Si respirerà l’aria fine dell’arte dei maestri a Ferrara, a Palazzo dei Diamanti, dal 28 febbraio al 2 giugno 2010, dove una mostra celebra Aimé Maeght (nella foto insieme ad André Breton), editore e gallerista nella Parigi del secondo novecento. Amico di gente come Bonnard, Georges Braque, Alexander Calder, Marc Chagall, Alberto Giacometti, Fernand Léger e Joan Miró, fondò a Saint-Paul de Vence, vicino Nizza, la Fondazione che porta il suo nome, crocevia di artisti da tutto il mondo.
I curatori Tomàs Llorens e Boye Llorens hanno proposto per la mostra di Ferrara una cifra stilistica che guarda alla storia dell’arte dalla prospettiva di mercanti e galleristi. Circa 100 opere tra disegni, sculture, fotografie e ceramiche create nel periodo compreso tra il 1945 (anno dell’inaugurazione della galleria parigina) e il 1964, anno di nascita della Fondazione Maeght.
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Come promesso continua il nostro viaggio all’interno della mostra Chagall e il Mediterraneo a Pisa. Dopo l’immersione nelle grandi tele, al primo piano di Palazzo Blu resta da visitare la sezione dedicata alla Grecia, che il pittore russo definisce una “terra disperatamente vuota se non fosse popolata di cielo, mare e luce”. Qui troviamo le illustrazioni per Dafni e Cloe a gouache e acquerello che Chagall realizzò per l’editore Tériade.
Torno al piano terra, non prima di aver ammirato per una seconda volta Yellow Clown, un dipinto in cui disordine e caos compositivo riescono per antitesi ad esprimere la purezza del soggetto rappresentato attraverso l’identità cromatica del giallo. Eccomi nella sezione dedicata alla Bibbia. Quadri come White Crucifixion rappresentano al meglio la visione di Chagall sulla religione. Un Cristo crocifisso da un raggio di luce occupa il centro di una scena di vita nell’inferno quotidiano. Soldati, briganti, fiamme e disperazione, il quadro è popolato di soggetti che sono indifferenti, che non considerano minimamente il messaggio del Salvatore.
Poi molti quadri che tracciano delle epifanie quasi fallimentari, in cui l’unico spettatore consapevole della magia del momento evocato sembra essere il pittore. Christ on the riverbank, Moses and the table of the law, Ressurrection on the riverbank, The fallen of the angel e la bella scultura del 1952 Maternity or Virgin and child, che ricorda nella semplicità dei tratti il nostro Modigliani.
Continua a leggere: Report: Chagall e il Mediterraneo (2a parte)
Questo weekend sono stato alla mostra Chagall e il Mediterraneo a Palazzo Blu di Pisa e sono rimasto piacevolmente colpito dall’allestimento. La location è proprio in pieno del centro storico della città toscana, sulle sponde dell’Arno. Il palazzo è stato restaurato con criterio e presenta ambienti ariosi e luminosi. Il percorso espositivo è lungo e ben attrezzato dal punto di vista informativo. Ci sono opere di Chagall che non si sono viste molto in giro, se non altro perché facenti perlopiù parte di collezioni private.
Una frase scritta a caratteri cubitali accoglie lo spettatore poco dopo l’ingresso, è la citazione di un intervento critico di Lionello Venturi: “Chagall ha dato uno dei maggiori contributi alla realizzazione della libertà nell’arte”. La stessa libertà che trafigge il pittore russo a partire dal 1926, ai tempi della sua prima discesa nel Mediterraneo. Nizza e la Costa Azzurra, poi il soggiorno a Peira-Cava, sulle Alpi Marittime. Lentamente Chagall scopre l’autonomia a livello compositivo del colore e della luce e decide di servirsene per dipingere.
Ne escono piccoli gioielli esposti in questa prima sezione della mostra. Litografie su carta finemente realizzate e poi disegni a pastello o acquarelli. Sono scorci delle città costiere francesi, ma soprattutto accenni a quella poetica che verrà. Donna con bouquet, Fidanzati nel cielo di Nizza, La coppia e il pesce. Quadri che sono poesie che parlano di solitudine, bellezza, colori del pubblico e del privato. A vederli da vicino viene da pensare che forse ogni amore ha un animale che lo protegge e in due si vola davvero sui cieli di Nizza.
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Si è inaugurata sabato scorso a Como a Villa Olmo la mostra “Chagall, Kandinsky, Malevič - Maestri dell’Avanguardia russa” di cui vi avevamo parlato qualche tempo fa.
Del percorso espositivo, che durerà fino al 26 luglio 2009, fa parte anche la ricostruzione della camera di Marc Chagall a Vitebsk, sua città natale. Il microuniverso culturale di questa piccola cittadina fu di grande ispirazione per il pittore, così come il ricordo della comunità ebraica e dei suoi rituali. Qui il pittore russo operò per molto tempo e proprio da qui provengono gli oggetti e i mobili in mostra a Como.
Si tratta infatti di una ricostruzione fedele della camera-laboratorio del pittore russo: gli arredi - armadi, scrivania, poltrone, e sedie -, le stoviglie - piatti, vasi, salsiere, brocche - e la biancheria. Tutti oggetti raccolti dalla nipote di Chagall , Ida Aronovna Gol’dberg e donati al Museo di Stato Russo.
Per vedere la stanza vi invito a recarvi alala mostra, nella galleria potete vedere invece alcune vedute di Vitebsk ad opera di Chagall.
Dopo i capolavori di Vienna, Villa Olmo si prepara ad ospitare un’altra grande mostra: tocca a “Chagall, Kandinsky, Malevič. Maestri dell’Avanguardia Russa” dal 4 aprile al 26 luglio.
Ottanta opere provenienti da importanti collezioni internazionali fanno rivivere l’ardore di tre figure geniali e diversissime tra loro: l’eclettismo di Kandisky, la maestria del colore e l’onirismo di Chagall e il rigore di Malevich.
Accanto ai tre protagonisti dell’avanguardia russa anche la figura di Pavel Filonov, meno noto internazionalmente ma altrettanto interessante. Da non perdere la ricostruzione rigorosa della stanza di Marc Chagall, fin nei minimi particolari.
Il costo del biglietto intero è di 9 euro, ridotto 7 euro.
A Villa Olmo Chagall, Kandisky, Malevich



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Un furto nella cattedrale di St. Etienne ha provocato piu’ danni dei semplici oggetti rubati. Alcuni ladri infatti per impossessarsi di medaglie e altri preziosi hanno danneggiato la vetrata della cattedrale di Metz realizzata da Marc Chagall nel 1963, il cui valore e’ chiaramente molto piu’ alto della refurtiva. La parte danneggiata e’ quella relativa al peccato originale di Eva.
Via | Repubblica
St. Etienne, danneggiata la vetrata di Marc Chagall

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In contemporanea con l’omaggio ad Arnaldo Pomodoro, un altro evento di arte contemporanea si svolge a Orta di San Giulio (Novara).
Dal 27 luglio al 16 novembre Palazzo Penotti Ubertini ospita la mostra “Chagall. Le anime morte”.
Si tratta del ciclo completo delle 96 incisioni (acqueforti e acquetinte) di Marc Chagall che illustravano il romanzo “Le anime morte di Gogol”, romanzo composto dallo scrittore a Roma in quindici anni e rimasto incompiuto. Le tavole incise sono una rilettura disegnata del testo, con riferimenti a personaggi e scenari russi, fortemente voluta da Chagall e proposta all’editore Ambroise Vollard.
Chagall incise le prime lastre nel 1924 stampandole poi nel 1927. Vollard pur entusiasta del risultato, rimandò la pubblicazione dei libri. Fu un altro editore, chiamato Tériade, a completare il monumentale progetto nel 1948.
Per informazioni sulla mostra: info@associazioneoverview.it.
Chagall. Le anime morte - Palazzo Penotti Ubertini - Orta San Giulio




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In uno dei miei tanti labirintici viaggi in rete mi sono imbattuta nell’opera affascinante di Vladimir Kush, pittore e scultore, nato in Russia nel 1965 e autore di tele in cui è il sapore del surrealismo magrittiano ad esplodere prepotente, anche se l’artista preferisce parlare della sua produzione come di un esempio di realismo metaforico (e a me viene in mente anche quello magico di Chagall…).
Kush ha scoperto negli anni ‘80 l’arte di Salvador Dalì, da cui è approdato poi ad un linguaggio personale, fatto di immagini che sembrano scene tratte da sogni o fiabe, in cui due realtà diverse sembrano sovrapporsi e le dimensioni dello spazio, la percezione della profondità, si capovolgono. Sono dipinti dai colori luminosi e vivaci, in cui è piacevole immergersi per cogliere il gusto dell’illusione e del fantastico: la foglia, che è in realtà una montagna da cui scende un corso d’acqua che sfocia nel mare oppure l’enorme uovo aperto il cui tuorlo, sullo sfondo, è un sole grande e caldo. Nel 2005 è stato inoltre pubblicato Journey to the Edge of Time, un racconto di fantascienza basato proprio sui dipinti di Vladimir Kush, una sorta di diario in forma di dialogo tra eroi che intrecciano commenti sulle stesse illustrazioni.
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