
Dal 12 maggio al 26 settembre 2010 la Fondazione Merz di Torino celebra il suo fondatore, scomparso nel 2003. Mario Merz. Pageantry of painting. Corteo della pittura, è un allestimento a cura di Rudi Fuchs che presenta 20 grandi pitture. Lavori partoriti dalla mente del maestro tra la metà degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta, provenienti er lo più da collezioni private e poco conosciuti al grande pubblico.
Nell’idea dell’allestimento Fuchs considera le grandi pitture di Merz come delle immagini-stendardo protagoniste di una rappresentazione teatrale. Ognuna mette in scena i suoi colori e con essi si muove, chiamando lo spettatore ad un rituale di condivisione più che ad un vero e proprio spettacolo.
Nelle parole dello stesso artista torinese: “La pittura prende vita nella mente ancora prima di essere fatta. E l’immagine è sempre doppia, è un’immagine e anche qualche altra cosa. Se l’immagine è perfetta diventa un dipinto… Fino a poco tempo fa si poteva diffidare dell’immaginazione, al giorno d’oggi si deve portare nuovamente più fantasia possibile nell’arte”. La mostra è un’occasione per grandi e piccini per conoscere più da vicino le opere di un artista il cui linguaggio ha profondamente segnato il panorama urbano del capoluogo piemontese.
Dal 20 marzo al 18 luglio, la Galleria civica di Modena apre le porte a una mostra tanto inconsueta quanto curiosa, “Pagine da un bestiario fantastico“: opere su carta di artisti italiani che testimoniano la grande attrattiva che questo animale ha e ha avuto nella storia dell’arte di ogni paese e di ogni tempo, a partire, forse, da quel medioevo tanto dedito alla rappresentazione di grifoni e bestie di ogni genere.
De Chirico, Fontana, Mario Merz, Omar Galliani, Enzo Cucchi sono solo alcuni degli autori di questi lavori, con i quali la galleria intende anche promuovere il proprio fondo, la “Raccolta del disegno”, anche se la mostra potrà contare anche su opere provenienti da altre istituzioni.
Una parte della mostra, inoltre, sarà dedicata ai giovani disegnatori italiani, alle “nuove leve”, che così si troveranno faccia a faccia con i maestri più conosciuti e celebrati. Animale com simbolo, animale come metamorfosi, come elemento della natura e come elemento della mitologia: la mostra intende cercare, nei limiti di un argomento sterminato come questo, a gettare un po’ di luce su questo tema e su una tecnica, il disegno, che al giorno d’oggi è spesso considerata minore.
A Modena, un bestiario fantastico
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Bisognerà un po’ correre qua e là per vedere la mostra “Il Grande Gioco. Forme d’arte in Italia 1947 – 1989”, che vuole creare un percorso artistico compreso dalla fine della seconda guerra mondiale fino alla caduta del muro di Berlino. La mostra, infatti, è suddivisa in tre spazi che, a partire dal 24 febbraio, si succederanno: dal 1947 al 1958 al Museo d’arte contemporanea di Lissone; dal 1958 al 1972 alla Rotonda di via Besana di Milano; e infine dal 1972 al 1989 alla alla GAMeC di Bergamo.
A Lissone si cercherà di indagare l’arte dal dopoguerra al grande spartiacque della vita culturale italiana, il 1958 (inizio del boom economico). Al centro dell’attenzione, dunque, ci saranno Soldati, Munari, Dorfles, Prampolini, Fontana, e con loro il gruppo Forma 1, Origine, e i movimenti nucleari e spaziali.
Molto ricca la sezione dedicata al periodo ‘58-’72, a Milano. Periodo di grande fermento culturale, che vede perdere il confine netto tra pittura e scultura, e l’affermazione di artisti quali Manzoni, Lo Savio, ma anche l’arte povera, con Mario Merz, Pistoletto, Boetti (tra gli altri).
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Aprirà il prossimo 17 dicembre la mostra “Arte Povera: energia e metamorfosi dei materiali. Opere dalle collezioni del Mart”: per chi non avesse mai visitato quel gioiello di Villa Panza, o per chi ci torna sempre volentieri, ecco una nuova ottima scusa.
Arrivano a Varese direttamente dal Mart di Rovereto venti opere dell’avanguardia dell’Arte Povera, tra cui due installazioni in ferro, legno e carbone di Jannis Kounellis, un igloo di Mario Merz, la famosa “Orchestra di stracci” di Michelangelo Pistoletto, una delle “stelle” di Gilberto Zorio, un arazzo di Alighiero Boetti e un’opera di Giuseppe Penone.
Le opere saranno allestite sia nelle sale della Villa, sia nello spazio delle Scuderie, andandosi ad unire alla Collezione d’arte contemporanea della Villa del FAI - Fondo Ambiente Italiano: ricchezza degli spazi e “povertà” dei materiali delle opere in mostra, per un contrasto e un dialogo di sicuro effetto. Fino al 28 marzo.

Dal 19 settembre all’11 novembre i locali della nuova Galleria Cardi di Pietrasanta ospiteranno Orientamento, un’eccezionale mostra curata da Sergio Risaliti. Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, per ripercorre un pezzo importante della storia dell’arte contemporanea italiana.
La galleria si trova proprio nel cuore di Pietrasanta, luogo pieno di fascino e storia, in cui transitano artisti, collezionisti, critici. Se spesso viene ricordata per la sua importanza a livello di mercato dell’arte, è anche vero che la città versiliese rappresenta un unicum a livello artistico nel territorio italiano, per la densità e la qualità delle sue proposte.
Con Orientamento prosegue un percorso intrapreso lo scorso maggio dalla Galleria Cardi, uno spazio espositivo che cerca di tenere insieme una dimensione retrospettiva – in cui si fa esperienza – con l’aspetto commerciale. Adesso tocca a quella che Germano Celant definì arte povera e raccolse un nucleo di artisti le cui strade si andarono poi a dividere. L’uso poetico della tautologia, l’emozione a livello linguistico per i materiali primari e la loro capacità di lasciarsi attraversare dall’energia ed un rapporto di rinnovamento e rispetto con il passato fanno dell’arte povera un momento fondamentale della nostra storia, su cui è importante tornare.
Per gli artisti il disegno è il punto di partenza per qualsiasi lavoro e Mario Merz non fa eccezione.
Lo rivelano queste sue parole: “io sono il ragazzo che andava nei campi, sperando di poter portare a casa un disegno senza dover imitare il paesaggio dell’ottocento, il ragazzo che disegnava le sensazioni della natura”.
Dell’artista, recentemente scomparso, esponente di spicco dell’arte povera, sono esposti alla fondazione Merz, circa duecento fogli, eseguiti tra il 1951 e il 2003. L’opera grafica di Merz era rimasta pressoché inedita per la ritrosia dello stesso autore a mostrare “i compagni della sua vita”, come spiega uno dei due curatori, Dieter Schwarz.
La mostra ci fa riflettere sul ruolo fondamentale della pratica del disegno.
Disegno come rappresentazione, come idea, come strumento progettuale.
O come intimo rifugio.
L’esposizione arriva a Torino, fondazione Merz, dal 28 aprile al 29 luglio, dopo essere stata in Svizzera, nelle sale del Kunstmuseum di Winterthur.
via | fondazione Merz