
E’ apparso la settimana scorsa sulla tanto contestata diga di Dam Matilija, vicino ad Ojai (California). Si tratta di un enorme paio di forbici aperte su una lunga linea verticale tratteggiata proprio sulla facciata visibile della diga, a significare di “darci un taglio”. Gli autori sono naturalmente anonimi. Il L.A. Times scrive che esiste da anni una coalizione di ambientalisti, pescatori, surfisti e funzionari di ogni livello che si stanno battendo per demolire la struttura obsoleta, costruita nel 1947. Ma, visto che la petizione e la lotta su vari fronti non ha portato ai risultati sperati, ci si è messa la street art a dare man forte. Impossibile che quest’opera venga ignorata. Il graffito, attentamente pianificato (vista anche la pericolosità del contesto), è il lavoro più rispettoso dell’ambiente che la urban art potesse creare. Che sia l’inizio di un nuovo genere di graffiti?
Via | L.A. Times
È possibile fondere in una sola idea il giornalismo, la narrativa e l’arte? È quello che cerca di fare (e a mio avviso ci riesce alla grande) Mediastorm, un progetto che innanzitutto pone lo spettatore di fronte a una nuova arte o, meglio, a un nuovo modo di concepire l’arte. Mediastorm, nato nel 1994, applica tutte le potenzialità della multimedialità (animazione, musica, video, come spesso si vede fare) alla fotografia, a reportage realmente pubblicati su alcune delle più famose testate giornalistiche americane, ed è questa la vera novità.
Il punto di partenza è un solitamente un reportage fotografico, che attraverso il montaggio, l’uso sapiente dell’audio e tanta poesia diventa un racconto, una storia che spesso lascia il segno. Una sorta di Saviano delle arti figurative. Alcuni esempi: “1976”, realizzato da RJD2 e leftchannel, che racconta con un’animazione straordinaria in poco più di 2 minuti la vita di Cuba – i suoi luoghi, i suoi colori, l’arte nascosta nei gesti di tutti i giorni (vedi il video qui sopra).
Oppure il celebre Marlboro Marine, il reportage realizzato dal fotogiornalista Luis Sinco per il Los Angeles Times, che documenta l’assalto di Fallouja avvenuto nel 2004 e il difficile tentativo da parte del militare Miller di ritornare alla vita di tutti i giorni al suo ritorno dall’Iraq (lo potete vedere qui). Ma i loro orizzonti sono molto vasti: si veda ad esempio qui l’animazione cinica, naif, dolce e catartica allo stesso tempo che Laith Bahrani ha fatto di Creep dei Radiohead. Un nuovo modo di intendere l’arte, che arriva a toccare la vita più da vicino.

Il fatto sarebbe accaduto lo scorso 3 settembre, ma è stato reso noto soltanto oggi dal Los Angeles Times. Ed è una vicenda alla Sherlock Holmes. Ben dieci quadri della serie “Gli atleti” di Andy Warhol sarebbero stati rubati dalla casa del noto collezionista Richard L. Weisman. A scoprire il furto la donna delle pulizie, che avrebbe immediatamente avvertito le forze dell’ordine. Il proprietario era appena partito per un viaggio.
Cosa c’è di tanto strano? Ebbene, gli investigatori non hanno riscontrato alcun segno di effrazione e i ladri avrebbero lasciato altri quadri dello stesso artista presenti nella casa. La polizia ha offerto un milione di dollari a chiunque fornisse notizie utili a risolvere questo strano caso.
Via | Los Angeles Times