
Con questa intervista incontriamo un giovane gruppo di artisti/musicisti romani, i Nephogram, che sperimentano attraverso le loro performance, modi interessanti di far incontrare la musica con il video e l’arte generativa. Ma non solo: Nephogram è un net label che ha scelto il copyleft, come ci spiega Stefano Pala, ideatore del progetto insieme a Francesco Rosati, che ha gentilmente risposto alle mie domande.
REFFlexx/Animazon, la performance a cui assistito nel corso di LPM, nasce da una collaborazione con Victor Mason (Animazon): il gruppo lo incontra in Germania e il meeting che abbiamo seguito nei suoi quattro giorni diventa l’occasione per realizzare un progetto comune. La preparazione della performance avviene via skype, nei giorni precedenti, ma non voglio aggiungere altro lasciando spazio alla descrizione, salvo il fatto che ho apprezzato moltissimo l’estetica minimale e pulita della prima parte, che si univa perfettamente al nois organico, sporco e altrettanto minimale della musica. E una battuta di Stefano: dal mix di lingue alla fine i tre si imbarcano in una sorta di “interrail verbale“.
Concludo questa breve introduzione ancora con una piccola citazione dal testo che mi sembra significativa. Quando gli chiedo quali sono i problemi che un giovane creativo inconra e il perchè di scelte molto precise sul diritto d’autore, mi risponde così “…Non si tratta tanto di apprezzare un genere piuttosto di un altro quanto rispettarne la validità artistica. Ci siamo quindi rifugiati sul web, dove non avevamo più bisogno di intermediari che avrebbero dovuto dettare condizioni. Ormai il mezzo stesso è arte, il codice è poesia.“.
Buona lettura.

A giusto una settimana dalla conclusione di LPM, finalmente riesco a raccogliere il materiale della lunga quattro giorni animata da vj, videoartisti, performance di questo meeting.
Lo faccio iniziando da una lunga chiacchierata-intervista con Gianluca Del Gobbo che, da ideatore e promotore del progetto, me ne chiarisce la genesi e l’evoluzione: una storia che inizia ben 7 anni fa.
Dei numeri di LPM e della peculiare interpretazione che ne ha fatto il Tg3 (a quanto pare ci sono però abituati, visto che per i giornalisti trovare una collocazione per l’evento è difficile: si tratta di tecnologia, arte, clubing notturno? e i transgender che c’entrano?!?) vi ho già parlato precedentemente, ma vi ricordo in breve le statistiche: 378 le presenze da 28 paesi, per un totale di 293 tra performances, workshop e showcases.
Da qui in poi inizia la narrazione. Non esattamente un’intervista, ma un racconto dove a quello che ho visto, letto e conosciuto si mescolano come degli inserti le parole di Gianluca…
Continua a leggere: Speciale LPM 2009 con Gianluca Del Gobbo [PART 1]
Si conclude oggi a Roma la 7° edizione di LPM (Live Performers Meeting), meeting che dal 2002 ha raccolto una fra le più vaste comunità mondiali di vj e video-artisti. Quest’anno 378 gli artisti provenienti da 28 paesi (Italia, Spagna, Uruguai, Germania, Turkia, France, United Kingdom, Argentina, Portogallo, Messico, Canada, Polonia, Olanda, Ungheria, Latvia, Irlanda, Svezia, Repubblica Ceca, Grecia, Danimarca, USA, , Austria, Australia, Macedonia, Bulgaria) con 293 tra performances, workshop e showcases.
Ho seguito da vicino tutto il raduno (un massacro: impossibile seguire tutto il programma…), fino dalla conferenza stampa (e nonostante la stanchezza fra un po’ ci ritorno per l’ultima giornata dedicata al visual gender). Ho fatto foto, preso appunti, intervistato artisti e realtà che sono riusciti a suscitare il mio interesse.
Pensavo così di iniziare i reportage dal primo giorno di meeting sulle digital freedom realizzato in stretta collaborazione con il RomaeuropaFakeFactory, di cui LPM è uno fra i primi sostenitori. Ma non sarà così. Ieri l’edizione nazionale del TG3 (ore 19:00) ha inserito nel palinsesto un servizio di circa 2 minuti sull’evento. Il che è un ottimo segnale visto che raramente manifestazioni di questo tipo, anche se molto riuscite, hanno la capacità (come si dice in gergo) di “bucare” i media. Peccato che il TG abbia confuso LPM con una “festa” di hakers. Ovvero, dentro LPM arrivano hacker, tecnologie opensource e attivitsti, ma il focus della manifestazione rimane decisamente un altro…
Il mio reportage inizia quindi con una bias mediatica e una domanda: cosa ci mostrano in realtà i telegiornali? e soprattutto: perché è così lontano dalla logica dei media mainstream imparare a esporsi al (duro ma benefico) feedback del pubblico? Il blog alla fine lo fa…
[Per chi volesse verificare, ma forse qualcuno ha pure visto il servizio, qui il link con l’edizione del TG]