Dal 6 febbraio al 23 maggio, al Mart di Rovereto, si potrà visitare la mostra “Dalla scena al dipinto. La magia del teatro nella pittura dell’Ottocento. Da David a Delacroix, da Füssli a Degas”. Il titolo, molto lungo, è quanto mai esplicativo: l’intento dei curatori (Guy Cogeval e Beatrice Avanzi) è quello di indagare il fruttuoso rapporto tra arte e teatro, in un periodo, tra l’altro, dove palchi e platee riscuotevano molto più successo di adesso.
Jacques-Louis David, Eugène Delacroix, Ingres e Degas sono soltanto alcuni degli autori dei quadri presenti alla mostra. Oltre 200 opere (tra cui il celebre “Giuramento degli Orazi“), alcune mai viste in Italia, a testimoniare dalla fine del Settecento alle soglie del Ventesimo quanto arte e teatro si siano condizionati.
In mostra ci saranno anche disegni e modelli di scenografie. Opere provenienti da importanti musei, tra i quali il Louvre, il Musée d’Orsay, il British Museum e il Metropolitan Museum di New York. Una mostra di respiro internazionale e molto originale, dal tema molto affascinante.
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Aprirà il prossimo 17 dicembre la mostra “Arte Povera: energia e metamorfosi dei materiali. Opere dalle collezioni del Mart”: per chi non avesse mai visitato quel gioiello di Villa Panza, o per chi ci torna sempre volentieri, ecco una nuova ottima scusa.
Arrivano a Varese direttamente dal Mart di Rovereto venti opere dell’avanguardia dell’Arte Povera, tra cui due installazioni in ferro, legno e carbone di Jannis Kounellis, un igloo di Mario Merz, la famosa “Orchestra di stracci” di Michelangelo Pistoletto, una delle “stelle” di Gilberto Zorio, un arazzo di Alighiero Boetti e un’opera di Giuseppe Penone.
Le opere saranno allestite sia nelle sale della Villa, sia nello spazio delle Scuderie, andandosi ad unire alla Collezione d’arte contemporanea della Villa del FAI - Fondo Ambiente Italiano: ricchezza degli spazi e “povertà” dei materiali delle opere in mostra, per un contrasto e un dialogo di sicuro effetto. Fino al 28 marzo.
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Aprirà il 31 ottobre a Rovereto la mostra “Irrespektiv”, una retrospettiva sul lavoro di uno tra i più significativi artisti del Sud Africa, Kendell Geers. Bianco, afrikaner, sovversivo, provocatorio, duro e diretto.
Geers lavora principalmente sui temi della segregazione razziale, elaborandoli in modo personale per espimerli attraverso opere che solitamente sono molto forti visivamente, oltre che concettualmente. In anteprima italiana l’installazione “Postpunkpaganpop” (2008): si tratta di un labirinto circondato dal filo spinato inventato dalle forze di polizia sudafricane con lo scopo di infliggere più danni di un comune filo spinato. I visitatori dovranno scegliere come interagire fisicamente con l’opera: il “labirinto”, infatti, ha due diverse uscite, una verso il percorso della mostra, l’altra verso la collezione permanente del Mart.
Nessuna pretesa di spiegazione, solo l’intento di coinvolgere lo spettatore in una precisa condizione esistenziale. La mostra arriva in Italia dopo tappe in Belgio, Inghilterra e Francia. Perché “Irrespektiv”? Perché il titolo è una parodia della parola “retrospettiva”, e vuole esprimere la provocazione alla base delle opere in mostra. Fino al 17 gennaio.
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Dal 19 settembre al 10 gennaio 2010, il Mart di Rovereto ospiterà 240 “Capolavori della modernità” dalla Kunstmuseum Winterthur, uno dei musei che vanta la più ampia collezione di opere d’arte moderna. Il percorso, cronologico e tematico, attraversa l’impressionismo, il cubismo, il surrealismo e le ricerche astratte, giungendo infine ad alcune ricerche artistiche del secondo dopoguerra.
L’impressionismo, almeno quello più noto, è rappresentato da alcuni dipinti di Monet, di Sisley e di Moret e dell’”eretico” Cezanne; mentre stupiscono due quadri meno conosciuti di Van Gogh (se mai ci sarà un quadro meno conosciuto di Van Gogh…): “Soffioni”, del 1889, e “Ritratto del postino Roulin” (1888). Ma la mostra è piuttosto ricca, si va dall’astrattismo lirico di Kandinsky e Klee al cubismo di Picasso, Gris e Léger fino alle più recenti tendenze minimaliste dell’arte americana, da Richard Tuttle a Robert Mangold.
Una mostra decisamente interessante, dunque; sebbene personalmente tenda a diffidare delle esposizioni “onnicomprensive” e che tendono a comprendere un periodo cronologico e artistico troppo ampio, forse questa è l’occasione giusta per avere sott’occhio una carrellata di movimenti e artisti diversi; oltre al fatto che è possibile vedere una delle collezioni di arte moderna più interessanti e meno conosciute.
La collezione del Kunstmuseum Winterthur
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