
La capitale francese “vede verde”, ed è proprio un bel vedere, non c’è che dire. Si tratta infatti delle maschere di giada esposte presso la Pinacothèque di Parigi nell’ambito della mostra intitolata “Le maschere di giada dei Maya”. Un percorso costruito intorno a quella che è stata considerata la più grande scoperta archeologica messicana dell’ultimo decennio. Si tratta di una collezione di preziosi oggetti ricoperti da tessere di mosaico, costituite principalmente di giada e arricchite con inserti in metalli e pietre preziose, rappresentanti le sembianze delle divinità del popolo maya, che coprivano i tratti degli alti dignitari per assicurare la vita ultraterrena. Non a caso sono state ritrovate proprio nelle tombe più fastose e sono accompagnate dal prezioso corredo funerario che le attorniava.
I pezzi, riuniti per la prima volta, hanno finalmente lasciato il loro paese d’origine alla volta di Parigi, dopo parecchie peripezie diplomatiche. La mostra, che avrebbe dovuto aprire i battenti giusto un anno fa, era stata annullata in ragione del momento di degradazione dei rapporti tra i due paesi coinvolti, causato dall’affaire Florence Cassez, che aveva portato anche alla cancellazione delle 350 manifestazioni previste per le celebrazioni dell’Anno del Messico in Francia. Un piccolo aneddoto, per “coprire l’imprevisto” a pochi giorni dall’inaugurazione, venne anticipata la mostra dedicata al “nostro Hugo Pratt”.
Via | pinacotheque.com
Oggi cade il 125° anniversario della nascita di Diego Rivera. Il Doodle di oggi (vi rimando a Google per i dettagli) ce lo ricorda con una mini rappresentazione dell’artista alle prese con un murales. Vi avevamo già parlato tempo fa di una sua opera al Detroit Institute of Arts. Prendetevi del tempo per scoprire almeno virtualmente uno degli artisti messicani più importanti del secolo, vale il prezzo del biglietto. Sarà quanto meno una scusa per chi non avesse voglia di preparare l’albero di Natale. Rivera nacque nel 1886 e visse principalmente tra Messico, Spagna e Italia. Ebbe una relazione piuttosto burrascosa con Frida Kalho, con cui si sposò due volte e divorziò una, e frequentò i più importanti intellettuali e artisti dell’epoca, tra cui Modigliani (che gli fece anche un ritratto) e Picasso.
Il suo lavoro si concentra per gran parte della sua carriera su temi sociali e politici, che trovano voce su grandi murales dai colori vivi e dai tratti molto semplificati; le sue opere ritraggono spesso momenti cruciali della Rivoluzione Messicana e diventano dissacranti quando si tratta di politica o di chiesa. Iscritto al Partito Comunista Messicano, Rivera non non risparmia nessuno, tanto da scatenare polemiche negli Stati Uniti, dove viene chiamato per realizzare diverse opere. Una su tutte - che venne in seguito distrutta : un murale al Rockefeller Center di New York raffigurante Lenin. Artista dissidente e sovversivo, può considerarsi uno dei pionieri di quella che oggi è per noi la street art: il suo scopo era quello di riappropriarsi di spazi pubblici (tant’è che la maggior parte dei suoi lavori si trova su facciate di edifici pubblici) e di intendere l’arte come impegno sociale.

Inaugura il prossimo venerdì 19 marzo presso la Galleria Luigi Proietti di Roma una grande retrospettiva su Paola Epifani, in arte Rabarama, artista nata a Roma nel 1969. Un centinaio le opere in mostra, tra scultura e pittura, in un allestimento che tenta di avviare una riflessione sulla sua complessa e sfaccetata produzione.
Trasferitasi a Padova, Rabarama ha subito proiettato la propria ricerca su scala internazionale, dal Messico agli Stati Uniti, dalla Francia alla Cina. Pur avendo cominciato seguendo un impulso non figurativo, che l’ha avvicinata, in certi esiti, all’opera del grande Lorenzo Viani, Rabarama ha pian piano siluppato una propria poetica simbolico-realista.
Col passare del tempo, l’armonia plastica è divenuta centrale nelle sue composizioni scultoree, in cui prendono sostanza esseri di forma umanoide, creature nel bozzolo o semplicemente semi di uomini che saranno.

Un muro del 708 d.C., con un testo ricco di glifici Maya è stato scoperto nella Tonina Archeological Zone, in Chiapas. Per glifo si intende un qualsiasi segno, inciso o dipinto. Quello scoperto in Messico riporta il nome completo del sovrano che ha fondato una delle più importanti dinastie Maya.
La scoperta è piuttosto importante e contribuirà a trovare nuove informazioni sulla grammatica Maya, per il fatto che il muro presenta caratteristiche linguistiche ancora da decifrare. Poco tempo fa gli esperti dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia avevano scoperto un sarcofago dal pregevole valore artistico, con un ritratto a stucco di K’inich B’aaknal Chaahk, il signore più potente della città dei Maya.

Si è aperta lo scorso sabato 19 dicembre al PAN - Palazzo delle Arti Napoli, Los impolíticos. La mostra curata da Laura Bardier presenta un nutrito gruppo di artisti internazionali, che riflettono su una ‘visione impolitica’ del sentire contemporaneo. Circa quaranta opere di artisti provenienti da Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Cuba, Guatemala, Messico, Uruguay e Venezuela, che non negano le loro caratteristiche individuali, ma anzi sottolineano i loro regionalismi.
In comune molte sfide, ma anche diverse soluzioni. In questi paesi c’è una crescente tendenza verso la classificazione delle persone sulle basi del proprio orientamento politico e ideologico. Los impolíticos presenta 26 artisti - alcuni affermati, altri emergenti - che lavorano con l’intento di costruire un lessico in grado di definire i fatti e le cose nella realtà contemporanea da una chiara prospettiva e non da generico punto di vista.
L’espressione “Los impolíticos” indica la natura del progetto espositivo che concentra la nostra attenzione su alcuni settori chiave delle Americhe, quelli collegati tra loro in base alle caratteristiche culturali, politiche e storiche. Gli artisti in mostra sono Iván Abreu Ochoa, Marcela Armas, Stefan Brüggemann, Yoan Capote, Donna Conlon, Alexandre Da Cunha, Detanico & Lain, Leandro Erlich, Dario Escobar, Jose’ Antonio Hernández-Diez, Geraldine Juárez, Marcos López, Rafael Lozano-Hemmer, Jorge Macchi, Leo Marz, Cildo Meireles, Vik Muniz, Dulce Pinzón, Liliana Porter, Wilfredo Prieto, Paul Ramirez Jonas, Sara Ramo, Miguel Angel Ríos, Adriana Salazar Ve’lez, Martin Sastre, Pablo Serra Marino.

La London Art Fair è la prima fiera nel Regno Unito per l’arte moderna e contemporanea. Giunta alla 22ima edizione, ospita più di 100 gallerie ed un’importante sezione sperimentale, Art Projects, con 25 progetti di artisti emergenti.
L’appuntamento è per la settimana che va dal 13 al 17 gennaio 2010 con alcune delle più importanti gallerie a livello internazionale, Foley Gallery (New York), Galleria Baer (Dresden), Galerie f5, 6 (Monaco), Antena Estudio (Città del Messico), così come BEAR SPACE (Londra), Charlie Smith London, FOLD Gallery (Londra), Monika Bobinska (Londra), Rod Barton (Londra) e Sumarria Lunn (London).
Situata nel Business Design Centre, un posto spettacolare nel cuore di Islington, la London Art Fair è elegante e accogliente e ogni anno attira visitatori con una sincera passione per l’arte, da collezionisti esperti a coloro che acquistano il loro primo lavoro originale.
Megunica, ovvero Messico – Guatemala – Nicaragua – Costarica - Argentina, il Sudamerica di Blu, artista che ad ogni nuovo lavoro mi lascia sempre a bocca aperta. Megunica è un documentario di Lorenzo Fonda del 2008 e verrà proiettato in occasione della rassegna Lo Schermo dell’Arte a Firenze il prossimo lunedì 23 novembre.
Megunica racconta del viaggio di Blu con alcuni amici, Silvia Siberini (Sibe), Ivan Merlo e il regista Lorenzo Fonda attraverso cinque paesi dell’America Latina. Ogni tappa un nuovo progetto creativo, blu al lavoro, le sue animazioni e il suo rapporto di scambio con i luoghi che lungo il cammino lo ospitano. Sul sito del documentario trovate tutte le foto dei pezzi di Blu, ma già nel trailer qua sopra se ne vedon delle belle.
Se siete a Firenze sul finire di novembre, vi consiglio vivamente di farci un salto. Il 23 novembre, giorno d’inaugurazione della rassegna curata da Silvia Lucchesi partirà con la presenza di Alfredo Jaar in sala ed il suo Le Ceneri di Pasolini alle 21. Alle 22 in prima assoluta italiana A conversation with Basquiat di Tamra Davis. Alle 22:30 in collaborazione con EX3 Centro per l’arte contemporanea Megunica di Lorenzo Fonda, che durerà circa un’ora.

Comincia da oggi su Artsblog un nuovo ciclo di interviste che ci porterà a conoscere da vicino alcune delle voci più interessanti della scena contemporanea. Artisti, direttori, critici per una ricognizione che parte dal basso, alla ricerca di quella ‘genuinità del sentimento artistico’ che troppo spesso sembra perduta.
Al di là dei recinti di un mercato sempre più fervente nel depositare strati e strati di pecunia sopra tele, statue, video, romanzi d’avventura e occupazioni spettacolaristiche del mediascape nazionale - tutti oggetti protagonisti di un’arte sempre più lasciva ed autoreferenziale, esistono nuovi dispositivi economici, altri mezzi ed obiettivi perseguibili, nuove modalità relazionali per operatori e cittadini dell’arte.
Il nostro percorso comincia da Fupete, un pittore che seguiamo da tempo per l’originalità della prospettiva e dello stile. E d’altronde con le premesse di cui sopra non potevamo che iniziare con il fascino e la disponibilità di un artista che dichiara: “Quando faccio, voce del verbo fare, arte, rendo fede ad un accordo tacito di svelare segreti e raccontare sogni al prossimo. È un accordo tacito che ho fatto con l’universo quando ho accettato il dono dell’arte”.

Basurama è un collettivo di artisti nato a Madrid che lavora su un tema attualissimo: il riciclaggio e la trasformazione della spazzatura in progetto artistico, realizzando video, azioni in collaborazione con la cittadinanza e i quartieri, istallazioni, campagne informative (basura in spagnolo significa per l’appunto spazzatura).
Ho conosciuto durante il mio soggiorno messicano il loro lavoro grazie ad una mostra realizzata sempre all’interno Centro Culturale di Spagna. Il progetto di Basurama che si è sviluppato fra il 2 e il 13 settembre presso il “Faro de Oriente” a città del Messico, ha visto il collettivo coinvolgere le comunità locali in azioni che miravano a rendere visibile e integrato nel tessuto urbano il lavoro dei pepenadores (raccoglitori informali di spazzatura). La mostra documenta attraverso installazioni, video e pannelli fotografici il risultato delle azioni: tra tutte quelle che mi hanno colpito di più sono i carritos fatti a mano insieme ai netturbini (non riconosciuti) che hanno una funzione sociale importantissima, rimanendo al contempo figure marginali capaci di connotare fortemente il paesaggio di tutte le città centro e latino-americane (a livello sociale, antropologico, economico, culturale). Con questi carretti è stata inoltre realizzata una marcia urbana in pieno centro storico, proprio allo “Zòcalo” (Plaza Mayor, per intendersi il corrispettivo di Piazza Navona a Roma o Piazza Duomo a Milano): un atto simbolico per far “uscire allo scoperto” questo preziosissimo popolo di “stercorari” urbani ambulanti.
Segue un servizio fotografico della mostra e una bella video-intervista realizzata nel 2007 dal collettivo per Empty World TV.

Per il suo 25° anniversario l’Istituto Messicano della Radio (IMER) ha organizzato una serie di iniziative culturali e artistiche in collaborazione con il Centro Culturale di Spagna dall’8 ottobre al 2 novembre. Il nucleo centrale dell’iniziativa è stato un concorso indetto dall’Istituto nel quale si richiedeva di raccontare attraverso immagini e testi i momenti e le caratteristiche salienti della radio messicana negli ultimi 25 anni. Il risultato è una bella mostra fotografica esposta in modo intelligente come un percorso lungo le pareti del Centro Culturale, che risalendo sui tre piani grazie ad angoli e geometrie offrono un ottima scenografia: in basso un servizio fotografico che ho realizzato sul posto (la radio, lo confesso, mi è sempre piaciuta: un media che accompagna gli automobilisti, i viaggiatori, voci che diventano care e un sapore antico, analogico, che gustiamo ancora…).
Le tre settimane di evento continuativo hanno visto una programmazione intelligente composta da trasmissioni dal vivo con speaker messicani quali Miguel Solis e Hugo Moreno, concerti live ambientati sulla terrazza, proiezioni di video e film tematici che hanno raccontato magistralmente storie di radio e, infine, un workshop formativo indirizzato a professionisti del settore, studenti di comunicazione e pubblico affine diretto da Mario Terres (produttore dell’IMER), Roberto Lòpez e Enrique Gil (produttori del del programma radiofonico Horizonte).
Nel complesso per gli appassinati del settore, ma anche per il pubblico generico, un’iniziativa interessante e accessibile: esposizioni ed eventi sono ad ingresso libero e gratuito.