Perché un altro (l’ennesimo) libro su Andy Warhol? Per motivi diversi: innanzitutto perché volenti o nolenti Warhol è un’icona, e come tale è oggetto di continue attenzioni; e poi perché a scrivere questo nuovo libro (Einaudi, 149 pagine, 18,50 euro) è Arthur C. Danto, filosofo e critico d’arte tra i più validi.
E lo fa attraverso l’unione tra biografia, estetica, e sociologia (o meglio, critica culturale). Danto ripercorre la vita e le opere di Warhol quasi perseguitato da un tormento: con le sue scatole Campbell, Warhol ci ha costretto a chiederci che differenza c’è tra due oggetti identici, uno dei quali è arte e l’altro no. Come poter rispondere a questo dilemma?
Ciò che colpisce del saggio di Danto è che, attraverso l’analisi delle opere di Warhol, giunge ben oltre all’indagine estetica, ragionando sulle conseguenze filosofiche e sociali della sua arte, tra le più conosciute anche dai non addetti ai lavori.
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La domanda a cui il critico d’arte Francesco Bonami cerca di rispondere, nel suo “Si crede Picasso” (Mondadori, pp. 132, 17 euro) è tra le più importanti che si possano porgere: come distinguere un vero artista? Domanda che potrebbe essere posta così: cos’è l’arte? E’ naturalmente una domanda importantissima, è un po’ come chiedere cosa fa di un uomo che scrive uno scrittore.
La risposta di Bonami, curatore della Biennale di Venezia nel 2003 e di quella del Whitney Museum di New York di quest’anno, lascia aperti molti dubbi:
Se uno prova a farci l’occhio, andando a mostre o visitando musei, inizierà a capire quasi automaticamente quali sono gli artisti veri e quelli falsi. L’opera d’arte realizzata da un vero artista suscita dentro di noi una sensazione completamente diversa da quella prodotta da un millantatore.
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Un classico racconto di Jack London e le immagini di uno dei migliori illustratori sulla scena. Il racconto è “L’ombra e il bagliore“, e l’artista Fabian Negrin. Il libro, invece, è quello che la Orecchio Acerbo ha appena pubblicato, e che ancora una volta conferma l’attenzione che la casa editrice romana dedica ai libri per ragazzi.
Libri per ragazzi che sono in sé dei libri d’arte: le immagini nella gallery non rendono giustizia al libro, che si lascia sfogliare con estremo piacere e che presenta strategie di illustrazione molto varie: dalla carta da lucido alle sovrapposizioni di pagine a creare un’unico disegno.
La storia è quella di due ragazzi, di fisico molto simile, che tentano di diventare invisibili, ed è racconta da un terzo personaggio, del tutto diverso, fisicamente, dai due. Un racconto molto bello illustrato con grazia e imprevedibilità.
Ventisei fotografie affiancate da altrettante didascalie: luoghi, volti, paesaggi un po’ da tutto il mondo. L’idea sembrerebbe addirittura banale, se la penna che commenta queste immagini non fosse quella di Ettore Sottsass.
“Foto dal finestrino” (Adelphi, pp. 75, euro 5.50) è una piccola perla di ironia, divertimento, riflessione amara, che uno dei più grandi architetti italiani presenta a un pubblico troppo abituato, ormai, a scempi urbanistici, a case, a “montagne di stanze tutte uguali”, costruite senza minimamente pensare a chi, poi, ci andrà ad abitare.
C’è il senso della precarietà dell’arte, anche per un oggetto, quello architettonico, che più di ogni altro sembra destinato a rimanere nel tempo; come quando, davanti a un edificio costruito da Le Corbusier in India, lo scrittore prende atto che “non c’è idea, per generosa che sia, capace di resistere al tempo”. Una lezione di semplicità, e di umiltà architettonica, di cui dovrebbero prendere atto molti architetti prima di impugnare il mouse.

Vi vogliamo segnalare un libro, questa settimana, che costituisce una piccola guida sia per esperti che per colroo che non sono mai riusciti a capire, e quindi apprezzare a pieno, un’opera d’arte: “Guardare un quadro” di Mary Acton (Einaudi, pagg. 272, 28 euro) è una sorta di guida all’osservazione e alla comprensione di un quadro, un viaggio nella pittura dell’Occidente alla scoperta delle tecniche e agli stili di alcuni, importanti, artisti.
Attraverso l’analisi di singole opere, l’autrice, storica dell’arte inglese, fa inoltrare il lettore nella testa dell’autore di un quadro, facendogli notare i colori, la composizione, i toni, la gestione dello spazio: insomma, le mille possibilità di agire davanti alle quali il pittore si è trovato prima di prendere in mano il pennello.
E gli autori presi in considerazione (e sempre inquadrati storicamente) vanno da Piero della Francesca a Caravaggio, da Rembrandt a Botticelli, da Picasso a Rothko, a Matisse… un libro che non solo insegna a guardare con più attenzione un quadro, ma ci pone davanti alla storia degli stili e delle idee occidentali.

Tre libri d’arte per Natale, per ogni tasca e per (quasi) tutti gli interessi: il primo libro che vi sottoponiamo è il catalogo della mostra di Edward Hopper (Skira, 240 pagg.; 47,20 euro), tuttora in corso a Milano. Un libro molto bello, sia perché presenta 190 opere, tra oli, acquerelli e disegni, sia perché è arricchito di un ottimo apparato. Spesso, infatti, alle opere finite viene accostato il bozzetto preparatorio, permettendoci di entrare nella fucina dell’artista. E scopriamo che, quelli che appaiono ritratti immediati di vita quotidiana, sono invece frutto di approfonditi studi e di accostamenti di progetti differenti.
Il secondo libro, Diego e Frida (Saggiatore, 187 pagine; 9 euro), è un saggio che si legge con la passione di un romanzo, scritto da Le Clézio, premio nobel della letteratura nel 2008. E’ la ricostruzione del matrimonio tra la geniale artista Frida Kahlo, giovane ragazza dalla salute precaria, e Diego Rivera, maestro dei muralisti messicani molto più vecchio di lei. Una ricostruzione della loro vita entusiasmante, che ripercorre la loro esistenza, la passione rivoluzionaria, i viaggi, quella loro storia d’amore che li ha portati a diventare delle icone.
E infine, anticipando il cinquecentenario della morte del grande artista, vi proponiamo un libro su Botticelli, a cura di Cristina Acidini Luchinato, sovrintendente dei musei di Firenze e, pertanto, una dellle personalità senz’altro più preparate a celebrare il grande maestro. Vengono raccolte 75 opere, con una fondamentale introduzione che ci ricorda il contesto culturale nel quale visse Botticelli (Electa, 280 pagg; 65 euro). Molto belli i dettagli delle opere, che ci mostrano al pieno la bravura di questo grande artista. Aspettando le celebrazioni del 2010.

“Guardami. Il volto e lo sguardo nell’arte” è il volume, edito da Silvana editoriale, che accompagna l’omonima mostra che, a Lugano, sta cercando di fare in qualche modo il punto su uno dei soggetti artistici sui quali l’arte si è più spesso interrogata: il volto umano, e le sue infinite sfaccettature.
Il libro, di 296 pagine (34 euro), offre una lunga carrellata di sguardi: circa 80 immagini che documentano i cambiamenti che, dal 1969 a oggi, hanno caratterizzato la raffigurazione artistica dello sguardo, soprattutto la sua spersonalizzazione, dovuta anche all’introduzione della tecnologia nella rappresentazione del volto.
Gli artisti coinvolti nella mostra (e presenti nel catalogo) sono tra i più noti: Richard Hamilton, Urs Lüthi, Marisa Merz, Bruce Nauman, Arnulf Rainer, Gerhard Richter, Thomas Ruff, Thomas Schütte, Alex Katz, e l’immancabile Andy Warhol. I volti che ritraggono creano una vertigine nella “lettura”, un vortice di espressioni del viso, di tecniche, di persone, molto affascinante.
Continua a leggere: Un libro alla settimana: "Guardami. Il volto e lo sguardo nell'arte".
Una rubrica sui libri d’arte, ovvero scritti da artisti, che parlano di artisti, che hanno a che fare con l’arte. In questo piccolo spazio daremo, ogni settimana, una notizia sull’arte scritta coi caratteri di Gutenberg. Perché l’arte sicuramente si osserva, nei musei e, nel migliore dei casi, per le piazze. Ma l’arte, da sempre, si può anche leggere.
Come dimostra Il pornografo di Vienna, il romanzo di Lewis Crofts, un giovane giornalista inglese (ma residente a Bruxelles) dedicato alla vita di Egon Schiele. Dopo qualche tempo trascorso tra Tulln e Vienna, le due città di Schiele, Crofts è riuscito a scrivere un romanzo denso sulla breve vita dell’artista, morto nel 1918 all’età di 28 anni, e a creare un filo diretto tra la vita privata dell’autore e le sue opere.
Figlio di un ferroviere, Schiele incomincia a disegnare da bambino, rifiuta da adolescente la carriera militare e fugge a Vienna, per studiare all’Accademia e diventare a tutti gli effetti un artista. Si porta dietro un volto, quello della sorella Gertrude, per la quale nutre una vera e propria venerazione; lei costituirà il prototipo di donna che Schiele cercherà nella sua vita e riproporrà nell’arte, trasformato dall’espressionismo.
Il libro si concentra sull’amicizia con Gustave Klimt (amicizia artistica e privata: Wally, una modella di Klimt, diventerà forse la donna più importante di Schiele) e, soprattutto, dipinge le sventure dell’artista: disprezzato dall’ipocrisia della società viennese, per molto tempo considerato, anche artisticamente, un eretico. E, come capita a tutti gli eretici, il momento di gloria cade nelle circostanze meno opportune, e ha il sapore amaro del tragi-comico. Schiele, dopo aver abbandonato il suo stile di vita dissoluto, essersi sposato, aver finalmente raggiunto il successo, viene ucciso dall’influenza spagnola. Un romanzo ben documentato, ben scritto, e che tiene il lettore attaccato alla pagina.
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