“Il cimitero della ragione” è il titolo della mostra che il Man di Nuoro, dal 29 luglio al 3 ottobre, dedicherà a Ed Templeton, skater professionista e artista tra i più interessanti della cultura underground americana. Il numero di opere che comprenderà la mostra è di necessità imprecisabile: l’arte di Templeton è costituita infatti da un mix di dipinti, tag, fotografie, materiale assemblato a seconda di un bizzo o di uno schema.
Fondatore della “Toy Machine“, uno dei marchi più famosi di tavole e accessori da skate, Templeton è sempre vissuto per le strade di Los Angeles, e da queste strade ha tratto i soggetti e gli spunti per le proprie opere: scorci di fotografie a creare composizioni complesse, uomini e donne che, a metà tra realismo e surrealismo, guardano lo spettatore.
Ciò che apprezzo di questo artista è la sintesi del tutto originale a cui sono pervenuti i suoi lavori: ha saputo, diversamente da molti di quelli che sono diventati artisti sulla strada, ad assorbire stimoli differenti dalla street art e a fonderli in un concetto di arte davvero personale.
Dal 5 marzo al 6 giugno, al Man di Nuoro, sarà possibile visitare la mostra “Capolavori del ‘900 italiano. Dall’Avanguardia al Ritorno all’ordine”. Oltre 60 opere rappresenteranno quei primi trent’anni del Novecento che contribuirono in maniera determinante a svecchiare l’arte italiana.
La mostra è organizzata in tre sale: Medardo Rosso, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà (tra gli altri) daranno vita a un percorso tra avanguardie e “ritorni all’ordine”; un’attenzione speciale è riservata a De Chirico e Morandi, affiancati dal surrealismo di Alberto Savinio.
In aggiunta a questa mostra (resa possibile grazie alla collaborazione del Mart), si potranno visitare anche le mostre di Emanuele Becheri (dal 5 marzo all’11 aprile 2010) e Luca Rento (dal 23 aprile al 6 giugno 2010), due importanti voci dell’arte contemporanea.
Al Man di Nuoro, dal 23 ottobre al 24 gennaio, una mostra dal titolo “La fotografia degli anni ‘70. L’esperienza e la testimonianza quotidiana” ci permette di entrare, attraverso le immagini, in uno dei periodi più ricchi di eventi e rivoluzioni culturali. Le fotografie di circa venti artisti, tra i quali David Goldblatt, Christian Boltanski, Victor Burgin, Ed van der Elsken, ci raccontano l’arte di esprimere lo zeitgeist, lo spirito del tempo di un decennio
Sono circa 200 le opere esposte, tra proiezioni, installazioni e fotografie, che immortalano le tendenze culturali più forti: come Ed van der Elsken, che ritrae una eironomane ad Amsterdam, ma anche due persone, che, in mezzo alla campagna, presso a un casolare, fanno l’amore all’aria aperta. Ma emergono anche, nei patchwork di immagini, i costumi, l’abbigliamento e persino le abitudini di un’intera generazione.
La domanda che mi pongo sempre è: la bellezza delle immagini che riproducono un’epoca, sta nella tecnica o nel soggetto? In altre parole, siamo noi a dare un valore aggiunto a queste foto , perché evocano una cultura, o possono definirsi belle di per se stesse? Nel caso di queste fotografie, scattate da artisti, penso che i due aspetti spesso vadano a coincidere. Secondo voi?
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