
Collezionista, gallerista, storica dell’arte, lo scorso 24 gennaio si è spenta a Milano Claudia Gian Ferrari. Lascia un’importante collezione, 44 opere sono destinate al FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano e altre 58 al MAXXI di Roma.
A Milano, dove la Gian Ferrari ha costruito il suo Studio di Consulenza per il ‘900 Italiano e l’Arte Contemporanea, la gallerista non è mai andata d’accordo con le istituzioni museali. Ha affidato così al Fai il suo patrimonio legato al primonovecento, in gran parte ereditato dal padre Ettore Gian Ferrari, che l’allestirà a Villa Necchi Campiglio, in corso di restauro secondo il progetto originario degli anni ‘30 dell’architetto Piero Portaluppi. L’amante morta di Arturo Martini, il Ritratto di Alfredo Casella e Oreste ed Elettra di De Chirico, La famiglia del pastore di Sironi e due Nature Morte di Morandi, solo per fare qualche nome di questa parte della collezione.
Il resto è appunto destinato al Maxxi e crediamo che anche il nuovo consulente per le acquisizioni Vittorio Sgarbi non abbia avuto niente da ridire. Marcel Duchamp, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Patrik Tuttofuoco, Charles Avery, Gabriele Basilico, Mattew Barney, Stefano Arienti, Christian Boltansky, Bruna Esposito, Tony Cragg, Lara Favaretto, Anselm Kiefer, Pier Paolo Calzolari, Ettore Spalletti, Pedro Cabrita Reis, Marlene Dumas, Urs Luthi, Vic Muniz, Wolfgang Tillmans, Chen Zhen e molti altri.
Dunque, per quanto riguarda il Maxxi aspettiamo soltanto che questi capolavori, già inclusi nei cataloghi del museo, vengano inclusi in qualche mostra, mentre per il Fai dovremo attendere la fine del restauro della sede. Un ringraziamento da parte di tutta la cultura italiana va all’intera famiglia Gian Ferrari.
Dal 20 marzo al 18 luglio, la Galleria civica di Modena apre le porte a una mostra tanto inconsueta quanto curiosa, “Pagine da un bestiario fantastico“: opere su carta di artisti italiani che testimoniano la grande attrattiva che questo animale ha e ha avuto nella storia dell’arte di ogni paese e di ogni tempo, a partire, forse, da quel medioevo tanto dedito alla rappresentazione di grifoni e bestie di ogni genere.
De Chirico, Fontana, Mario Merz, Omar Galliani, Enzo Cucchi sono solo alcuni degli autori di questi lavori, con i quali la galleria intende anche promuovere il proprio fondo, la “Raccolta del disegno”, anche se la mostra potrà contare anche su opere provenienti da altre istituzioni.
Una parte della mostra, inoltre, sarà dedicata ai giovani disegnatori italiani, alle “nuove leve”, che così si troveranno faccia a faccia con i maestri più conosciuti e celebrati. Animale com simbolo, animale come metamorfosi, come elemento della natura e come elemento della mitologia: la mostra intende cercare, nei limiti di un argomento sterminato come questo, a gettare un po’ di luce su questo tema e su una tecnica, il disegno, che al giorno d’oggi è spesso considerata minore.
A Modena, un bestiario fantastico
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Sta cambiando qualcosa nel microclima economico legato alle grandi vendite di arte contemporanea? A giudicare dai resoconti delle ultime aste, si direbbe proprio di sì. E quasi sempre i successi sono legati a nomi italiani.
La scorsa sera da Sotheby’s Londra opere di Lucio Fontana hanno contribuito per larga parte al risultato eccezionale di un totale di 54 milioni di sterline. Un record per la casa d’aste: il secondo miglior risultato di sempre per un’asta di febbraio.
Niente male neanche il risultato “personale” di un autoritratto “con l’occhio nero” di Lucian Freud, venduto per 2.8 milioni di sterline, dipinto nel 1978 dopo che l’artista fu aggredito da un tassista.
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Dopo la mostra dedicata ad Alan Rankle e Kirsten Reynolds, aprirà il prossimo 25 marzo alla Fondazione Stelline una collettiva curata da Giorgio Verzotti sul tema dell’essenzialità nella pratica artistica.
50 le opere in mostra, e i nomi degli artisti non lasciano dubbi sulla “semplicità” dei lavori: da Richard Long a Niele Toroni, da Alberto Burri a Lucio Fontana, da Tony Cragg a Bruce Nauman, da Grazia Toderi a Luca Trevisani. Semplicità nelle relazioni e nei significati, semplicità nei materiali e semplicità nell’approccio creativo caratterizzano da sempre i percorsi degli artisti in mostra, ma le loro opere presentano sicuramente una complessità che emerge nel loro lato concettuale e nella reazione emotiva dello spettatore.
Sulla carta, un’esposizione necessaria e più che interessante, in tempi di espressioni artistiche spesso forzatamente complesse e incomprensibili alla maggior parte del pubblico. Inaugurazione il 24 marzo alle ore 18.30, mostra aperta fino al 20 giugno.
Bisognerà un po’ correre qua e là per vedere la mostra “Il Grande Gioco. Forme d’arte in Italia 1947 – 1989”, che vuole creare un percorso artistico compreso dalla fine della seconda guerra mondiale fino alla caduta del muro di Berlino. La mostra, infatti, è suddivisa in tre spazi che, a partire dal 24 febbraio, si succederanno: dal 1947 al 1958 al Museo d’arte contemporanea di Lissone; dal 1958 al 1972 alla Rotonda di via Besana di Milano; e infine dal 1972 al 1989 alla alla GAMeC di Bergamo.
A Lissone si cercherà di indagare l’arte dal dopoguerra al grande spartiacque della vita culturale italiana, il 1958 (inizio del boom economico). Al centro dell’attenzione, dunque, ci saranno Soldati, Munari, Dorfles, Prampolini, Fontana, e con loro il gruppo Forma 1, Origine, e i movimenti nucleari e spaziali.
Molto ricca la sezione dedicata al periodo ‘58-’72, a Milano. Periodo di grande fermento culturale, che vede perdere il confine netto tra pittura e scultura, e l’affermazione di artisti quali Manzoni, Lo Savio, ma anche l’arte povera, con Mario Merz, Pistoletto, Boetti (tra gli altri).
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La tradizione lega da sempre la città di Milano alle arti sacre. Oggi Milano ha un nuovo spazio in cui il contemporaneo e il sacro possono incontrarsi. Stiamo parlando dello Spazio Crocevia, presso la Fondazione Alfredo e Teresita Paglione, in via Appiani 1 (MM3 - Turati).
Tante sporadiche iniziative andavano già in questo senso, ma mancava un luogo deputato alla valorizzazione della dimensione spirituale nella dimensione contemporanea. Crocevia apre i battenti giovedì 10 dicembre e lo fa con un percorso dedicato ad un grande scultore del ‘900, Francesco Messina.
Una scultura intrinsecamente legata ad un forte valore escatologico, che parla di dolore, sofferenza, speranza e futuro. Una scultura che l’amico Lucio Fontana descrisse come qualcosa ‘di cui non è più tempo’. Ma proprio l’attualità di questa tensione verso il “più che umano”, linstancabile ricerca di una scintilla della bellezza divina nell’uomo danno piena luce al percorso artistico di Messina e lo rendono fortemente attuale nel buio dei nostri tempi.
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Una grande anteprima per la città di Milano. Nei giorni 1 e 2 dicembre a Palazzo Broggi sarà presentata la collezione privata tedesca di opere di maestri italiani del Novecento, la Sammlung Lenz Schönberg Collection, che è stata assemblata dalla coppia di collezionisti Mr and Mrs Lenz. La collezione, soprannominata ‘Zero Art‘, perché raccoglie esponenti del movimento europeo Zero, sarà poi in asta a Londra da Sotheby’s nel febbraio 2010.
Un grande sforzo collezionistico che racchiude circa 50 opere e che si è spalmato nel corso di cinquant’anni include lavori del primo dopoguerra di Yves Klein, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Günther Uecker, Roman Opalka e Victor Vasarely e che dovrebbe realizzare un eccesso di circa 12 milioni di sterline.
Nel panorama degli anni Cinquanta, dominato dalla frattura Realismo / Astrattismo, il Gruppo Zero cercò di costruire a livello concettuale uno spazio per la comunicazione libera, ripartendo appunto da zero. Sperimentare nuovi materiali e nuove modalità espressive proseguendo nel solco di quanto tracciato da futuristi e dada e dialogando con quelle tendenze nascenti come il Nouveau Realisme, la Nova Tendencija, l’Arte cinetica, l’Arte visuale, l’Arte gestaltica, l’Arte immersiva, il Neocostruttivismo, l’Op art, Fluxus.
La collezione di Mr and Mrs Gerhard Lenz è forse la più significativa raccolta proveniente da questo momento storico poco conosciuto ma sicuramente importante per il suo apporto a livello di crescita e consapevolezza collettiva degli artisti che vi presero parte e vi gravitarono intorno.

Vi avevamo già riferito in questo post, che l’Alitalia avrebbe messo all’asta la sua collezione di opere d’arte,comprendente, tra l’altro, opere importanti di artisti decisamente importanti: per fare qualche nome, Alberto Burri, Gino Severini e Lucio Fontana.
Ebbene, Finarte, che si occupa della messa all’incanto dei quadri, ha voluto fare delle verifiche sull’autenticità delle opere, e ha scoperto che un’opera datata 1964 di Lucio Fontana è un falso. Si tratta di una tela verde di 60 x 70 cm con sei tagli. La stima è (era) di 200mila euro circa. Ora pare sia nelle mani della guardia di finanza, che cercherà di risalire agli autori della truffa.
Immagine: Flickr
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Proseguirà fino al 15 gennaio 2010 la mostra dedicata ad Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Lucio Fontana e Piero Manzoni, quattro grandissimi artisti del nostro novecento. Le opere saranno esposte al pubblico nella bellissima galleria Mazzoleni di Torino, un tempo il foyer del vicino teatro Alfieri. Quattro artisti che, tra gli anni ‘50 e ‘60, cambiarono radicalmente (e provocatoriamente) l’arte italiana, ponendo lo spettatore davanti a un’arte fortemente astratta e concentrata sulla materia, ben lontana dalle tendenze soggettivistiche allora dominanti.
Come fa Agostino Bonalumi con i suoi quadri monocromatici, nei quali diventa di primaria importanza la tridimensionalità. Per non parlare di Lucio Fontana, che con un semplice gesto - i suoi tagli nella tela - sconvolge l’unico principio che fino ad allora aveva superato tutte le correnti artistiche: l’unicità (e la “sopravvivenza”) della tela, aprendo anche un nuovo mondo, un “concetto spaziale“.
E in un certo qual senso è quello che fa anche Castellani, anche lui concentrato su superifici monocromatiche e la tridimensionalità. Ma tra questi maestri della pittura del ‘900 non poteva mancare Piero Manzoni, tra l’altro grande amico di Castellani. In questa mostra mancano “fortunatamente” le sue celebri merde d’artista. Dico così perché, dato il successo di questa opera, si tende a dimenticare la sua intera produzione, di cui potete vedere qualche esemplare nella gallery.
Continua a leggere: A Torino, Bonalumi, Castellani, Fontana e Manzoni
C’è un sorprendente tesoro, disseminato per Milano, ignorato ai più. Mi riferisco alle opere e agli oggetti d’arte esposti nelle 4 case museo della città. Ma cos’è una casa museo? Purtroppo, non solo le case museo sono quasi del tutto ignote ai turisti , ma anche agli stessi milanesi. Ebbene, mi piacerebbe parlarvene, perché racchiudono un patrimonio artistico non indifferente, e che vale la pena di prendere in considerazione. Innanzitutto bisogna chiarire cosa sono queste case museo. Esse sono, niente più, che abitazioni trasformate in museo.
Alcune antiche famiglie di Milano, per passione, sono arrivate ad accumulare dei grandi patrimoni artistici. Acquistavano le opere per collezionismo, e le esponevano nelle stanze delle loro case, così come fan tutti. In seguito, al posto di rivenderle a privati, hanno deciso di donarle alla città, e le loro abitazioni, appunto, sono diventate dei musei. A Milano ce ne sono 4: Casa Boschi, il museo Poldi Pezzoli, Villa Necchi Campiglio, e Villa Bagatti Valsecchi. Da qualche tempo, fanno parte di un circuito museale: questo il sito. Di queste case, brevemente, vi voglio parlare.
Casa Boschi (di cui vedete uno scorcio qui sopra, e nelle prime foto della gallery) è uno dei fiori all’occhiello di questo circuito. Si trova in una traversa di corso Buenos Aires, e prende naturalmente nome dall’omonima famiglia di collezionisti illuminati, come a Milano ne sono rimasti pochi. Ebbene, tra il salotto e la sala da pranzo, sono custodite opere appartenenti dal primo Futurismo agli anni Cinquanta. Stiamo parlando di Carrà (nella stanza degli ospiti), Sironi (vedi foto sopra), Morandi, De Pisis, Lucio Fontana, De Chirico e Savinio. Niente male come collezione privata, o no?
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