Un quadro, ma non quello che ci si potrebbe immaginare: “Le Tableau” è un racconto magico sulla pittura, una storia incantata al crocevia tra il récit d’animazione tradizionale e l’avventura storica, con qualche scorcio romanzato di problematica sociale. Protagonisti sono infatti i personaggi di una tela incompiuta. Ma che fine ha fatto il pittore che la stava realizzando? Sarà proprio questo interrogativo a spingere le “figurine” a ricercare il loro pittore che, abbandonandoli ha innescato una fin troppo reale “dinamica di classi”. Un destino crudele perseguita infatti coloro che fanno parte delle zone non dipinte, una quotidianità di terrore imposto dai “fortunati ultimati”, che si ritengono i veri e propri signori del quadro e di tutto quello che contiene.
Metafora critica della “situazione di asservimento” che avvolge ed annichilisce gli indeboliti, Le Tableau è un capolavoro franco-belga di grazia e maestria con la regia di Jean-François Laguionie, ex-assistente di Paul Grimault. Leggeri e a tratti commuoventi, Ramo, Lola et Plume, gli eroi in cerca del “Padre armato di pennello”, varcheranno i limiti della cornice per intraprendere un lungo e pericoloso viaggio tra disegni che ricordano i pagliacci di Picasso e bellezze femminili che rievocano Matisse, passando per piazze dall’allure veneziana, in uno strano pellegrinaggio che li porterà alla scoperta degli altri quadri e dei loro bizzarri abitanti, ma anche alla coscienza dolorosa dell’attività di distruzione che sembra ormai assorbire il “Creatore”. Cosa può averlo costretto a tanto?
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Matisse, Cézanne, Picasso… L’avventura della famiglia Stein, attualmente alle alle Gallerie Nazionali del Grand Palais è una grande esposizione che arriva dal celebre Museum of Modern Art di San Francisco dove è stata visibile dal 21 maggio al 6 settembre. Terminato il periodo parigino passerà al Metropolitan Museum of Art di New York nel quale darà bella mostra di sé dal primo febbraio al 3 giugno 2012. La sua esistenza, nata da un idea del Museo di San Francisco, è la dimostrazione lampante della fruttuosa collaborazione tra le tre prestigiose istituzioni, che ha permesso la realizzazione di un progetto tanto ambizioso.
Protagoniste le opere ed i loro geniali autori, ma anche coloro che li hanno sostenuti agli albori: gli Stain, una famiglia di origine americana trasferitasi a Parigi all’inizio del ‘900. I tre fratelli Leo, la scrittrice d’avanguardia Gertrude e il primogenito Michael con la moglie Sara, sono tra i primi a acquirenti dei lavori di Matisse e di Picasso, credono profondamente in questi artisti ancora misconosciuti, e il loro fiuto li porterà a acquisire una delle più stupefacenti collezioni dell’arte moderna esistenti. La mostra ripercorre la storia di queste persone, una vicenda profondamente intrecciata con gli avvenimenti del XX secolo e naturalmente impregnata d’arte.
Il percorso scelto dalla curatrice Cécile Debray, conservatrice al Centre Georges Pompidou di Parigi si divide in tre capitoli cronologici:
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Lo scorso venerdì un dipinto di Paul Gauguin in mostra alla National Gallery di Washington dal titolo Due donne di Tahiti è stato aggredito da una visitatrice, che ha provocato un grande scompiglio nella folla.
Al grido di “Questo è il male!“, Susan Burns, 53 anni, di Alessandria – Virginia, si è scagliata contro il dipinto di Gauguin in cui campeggiano due donne a seno scoperto. L’aggreditrice ha cominciato a battere violentemente i pugni sulla superficie di copertura di plastica del dipinto. Immediatamente è stata frenata e trattenuta da un ragazzo che stava visitando la mostra finché le guardie l’hanno bloccata e arrestata: adesso rischia il carcere ma potrebbero darle delle attenuanti per insanità mentale. Alla polizia avrebbe dichiarato: “sento che Gauguin è il male. Ha nudità ed è un male per i bambini. Ha due donne nella pittura e sono molto omosessuali. Stavo cercando di rimuoverlo. Penso che dovrebbe essere bruciato”.
Il dipinto, del 1899, è risultato illeso dalle prime analisi. Molto presto tornerà a far parte del display Gauguin: creatore del mito, fino al 5 giugno alla National Gallery. In passato, tra il 1978 e il 1979, le aggressioni si erano rivolte verso dipinti di Henri Matisse e Pierre-Auguste Renoir. Ancora Matisse era stato preso di mira a Roma, ai Musei Capitolini nel 1998.
Serata speciale per le vendite all’asta a Londra. Nell’Evening Art Sale di Sotheby’s di ieri sera (134 milioni di euro di incasso complessivo) sono stati realizzati tre nuovi world auction record per Manet, Derain e Bonnard.
Autoritratto con una tavolozza di Edouard Manet ha realizzato £ 22.400.000 (27 milioni di euro). Era stato messo in vendita da uno dei più ricchi magnati del mondo hedge fund, Steve Cohen, che lo aveva acquistato quando aveva iniziato a collezionare arte dieci anni fa. Nel corso degli anni, il dipinto è passato di proprietà fra alcuni dei più noti collezionisti del mondo, a cominciare dall’industriale francese Auguste Pellerin.
Un altro record all’asta è arrivato per André Derain, che con Arbres à Collioure ha totalizzato 16,3 milioni di euro - il doppio del record precedente e soprattutto la cifra più alta mai spesa per un dipinto fauve.
Infine, più di 7 milioni di euro per Pierre Bonnard, Le Petit Déjeuner, Radiateur e notevoli anche i 5,9 milioni di euro per un disegno di Henri Matisse, Etude pour Nu rosa.

È un Matisse meno conosciuto, quello che fa la sua comparsa alla Nahmad Gallery di Londra. Colpito al cuore dal colore e dalla luce della Costa Azzurra, proprio come il russo Chagalldipinse alcuni dei suoi più bei quadri. Sono panorami luminosi e sensuali, dove la gioia di vivere prende la forma di fiori e paesaggi marini sconfinati, in cui la figura umana si immerge.
Henri Matisse: Rêve de Bonheur sarà allestita fino al 23 luglio, presentando anche una serie di quattro monumentali bronzi. Sono opere che si sono sviluppate a fianco della sua produzione pittorica, sculture monolitiche, femminili, create tra il 1909 e il 1930.

Genova si prepara a dire la sua nell’ambito dell’arte moderna e contemporanea. Mediterraneo da Corot a Monet a Matisse andrà in scena dal 27 novembre 2010 al 1 maggio 2011 a Palazzo Ducale. Un appuntamento importante che ridà spinta all’arte nel capoluogo ligure, dopo l’exploit del 2004 quale Capitale Europea della Cultura.
Un notevole sforzo espositivo, che si concentra su un’ottantina di opere provenienti da musei e collezioni europee e americane. Circa ottanta dipinti, che tracciano un legame tra diverse generazioni di artisti, affascinati dalla linea dell’orizzonte del Mar Mediterraneo, i suoi colori e le sue luci.
La mostra viene promossa dal Comune di Genova, Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e Linea d’ombra, con la cura scientifica di Marco Goldin.
Si parte dal Settecento, con il classicismo di Joseph Vernet e Hubert Robert, per passare alla scoperta del realismo e la poesia di Courbet e Corot. Tappa obbligata l’impressionismo di Monet, Ce’zanne, Renoir, poi le nuove strade tracciate da Van Gogh, Signac, Munch, i Fauves e Matisse, e poi Derain, Braque, Friesz, Dufy, Valloton, Soutine, Bonnard, fino a Nicolas de Stael, a metà del ‘900.
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Un momentaccio per Picasso e Matisse. Nel corso dell’ultima asta d’arte moderna da Christie’s New York, ai due maestri sono stati preferiti paesaggi e nature morte dell’800 francese e inglese.
Molte opere proposte a un pubblico visibilmente annoiato (su Bloomberg notano come mosti fossero nervosi e masticassero incessantemente chewing gum) sono rimaste invendute. Anche una “Testa di donna” (Dora Maar) del 1943 a firma Pablo Picasso non ha ricevuto alcuna offerta. Era stimata dai 7 ai 10 milioni di dollari.
Almeno Degas è riuscito a tenere alto il suo nome, essendo aggiudicato per quasi 11 milioni a un anonimo asiatico. Si trattava di una ballerina, che ha superato di quasi due milioni le aspettative di Christie’s.

Chi non ricorda il radicale giudizio espresso da Paolo Villaggio, nei panni del ragioniere più famoso d’Italia (in Il secondo tragico Fantozzi del 1976), su La corazzata Potëmkin di Sergej M. Ejzenštejn?
Ecco, in questo asfissiante inizio d’agosto, mi sembra giunto il momento di dare spazio agli sfoghi fantozziani dei lettori di Arts. Non uso la stessa greve espressione impiegata nel film, ma il significato è proprio quello. Qual è l’opera d’arte più brutta della storia? Quella che vi hanno sempre propinato, in tutte le salse, come un capolavoro assoluto, ma che non avete mai potuto sopportare?
Coraggio, è giunto il momento di dirlo, anzi di gridarlo con quanto fiato avete in gola. Se non trovate la vostra “corazzata Potëmkin” tra le opere segnalate, indicatela pure nei commenti.
Continua a leggere: Sondaggio "fantozziano": qual è l'opera d'arte più brutta della storia?
Qualche anno fa un sondaggio commissionato dalla società inglese Gordon’s, che coinvolse circa 500 esperti, decretò che l’opera più rappresentativa del ‘900 era La fontana (ovvero il famoso orinatoio) di Duchamp. Nessun’altra opera avrebbe inciso tanto sulle tendenze artistiche del XX secolo. Fu così che la provocatoria opera del maestro francese ottenne il Premio Turner.
Così, mentre Courbet, con la sua Origine del mondo, e Manzoni, con la sua Merda d’artista, si contendono il titolo dell’opera più scandalosa dell’arte occidentale e Hirst e Cattelan quello di artista vivente più sopravvalutato, rilancio la sfida, indicando le stesse opere finaliste del sondaggio del 2004 (le foto sono tratte dal sito del Corriere della sera).
L’opera più rappresentativa del XX secolo
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