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I Diari di Nanchino di Massimo Canevacci. L'atomo e il Pixel: 1° Puntata

pubblicato da penelope.di.pixel in: Altri Mondi

massimo canevacci

Il prof. Massimo Canevacci, una delle voci più interessanti dell’antropologia culturale italiana, come forse sapate da quest’anno non insegna più in Italia. Trasferitosi in Brasile, una terra che ama e studia da anni, attualmente è visiting professor a Nanchino presso la CUCN (Communication University of China Nanjing) dove insegnerà comunicazione visuale per circa 6 mesi.

Il professore sta tenendo un diario di questa esperienza, scritto con la sensibilità etnografica e lo stupore sempre rinnovato per il mondo che lo contraddistinguono. Ho avuto la fortuna di ritrovarli nella mia casella di posta e leggendoli li ho trovati così belli che ho subito chiesto il permesso di pubblicarli, pensando che fossero un documento importante da condividere con un pubblico più ampio, appassionato di arte e curioso di scoprire i meccanismi che animano il nostro mondo contemporaneo.

Così “I Diari di Nanchino” verranno ospitati su ArtsBlog nel corso dei prissimi mesi. Seguiremo insieme l’evoluzione di questo viaggio attraverso l’arte, la cultura, la comunicazione visuale, la scoperta di un ambiente culturale nuovo come la Cina, le riflessioni e le esperienze personali di Massimo, che ringrazio per aver accettato la proposta. Già pronte le prossime 4 puntate, che pubblicheremo come appuntamento domenicale del blog a partire da questa settimana.

Intanto buona lettura con l’arrivo a Nanchino e il primo giorno di lezione, sicura che apprezzerete questa “finestra” un po’ particolare che apriamo oggi e che e scopriremo mano mano insieme, anche attraverso foto inedite.

[Nella foto: Casa di Massimo Canevacci - Potlach d’addio. Note le feste a casa del professore aperte a studenti e amici, per quella d’addio è stato organizzato un potlach in cui oggetti e ricordi della casa venivano donati ai pèresenti]

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[Speciale REFF - intro] "F for FAKE" di Massimo Canevacci

pubblicato da penelope.di.pixel in: Interviste Maestri Eventi Concorsi

Si è conclusa sabato 21 marzo “REFF.erence“, la due giorni di rilancio del Concorso Internazionale RomaEuropaFAKEFactory, a cui dedichiamo uno servizio speciale, diviso in più parti per avere la possibilità di seguire il denso programma e gli avvenimenti che si sono succeduti. Molteplici i risvolti e le implicazioni di rilievo, sia dal punto di vista di un’analisi critica dell’arte contemporanea, delle politiche culturali e delle relazione fra nuovi modelli di business e gestione della proprietà intellettuale, sia da quello più squisitamente politico: un evento che è riuscito realmente ad attraversare la metropoli, dagli spazi più istituzionali del Senato fino al night clubbing di via Libetta, che nel cuore del quartiere ostiense è a Roma la zona a più altra concentrazione di locali notturni e festaioli.

Ma prima entrare nel vivo del reportage, è col video intervento di Massimo Canevacci, che abbiamo intitolato “F for FAKE”, che iniziamo insieme a ripercorrere questo evento. La motivazione è semplice: le sue parole descrivono in modo eccezionalmente efficace il senso profondo dell’operazione RomaeuropaFAKEfactory nel suo complesso e, in particolare, di questa sua prima “rappresentazione pubblica” che, prendendo in prestito le parole di Canevacci, è il “momento della verità“.

L’intervento è stato infatti scelto come relazione introduttiva della conferenza “Feedom to Remix. Le politiche Culturali e la gestione della proprietà intellettuale nell’era contemporanea” svoltasi presso l’ex Hotel Bologna al Senato il 20 marzo a partire dalle 10:00 - cornice teorica nella quale esperti, artisti, intellettuali, giuristi e politici si sono confrontati su queste tematiche. Ma parleremo nel seguito del reportage diffusamente della conferenza e degli ospiti che la hanno animata. Per adesso vi lascio a questa testimonianza, resa particolarmente preziosa da una contingenza: Canevacci, come molti di voi sapranno, è uno degli interpreti più interessanti della cultura contemporanea e dell’antropologia visuale, a livello italiano e internazionale e questo è il suo ultimo anno di insegnamento alla Sapienza. A breve si trasferirà infatti in Brasile, dove si trova in questo momento e dove continuerà il suo insegnamento e la ricerca portata aventi sino a questo momento in Italia. Con l’augurio che sia l’inizio di un nuovo ciclo, lo ringraziamo per quello che consideriamo un suo regalo di arrivederci.

[Video girato presso la casa di Massimo Canevacci: regia e montaggio di Gianmarco Bonavolontà]

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Sandmann: coreografia ed etnografia nei feticismi visuali

pubblicato da penelope.di.pixel in: Performance Corpi Eventi

Der Sandmann è l’Uomo di Sabbia, famoso racconto del XIX sec. scritto da E.T.A Hoffman, da cui trae il nome e in parte l’ispirazione il workshop performativo “Sandmann: coreografia ed etnografia nei feticismi visuali” a cura di Massimo Canevacci e Sheila Ribeiro.

Il workshop, un viaggio nella metropoli comunicazionale e nel feticismo visuale il cui protagonista è l’occhio umano, unisce il percorso di ricerca di ricerca che ha portato in questi anni Canevacci alla definizione di “eroptica” con la pratica performativa e la coreografica di Sheila Ribeiro, artista e performer nonché sua compagna di vita, che impersona qui la bambola, elemento centrale dell’impianto teorico quale perfetta incarnazione del “body-corpse“.

Per gli interessati l’appuntamento è mercoled’ 3 dicembre alle ore 21 presso la Galleria Civica di Spoleto, con una nota: Sandmann è arrivato qualche mese fa a Tokio in Giappone, riscuotendo notevole interesse presso il pubblico nipponico. Per chi volesse invece approfondire le tematiche del workshop consiglio la lettura dell’ultimo libro di Canevacci “Una stupita fatticità. Feticismi visuali fra corpi e metropoli” (Costa&Nolan, collana Estetiche della comunicazione globale, 2007 - 19,00 euro): avrete subito notato la somiglianza fra la bambola della copertina del libro (foto in basso) e quella performata durante il workshop (foto in alto). Qual’è la vera bambola?

Una Stupita Fatticità
Una Stupita Fatticità

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