Una performance davvero straordinaria quella realizzata da un gruppo di pastori gallesi e dalle loro pecore, forse un po’ militarizzate, ma certamente dall’alto tasso di artisticità nel vello. Non soltanto sono riusciti a rappresentare, unendo i puntini dei pixel lanosi del loro manto, una proporzionatissima maxi-pecora in formato collina, ma quella pecora è risultata docile e obbediente come la migliore di loro, nello spostarsi, sospinta dai latrati degli amatissimi cani, da un lato all’altro di un’altura. La Samsung, che qui voleva promuovere una sua tecnologia a base di led, non poteva davvero chiedere di meglio per un video virale.
Ma non basta: la fase notturna dell’impresa è stata struggente: le creature, stavolta, hanno si sono travestite da luminarie, simulando i pixel della pallina e delle barrette di una versione led art e ovina di Pong, con un risultato che lascerà a bocca aperta anche i critici d’arte più versati nel mondo dei pascoli o in quello dei retrogames. Il gran finale lo lasciamo alla vostra massima curiosità.
Questi sono i “Domestic Trophies” di Rachel Denny, trofei di caccia ecologica.
Rachel, artista dell’Oregon interessata al rapporto dell’uomo con la natura, realizza manualmente le sculture in legno di cervi, daini e conigli, a cui fa indossare delle maglie di lana spessa o cashmere, alcune anche con zip. Le sue collezioni si compongono anche di altri lavori di animali inanimati che crea nel suo studio/fattoria.
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Le sue immagini magiche e fantasiose fanno pensare al mondo delle fiabe e trascinano in un’altra dimensione, al tempo dell’infanzia. Sembrano ancora piu’ incredibili se si pensa che questi scenari sono fatti con oggetti di uso comune come puntine, lana, zucchero, bottoni, coperte e spugnette.
Sono opera di Magdalena Bors, artista di origine belga trapiantata in Australia, che per le sue fotografie trova ispirazione nei dipinti dei grandi romantici tedeschi e nei lavori di Gregory Crewdson, Jeff Wall e Andreas Gursky.
La Bors impiega circa due giorni per fotografare, ma il grande lavoro viene svolto prima, durante l’elaborazione dell’idea e soprattutto il suo sviluppo. Un esempio e’ “Cavern”, che ha richiesto la raccolta di un numero incredibile di bottoni, alla fine solo in parte utilizzati. E cosi’ per “Castle on the Hill” realizzato con zucchero in polvere e a cubetti. Mentre i suoi lavori a maglia hanno prodotto “Woodland Scene”.
I castelli sono fotografati come se fossero un’opera in divenire, che magicamente si sviluppa dalle mani della donna che ci sta lavorando, come magica sembra essere la produzione fotografica della giovane Australia (vedi Alexia Sinclair e Simon Strong).
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Come molti artisti in questo momento, Sarah Illenberger riproduce il senso macabro che piace nell’arte contemporanea, ma a differenza dei suoi colleghi crea lavori morbidi e caldi.
Il suo cervello, il suo cuore, e il suo intestino non grondano sangue, non pulsano, sono realizzati in maglia mohair che al limite può dare fastidio per via dei pelucchi che lascia ovunque.
Amante dei ferri e originale art director che lavora per diverse riviste di moda, l’artista non è sfuggita alle Pink Lady.

Nina Braun è tedesca e vive ad Amburgo. La sua arte è caratterizzata dall’attenzione verso materiali generalmente connessi con l’ambiente domestico come la lana e la stoffa, combinati in maniera tale da dare vita ad un universo parallelo abitato da creature immaginarie e morbide.
Lo stile, un po’ infantile e naif, indubbiamente in contrasto con l’epoca contemporanea dominata dal virtuale e dal digitale, si accompagna alla realizzazione di sculture e oggetti che stanno a metà strada tra l’arte e la pratica artigianale, tra l’astrazione e la semplicità.
I suoi personaggi subiscono, in corso d’opera, numerose trasformazioni: dal disegno, alla scultura, all’animazione. L’artista, che non si sente legata a nessun genere in particolare, si auto-definisce esponente di un movimento hippie moderno.
Fino al 4 luglio, Nina Braun sarà in mostra ad Amburgo alla Galerie Heliumcowboy Artspace con la personale Stick and Move.
via | Art MoCo
A proposito di lavori a maglia, ecco un progetto bellissimo realizzato da Esmé Valk nel 2000. Le televisioni rivestite in lana, riproducono le immagini di programmi televisivi mandati in onda di notte: Oprah Winfrey, una televendita e un film porno (per l’Italia io aggiungerei anche quella di una cartomante).
Il titolo del lavoro “Are you lonesome tonight?”, fa riferimento ad un fatto di cronaca, da cui l’artista ha tratto ispirazione. Descrive la situazione di un uomo, la cui cassetta delle lettere stracolma di posta non letta è rimasta così per molto tempo perché nessun vicino sapeva che in quella casa abitava qualcuno, dato che l’uomo non usciva mai di casa e teneva le serrande chiuse. Quando le autorità sono entrate nella casa (suppongo per l’odore) hanno trovato il corpo decomposto dell’inquilino seduto su di una sedia. Sulle ginocchia aveva una guida della tv aperta, la cui data faceva riferimento all’anno prima.
Non si può neanche dire meglio soli che male accompagnati.
Via | Valentina Tanni
Il cucito, i lavori a maglia o ad uncinetto, sono stati strumenti attraverso i quali molte artiste hanno creato lavori per esprimere un messaggio e la loro arte.
Mi sembra di notare che l’interesse verso questi strumenti stia assumendo forme sempre più raffinate e originali. Quasi irriconoscibili i mondi microbiologici all’uncinetto di Emily Barletta, molto più esplicite le carcasse di animali da macello di Tamara Kostianovsky.
Il soggetto è chiaro ma la cosa interessante è il materiale con il quale sono creati questi lavori, ovvero patchwork di abiti usati dalla stessa artista. La serie di “Actus Reus” è particolarmente provocatoria e nell’allestimento della mostra alla Black and White Gallery di New York anche grottesca. Gli animali sono appesi a dei ganci nelle sale della galleria, come fossero in un macello. In altri lavori l’immagine è meno violenta, ma in generale le opere realizzate dall’artista comportano l’uso di elementi corporali. Qui i vestiti in altri lavori i suoi capelli.
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