Proseguirà fino al 15 gennaio 2010 la mostra dedicata ad Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Lucio Fontana e Piero Manzoni, quattro grandissimi artisti del nostro novecento. Le opere saranno esposte al pubblico nella bellissima galleria Mazzoleni di Torino, un tempo il foyer del vicino teatro Alfieri. Quattro artisti che, tra gli anni ‘50 e ‘60, cambiarono radicalmente (e provocatoriamente) l’arte italiana, ponendo lo spettatore davanti a un’arte fortemente astratta e concentrata sulla materia, ben lontana dalle tendenze soggettivistiche allora dominanti.
Come fa Agostino Bonalumi con i suoi quadri monocromatici, nei quali diventa di primaria importanza la tridimensionalità. Per non parlare di Lucio Fontana, che con un semplice gesto - i suoi tagli nella tela - sconvolge l’unico principio che fino ad allora aveva superato tutte le correnti artistiche: l’unicità (e la “sopravvivenza”) della tela, aprendo anche un nuovo mondo, un “concetto spaziale“.
E in un certo qual senso è quello che fa anche Castellani, anche lui concentrato su superifici monocromatiche e la tridimensionalità. Ma tra questi maestri della pittura del ‘900 non poteva mancare Piero Manzoni, tra l’altro grande amico di Castellani. In questa mostra mancano “fortunatamente” le sue celebri merde d’artista. Dico così perché, dato il successo di questa opera, si tende a dimenticare la sua intera produzione, di cui potete vedere qualche esemplare nella gallery.
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C’è un sorprendente tesoro, disseminato per Milano, ignorato ai più. Mi riferisco alle opere e agli oggetti d’arte esposti nelle 4 case museo della città. Ma cos’è una casa museo? Purtroppo, non solo le case museo sono quasi del tutto ignote ai turisti , ma anche agli stessi milanesi. Ebbene, mi piacerebbe parlarvene, perché racchiudono un patrimonio artistico non indifferente, e che vale la pena di prendere in considerazione. Innanzitutto bisogna chiarire cosa sono queste case museo. Esse sono, niente più, che abitazioni trasformate in museo.
Alcune antiche famiglie di Milano, per passione, sono arrivate ad accumulare dei grandi patrimoni artistici. Acquistavano le opere per collezionismo, e le esponevano nelle stanze delle loro case, così come fan tutti. In seguito, al posto di rivenderle a privati, hanno deciso di donarle alla città, e le loro abitazioni, appunto, sono diventate dei musei. A Milano ce ne sono 4: Casa Boschi, il museo Poldi Pezzoli, Villa Necchi Campiglio, e Villa Bagatti Valsecchi. Da qualche tempo, fanno parte di un circuito museale: questo il sito. Di queste case, brevemente, vi voglio parlare.
Casa Boschi (di cui vedete uno scorcio qui sopra, e nelle prime foto della gallery) è uno dei fiori all’occhiello di questo circuito. Si trova in una traversa di corso Buenos Aires, e prende naturalmente nome dall’omonima famiglia di collezionisti illuminati, come a Milano ne sono rimasti pochi. Ebbene, tra il salotto e la sala da pranzo, sono custodite opere appartenenti dal primo Futurismo agli anni Cinquanta. Stiamo parlando di Carrà (nella stanza degli ospiti), Sironi (vedi foto sopra), Morandi, De Pisis, Lucio Fontana, De Chirico e Savinio. Niente male come collezione privata, o no?
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The Italian Sale è l’appuntamento, giunto quest’anno alla sua ottava edizione, con l’arte dei grandi maestri italiani all’asta da Christie’s.
Il prossimo 16 ottobre 2009, presso la sede di King Street, verranno battuti all’asta capolavori firmati da alcuni dei maggiori maestri italiani come Fontana, Burri, Morandi e de Chirico, che per l’occasione saranno affiancati da rappresentanti di generazioni più giovani tra cui Penone, Kounellis, Pistoletto a Vezzoli.
Ma il protagonista sarà senza dubbio Lucio Fontana (1899-1968), presente con quattro opere di grande qualità: il più imponente è un Concetto spaziale, Attese del 1968 di ottima esecuzione, notevole formato (cm 80 x 100) e stima compresa tra le 500.000 e le 700.000 sterline (sopra a sinistra).
Per conoscere i titoli e le stime degli altri quadri all’asta vi rimando al sito ufficiale di Christie’s.
Continua a leggere: Capolavori di maestri italiani all'asta da Christie's
Le opere di Lucio Fontana e di Alberto Burri sono protagoniste di una mostra che, dal 15 novembre al 14 marzo 2010 a Palazzo Valle di Catania, metterà a confronto la produzione artistica dei due grandi maestri. “Burri e Fontana. Materia e Spazio” è un titolo che rende bene le caratteristiche principali di questi due artisti: Fontana, costantemente attratto dal’idea di sottrazione, dalla semplificazione dotata di risvolti metafisici e meta-artistici, e Burri, concentrato al contrario sull’idea di “spessore”, di fisicità.
Saranno esposte circa 100 opere, e una sezione sarà dedicata ai bozzetti e ai disegni preparatori, un bel modo per introdurre lo spettatore nella fucina di due degli artisti italiani che più hanno contribuito a innovare e influenzare l’arte. Un’occasione a mio parere imperdibile, quella di vedere a confronto questi due grandi geni che, ne sono quasi certo, avrebbero apprezzato molto il fatto di trovarsi faccia a faccia, a confrontare la loro arte così diversa e allo stesso tempo così importante.
“Burri e Fontana. Materia e Spazio”.
Catania, Palazzo Valle,
15 novembre 2009 – 14 marzo 2010.
Biglietti: 8 euro (ridotti 5).

Andranno all’asta l’8 dicembre (ma si potranno vedere a partire dal 5) presso Finarte la collezione d’arte di Alitalia. Si tratta di quasi 200 pezzi, che sono stati accumulati principalmente negli anni Cinquanta e Sessanta. Sono opere, tra gli altri, di Francesco Lo Savio, Alberto Burri e Lucio Fontana. Il pezzo più ambito, però, è il dipinto “Zeus partorito dal sole” di Gino Severini. Il valore minimo di tutte le opere dovrebbe essere 1 milione di euro, ma si prevede che il ricavato totale possa essere di molto superiore a questa cifra. Staremo a vedere e, agli interessati, buona fortuna.

Arriva l’estate e come ogni anno si moltiplicano gli eventi collaterali alla Biennale di Venezia. Proprio questo sabato 6 giugno inaugura ‘Glass Stress’ all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti – Palazzo Franchetti e alla Scuola Grande Confraternita di San Teodoro. Si tratta di una singolare mostra che raccoglie le opere di 45 grandi nomi dell’arte contemporanea che si sono in qualche modo confrontati con il vetro nel corso della loro ricerca.
Lucio Fontana, Joseph Kosuth, Man Ray, Jean Arp, solo per fare alcuni dei nomi voluti dal curatore Adriano Berengo, che si è avvalso della consulenza di Laura Mattioli Rossi e Rosa Barovier Mentasti. Il vetro come materia prima delle opere, elemento decorativo, superficie che riflette la realtà, elemento di recupero anche, estremamente duttile e plasmabile, solido ed al contempo fragile. Il vetro che si piega, si trasforma, subisce una metamorfosi, uno stress, e fa la sua comparsa nelle opere infondendo stupore e fascino.
Proprio vicino a Venezia, a Murano, il vetro da tempo rappresenta l’inconfondibile segno distintivo di un’artigianalità artistica di eccellenza, che unisce una straordinaria tecnica realizzativa al gusto per forme uniche e vitali. Seguendo lo spirito di questa tradizione, la mostra si concentra quindi sulle opportunità del vetro quale strumento espressivo innovativo. I contemporanei forse hanno solo indicato delle strade da seguire, utilizzando il vetro sporadicamente, ma sulla scena italiana esiste anche una nicchia di artisti che operano ad alti livelli nell’arte vetraria vera e propria.
Inaugura tra poco più di un mese alla Fondazione Pomodoro di Milano, una mostra dedicata a un artista fondamentale per la contemporaneità: Lucio Fontana.
Impossibile definirlo solo scultore o pittore, Fontana ha esplorato le infinite possibilità dello spazio su supporti più diversi. Per questo, gli spazi di via Solari presenteranno una serie di disegni, tutti inediti, che documentano l’intensa ed eterogenea attività progettuale di Fontana: allestimenti, sculture, scenografie.
Un volto inedito dell’artista famoso soprattutto per i suoi “tagli” sulle tele. Dal dal 6 maggio al 26 giugno.
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Nonostante la crisi, o forse grazie all’instabilità del mercato azionario, l’arte contemporanea risponde bene e si riconferma uno degli investimenti preferiti dai ricchi.
Ne è la prova l’asta londinese di Sotheby’s del 5 febbraio, che ha visto star della serata il dipinto “Concetto spaziale“, opera del 1961 di Lucio Fontana. Stimata tra i 5 e i 7 milioni, è stata venduta per 4.409.250 sterline. Un valore inferiore che regge comunque il mercato e stabilisce un nuovo record d’asta per un dipinto della serie delle Venezie, e rappresenta la quarta cifra più alta pagata ad un’asta per un dipinto di Fontana (il record spetta a “Concetto spaziale - La fine di Dio“, opera venduta nel febbraio 2008). Il dipinto non era mai comparso in un’asta prima d’ora ed è rimasto nascosto al pubblico per più di 50 anni. La sfida ha visto coinvolti tre compratori, e alla fine la vendita è andata ad un estimatore europeo.
Sorte fortunata anche per “Stacked”, opera di Jeff Koons del 1988 venduta per quasi 2 milioni e trecento mila sterline (stima d’asta 2.2/3.2) e per “Troisdorf”, dipinto del 1985 di Gerhard Richter. Quest’ultima opera ha addirittura superato le stime, 1.5/2.0, essendo stata venduta per £2.113.250. Bene come sempre Warhol, con un auto-ritratto in tre parti del 1986 e anche lo scultore di origini indiane Anish Kapoor.
Con soli due lotti invenduti su 27, quest’asta rappresenta uno dei migliori risultati mai raggiunti nel periodo di febbraio per l’arte contemporanea, con un totale di vendita di £17.879.250.

Qualche settimana fa avevo segnalato un bell’articolo riguardante le ripercussioni della crisi finanziaria sul mercato dell’arte di Paolo Manazza, pubblicato sull’inserto economico del Corriere della Sera.
Ieri l’esperto di economia dell’arte è tornato sull’argomento evidenziando i primi tangibili effetti della crisi stessa, che sembrerebbero confermare le sue previsioni: un ridimensionamento significativo delle quotazioni di un mercato da tempo “drogato” e la valorizzazione della qualità a discapito della pubblicità. Tre, in particolare, i fenomeni degni di nota.
Nel week-end del 17-19 ottobre si è registrato, nelle aste londinesi, innanzitutto un significativo incremento del numero di opere rimaste invendute (ben il 30 % nella Evening Sale d’arte contemporanea di Sotheby’s e il 45 % da Christie’s).
Si è conclusa da poche ore a Londra l’asta Christie’s di inizio estate di opere di arte contemporanea, e le vendite sono andate bene. Un pò quello che ci si aspettava dalle previsioni, visto il tipo di lavori e autori presenti. Il totale della serata è stato di 86.241.600 sterline, circa 110 milioni di euro.
Jeff Koons con la scultura “Balloon Flower (Magenta)” ha battuto se stesso. L’opera è stata venduta per più di 25 milioni di dollari contro i 23 di “Hanging Heart“, aggiudicata nella precedente asta di New York. Il fiore è un pezzo unico, che fa parte di una collezione di cinque realizzati in diversi colori dall’artista (oltre al magenta anche le versioni Blue, Orange, Yellow e Red).
Tante le opere, ma l’attenzione era puntata in particolare sul dipinto “Naked Portrait with Reflection” di Lucian Freud, uno dei lavori più importanti dell’artista realizzato nel 1980 e comprato per 15 milioni di euro. In questo caso Freud non ha battutto se stesso. Il suo “Benefits Supervisor Sleeping” rimane il quadro di valore più alto e Freud rimane l’artista vivente più quotato (asta Christie’s di maggio).
Asta Christie’s - 30/06/08 - Londra


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