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Tutti gli articoli con tag marcel duchamp

Di Duchamp non ce n'è mai abbastanza

pubblicato da Sara R.


Duchamp era un grande stratega. Maestro di scacchi e di sovrapposizioni. Credo, che le sue opere siano un frutto intimissimo di un certo modo di applicarsi ad un gioco tanto stimolante. Mi verrebbe quasi da dire che non sarebbe stato il grande artista che è stato se non avesse amato smodatamente gli scacchi. C’è un’armonia segreta nel corteggiamento infido della regina, in quel blandire accuratamente la sposa per catturare il suo muto consorte nel più perfetto dei pièges.

Una specie di democratico scenario nel quale anche l’ultimo dei pedoni può attentare alla somma autorità nemica. Un mondo in cui ognuno procede alla sua maniera, realizzando la più personale delle espressioni. Un pianeta lontano della galassia surreale, figlio di incontri di opache nebulose cubiste e di folgoranti stelle futuriste. Una terra che obbediva alla dittatura materica, che si piegava ad un fare a tratti estinto. Poi è stato Duchamp e il concetto ha cominciato a regnare da sovrano.

La pittura non dovrebbe essere solamente retinica o visiva; dovrebbe aver a che fare con la materia grigia della nostra comprensione invece di essere puramente visiva.

Video da arwen987

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La fine del film

pubblicato da Daniele


In fondo sono le piccole e semplici intuizioni che generano i contenuti più interessanti del web. Il tipo che ha aperto il sito The Final Image ha avuto una di queste trovate: raccogliere in un blog-archivio l’ultimo fotogramma dei film. Ne viene fuori una galleria che regala allo spettatore vaghe reminiscenze, lampanti riconoscimenti ma anche parecchie sorprese. Così questa semplice intuizione si rivela un’idea geniale, che qualche artista capace avrebbe potuto sviluppare e sfruttare. Perché quando si entra nel mondo del linguaggio si è già dentro l’arte e se proviamo a guardare in questa prospettiva The Final Image ci accorgiamo che in fondo proviene dalla lezione di Duchamp e poi di Warhol e dell’arte situazionista. E’ vero, la decontestualizzazione di oggetti e segni è ormai acquisita a pieno titolo dall’arte contemporanea, è anzi uno dei suoi principi guida, ma è sorprendente scoprire come sia possibile impiegarla in forme sempre nuove.

In questo caso, che cosa diventa un film quando è riassunto nell’ultimo frame? Il cinema, che per statuto si fonda sulla presenza-assenza di ciò che appare sullo schermo, scompare ulteriormente, si eclissa, ma parla di sé in modo ancora più evocativo. Quello che si vede prima dell’ultimo cut è un attimo sospeso ma anche definitivo, che una volta “congelato” e riprodotto come se fosse una fotografia, comunica un senso di alterità inaspettato. Ci si sorprende ad esempio, considerata l’importanza che il nostro senso estetico dà agli incipit e ai finali delle opere narrative, di quanto alcuni di questi fotogrammi appaiano incongrui e inusuali, nel momento in cui sono sottratti al flusso temporale del film che gli conferisce senso. E di come alcuni final frame famosissimi - come quello riprodotto qui sopra, da Sentieri Selvaggi (1956) di John Ford - siano dei veri e propri quadri, più belli di qualsiasi manifesto o locandina, ma anche di molta sedicente arte.

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Art rétinal revisité. A Parigi, la nuova personale di Joseph Nechvatal

pubblicato da penelope.di.pixel


Da ieri 4 settembre fino al 29 settembre la galleria Jean-Luc & Takako Richard (Parigi) ospiterà la personale di Joseph Nechvatal “Art rétinal revisité: histoire de l’oeil” (Arte retinica rivisitata: storia dell’occhio), che invita a riflettere sulla relazione fra suono e immagine nei processi creativi.

15 tele accompagnate da pc, 10 delle quali con video, che rappresentano la retina combinata ad altre immagini del retto umano e un gioco di ombre. Nei video si assiste ad un processo particolare: un virus informatico divoara progressifamente l’immagine della composizione.

Con questa personale e a partire dal titolo, come afferma l’artista, Nechvatal intende opporsi alla concezione duchampiana secondo cui l’arte intelligente non può essere esteticamente bella. Ammetto che mi piacerebbe confrontarmi con l’autore su questo tema.

Art rétinal revisité

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Marcel Duchamp. L'arte come metodo per capire la vita, la vita come opera d'arte

pubblicato da penelope.di.pixel

“L’opera d’arte vive, dal momento in cui è stata creata e realizzata, una cinquantina d’anni, sessanta, non si può dire quanto, poi l’opera muore. Però in quel momento entra nella storia dell’arte. Quindi la storia dell’arte non comincia se non dopo la morte dell’opera, mentre finché l’opera vive, o per lo meno nei primi cinquanta anni della sua vita, c’è una relazione con le persone che vivono nello stesso periodo e l’anno accettata, rifiutata, discussa. Quando qualla gente muore, muore anche l’opera. In quel momento è la storia dell’arte ad avere inizio (…) Mi sono servito della pittura, mi sono servito dell’arte per stabilire un modus vivendi, una specie di metodo per capire la vita, cercare cioè per il momento di fare della mia stessa vita un’opera d’arte, invece di passarla a creare quadri e sculture. Ora penso si possa usare il proprio modo di respirare, di agire, di reagire agli altri (…) si può trattarli come un quadro vivente.”

Marcel Duchamp, 1966

NB: continuiamo con questa citazione il dibattito aperto col “L’arte e il faschion design secondo Issey Miyake“, per interrogarci sul senso dell’opera d’arte contemporanea e sulle relazioni con il consumo, la produzione, lo stile di vita, la performance. Vi ricordate ad esempio la celebre partita di scacchi fra Duchamp e Cage giocata nel 1968?

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Grande successo di opere di Marcel Duchamp da Christie's New York

pubblicato da Giovanni De Stefano


Uno straordinario risultato per diversi lotti composti da litografie, oggetti e vario materiale grafico ad opera di Marcel Duchamp, battuti tutti questa settimana da Christie’s New York.

Sette su otto dei lotti del grande maestro del dadaismo (e precursore del concettuale) presentati all’asta, hanno superato - e non di poco - le valutazioni massime che Christie’s aveva fornito. Il ricavato dai lavori di Duchamp è un fondamentale apporto ai 8,06 milioni di dollari totali dell’asta in questine, durata due giorni e incentrata sul lavoro grafico di maestri come Picasso e Munch.

In particolare, il pezzo forte dell’asta tutta è stato un raro cofanetto, intitolato da Duchamp stesso: “De ou par Marcel Duchamp ou Rrose Sélavy”, conosciuto anche come “Boîte-en-Valise”, che contiene la bellezza di 80 riproduzioni delle sue opere più famose. Ne sono stati realizzato 300 esemplari e quello di New York è stato venduto per 92.500 dollari, superando le aspettative di 50.000, massimo 70.000 dollari.

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La Collezione Ferrari tra MAXXI e FAI

pubblicato da Lorenzo Mazza


Collezionista, gallerista, storica dell’arte, lo scorso 24 gennaio si è spenta a Milano Claudia Gian Ferrari. Lascia un’importante collezione, 44 opere sono destinate al FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano e altre 58 al MAXXI di Roma.

A Milano, dove la Gian Ferrari ha costruito il suo Studio di Consulenza per il ‘900 Italiano e l’Arte Contemporanea, la gallerista non è mai andata d’accordo con le istituzioni museali. Ha affidato così al Fai il suo patrimonio legato al primonovecento, in gran parte ereditato dal padre Ettore Gian Ferrari, che l’allestirà a Villa Necchi Campiglio, in corso di restauro secondo il progetto originario degli anni ‘30 dell’architetto Piero Portaluppi. L’amante morta di Arturo Martini, il Ritratto di Alfredo Casella e Oreste ed Elettra di De Chirico, La famiglia del pastore di Sironi e due Nature Morte di Morandi, solo per fare qualche nome di questa parte della collezione.

Il resto è appunto destinato al Maxxi e crediamo che anche il nuovo consulente per le acquisizioni Vittorio Sgarbi non abbia avuto niente da ridire. Marcel Duchamp, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Patrik Tuttofuoco, Charles Avery, Gabriele Basilico, Mattew Barney, Stefano Arienti, Christian Boltansky, Bruna Esposito, Tony Cragg, Lara Favaretto, Anselm Kiefer, Pier Paolo Calzolari, Ettore Spalletti, Pedro Cabrita Reis, Marlene Dumas, Urs Luthi, Vic Muniz, Wolfgang Tillmans, Chen Zhen e molti altri.

Dunque, per quanto riguarda il Maxxi aspettiamo soltanto che questi capolavori, già inclusi nei cataloghi del museo, vengano inclusi in qualche mostra, mentre per il Fai dovremo attendere la fine del restauro della sede. Un ringraziamento da parte di tutta la cultura italiana va all’intera famiglia Gian Ferrari.

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Marcel Duchamp. La Vita a Credito

pubblicato da penelope.di.pixel

Marcel Duchamp, La Vita a CreditoEdito da Johan & Levi, esce in questi giorni il volume “Marcel Duchamp. La vita a credito“. Artista chiave del ‘900 definito da André Breton «l’uomo più intelligente del xx secolo», Duchamp è capace di influenzare ancora l’arte contemporanea.

La biografia dell’artista, con la prefazione di Achille Bonito Oliva, è stata curata da Bernard Marcadé. Ma in generale si può affermere una cosa su questo genere di libri: entrare nella vita di un autore che amiamo attraverso la sua biografia rappresenta un accesso privileggiato, specie quando ne conosciamo le opere, lo stile e la poetica.

Per chi fosse interessato, martedì 20 ottobre alle 18.30 presso Libreria Electa Koenig di Milano, Chiara Gatti ed Elio Grazioli presenteranno il volume (prezzo di copertina 32 euro, pp 608).

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Morto Finkelstein, il fotografo della Factory di Warhol

pubblicato da michele

finkelstein

All’età di 76 anni, è morto Nat Finkelstein, noto come il fotografo della factory di Andy Warhol. Il decesso, che risale al 2 ottobre, è avvenuto nella sua casa di Shandaken, nello stato di New York. Una polmonite con enfisema, la causa. I suoi ritratti più noti sono sicuramente quelli a Marcel Duchamp, a Bob Dylan, ad Allen Ginsberg e, ovviamente, allo stesso Warhol.

Con le sue foto, ritrasse la vita della factory. Abbandonò la professione di fotografo nel 1969 e divenne un attivo militante delle Black Panthers. Poi venne la droga, e Finkelstein girò il mondo vivendo nelle comunità hippy. Negli anni Ottanta una nuova attività di promozione delle opere della pop art. E infine, ritornò alla sua passione, la fotografia, dopo una cura disintossicante.

Sarebbe bello venisse allestita una restrospettiva: darebbe una (tardiva) popolarità all’artista. La gloria se l’era già conquistata, almeno per chi conosce un po’ da vicino la pop art.

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Esposizione Universale alla Gamec di Bergamo

pubblicato da Sara

Andy Warhol

Una “mostra bignami” quella che inaugurerà alla Gamec di Bergamo il prossimo 2 aprile: l’Esposizione Universale, curata da Giacinto di Pietrantonio è infatti un progetto molto ambizioso.

Otto mostre in una, cento opere di artisti dal XV secolo alla contemporaneità divise per sezioni: Potere, Quotidiano, Vita, Morte, Mente, Corpo, Odio, Amore. Tematiche universali, con le quali gli artisti si sono sempre confrontati e continueranno a farlo.

Ai palati raffinati parrà probabilmente un guazzabuglio di opere, ma per i profani dell’arte è un’ottima occasione per vedere un po’di tutto.

Tra gli artisti Andy Warhol, Diego Perrone, Gilbert & George, Joseph Kosuth, Luigi Ontani, Jeff Wall, Simone Berti, Meschac Gaba, ma anche Tiziano e Botticelli. Lo scambio tra antico e contemporaneo è continuo e costante, in quel meccanismo ciclico chiamato storia.

Esposizione Universale
Andy WarholDiego PerroneMarcel Duchamp

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Perché Duchamp? Giornata di studi alla GNAM di Roma

pubblicato da contemporanea

Ricorre oggi il quarantennale della morte di Marcel Duchamp. Per ricordarlo, la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma ha organizzato, nell’ambito della IV giornata del contemporaneo, Perchè Duchamp?, una giornata di studi dedicata al grande maestro del ‘900 e che si svolgerà sabato 4 ottobre.

L’evento è curato dalla GNAM in collaborazione con Carla Subrizi (storica dell’arte, curatrice e docente presso l’Università La Sapienza di Roma) e si divide in due momenti: la mattinata sarà incentrata sul ruolo di Duchamp nell’ambito degli sviluppi dell’arte del secolo scorso, attraverso una serie di riflessioni sollevate dal testo presentato da Carla Subrizi per l’occasione, Introduzione a Marcel Duchamp.

Il pomeriggio, invece, vedrà una serie di interventi di artisti che hanno avuto modo di conoscere o di confrontarsi nel corso della loro carriera con la carismatica figura di Duchamp e con la necessità di rapportarsi al nuovo concetto di opera d’arte che l’artista francese ha fatto emergere prepotentemente nel ‘900.

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