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Tutti gli articoli con tag macro roma

Steve McCurry al Macro

pubblicato da Barbara


Steve McCurry in mostra a Roma, c’è pure un sito dedicato alla grande retrospettiva negli spazi de La Pelanda, al Macro dal 3 dicembre 2011 al 29 aprile 2012 (attenzione però perchè è chiusa il 31 dicembre 2011 e il 1°gennaio 2012); nato a Philadelphia nel 1950, McCurry è uno dei più grandi fotografi viventi contemporanei, è la quintessenza del viaggiatore curioso e onnivoro, guardare le sue foto è come fare un workshop intensivo in antropologia.

McCurry mi fa tanto venire in mente Tiziano Terzani, sarà che sto leggendo un suo libro, ma le atmosfere d’Oriente, le esperienze nelle zone di guerra e l’acuto occhio indagatore che scava nella natura umana e nelle sue suggestioni religiose sono un fil rouge potente. Pensate che in un’intervista al Guardian ammette con candore di non avere orecchio per le lingue straniere e uno dei suoi segreti è investire molto tempo ed energia nelle relazioni con la gente dei luoghi che visita.

In mostra al Macro ci sono 200 foto selezionate tra i lavori realizzati nell’arco di trent’anni, allestite dal designer Fabio Novembre come in un villaggio nomade; se non riuscite ad andarci, guardate almeno questo video in cui lo stesso McCurry racconta di come sceglie i soggetti e quali sono i temi che lo catturano di più. Al di là delle parole però, spiega tutto benissimo l’intensità che sprigiona quest’uomo; negli occhi ha un raggio X che attraversa gli oggetti e le persone per decodificarne l’anima. Un consiglio per conoscerlo meglio? Digitate il suo nome e poi “self portrait” su google e guardate che meraviglia sono i suoi autoritratti.

Foto | Steve McCurry Roma

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Aaron Young al Macro

pubblicato da michele

Aaron Young al Macro Dal primo giugno al 22 agosto, il Macro (Museo di Arte Contemporanea di Roma) apre le porte a un giovane artista, Aaron Young (classe 1972) e alle sue particolari creazioni. Con la mostra “Slippery when wet” Young cercherà di cerare nel museo un’ambientazione urbana, familiare ai molti visitatori.

Sul pavimento, innanzitutto, vi sarà un grosso lavoro a stencil, delle scie disegnate con olio di motore e pneumatici, che ricreerà non solo visimamente, ma anche olfattivamente, l’ambiente della strada. Ma il punto di forza della mostra saranno i quattro video presentati (uno creato appositamente per questa esposizione): Aaron Young affronterà alcune città con lo sguardo straniante di una telecamera che si capovolge e viene presa a calci fino alla sua completa distruzione.

E per l’occasione Young realizzerà nella città di Roma un’installazione di grosse dimensioni, al Teatro Marcello: l’artista ridarà vita a una delle colonne del tempio di Apollo, e ad essa sovrapporrà una scultura, una carrozza per turisti. Un tributo alla città di Roma ma anche una feroce satira del mondo dell’arte.

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Jacob Hashimoto al Macro

pubblicato da michele

Jacob Hashimoto al Macro

Il Macro inaugura il nuovo spazio di congiunzione tra la nuova ala del Museo e l’area di via Reggio Emilia, e lo fa con una bella installazione site-specific di Jacob Hashimoto, “Silence Still Governs Our Consciousness”, che i visitatori potranno ammirare tra il primo giugno e il 22 agosto.

Si tratta di una delle tradizionali sculture di Hashimoto, un artista americano che porta avanti la sua tradizione nipponica di origine. Si tratta di un’opera composta da circa 7000 aquiloni che, innalzati, creeranno una fitta rete che immergerà il visitatore, facendolo sentire parte di un mondo fantastico.

Il Macro si conferma come uno dei più interessanti luoghi di sperimentazione artistica, in attesa delle altre mostre che ospiterà durante l’estate.

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L'installazione di Daniel Buren al Macro

pubblicato da michele

Daniel Buren al Macro

Il Macro di Roma impreziosisce la sua sede con un bell’intervento dell’artista Daniel Buren, maestro del contemporaneo. “Danza tra triangoli e losanghe per tre colori” è il nome dell’installazione appena realizzata all’ingresso del museo, e che riesce incredibilmente a giocare con gli elementi architettonici del museo.

In un gioco di prospettive e di specchi Buren riesce a dare veramente un nuovo fascino, tutto contemporaneo, al museo. Bella anche la collocazione, all’ingresso, così che lo spettatpre viene subito immerso in questo gioco di prospettive come Alice nel paese delle meraviglie. Insomma, un bel lavoro per uno degli artisti più interessanti di oggi, e che tra le sue collaborazioni di prestigio annovera anche quella con il Palais-Royal di Parigi.

Daniel Buren al Macro

Daniel Buren al Macro Daniel Buren al Macro Daniel Buren al Macro

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A Roma, la "Pelanda", un nuovo spazio espositivo

pubblicato da michele

A Roma, la Pelanda

Un grande inetervento di riqualificazione dona alla città di Roma un nuovo polo espositivo. Si chiama la Pelanda, e se a molti questa parola può non dir nulla, per un romano equivale senza equivoco al vecchio mattatoio di Testaccio, uno spazio di oltre 5000 metri quadri rimasto per molto tempo abbandonato.

Ora il mattatoio è stato ristrutturato seguendo un ideale conservativo: buona parte delle strutture originarie (e lo potete vedere dalla foto), sono state adattate alla nuova funzione. Un esempio? Le cisterne che un tempo servivano ad accumulare l’acqua si sono trasformate negli uffici dell’amministrazione.

La struttura ospiterà delle mostre legate al Macro, Museo di arte contemporanea di Roma, ma sarà molto più di uno spazio espositivo: è stato ricavato anche un teatro, infatti, una sala regia, una sala registrazione e delle aule formazione, in modo da far diventare questo luogo aperto alle sperimentazioni e all’attività artistica. La prima mostra? Il 3 marzo si inaugurerà “Digital future“, video di artisti di fama internazionale.

A Roma, la

A Roma, la Pelanda A Roma, la Pelanda A Roma, la Pelanda

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Roommates: Valentino Diego e Pietro Ruffo al Macro

pubblicato da michele

Valentino Diego, DYnamic MAXimum tensION, 2009, telai di biciclette, acciaio, Courtesy l’artista. Fotografia di Davide Franceschini

Fino al 5 aprile, al Macro di Roma, i giovani artisti (entrambi classe 1978) Valentino Diego e Pietro Ruffo presenteranno delle opere-allestimento appositamente pensate per Roommates/Coinquilini, uno spazio che il museo romano dedica ai giovani talenti.

Le opere dei due, come sempre accade in questa rassegna, vengono affiancate: Valentino Diego, grande estimatore di Fuller, artista che lavora spesso e volentieri con materiali di riuso, presenta DYnamic MAXimum tensION, una sorta di ripavimentazione a griglia formata da telai di biciclette riadattati allo scopo.

“Nuovo paesaggio italiano (Ravenna-Roma)” di Pietro Rufo è innanzitutto una citazione: riprende la forma degli outpost ebraici, costruzioni architettoniche che i giovani israeliani costruiscono per rivendicare l’appartenenza alle proprie terre. Un tema delicato, dunque, e che pone allo spettatore una seconda riflessione, oltre a quella artistica.

Valentino Diego e Pietro Ruffo

Valentino Diego, DYnamic MAXimum tensION, 2009, telai di biciclette, acciaio, Courtesy l’artista. Fotografia di Davide Franceschini Veduta generale della mostra roommates / coinquilini. In primo piano Valentino Diego, DYnamic MAXimum tensION, 2009, telai di biciclette, acciaio, Courtesy l’artista. Sul fondo Pietro Ruffo, Nuovo Paesaggio Italiano, 2009, acquerello e intagli, legno, lamiera e specchio, Courtesy Galleria Lorcan O’Neill, Roma. Fotografia di Davide Franceschini Pietro Ruffo, Nuovo Paesaggio Italiano, 2009, acquerello e intagli, legno, lamiera e specchio, Courtesy Galleria Lorcan O’Neill, Roma. Fotografia di Davide Franceschini.

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Oscar Savio: architettura in bianco e nero al Macro

pubblicato da michele

Oscar Savio. Albini Franco_Helg Franca_La Rinascente (Scala interna)_Piazza FIume,Roma_1957-61

Fino al 5 aprile, al Macro (museo di arte contemporanea di Roma), le fotografie di Oscar Savio (1912-2005) getteranno nuova luce su architetture d’autore: bianchi e neri che immortalano edifici costruiti, tra gli altri, da Portoghesi, Moretti, Del Bufalo, ai quali Savio era legato anche da un rapporto d’amicizia.

Figura centrale nella fotografia architettonica, Oscar Savio sapeva riprendere i soggetti con un uso mafistrale delle luci e, diversamente da quella che viene considerata la classica fotografia architettonica, sapeva creare luoghi “impossibili” attraverso la distorsione prospettica o la selezione metafisica dell’oggetto.

Degli esempi? Le scale della Rinascente, a Milano, che sembrano avvilupparsi nel punto di fuga della prospettiva; o la piccola fonte che vedete nella gallery, situata a Fiuggi e realizzata dall’architetto Moretti, che non sfigurerebbe in un quadro di De Chirico.

Oscar Savio

Oscar Savio. Albini Franco_Helg Franca_La Rinascente (Scala interna)_Piazza FIume,Roma_1957-61 Oscar Savio. Casa Papanice, 1966-70, Roma via Giuseppe Marchi, arch. V. Gigliotti, P. Portoghesi Oscar Savio. Fonti di Bonifacio VIII, 1965, Fiuggi RM, arch. L. Moretti

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Sei fotografie di Martin Parr al Macro

pubblicato da michele

Martin Parr, Ginger hair, 1998. Copyright: © martin parr/magnum photos

Fino al 5 aprile la mediateca del museo d’arte contemporanea di Roma (MACRO) ospiterà una mostra dedicata al geniale fotografo inglese Martin Parr. “Sei fotografie”, come indica il titolo dell’esposizione, per poter assaggiare le qualità non solo di un grande fotografo, ma di una persona che con l’obiettivo riesce a dire più di quanto facciano interi libri di sociologia.

Martin Parr è infatti un fotografo molto attento ai movimenti di massa, agli spostamenti collettivi. Uno dei fenomeni ai quali è più attento è il turismo (e in ciò è apparentato a un altro grande, Duane Hanson). Per questo la scelta di esporre sei foto, tra l’altro, a mio parere, neanche tra le più rappresentative, mi sembra un po’ riduttiva. Valga allora come invito ad approfondire l’opera di questo fotografo che, vi assicuro, vale la pena di conoscere.

Martin Parr

Martin Parr, Ginger hair, 1998. Copyright: © martin parr/magnum photos Martin Parr, old couple, Copyright: © martin parr/magnum photos

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Macroradici del contemporaneo: Graziella Lonardi Buontempo

pubblicato da michele

. Christo, Impacchettamento di Porta Pinciana e delle Mura Aureliane, 1974

Graziella Lonardi Buontempo è stata una personalità centrale nello sviluppo dell’arte contemporanea a Roma. Il Macro (Museo di Arte Contemporanea) di Roma le dedica il secondo allestimento del progetto Macroradici del contemporaneo, con il quale si intende valorizzare le figure che hanno particolarmente contribuito allo sviluppo artistico romano.

In questa occasione si vogliono far rivivere due mstre legate a Graziella Lonardi Buontempo: quelle di “Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70″ (1970) e “Contemporanea”, che nel 1973 inaugurò il parcheggio sotterraneo di villa Borghese.

Gli oltre cento scatti del grande Ugo Mulas saranno incentrati su queste mostre e su tutti gli artisti che per arte e affinità personali furono vicini a Graziella Lonardi Buontempo. E tra i bianchi e neri, come si può vedere nella gallery, emerge un’opera di Andy Warhol, insospettabile amico di Graziella.

Macroradici del contemporaneo

. Christo, Impacchettamento di Porta Pinciana e delle Mura Aureliane, 1974 Graziella Lonardi Buontempo, Palma Bucarelli e Christo alle Mura Aureliane, Roma, 1974 . Graziella Lonardi Buontempo e Joseph Beuys  a Roma

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Al Macro, la personale di Urs Lüthi

pubblicato da michele

Urs Lüthi. As my own shadow, dalla serie “Trademarks”, 1972-2006, stampa a

Just Another Story About Leaving“: questo è il titolo della mostra di Urs Lüthi che si svolgerà al Macro di Roma dal 17 dicembre al 21 marzo 2010. Una mostra pensata appositamente per la città di Roma, e che promette di essere un appuntamento importante per chi si voglia tenere aggiornato su una delle punte di diamante dell’arte contemporanea.

Urs Lüthi è considerato uno dei maggiori esponenti dell’arte concettuale contemporanea. Gioca con diverse tecniche e stili: dalla fotografia alla scultura, dalla pittura alla performance. Qui sotto, vedete un’immagine che l’artista ha voluto esplicitamente realizzare come sorta di manifesto della sua mostra a Roma: un “Autoritratto a amni vuote” che, nella gallery potete vedere realizzato anche come scultura.

Per quanto riguarda il versante strettamente fotografico, è innegabile la predilezione di Urs Lüthi per il ritratto, caricato di forti chiaroscuri e molto personalizzato. Un periodo fortunato per Urs Lüthi: termina proprio il 20 dicembre la sua mostra a Verbania.

Urs Lüthi

Urs Lüthi. As my own shadow, dalla serie “Trademarks”, 1972-2006, stampa a Urs Lüthi. Lüthi weint auch für sie, 1970, stampa offset su carta Bristol Urs Lüthi. Autoritratto a mani vuote – Selfportrait with empty hands, 2009, fotografia

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