Viene annunciata in questi giorni la grande retrospettiva che il Mart di Trento e Rovereto dedica all’opera scultorea di Amedeo Modigliani. L’allestimento aprirà i battenti dal 18 dicembre al 27 marzo 2011 riunendo per la prima volta opere disclocate ai quattro angoli del mondo.
L’avvicinamento dell’artista livornese alla scultura avvenne con il suo trasferimento da Montmartre a Montparnasse, dove conobbe Constantin Brancusi, scultore rumeno con il quale avviò un intenso scambio concettuale e creativo. Brancusi lo avvicinò all’arte africana e primitiva e dal 1909 Modì cominciò a scolpire, arrivando nel 1912 a presentare la seie delle Cariatidi al Salon d’Automne.
Un’intensa attività scultorea che fa riferimento ad amplissimi bacini culturali esplorati dall’artista. La scultura medievale e quella rinascimentale, lo stile orientale, le ricerche delle avanguardie ed in particolare l’avventura di Picasso. Il catalogo delle sculture di Modigliani comprende 25 sculture identificate, di cui solo 16 appartengono a collezioni pubbliche.

Dal 28 marzo una grande mostra al Mart di Rovereto, prodotta in collaborazione con il Victoria & Albert Museum di Londra, esplora i prodotti della creatività internazionale nel periodo della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica.
Per arte e design il clima di tensione e il desiderio di modernità furono certamente prolifici: nel trentennio 1945-1970 la spinta sociale della creatività e lo stimolo allo scambio tra le arti furono senza precendenti.
Tra gli oltre 250 oggetti che raccontano la storia sono le inedite ceramiche di Picasso, i disegni di Le Corbusier, e gli oggetti in vetro di Charles e Ray Eames oggi riconosciuti tra i massimi esempi di qualità intellettuale.
Una mostra come quei rari libri di storia che si leggono senza addormentarsi.
La Guerra Fredda - Cold War. Arte e design nel mondo diviso 1945-1970



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In contemporanea con Manifesta e fino al 16 novembre, il Mart di Rovereto ospita “Eurasia. Dissolvenze geografiche dell’arte”, un evento curato da Achille Bonito Oliva e da diversi nomi internazionali che intendono recuperare le intenzioni di Joseph Beuys e del suo progetto intitolato, appunto, Eurasia, una sorta di stato fittizio ideato nel 1967, un anno dopo la performance “Eurasian siberian symphony”.
La riflessione di Beuys, teorico della scultura sociale e della creatività come unico strumento di emancipazione dell’individuo, riguardava la possibilità di fondare un’arte che abbracciasse senza distinzioni occidente e oriente, Europa e Asia. Le dissolvenze del titolo richiamano appunto le sfumature e le emergenze culturali che la mostra intende evidenziare, al di là di ogni confine geopolitico.
La rilettura del progetto di Beuys ad opera di Oliva ruota attorno ad Eurasienstab, film girato dall’artista tedesco nel 1968 ad Anversa, e vede dialogare tra loro esponenti italiani e internazionali del panorama artistico odierno (Stefano Cagol, Mircea Cantor, Adrian Paci, Elena Nemkova e molti altri) oltre ad un altro nome storico, Alighiero Boetti.
Forse non tutti lo sanno, ma il futurista Fortunato Depero, nella sua variegata carriera, è stato anche illustratore pubblicitario ed editoriale. Ed è a questa produzione che il Mart di Rovereto dedica, fino al 3 febbraio, la mostra “DeperoPubblicitario. Dall’auto-réclame all’architettura pubblicitaria” di cui i colleghi di Deluxeblog hanno già parlato molto tempo fa.
Sono esposti bozzetti e tavole realizzate per vari prodotti come il liquore Strega e la Campari, oltre a copertine e pagine influenzate dal viaggio a New York nel 1929-30 e comparse su riviste come Vanity fair e Vogue.
L’artista, teorico dell’auto-réclame alla quale ogni artista di genio doveva sottoporsi e alla quale dedicò anche la serie omonima, ha dedicato il proprio impegno alla pubblicità fino agli ultimi anni, puntualmente documentati dalla mostra.
La grafica pubblicitaria di Depero



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Vi abbiamo già parlato della Op Art, e a tal proposito volevo segnalarvi la mostra Op Art a Francoforte che presenta una selezione di opere che mostrano la nascita e la diffusione della Op Art e dell’Arte cinetica. Il fenomeno che si è sviluppato negli anni ‘70, ha coinvolto un’intera generazione di artisti a livello mondiale: in Europa e in America, ma anche in America Latina e nell’Europa dell’est.
Fino al 20 maggio presso Schirn Kunstalle a Francoforte saranno in esposizione grandi dipinti e installazioni che con differenti stili di pittura mirano, sulla base di leggi fisiche della luce e dell’ottica, all’irritazione consapevole dell’occhio umano.