
Criticato quanto apprezzato, Gabriele D’Annunzio, il vate dell’Italia fascista, sarà celebrato in una mostra in programma al Vittoriale degli italiani, la casa-museo che il poeta si fece costruire sulle sponde del Garda, a Gardone Riviera.
Aldilà degli esclusivi intenti celebrativi, la mostra che aprirà i battenti il 27 febbraio cercherà di raccontare il personaggio di D’Annunzio attraverso gli amici che lo hanno conosciuto e gli artisti che da lui hanno tratto ispirazione. Nomi di spicco come quello di Filippo Tommaso Marinetti, che presenta una scultura (Doppio comando di aereo Caproni), Giorgio De Chirico con i suoi figurini e bozzetti scenici per La Figlia di Iorio , poi Man Ray, Mario Pompei, Enrico Del Debbio e molti altri.
La mostra è soltanto il primo di una serie di appuntamenti che legheranno il Vittoriale all’arte contemporanea e suona come un invito aperto verso quegli artisti che si sono confrontati e si vorranno confrontare con la sua poetica. Prevista inoltre nel prossimo futuro la creazione di un museo permanente – “D’Annunzio segreto”, nello spazio sottostante l’Anfiteatro all’aperto.< Omaggio a D’Annunzio




Una mostra a Milano celebra il Futurismo e la sua storia, attraverso i documenti che questo movimento ha prodotto. Dal 4 al 21 febbraio a Palazzo Reale in esposizione manifesti, libri (le Edizioni Futuriste di ‘Poesia’), lettere cartoline, fotografie, cataloghi di mostre e riviste.
Un grande convegno internazionale, Il futurismo nelle avanguardie, si svolgerà in contemporanea con l’apertura della mostra, dal 4 al 6 febbraio.
L’allestimento curato da Luigi Sansone esplora l’universo tipografico dei libri futuristi, che introdussero molte innovazioni. Zang Tumb Tumb. Adrianopoli ottobre 1912. Parole in liberta’ (1914); Romanzo esplosivo (1919); Les mots en liberte’ futuristes (1919) e molti altri titoli. Libri in edizione speciale, autografi e con dediche, appartenuti agli stessi artisti. Completa il percorso un documentario di Rai Teche dal titolo Futurismo che passione! di Silvana Palumbieri.
Forse alcuni di voi non ne vorranno più sentir parlare, vista l’indigestione di Futurismo che il 2009 ha portato. Ma Futurismo - Moda - Design. La ricostruzione futurista dell’universo quotidiano è una mostra che mancava. Si terrà a Gorizia nei Musei Provinciali da venerdì 19 dicembre 2009 al 1 maggio 2010.
L’incursione futurista nell’universo del quotidiano e delle arti applicate si racchiude in una frase di Giacomo Balla: “si pensa e si agisce come si veste” (dal Manifesto per il Vestito Antineutrale, 1914, Marinetti, Boccioni, Balla). Nella moda come nella pittura i futuristi introducono il colore, l’uso del panciotto, scarpe e sciarpe. La cravatta diventa oggetto di studio nel Manifesto futurista sulla cravatta italiana, scritto da Di Bosso e Scurto nel 1933. Poi la tuta di Thayaht, pensata come oggetto comodo e lussuoso, ombrelli, borsette e cappelli, tutto questo troverete a Gorizia.
L’esposizione curata da Raffaella Sgubin e Carla Cerutti, propone circa 100 pezzi originali, provenienti da collezioni private e dall’archivio di alcune case di moda. Una curiosità, tra i tanti vestiti in mostra non troverete biancheria intima, che i futuristi odiavano.
Mantova si apre alle avanguardie del primonovecento e lo fa con Futurismo e Dada. Da Marinetti a Tzara - Mantova e l’Europa, nel segno dell’Avanguardia. Non ci sono solo i 100 anni del manifesto futurista da festeggiare ma anche i 76 dalla storica Esposizione Futurista in città, a Palazzo Ducale.
Molte le occasioni di divergenza tra Marinetti e Tzara, a cominciare dal rapporto con la società, che i dadaisti vivevano in maniera estremamente conflittuale arrivando a negare il valore del processo stesso della creazione artistica. Ma anche diversi i punti di contatto tra i due movimenti, lo spirito dissacrante, le serate performanti e la pratica artistica diretta a 360°.
Mantova ospitò la nascita di due importanti riviste: la futurista Procellaria (1917-1920) e Bleu (1920-1921), unico organo di stampa dadaista in Italia, realizzato in collaborazione con Julius Evola. La mostra è a cura di Melania Gazzotti e Anna Villari, inaugurerà il13 dicembre e sarà visitabile fino al 28 febbraio alla Casa del Mantegna.
Futurismo oggi è la rassegna con cui Firenze si inserisce nelle celebrazioni per il centenario del futurismo. Ultima tra le città italiane ad omaggiare il movimento ideato da Filippo Tommaso Marinetti, Firenze lo fa con un programma di iniziative molto particolare. Nessuna grande mostra con migliaia di visitatori (di cui peraltro Firenze è già piena), l’intento è quello di creare un momento di riflessione e riportare nel capoluogo toscano la freschezza e la vitalità del futurismo.
Domani sabato 31 ottobre dalle 10.30 alle 12.30 (ingresso libero) presso il Cinema Odeon in Piazza Degli Strozzi Achille Bonito Oliva terrà una conferenza-performance. Con Marinetti il rumore della vita entra nel suono dell’arte, dice il critico-curatore. Firenze è stato un laboratorio, un’incubatrice dove, attraverso gli incontri tra letterati e intellettuali (Soffici, Papini, Chini) la cultura delle avanguardie italiane ha alzato la testa e assunto una statura europea.
Il futurismo ha sempre professato la pariteticità tra i linguaggi: pittura, performance, installazione hanno pari dignità a livello artistico. Il futurismo è un movimento fuido, liquido, che ha invaso come una benefica alluvione tutti i linguaggi. La polimatericità, il superamento del museo e dell’accademismo sono conquiste senza precedenti. L’abbraccio mortale col fascismo, l’adesione di Marinetti al Regime, secondo Bonito Oliva sono da ascrivere anche alla rivalità tra Marinetti e D’Annunzio.
L’evento di inserisce nel progetto Toscanaincontemporanea ed è a cura di Marco Cianchi. Per informazioni +39 0574 531828

Prosegue la nostra visita virtuale alla mostra sul Futurismo Balneare in corso alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Viareggio. Cinquanta opere in mostra per riscoprire gli anni d’oro del futurismo. Tra i locals, da segnalare la presenza di Uberto Bonetti, dalla cui matita nacque la maschera simbolo del Carnevale di Viareggio, il Burlamacco. In mostra dieci opere rappresentative del suo rapporto col futurismo. Il Ritratto-caricatura di Marinetti, le aerovedute, alcuni manifesti pubblicitari e la cartellonistica del carnevale.
Più controverso il rapporto col futurismo di Moses Levy. Pur avendo aderito a quel movimento artistico d’avanguardia che successivamente divenne anche espressione artistica del regime fascista, il pittore di origine ebrea fu colpito dalle Leggi Razziali del 1938. In mostra il suo quadro più spiccatamente futurista, Tram n.7, poi Cinema Eolo e Folla sul Lungomare, che rendono viva testimonianza di quegli anni ruggenti. Moses Levy farà tesoro della lezione futurista sul colore e la vibrazione della luce, incentrandovi buona parte del suo linguaggio negli anni successivi.
Toscano anche Primo Conti, artista precocissimo che fu notato dai futuristi all’età di tredici anni quando compose l’opera musicale Romanza per violino e pianoforte. Nel 1917, quando il pittore aderì ufficialmente al Futurismo, abitava già stabilmente a Viareggio. In mostra il suo Autoritratto con Accapatoio al mare e il Saltimbanco.
Continua a leggere: Futurismo Balneare, il reportage (2a parte)

Vi presentiamo oggi la prima parte del Report da Futurismo a Viareggio e in Versilia – Accadimenti e Riflessi dal 1918 al 1940, che si è inaugurata lo scorso 10 ottobre. Con questa mostra la città toscana comincia un’azione di recupero del suo passato artistico più nobile. Galeotta fu una mostra che nacque quasi spontaneamente novantun’anni fa al Kursaal, grande albergo e luogo di cultura oggi scomparso, in cui erano soliti soggiornare molti artisti. Fu l’avvocato Luigi Salvatori, uomo politico socialista, a lanciare il sasso.
Di quell’avvenimento ci restano poche testimonianze, un nome, Esposizione d’Arte d’Avanguardia Italiana, una data che la colloca nella seconda metà di agosto del 1918 e una serie di personaggi che vi presero parte: Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Fortunato Depero, Enrico Prampolini, Primo Conti e Achille Lega. Tutti artisti che erano soliti passare le vacanze da queste parti, dipingevano e organizzavano esposizioni nate quasi per caso nelle calde estati. Quella volta sembra che fecero le cose davvero in grande e l’eco giunge fino a noi grazie ad una pubblicazione del 1919 di Filippo De Pisis dal titolo Pittura Moderna, che rifletteva sul portato di quella mostra.
A dir la verità, se anche il catalogo è andato perso, un’altra cosa ci resta, il bozzetto della locandina, che Fortunato Depero disegnò a matita, prendendo spunto da un suo dipinto. Proprio La Bagnante di Depero, che insieme a Profughe alla stazione di Primo Conti e la scultura in bronzo Ritratto di Bino Sanminiatelli di Enrico Prampolini rappresentano le tre opere che di quella mostra vengono riproposte a Viareggio fino al 20 dicembre.
Continua a leggere: Futurismo Balneare, il reportage (1a parte)
Un libro di Francesca Brezzi recentemente uscito per Mimesis ricostruisce il rapporto intenso e controverso tra l’universo femminile e il futurismo. “Quando il futurismo è donna. Barbara dei colori” ripercorre una storia di odio ed amore. Per primo Marinetti nel Manifesto del 1909 dichiara di voler «Glorificare il disprezzo della donna, […] ninnolo tragico». Il sesso debole per i futuristi è responsabile delle schiavitù d’amore, permeato di una moralità pacifista e perdente.
Sul versante opposto della misoginia, il futurista ama e frequenta la donna audace, libera, che sfida l’uomo sul suo stesso terreno. Ecco quindi le esperienze delle donne futuriste, scrittrici, pittrici, come Benedetta Cappa, moglie del Marinetti. Il libro di Francesca Brezzi chiarisce quali artiste si limitarono ad accettare e promuovere l’ideologia maschilista alla base del movimento e quali osarono e rinnovarono.
Ecco quindi il “Manifesto della Donna futurista” di Valentine de Saint-Point che nel 1912 aveva avuto la visione di una donna emancipata ed indipendente. E poi Olga Biglieri Scurto, in arte Barbara dei colori, eclettica artista che dal futurismo approdò al femminismo e al pacifismo, alla cui figura è dedicata la seconda parte del libro.

Come promesso, iniziamo la settimana con una nuova galleria di immagini dalla 53a Biennale di Venezia. Come per la volta precedente, saremo guidati nella nostra visita virtuale da una fotoreporter d’eccezione, Shunzan.
Partiamo subito con Bertozzi&Casoni, Nicola Bolla, due degli artisti invitati da Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice per il nuovo Padiglione Italia, sito alle Tese delle Vergini dell’Arsenale. Questa sezione, di cui avevamo già parlato qualche mese fa, parte da un chiaro omaggio a Marinetti nel centenario della nascita del futurismo. Si tratta di qualcosa di inconsueto per la Biennale, oltre alla selezione anche una proposta di adesione a un tema specifico. Collaudi è il titolo della mostra che raccoglie un buon numero di artisti italiani nati intorno agli anni ‘60 e che sta facendo molto discutere, tra polemiche e fervidi entusiasmi.
Per quanto riguarda le altre sezioni, sono rimasto molto colpito dalle installazioni eteree di Tomas Saraceno, fatte con corde elastiche. L’artista argentino classe ‘73 si era già fatto conoscere in Italia con un bel lavoro a Palazzo Ducale di Genova nel 2007. Pistoletto ci propone un altro tassello del suo lavoro di ricerca con le superfici specchianti, costruendo un ambiente di riflessi. Decisamente curioso l’ambiente realizzato da Cildo Meireles, artista brasiliano che lavora sulle connessioni tra colori e spazi a livello immersivo. Sul versante dell’arte ‘politica’ e partecipativa l’operazione dell’artista norvegese di origine zambiana Haloba Anawana, The Greater Advertising Market – Theme: Emancipation of the World Trade 2009.

Si è aperto il 5 giugno il convegno “ARS in Ara. Arte e comunicazione nell’era di Second Life” a cura di Musei in Comune (Marina Bellini) e Uqbar (Paolo Valente), a testimoniare il particolare interesse del comune di Roma (e in particolare dell’Assessorato alla Cultura) nella sperimentazione dei nuovi media.
Avendo partecipato all’evento di apertura, ve ne offro un reportage.
Location, Ara Pacis (piccola nota, il recente atto vandalico è stato cancellato e la parete è tornata al suo bianco abbagliante: solo per terra si nota una alone sfumato di vernice verde e rossa che è stata cancellata…). Molto bella la sala convegni anche se un po’ eccessiva l’aria condizionata: poca la luce, infatti le foto lasciano un po’ a desiderare, ma le ho fatte comunque.
[Foto in alto, intervento di Derrick de Kerckhove]
Continua a leggere: ARS in Ara. Reportage dall'inaugurazione