Per lui si potrebbe parlare di ‘collage urbano’, una tecnica che Mimmo Rotella fu tra i primi a sperimentare. Avevamo visto poi che se ne occupa anche il cileno Javier De Cea. Realizzare opere d’arte, riciclando e riutilizzando poster, manifesti, affissioni, biglietti, buste della spesa e tutto ciò che il reticolo urbano produce e “sputa fuori” con rabbia.
Stiamo parlando di Michael Anderson, artista newyorchese classe 1968. Iil suo motto è “Faccio arte per il mondo in cui viviamo” e lo dimostra fagocitando, ingurgitando e rimescolando pubblicità stradali, mappe, adesivi e immagini della cultura pop. Lady Gaga, Snoop Dogg, Britney Spears, John Lennon, sono apparsi negli ultimi suoi lavori. Ma in una puntatina a Napoli qualche anno fa, si era visto anche Mastroianni in uno dei suoi lavori e poi con Fracture/Frattura, il suo faccione era apparso nnei manifesti elettorali partenopei Vota e scrivi Michael Anderson.
Una sua mostra dal titolo Michael Anderson: la strada è la mia tavolozza, è in corso alla Claire Oliver Gallery di New York, fino al 30 dicembre.
Educare ai linguaggi dei media con la propaganda nazista. Heather Sealy Lineberry, curatrice dell ASU – l’Arizona State University Art Museum, sta preparando un allestimento itinerante che vedrà la luce tra circa due anni e farà parte di un progetto educativo sull’uso distorto dei media per far passare messaggi politici.
Una mostra che attingerà dalla collezione del museo permanente dell’Olocausto. Video, manifesti, illustrazioni, grafiche, stampa pubblicitaria e dipinti che ritraggono Hitler nei panni del messia. Tra i “cimeli” c’è anche un gioco da tavolo per bambini che incoraggia lo sterminio del popolo ebraico e dei libri antisemiti da colorare.
Tutto ciò verrà presentato all’interno di un percorso di alfabetizzazione ai media e di educazione ai linguaggi pervasivi, attraverso cui il potere plasma l’opinione pubblica.

Non sarà forse il numero uno delle vendite per la street art sul mercato dell’arte internazionale, ma ha molta voce in capitolo. Shepard Faireys prima di tutto ci mette la faccia e lavora alla luce del giorno, poi, a differenza di Banksy, le sue opere le potete comprare a partire da 35 dollari, direttamente sul suo sito.
La sua presenza non poteva mancare nella settimana che Milano dedica all’arte contemporanea e così Superstudiopiù ospita una sua personale, curata da Alberto Mattia Martini. Il progetto è partito da SMS Venice, l’iniziativa che aveva portato nel maggio 2009 Faireys a Venezia in Piazza San Marco.
Il vernissage in Via Tortona 27 a Milano è previsto per oggi lunedì 22 marzo alle 18. La mostra resterà aperta fino al 30 marzo in orario 16 – 20 all’interno delle iniziative di (in)Contemporary. Le foto nella galleria qui sotto non riguardano i lavori in mostra a Milano, ma sono rappresentative dell’ultima produzione dell’artista.

La Libera Facoltà di Design e Arte di Bolzano si apre a un’esposizione di manifesti di tipografia contemporanea iraniana. Persianissimo, curata da Majid Abbasi, presenta in anteprima a livello europeo l’opera di 28 grafici provenienti dall’Iran. In mostra fino al 27 marzo 50 manifesti al piano terra e in parallelo al primo piano un allestimento di fotografie di Jan Kliewer, a cura di Francesco Jodice, che raccontano il viaggio in Iran di questo giovane fotografo tedesco.
La mostra è partita dalla Colorado State University lo scorso anno e nella tappa italiana si è arricchita di altre 22 opere. Nelle intenzioni di Majid Abbasi c’è l’idea di un frame aperto de itinerante, aggiornato regolarmente dall’ingresso di nuovi progettisti e designer.
L’Iran è un paese composto di diversi gruppi etnici, ciascuno dei quali parla la propria lingua, ma tutti si servono dell’alfabeto Farsi. La storia del disegno grafico attraversa gli ultimi sette secoli di cultura del paese, così come l’avvento graphic design è storia degli ultimi 80 anni del paese, e della sempre più crescente importanza dell’immagine tipografica.

Scoperta su Flickr della settimana: Rand Renfrow, texano di San Marcos.
Una fantasia macabra senza limiti, nelle sue illustrazioni per libri, magazine ed eventi di ogni tipo. Stupendo l’Occhio Che Tutto Vede, racchiuso nel triangolo, che però ha anche Tutto Mangiato, visto che rimette un arcobaleno di vomito da cui si genera, miracolosamente, un uomo barbuto.
Ma niente male neanche la sua personalissima versione del Giudizio Universale (sezione inferno), con le braccia dei dannati protese verso un uomo di lava, che ancora sperano: “Un abbraccio ci salverà”. Noi lo speriamo davvero tutti.
Continua a leggere: Il moralismo macabro nelle illustrazioni di Rand Renfrow

Prosegue la nostra visita virtuale alla mostra sul Futurismo Balneare in corso alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Viareggio. Cinquanta opere in mostra per riscoprire gli anni d’oro del futurismo. Tra i locals, da segnalare la presenza di Uberto Bonetti, dalla cui matita nacque la maschera simbolo del Carnevale di Viareggio, il Burlamacco. In mostra dieci opere rappresentative del suo rapporto col futurismo. Il Ritratto-caricatura di Marinetti, le aerovedute, alcuni manifesti pubblicitari e la cartellonistica del carnevale.
Più controverso il rapporto col futurismo di Moses Levy. Pur avendo aderito a quel movimento artistico d’avanguardia che successivamente divenne anche espressione artistica del regime fascista, il pittore di origine ebrea fu colpito dalle Leggi Razziali del 1938. In mostra il suo quadro più spiccatamente futurista, Tram n.7, poi Cinema Eolo e Folla sul Lungomare, che rendono viva testimonianza di quegli anni ruggenti. Moses Levy farà tesoro della lezione futurista sul colore e la vibrazione della luce, incentrandovi buona parte del suo linguaggio negli anni successivi.
Toscano anche Primo Conti, artista precocissimo che fu notato dai futuristi all’età di tredici anni quando compose l’opera musicale Romanza per violino e pianoforte. Nel 1917, quando il pittore aderì ufficialmente al Futurismo, abitava già stabilmente a Viareggio. In mostra il suo Autoritratto con Accapatoio al mare e il Saltimbanco.
Continua a leggere: Futurismo Balneare, il reportage (2a parte)

Ecco una raccolta di 30 esempi di poster fra sconfinano il territorio della pubblicità ben riuscita e approdano senza troppo timore reverenziale al linguaggio delle arti figurative. Niente di strano, visto che qualche volta chi ha realizzato queste campagne o questi manifesti è un artista fatto e finito.
Alcuni sono locandine di film, altri da semplici campagne pubblicitarie grafiche (prova che, nonostante tutto quello che si scriva sul viral marketing e altri ritrovati del genere, la vecchia grafica continua a tirare, e quando tira, lo fa con classe che altrove sarebbe introvabile). Presenti anche molta Coca-Cola (due su 30) e diversi gruppi indie musicali.
Via | Touchey
“Un Ventennio di manifesti. L’Arte della pubblicità. Il manifesto italiano e le avanguardie. 1920-1940″ è la più ampia esposizione fino ad ora allestita su di un momento importante della storia della comunicazione italiana, quello che va dal 1920 al 1940.
Sede scelta per ospitare la mostra, dal 21 settembre al 30 novembre, sono i Musei di San Domenico di Forlì, scelta non casuale, in quanto la città fu sede di notevoli interventi urbanistici e architettonici durante il Ventennio. L’esposizione è quindi un’occasione per parlare del periodo storico che ha avuto una certa importanza per lo sviluppo della città.
Il soggetto principale della mostra è rappresentato dai manifesti, provenienti dalla più importante collezione privata di manifesti storici, la Massimo & Sonia Cirulli Archive, ma non mancano sculture, pittura, bozzetti originali e disegni. Un totale di 200 opere esposte realizzate da 60 autori, divise in cinque sezioni.
Tra gli artisti di queste opere uniche, dal linguaggio figurativo audace, sperimentale e nuovo: Thayaht, Ram, Sepo, Calzavara, Depero, Masoero, Bruno Munari, Bertelli (celebre il suo Mussolini in bronzo), Chelini, Carboni, Mondani, Pluto e, ancora, Boccasile, Sironi, Depero, Balla.
Per informazioni Comune di Forlì.
Un Ventennio di manifesti. L’arte della pubblicità. Il manifesto italiano e le avanguardie 1920-1940 - Musei di San domenico - Forlì




Continua a leggere: Un Ventennio di Manifesti in mostra a Forlì

Chi non ricorda la locandina di “Via col vento”? Il suo autore, Ercole Brini, ha realizzato anche tutti i poster dei film di Audrey Hepburn. Se in America le locandine dei film mostravano appena le figure degli attori, in Italia quella del manifesto è stata una vera e propria arte.
In particolare Brini, abilissimo illustratore e grafico pubblicitario, ha esportato questa attitudine tutta Italiana nel mondo, con la peculiare tecnica di acquerello stilizzato e la suggestione delle scene da lui scelte e rappresentate. Il suo stile è divenuto molto popolare in un momento, gli anni ‘50, in cui la televisione non è ancora il medium di massa e molta comunicazione avviene attraverso la pubblicità e la cartellonistica.
Una mostra alla Galleria degli artisti di Milano, celebra lo stile e il fascino della famosa icona del cinema americano con i manifesti collezionati dall’attore Andrea Croci. Fino al 14 maggio 2008.