approccio iconografico e il suo spirito ingenuo rimangono immediatamente riconoscibili e molto influenti. Questo murale è stato ridipinto il 4 maggio 2008, in quello che sarebbe stato il 50° compleanno di Haring”.

Keith HaringKeith HaringKeith HaringKeith Haring

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Keith Haring: parte il restauro del murale a Melbourne

pubblicato da Lorenzo Mazza

Keith Haring: parte il restauro del murale a Melbourne

Insieme a Tuttomondo a Pisa, quello realizzato a Melbourne è uno dei pochi rimasti di Keith Haring. Si trova sulla parete esterna del Technical College di Collingwood e l’artista americano lo realizzò quando fu invitato a Melbourne da John Buckley del Centro australiano per le Arti Contemporanee.

A distanza di 26 anni, il murale versa in condizioni disastrose e il governatore dello stato di Victoria, Ted Baillieu, aveva incluso nel suo programma elettorale il pieno restauro dell’opera. “Il murale è stato iscritto nel Registro del Patrimonio dello Stato nel 2004, ma nessuna azione è stato intrapresa per proteggerla, nonostante anni di esposizione agli agenti atmosferici. Il Governo è pronto ad agire per impedire un ulteriore deterioramento e garantire il ripristino di questa pietra miliare di arte pubblica, in modo che possa essere goduto dalle generazioni future“.

Il piano comincerà con urgenti lavori preliminari, la rimozione del cablaggio elettrico e dei dissuasori di parcheggio che circondano l’area. Saranno nominati restauratori specializzati per effettuare lavori di pulizia, ritocco specialistico e l’applicazione di un rivestimento protettivo per difendere il murale dai danni dei raggi ultravioletti, per un costo complessivo di circa 1 milione di dollari australiani (circa 740.000 euro).

Keith Haring: parte il restauro del murale a Melbourne
Keith Haring: parte il restauro del murale a MelbourneKeith Haring: parte il restauro del murale a MelbourneKeith Haring: parte il restauro del murale a Melbourne

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Sophie Bramly 1981 & + A Parigi una mostra sui primi anni dell'hip-hop a New York

pubblicato da Barbara

Sophie Bramly mostra graffiti hip hop 1981

Amica per dire, di Afrika Bambaataa, Futura, Kurtis Blow e Crazy Legs, Sophie Bramly è stata una dei primi testimoni privilegiati a vedere la nascita dell’hip hop nel Brox dei primi anni ‘80. Eccola ora arrivare a Parigi con una mostra che espone le sue fotografie dell’epoca; scampoli dell’iconografia hip hop che descrivono la vita quotidiana di personaggi leggendari.

E’ un viaggio nella preistoria dei rappers, dei breakers e i gruppi che per muoversi nelle aree della città dovevano prestare estrema attenzione al modo di vestire; e dei primissimi graffiti artists (che presero a competere scrivendo il proprio nome ovunque riuscissero a farlo, e grazie ai colori più sgargianti pian piano rivitalizzavano le zone più buie dei quartieri) colti nel loro contesto naturale.

La Bramly è una fotografa specializzata in rappers newyorkesi, e infatti fu proprio lei a firmare il primo programma di Mtv Europe dedicato a questo mondo, il mitico “Yo!” degli anni ‘90. La mostra sarà esposta alla 12Mail Gallery di Parigi dal 17 giugno al 2 settembre 2011.

Foto | Nowness

Sophie Bramly mostra graffiti hip hop 1981Sophie Bramly mostra graffiti hip hop 1981Sophie Bramly mostra graffiti hip hop 1981Sophie Bramly mostra graffiti hip hop 1981

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The RAMM:ELL:ZEE Battle Station - Rammellzee al MOCA di Los Angeles

pubblicato da Barbara

The RAMM:ELL:ZEE from MOCA on Vimeo.

Ecco il video commemorativo del graffiti artist e icona hip-hop Rammellzee, scomparso nel 2010, e presente ora al The Curve del MOCA di Los Angeles. Writer, rapper, scultore, personaggio enigmatico e misterioso, Rammellzee era nato nel Queens a New York, dove iniziò la carriera di graffiti artist che l’ha portato a indagare il potere liberatorio del realizzare lettere in 3D sui muri.

Battle Station è il nome che diede al suo loft di Tribeca, dove visse per molti anni, e in queste immagini si respira in pieno l’atmosfera emanata dalle sue opere; le maschere da samurai del futuro, le statue e gli oggetti dipinti con sprazzi di vernice fluorescente, come in una grande astronave giocattolo.

RAMM:ELL:ZEE Battle Station è uno degli eventi che compongono la prima retrospettiva dedicata ai graffiti ospitata da un grande museo, Art In The Streets; presenti nomi come Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Todd James, Barry McGee, Steve Powers, Fab 5 Freddy, Lee Quiñones, Swoon e JR. Dagli anni ‘70 fino ad oggi, percorre le tappe principali di questa disciplina contemporanea vista attraverso le città simbolo del suo sviluppo: New York, Los Angeles, San Francisco, London, e Sao Paulo. Fino all’8 agosto 2011.

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Arriva a Perugia 'Keith Haring... e la pop art'

pubblicato da Lorenzo Mazza

Apre i battenti a Perugia questo sabato 21 maggio 2011 al Centro servizi Galeazzo Alessi di Perugia (via Mazzini) Keith Haring… e la pop art, sessanta opere (tra stampe, litografie, quadri e installazioni), provenienti da galleristi e collezionisti italiani e americani.

A fianco di uno dei pionieri della street art, fino al 3 luglio in Umbria, ci saranno anche quaranta opere di autori come Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg, Mario Schifano e Franco Angeli.

La mostra è organizzata da Angelo Ciliani di Pubbliwork Eventi e vuole offrire un piccolo scorcio della scena artistica newyorchese degli anni ottanta. Una ventina di opere saranno esposte in maniera ‘diffusa’, nei negozi e negli esercizi della città (a questo link trovate la lista precisa).


Arriva a Perugia 'Keith Haring... e la pop art'Arriva a Perugia 'Keith Haring... e la pop art'Arriva a Perugia 'Keith Haring... e la pop art'

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Beecroft, Haring, Beuys nel 'Giardino Segreto' di Bari

pubblicato da Lorenzo Mazza


Venerdì 21 gennaio 2011 (h 18) a Bari va in scena l’arte contemporanea vista da una prospettiva particolare, quella dei collezionisti. Un viaggio nel gusto e nello stile del mecenatismo artistico nel capoluogo barese, ideato da Lia De Venere. La sede che ospiterà il Il Giardino Segreto. Opere d’arte dell’ultimo cinquantennio nelle collezioni private baresi è l’ex convento di Santa Scolastica, luogo magico e suggestivo nel cuore di Bari Vecchia.

10 collezionisti, 70 artisti italiani e stranieri e i loro lavori a partire dagli anni sessanta fino ad oggi. Pop art, concettuale, street art, performance art… nomi del calibro di Stefano Arienti, Gabriele Basilico, Vanessa Beecroft, Joseph Beuys, Mel Bochner, Alighiero Boetti, Botto&Bruno, Fischli&Weiss, Keith Haring, Mona Hatoum, Damien Hirst, Emilio Isgrò, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Jaume Plensa, Marc Quinn, Rammellzee, Mimmo Rotella, Salvo, Tomas Saraceno, Mario Schifano e molti altri.

Si tratta della prima grande mostra in Puglia che porta il ‘privato’ in pubblico, consentendo ai visitatori di confrontarsi con alcuni degli autori che hanno fatto la storia dell’arte contemporanea, a partire dalle tracce che sono riusciti a far arrivare (e vendere) fino a qui.

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