
Dal 16 gennaio a Parma riapre la sede espositiva di Palazzo del Governatore, che ospita assieme alle Galleria San Ludovico e le Scuderie della Pilotta Novecento, Arte, fotografia, moda, design, architettura. Un’eccezionale mostra che a dieci anni dalla fine del ventesimo secolo prova a tracciarne un percorso che ne mette in luce la straordinarietà.
Più di tremila metri quadrati di superficie espositiva che ospiterà opere provenienti dalla collezione del Csac, Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma Curata da Arturo Carlo Quintavalle la mostra sarà l’occasione per inaugurare lo spazio appena restaurato che nel corso del 2010 sarà animato da residenze d’artista, incontri e performance.
La mostra ci presenta, disposte una accanto all’altra, come una serie di diapositive, opere di artisti come Mario Sironi, Piero Consagra, Mario Schifano, Enrico Baj, Renato Guttuso e grandi maestri della fotografia come i fratelli Alinari, Mimmo Jodice e Man Ray (nella foto).

Ve ne avevamo già accennato qui. La compagnia di bandiera continua ad andare a picco ed anche per questo 2009 si prevede una perdita dal valore di un miliardo di euro. I vertici hanno così pensato che forse era il caso di disfarsi dell’imponente patrimonio artistico di opere d’arte contemporanea, in tutto 187.
I quadri sono quelli che venivano esposti sui Dc8 e nelle sedi di Roma, Milano, Parigi e New York. Verranno venduti con un’asta notturna gestita da Finarte stasera alle 21. Salvador Dalì, Giorgio De Chirico, Giacomo Balla, quadri di Gino Severini appositamente commissionati e poi Giuseppe Capogrossi, Renato Guttuso, Mario Sironi, Fortunato Depero, Ottone Rosai, Massimo Campigli e sculture di Giacomo Manzu e Mario Ceroli.
Nel giugno scorso proprio un dipinto di Severini, La Danseuse era stato venduto da Sotheby per 21,4 milioni di euro, divenendo l’opera futurista che ha raggiunto la cifra più alta in una pubblica asta. Nel frattempo proprio in questi giorni il Commissario Straordinario Augusto Fantozzi consegnerà Alitalia nelle mani della cordata italiana del CAI, che ridurrà notevolmente l’impatto occupazionale della compagnia e la fonderà con AirOne.
Fino al 7 gennaio 2010, 40 opere di Mario Sironi verranno esposte per la prima volta in Italia presso il Museo delle Icone Russe di Peccioli (Pisa). La mostra, titolata “Mario Sironi tra futurismo e metafisica“, sarà costituita da disegni, tempere e oli che l’artista realizzò tra il 1914 e il 1920, che secondo l’organizzazione dovrebbero mostrare il rapporto tra il maestro e il Futurismo.
Tutte le opere, provenienti dalla Estorick Collection di Londra, ci rivelano in realtà un percorso anomalo di Sironi, e un’influenza, quella del futurismo, non così cangiante. Piuttosto, prevale la ventata di modernità rispetto alla tradizione ottocentesca. Sia sufficiente guardare l’”uomo al caffé”, un quadro dal tipico soggetto ottocentesco ma rinnovato dal duro segno grafico.
O piuttosto si vedono le influenza di Picasso, semmai, che l’autore tra l’altro ebbe modo di conoscere a Parigi. Una mostra anomala, il cui titolo non rende perfettamente il concetto dell’esposizione, ma forse per questo, in un periodo di celebrazioni del futurismo a volte esagerate, ancora più apprezzabile.
Per la prima volta insieme, alla Fondazione Stelline di Milano, sono raccolti i capolavori degli anni ‘40 e ‘50 di Mario Sironi.
Si tratta di una cinquantina di dipinti dell’ultimo periodo dell’artista, il più difficile, tra la disperazione per il suicidio della figlia diciottenne e il crollo di tutte le sue convinzione politiche e artistiche. Nella solitudine Sironi rinnova il suo linguaggio dando vita a nuove forme e ad una visione della realtà opposta a quella della giovinezza e della maturità.
Immagini cariche di neri profondi, di nudi essenziali e di paesaggi lacerati compongono “Sironi. Gli anni ‘40 e ‘50. Dal crollo dell’ideologia agli anni dell’Ap0calisse”.
Sironi. Gli anni ‘40 e ‘50. Dal crollo dell’ideologia agli anni dell’Apocalisse - Fondazione Stelline - Milano



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