
Vent’anni fa, nel febbraio del 1990, moriva a New York di Aids Keith Haring. Oggi Roma si appresta a celebrare la sua rivoluzione creativa, che trova la sua estrema sintesi nella street art, nell’idea di un’arte pubblica davvero accessibile a tutti.
20keiTH è l’evento ideato da Omino71 e si compone di una mostra e di una serata performativa. Venti artisti sono stati chiamati a realizzare altrettante dediche ad Haring, che verranno esposte assieme ad alcuni memorabilia e oggetti da collezione riferiti ad Haring, nella mostra che aprirà i battenti il prossimo 11 settembre nella Galleria Ex Roma Club Monti. Marco Petrella, 999, Hogre, Sone, NoBrain, Alicè, AndyPopShop, Etnik, Halo Halo, Omino71, Roberto Goodman, Tommy The Pariah, Ufocinque, Vacon, Geometric Bang, Mr.Klevra, Br1, #, Urka e la fotografa Jessica Stewart di Romephotoblog.
Il 12 settembre poi prenderà il via il grande evento di stickering che vede la partecipazione di quasi 500 street artist da tutto il mondo. Stick My World, una grande sticker combo collettiva e partecipativa giunta alla terza edizione, quest’anno si arricchisce di Stick My Pop - Street & Pop Art Expo (a cura di Biodpi), in cui alcuni street artist reinterpretano i classici della cultura pop ed altri (a cura di Stelle Confuse) celebrano l’opera di Keith Haring.
Una grande festa dunque, che riapre la stagione romana dopo la pausa estiva, all’insegna dello spirito di Haring: “un muro è fatto per essere disegnato, un sabato sera per far baldoria e la vita è fatta per essere celebrata” .

Un grande allestimento alla Kunsthalle di Vienna celebra presente, passato e futuro della street art. Certo, l’Austria non è proprio dietro l’angolo, ma la mostra sarà aperta dal 25 giugno al 10 Ottobre 2010 e, vedendo i nomi degli artisi partecipanti, sembra davvero un’occasione da non perdere.
Rita Ackermann, Charlie Ahearn, Eric Andersen, Kader Attia, Banksy, Jean-Michel Basquiat, Dara Birnbaum, Blek le Rat, Blu, Sophie Calle, Francesco Clemente, Jane Dickson, Brad Downey, Christian Eisenberger, Futura, Dani Gal, Ingo Giezendanner (Grrrr), Shaun Gladwell, Keith Haring, Jenny Holzer, Mark Jenkins, Leopold Kessler, Lady Pink, Sol LeWitt, Basim Magdy, Ari Marcopoulos, miz Justice, Ramm:ell:zee, Robin Rhode, Evan Roth, Séripop, Rita Vitorelli, Andy Warhol, questi i partecipanti Street and Studio - From Basquiat to Séripop.
Due i tratti che la mostra rintraccia, in maniera trasversale, all’interno dei percorsi dei singoli artisti: urbanità e mobilità, la metropoli è sia fonte di ispirazione che mezzo di espressione. Il percorso parte da Jean-Michel Basquiat, il cui lavoro è analizzato sul sottile confine tra pittura, fotografia, video arte e cultura di strada. Da questo punto di partenza, dalla comparsa dello slogan “Reclaim the Street“, si arriva al coinvolgimento di Andy Warhol, Francesco Clemente e Keith Haring, fino ai più giovani Rita Ackermann e Séripop (Yannick Desranleau e Chloe Lum).
Street and Studio - From Basquiat to Séripop



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Come sapete nel week-end se n’è andato Dennis Hopper. Noto alle masse per la sua attività di attore, Dennis Hopper era anche un grande artista come ha già ricordato nabis in questo post. Ma oltre a essere un’artista Hopper era uno che l’arte se la sentiva scorrere nel sangue come testimonia questo splendido video in cui Hopper ci parlava del suo rapporto con l’arte, portandoci a spasso per la sua collezione, dimostrando non solo competenza ma anche una enorme passione che traspare evidente dalla sua voce.
Tra tele di Basquiat, quadri di Shnabel, poltrone di Gehry e lavori di Keith Haring la casa di Hopper rivaleggiava con molti musei di arte contemporanea.
Un video in bassa qualità e piuttosto sconosciuto ci mostra Keith Haring nel mentre dipinge un muro a Barcellona. Il posto è Plaça Salvador Seguí, nel Barrio del Raval. L’audio è pessimo e dell’intervista all’artista newyorchese si capisce appena qualche frammento.
Era il 27 febbraio 1989 ed Haring dipingeva con pennello e tinta rossa, con un tratto spesso e deciso un murale che purtroppo oggi è andato perduto. Da notare la sua felpa bianca con cappuccio che riproduce un dipinto di Piet Mondrian e la scritta ‘Look’.
Questo estratto presente su YouTube è parte di un video più lungo girato ormai 21 anni fa da Dj Chito de Melero.

Il grande artista Shepard Fairey, autore del famoso manifesto dedicato a Obama, ha creato una maglietta dedicata a Keith Haring, in occasione dei vent’anni della scomparsa del grande maestro della pop art. L’ha creata in collaborazione con l’associazione Aids walk e la Keith Haring Foundation.
Lo scopo è quello di contribuire alla lotta contro l’Aids: la t-shirt realizzata da Farey (a partire da una foto di Patrick McMullan) è stata prodotta in edizione limitata e si può acquistare soltanto sul sito di Aids walk, al prezzo di 50 dollari.

Un grande happening cittadino per la città di Pisa. All’interno del programma TemporaneArte (che celebra il ventennale di Tuttomondo di Keith Haring) 26 artisti si esibiranno in un grande live painting alla Residenza Artistica, in via Francesco da Buti angolo Via Vespucci (vicino alla ex-stazione Leopolda), sabato 27 febbraio, dalle 11 alle 18.
TemporaneArte non è solo live painting, ma anche un grande dj set con contest di breakdance, che cerca di ricomporre la frattura tra arte e tessuto urbano. A livello curatoriale una scelta precisa, quella di utilizzare tre colori principali con cui creare le opere: il bianco, il nero e il rosso. Ecco i nomi dei live painter, per avere maggiori informazioni visitate questa pagina: Amina Barosi, Luca Batoni, Luna Colombini, Jacopo Da San Martino, EDFcrew, Liliana Giannecchini, Mirko Giannessi, Sara Lestini, Mauro Mandracchia, Ilenia Rosati, Raffaele Santalucia, Tommaso Santucci, Luca Scopetti, Caterina Siragusa, The Mammaluks.
La nuova Residenza Artistica per studenti, costruita secondo le ultime tecnologie dell’edilizia biosostenibile, indirà nel prossimo futuro un bando, per individuare l’artista che ne dipingerà la facciata principale.
Vi avevamo parlato delle scarpe di Andy Warhol, riprodotte in serie limitata da Ferragamo, poi la serie che Tommy Hillfiger ha creato con i quadri di Keith Haring, oggi vi voglio presentare un’intera linea di vestiti dedicata ai lavori di Andy Warhol e prodotta da Pepe Jeans London. Ogni singolo capo ha naturalmente ricevuto l’avallo della Andy Warhol Foundation.
Per quanto riguarda i prezzi, il pezzo più abbordabile è un cappellino invernale modello ‘ciuccia’ venduto a 70 euro. Una cintola ne costa 105. Le t-shirt, molto belle, partono da 140 euro, mentre per i jeans (che sinceramente non mi fanno impazzire) ce ne vogliono addirittura 330.
Oltre a Pepe jeans nel 2008 era stata la stilista Diane Von Furstenberg a presentare alcuni abiti che riproducevano le textures warholiane e nel 2007 il marchio Hysteric Glamour. Dopo il salto potete vedervi il video di una presentazione della collezione di Pepe Jeans per Andy Warhol.
Il 16 febbraio del 1990 moriva Keith Haring, stroncato dall’Aids a 31 anni. Nonostante la sua morte prematura, le sue opere e il suo stile sono diventati parte di un patrimonio collettivo conosciuto da tutti. Pisa, la città in cui Haring dipinse “Tuttomondo“, un murales di grandi dimensioni realizzato tra il 14 e il 20 giugno 1989, gli dedica una festa.
L’evento si chiama Haring Block Party e, nei pressi del murales, si raggrupperanno diversi dj e artisti per ricreare il clima festoso che accompagnò la realizzazione di “Tuttomondo”; gli organizzatori hanno chiesto a chi era presente in quella settimana del 1989, di tornare sotto il murales per poter dare la propria testimonianza (per chi volesse saperne di più, dia un’occhiata a questo libro).
Verrà inoltre proiettato il documentario della regista danese Christina Calusen, “Universe of Keith Haring” (2007), basato sulle interviste che lo stesso Haring rilasciò a un giornalista prima di morire. Un artista che è riuscito, in appena un decennio, a ottenere fama internazionale, e che Pisa giustamente vuole ricordare.

“L’arte dovrebbe essere qualcosa che libera l’anima, provocando l’immaginazione e incoraggiando le persone ad andare oltre”, con questa citazione si apre l’homepage della campagna pubblicitaria che vede insieme il brand Tommy Hilfiger e la Keith Haring Foundation.
Una frase in cui è racchiuso molto dello spirito di Keith Haring, artista pop per eccellenza, le cui figure, i cui stilemi, sono diventati delle texture riprodotte dall’industria in maniera massificata, alla stregua del ritratto di Cheguevara e di altre icone consunte della postmodernità.
La collezione di scarpe di Keith Haring (la Capsule Collection) presenta modelli tipo ‘sneakers’, a strappo o stringa (che sembrano essere in pelle o similpelle quantomeno) e stivali da pioggia in gomma. A vedere dalle foto sembrano dei buoni prodotti di design e le grafiche di Haring si integrano bene.
Anche se non è un libro di recente pubblicazione (è uscito nel 2003, ma è reperibile su molte librerie online) voglio segnalarvi un libro che ripercorre le fasi di realizzazione del murales di Keith Haring a Pisa; un libro che si distingue per un bell’apparato iconografico e una sentita ricostruzione del background culturale del maestro della pop art.
Un libro importante, sia perché costituisce un originale tributo a questo grande artista, sia perché fa rivivere da vicino il lavoro svolto intorno a un’opera molto spesso sconosciuta anche agli estimatori di Haring. “Tuttomondo”, questo il titolo del murales, fu realizzato in una settimana, dal 14 al 20 giugno 1989, ultima opera pubblica realizzata da Keith Haring prima della morte.
Punto di forza di “Keith Haring a Pisa. Cronaca di un murales” (edizione ETS, a cura di Roberta Cecchi e Piergiorgio Castellani, 18 euro), come dicevamo, sono le immagini realizzate da Antonio Bardelli e Cippi Pitchen: seguono le varie fasi di realizzazione di Tuttomondo, da un Keith Haring pensoso di fronte al grande muro della chiesa di Sant’Antonio agli schizzi che realizzò, fino alla grande festa al termine dei lavori.
Continua a leggere: Un libro a settimana: "Keith Haring a Pisa. Cronaca di un murales"