
La capitale francese “vede verde”, ed è proprio un bel vedere, non c’è che dire. Si tratta infatti delle maschere di giada esposte presso la Pinacothèque di Parigi nell’ambito della mostra intitolata “Le maschere di giada dei Maya”. Un percorso costruito intorno a quella che è stata considerata la più grande scoperta archeologica messicana dell’ultimo decennio. Si tratta di una collezione di preziosi oggetti ricoperti da tessere di mosaico, costituite principalmente di giada e arricchite con inserti in metalli e pietre preziose, rappresentanti le sembianze delle divinità del popolo maya, che coprivano i tratti degli alti dignitari per assicurare la vita ultraterrena. Non a caso sono state ritrovate proprio nelle tombe più fastose e sono accompagnate dal prezioso corredo funerario che le attorniava.
I pezzi, riuniti per la prima volta, hanno finalmente lasciato il loro paese d’origine alla volta di Parigi, dopo parecchie peripezie diplomatiche. La mostra, che avrebbe dovuto aprire i battenti giusto un anno fa, era stata annullata in ragione del momento di degradazione dei rapporti tra i due paesi coinvolti, causato dall’affaire Florence Cassez, che aveva portato anche alla cancellazione delle 350 manifestazioni previste per le celebrazioni dell’Anno del Messico in Francia. Un piccolo aneddoto, per “coprire l’imprevisto” a pochi giorni dall’inaugurazione, venne anticipata la mostra dedicata al “nostro Hugo Pratt”.
Via | pinacotheque.com

Un muro del 708 d.C., con un testo ricco di glifici Maya è stato scoperto nella Tonina Archeological Zone, in Chiapas. Per glifo si intende un qualsiasi segno, inciso o dipinto. Quello scoperto in Messico riporta il nome completo del sovrano che ha fondato una delle più importanti dinastie Maya.
La scoperta è piuttosto importante e contribuirà a trovare nuove informazioni sulla grammatica Maya, per il fatto che il muro presenta caratteristiche linguistiche ancora da decifrare. Poco tempo fa gli esperti dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia avevano scoperto un sarcofago dal pregevole valore artistico, con un ritratto a stucco di K’inich B’aaknal Chaahk, il signore più potente della città dei Maya.
Vi presento oggi il video “How Many Women Still?”.
Questa delicata opera, la cui protagonista è una farfalla di carta bianca rinchiusa in una scatola (a sua volta bianca), è realizzata per la competizione Action for Women da una giovanissima artista nota con lo pseudonimo Maya.
Il tema esplorato è la violenza sulle donne: incuriosita dal video, ho scritto a Maya chiedendo qualche spiegazione in più sul concept e su come era nato il progetto. Mi ha regalato una vera e propria intervista che riporto per intero.
Vi lascio quindi alle sue parole per spiegarvi il senso della metafora utilizzata, la scelta del bianco e del materiale predominante (la carta), come e perchè è stato selezionato l’attore e come ha proceduto per realizzare il video, usando la tecnica dello stop motion. Per chi volesse conoscerla meglio, è inoltre possibile visitare il suo sito, di cui amo particolarmente il nome: myminimalbaroque
In Russia, nel periodo sovietico, i motivi tratti dalla civiltà dei Maya erano molto popolari. Lo testimoniamo, ad esempio, queste strane carte da gioco artistiche, raffiguranti uomini Maya.
Le foto sono tratte da Englishrussia.com.
Carte da gioco sovietiche dedicate ai Maya
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