
E’ straordinario il lavoro di Brian Dettmer, artista americano che ha fatto del riciclo il suo principio guida. L’idea di utilizzare vecchi libri, guide mediche ed enciclopedie illustrate per ricavarne sculture non sarebbe fruttuosa se non fosse sorretta da grandi capacità tecniche e manuali, e questo giovane artista ne ha da vendere. Dettmer incolla e distorce i volumi, li intaglia per tirarne fuori l’anima, il colore e il cuore tipografico in forme sempre nuove. Ne vien fuori una galleria di oggetti meravigliosi che fanno pensare a degli strani “carillon letterari” e ricordano i libri illeggibili di Munari.
Ma non mancano le rielaborazioni di altri media in disuso. Ad esempio, fondendo insieme delle vecchie audiocassette e modellandole come fossero ceramica, Dettmer ha ottenuto un teschio: tutto sommato il simbolo di come gli oggetti “morti” possano rivivere in forme nuove e passare da un utilità pratica ad una estetica. Il compito dell’arte è in fondo proprio questo: plasmare la materia inerte per infondergli spirito.

Se vivete a Milano sapete bene chi è Dumbo, avrete sicuramente visto una delle numerosissime tag che ha disseminato in giro per la città in tantissimo anni da attività da writer di strada. Quello che forse non sapete è che Dumbo si chiamava Ivano Atzori ed attualmente vive a New York, dove ha pubblicato un libro: Acts of vandalism and stories of love (2007) e continua a lavorare nell’ambiente dell’arte.
Il magazine online di D&G, Swide, gli ha dedicato un’intervista molto bella e interessante pochissimi giorni fa da cui vale la pena riportare almeno un paio di considerazioni sull’arte undergound, sulla città di Milano e sui rapporti tra queste due cose.
Pensi che a Milano ci sia ancora una scena artistica underground?
Se per underground intendi artisti outsider, sì esiste ancora. Penso che molte di questi siano persone estremamente valide e dinamiche e, paragonati agli artisti accademici, mi sembra che possiedano una personalità più interessante e forte. Spesso sono persone che arrivano all’arte per caso, attraverso la musica, la vita di strada, gli squats, il loro apporccio è decisamente più spontaneo

Viene presentato oggi giovedì 8 aprile alle 18:00 al Museo Marini Marini di Firenze Home for Lost ideas, un volume curato da Catherine Griffiths & Dan Rees ed edito da Archive Books. Il libro è una prima grande ricognizione nei territori della progettualità irrelizzata, un viaggio nei cassetti e negli archivi di alcuni dei più grandi protagonisti dell’arte contemporanea alla scoperta di quelle opere pensate e mai partite, rimaste ad uno stato germinale.
All’appuntamento, inserito nella nuova programmazione de Il Teatro di Marino, parteciparanno Alberto Salvadori, Marco Altavilla, Catherine Griffiths e Dan Rees, per presentare questo contenitore di progetti mai realizzati, persi, dimenticati o impossibili.
81 artisti tra cui Marina Abramovic, Franz Ackermann, Pascale Berthier, Shaun Doyle & Mally Mallinson, Nadia Hebson, Diego Perrone, Allison Smith, Nedko Solakov, Jordan Wolfson, che hanno aderito alla piattaforma inviando le loro macchine inutili (di munariana memoria), le loro coraggiose infatuazioni creative.
Non si ferma l’attività espositiva di Palazzo Reale nella primavera 2010. Ai nastri di partenza una mostra dedicata a un oggetto d’arte piuttosto singolare, il libro d’artista. Libri d’artista dalla collezione Consolandi. 1919-2009, a cura di Giorgio Maffei e Angela Vettese, andrà in scena dal 24 marzo al 23 maggio.
Paolo Consolandi, instancabile collezionista ed appassionato promotore dei giovani, ha raccolto volumi d’artista per oltre cinquant’anni, a partire dagli anni sessanta. I 130 libri presenti nella mostra a Milano documentano una modalità, una tecnica espressiva sperimentata dalle avanguardie storiche fino ai nostri giorni. Un percorso che si apre con il libro di Fernand Léger e Blaise Cendrars (1919) e si chiude con quelli di Sophie Calle (2007) e Sabrina Mezzaqui (2009).
Se volessimo risalire alle origini del libro d’artista, potremo quasi partire dalle miniature, i manoscritti miniati, colorati, per poi passare alle composizioni dada e surrealiste ed approdare alla ricerca specifica di autori come Joan Mirò e Léger. Dagli spunti narrativi di William Kentridge alla standardizzazione delle xerocopie di Alighiero Boetti. Maestri come Picasso, Max Ernst, futuristi e astrattisti, per arrivare fino alle grandi rivoluzioni di Bruno Munari. Ancora Tàpies, Warhol, Richter, LeWitt, Boltanski, Beuys, Gilbert&George, Cattelan, Hirst e molti altri.

Mentre in Italia impazzano le mostre dedicate al grande Caravaggio, ecco che Taschen fa uscire un nuovo libro monografico che celebra il genio della pittura in tutta la sua grandezza.
Caravaggio. The Complete Works è il titolo di un meraviglioso volume che offre una panoramica completa del lavoro dell’artista con cinque capitoli introduttivi che analizzano la sua carriera artistica, dai suoi primi passi nella pittura a Milano, passando per il grande trionfo nel periodo della Roma papale, fino agli ultimi drammatici anni trascorsi tra Napoli, Malta e la Sicilia.
Un artista complesso e controverso, con un talento ineguagliabile, che ha saputo precorrere i tempi e con il suo stile e la sua tecnica ha fortemente influenzato tutta la pittura europea dei secoli a lui successivi.

È uscito qualche mese fa e l’avevo subito notato per la sua raffinatezza: si tratta del volume monografico dedicato al fotografo Giuseppe Cavalli (Giuseppe Cavalli. Nature Morte), pubblicato da Baldini Castoldi Dalai editore.
Di certo non un libro da gustare sotto gli ombrelloni che si avvicinano, sia per la preziosità che per il prezzo (60 euro), ma di certo una chicca per gli amanti della fotografia in bianco e nero.
Le nature morte di Cavalli, nato nel 1904 a Lucera, sono immagini di estrema poesia e sperimentazione compositiva. Per tutta la vita si dedicò alla fotografia considerandola un mezzo ben lontano dal mero scopo documentario.
Il volume è molto ricco e corredato di apparati documentari interessantissimi. Sfogliarlo e rispogliarlo è un vero piacere.
Giuseppe Cavalli. Nature Morte



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La famosa casa editrice Taschen, che molti di voi sicuramente conosceranno, quest’anno compie 25 anni di attività. Benedikt Taschen, il suo fondatore, era animato sin dall’inizio dal desiderio di realizzare libri d’arte di qualità, ma che fossero realmente accessibili al grande pubblico. E bisogna riconoscere che ci è riuscito, realizzando volumi estremamente curati nel design e nei contenuti, ma a prezzi contenuti e intelligentemente differenziati.
Per festeggiare insieme ai lettori il suo 25 anno di attività, la casa editrice ha messo in circolazione decine dei suo libri, dall’architettura al design, dalle arti plastiche alla pubblicità, dal cinema alla fotografia, a prezzi stracciati: pensate che il listino parte da 4.99 euro. Proprio questa mattina, una domenica dal cielo umido che promette pioggia, ne ho comprato uno il libreria e volevo consigliarvi di fare altrettanto: questi libri non solo sono degli oggetti belli da sfogliare e da vedere, ma sono anche delle fonti preziose di informazioni per tutti gli appassionati di arte in tutte le sue discipline.
Benedikt Tachen inizia la sua avventura a soli 18 anni, aprendo un piccolissimo locale di 25 mq a Cologne (Germania) dove distribuiva le sue collezioni di fumetti: ho deciso di utilizzare la foto di questo primissimo inizio – lo trovo delizioso - per rappresentare una casa editrice che adesso distribuisce in tutto il mondo con più di 500.000 titoli e store aperti nelle più importanti capitali del mondo.