Al via a brevissimo l’appuntamento italiano dedicato al VJ e all’arte visuale. Parliamo di LPM - Live Preformers Meeting che quest’aanno arriva alla sua ottava edizione con molte novità, prima fra tutte una collaborazione europea che lo porterà a Minsk.
Ma partiamo dalle date e dalla location. L’appuntamento italiano è previsto fra il 19 e il 22 maggio prossimo a Roma. Abbandonata la sede del Brancaleone, che lo ha opitato per due anni consecutivi, LPM si sposta al Cinema Aquila nel cuore del quartiere Pigneto: la sede è stata recentemente ristruturata e si disloca su tre piani che offrono tre sale cinema, foyer e spazi per conferenze e presentazioni.
Se la formula dei 4 giorni è confermata e il live video rimane il protagonista indiscusso del meeting, la programmazione ci riserva molte sorprese. Non più una tematica unica concentrata in un giorno, ma sei atree tematiche che attraverseranno la quattro giorni attraverso workshop, incontri, prsentazioni, dibattiti e performance: RE-ENCODE esplora le intersezioni fra Vjing e arte generativa; VIDENTITY si confronta con le tematiche gender GLBT dove il video diventa strumento di emancipazione del genere, interrogandosi sul ruolo della porngrafia indipendente e libertaria; CINEMATIC DERIVES, dove la performance visuale dal vivo scopre i nuovi linguagi espressivi dell acrossmedialità “messa in scena” su un palco; SENSIBLE DATA, una riflessione sul dominio dell’informazione per approfondire l’intersezione fra libero accesso ai dati, informazioni e conoscenze e visual art; 3D-STEREOSCOPIC, dedicata all’esplorazione di tecniche e performance legate al video stereoscopico in tempo reale; URBAN ART MEDIA DRIFTS, per scoprire un teritorio ibrido dove il graffitismo ncontra il live video; VIDEO MAPPING, dedicato alle tecniche di mapping dove il video incontra archittetture e spazi publici e si sovrappone alla realtà fisica. Infine VJ TORNA, concorso di Vjing nato in Ungheria nel 2004 che quest’anno converge dentro LPM in un evento unico: due giorni di duelli con la premiazione finale e la consegna dell’Award da parte della giuria, composta da Gianluca Del Gobbo (FLxER), László L. Laki (Cinetrip, VJ Torna), Andrea Sztojánovits (Skylab). Per chi è interesato al programma, sul sito trovate tutte le informazioni di dettaglio.
Aspettatevi un mio reportage da LPM Roma. La tappa di Minsk è invece prevista per settembre, spero veramente di riuscirci a passare

Con un po’ di ritardo eccovi anche le foto da LPM 2010. Conosciamo molto bene la manifestazione, abbiamo ascoltato il bel racconto di Marco Donnarumma e quello che voglio aggiungere io per l’edizione di quest’anno è una la frase di un giovane artista dell’accademia di Brera, attivissimo: lo ritrovo a Transmediale a Berlino, al Node Fest, ad AHAcktitude e anche qui. Dice due cose bellissime. Io: “Ma sei anche qui”. Lui: “Beh, mangio pollo tutto l’anno per pagarmi i biglietti e le tresferte e poi qui in tre giorni ai workshop imparo quello che imparerei in tre mesi in accademia”.
Un’altro punto riguarda invece la mostra “Cease & desist Art: yes this is illegal!” curata da Simona Lodi e inserita nel programma nella giornata delle libertà digitali, classico appuntamento di apertura di LPM del giovedì. La mostra, una selezione di opere al limite della legalità fra plagiarismo, azioni di hacking, disturbo e pirateria, riflette provocatoriamente su come gli artisti (e in particolare gli artisti digitali) oggi non abbiamo più bisogno di un buon avvocato che di gallerie e curatori. Come dimostrano le numerose lettere di “cease and desist” ricevute da corporation, istituzioni e personaggi pubblici, ormai a loro volta un quasi-trofeo a testimoniare la libertà dell’atto creativo nella Corporatn Age. Se non che, a quanto pare, la curatrice qualche giorno fa ha ricevuto a sua volta una di queste lettere da un gruppo di artisti inclusi nella mostra (che è stata sviluppata esclusivamente online) senza il loro consenso.
Si conclude oggi a Roma la 7° edizione di LPM (Live Performers Meeting), meeting che dal 2002 ha raccolto una fra le più vaste comunità mondiali di vj e video-artisti. Quest’anno 378 gli artisti provenienti da 28 paesi (Italia, Spagna, Uruguai, Germania, Turkia, France, United Kingdom, Argentina, Portogallo, Messico, Canada, Polonia, Olanda, Ungheria, Latvia, Irlanda, Svezia, Repubblica Ceca, Grecia, Danimarca, USA, , Austria, Australia, Macedonia, Bulgaria) con 293 tra performances, workshop e showcases.
Ho seguito da vicino tutto il raduno (un massacro: impossibile seguire tutto il programma…), fino dalla conferenza stampa (e nonostante la stanchezza fra un po’ ci ritorno per l’ultima giornata dedicata al visual gender). Ho fatto foto, preso appunti, intervistato artisti e realtà che sono riusciti a suscitare il mio interesse.
Pensavo così di iniziare i reportage dal primo giorno di meeting sulle digital freedom realizzato in stretta collaborazione con il RomaeuropaFakeFactory, di cui LPM è uno fra i primi sostenitori. Ma non sarà così. Ieri l’edizione nazionale del TG3 (ore 19:00) ha inserito nel palinsesto un servizio di circa 2 minuti sull’evento. Il che è un ottimo segnale visto che raramente manifestazioni di questo tipo, anche se molto riuscite, hanno la capacità (come si dice in gergo) di “bucare” i media. Peccato che il TG abbia confuso LPM con una “festa” di hakers. Ovvero, dentro LPM arrivano hacker, tecnologie opensource e attivitsti, ma il focus della manifestazione rimane decisamente un altro…
Il mio reportage inizia quindi con una bias mediatica e una domanda: cosa ci mostrano in realtà i telegiornali? e soprattutto: perché è così lontano dalla logica dei media mainstream imparare a esporsi al (duro ma benefico) feedback del pubblico? Il blog alla fine lo fa…
[Per chi volesse verificare, ma forse qualcuno ha pure visto il servizio, qui il link con l’edizione del TG]