
Ne abbiamo scritto e parlato molto e finalmente ecco l’intervista su Seppukoo.com.
Il progetto ha fatto molto ha suscitato molte reazioni, giungendo anche sulla stampa nazionale, ma per capirne di più ne abbiamo parlato direttamente con gli ideatori, il gruppo Les Liens Invisibles, analizzando insieme a loro diversi aspetti del progetto. Scopriamo così il legame profondo del progetto con Luther Blissett, storico suicida (è stato lui a commettere il seppuku per la prima volta, ispirando il gruppo); le difficoltà incontrate nello sviluppo della piattaforma (”un lavoro più da escapisti che da programmatori“, come ci dicono sorridendo); la scelta della della resurrezione degli utenti (ovvero la reversibilità del suicidio); il legame fra life style e politica.
Parte delle domande hanno inoltre riguardato la vicenda Facebook, nel tentativo di capire quali fossero le controversie legali alla base della richiesta di bloccare l’operazione. L’ultima domanda indaga invece il possesso delle nostre identià digitali chiedendosi se, come nel mondo fisico possiamo, possiamo realmente “cancellarcidalla faccia dei social network“…
Secondo voi è possibile? Buona lettura.
Con questo video, online dal 30 dicembre 2009, Luther Blissett volge l’occhio all’Iran delle proteste, degli scontri, dei morti in piazza di cui non conosciamo (e probabilmente non conosceremo) né il numero né i nomi.
In un cut up di scene tratte da reportage televisivi e video online, scorrono i volti degli iraniani, uomini e soprattutto donne bellissime nei loro veli: immagini shockanti, vicine ma allo stesso tempo lontanissime, che restituiscono la crudezza della violenza della polizia armata sui civili. Il sangue scorre. Su questi flusso si innestano spezzoni del film animato Persepolis e immagini di vecchie contestazioni in bianco e nero, a confermare che in Iran nulla è cambiato come ci racconta il progetto Persepolis 2.0, di cui abbiamo parlato a suo tempo.
Il finale è interamente occupato da una lunga scena di 2001 Odissea nello Spazio: la storia si ripete ed impossibile non pensare che, esattamente come l’alba della civiltà umana immortalata da Kubrick, il predominio della nostra specie è basato sulle armi e sulla violenza.
Anche quella dell’uomo sull’uomo.
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