
Un libro di prossima pubblicazione rivela aspetti privati della personalità di Michelangelo. La pubblicazione si basa sulle recenti scoperte di appunti e scarabocchi che l’artista realizzava a margine dei suoi schizzi d’arte.
Oltre alla statua del David a Firenze e al soffitto della Cappella Sistina in Vaticano, Michelangelo ha lasciato circa 600 tra vignette e disegni. Pensieri, poesie, barzellette e liste della spesa offrono un affascinante spaccato della sua vita mondana, dei suoi stati d’animo e del genio artistico che l’animava.
Circa un terzo dei disegni del Buonarroti contengono stralci di poesia e frammenti lirici, appunti per i suoi assistenti, note esplicative ad alcune delle sue più grandi opere. Lo studio, condotto da Leonard Barkan, professore di letteratura comparata all’Università di Princeton, sfocerà nella pubblicazione del libro Michelangelo: a life on paper (Michelangelo: una vita sulla carta), che contiene centinaia di riproduzioni di carte private dell’artista.
Ne emerge un ritratto umano dell’artista, che si concede a più livelli di lettura. Il Michelangelo poeta, autore di circa trecento componimenti, prende appunti sulla sua vita intima a fianco dei suoi disegni, come si farebbe su uno sketchbook.

Nella sua ultima pubblicazione Nudo, arte e decoro, oscillazioni estetiche negli scritti d’arte del Cinquecento, Elena Lazzarini, ricercatrice dell’Università di Pisa, dà una nuova lettura delle figure che hanno ispirato i personaggi de Il Giudizio Universale di Michelangelo.
Come riportano i quotidiani inglese, il Guardian e il Daily Telegraph che l’hanno intervistata, per creare i personaggi della Cappella Sistina in Vaticano, uno dei luoghi più sacri del mondo cristiano - il pittore toscano avrebbe tratto ispirazione dal colorito popolo che affollava bagni termali e bordelli. Saune e bagni turchi, luoghi di incontri omosessuali, promiscuità e prostituzione, che sarebbero alla base dell’immaginario omoerotico presente nel Giudizio Universale.
Molti nudi maschili che la Chiesa condannò e fece ricoprire e alcune scene conturbanti, come quella del dannato preso per i testicoli o di coloro che sono destinati ad essere benedetti, impegnati a baciarsi. Dietro a queste figure ci sarebbero dunque i ritratti di persone comuni, appartenenti agli strati più umili della popolazione del tempo, incontrata da Michelangelo alle Stufe, i centri termali del tempo.
Questa nuova scoperta non sconvolge più di tanto il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, che dichiara sempre al Guardian: “Michelangelo ha studiato la forma umana ovunque, anche negli ospedali, e la sua passione per il corpo umano, in particolare di sesso maschile, rimane invariata. Semmai qualche imbarazzo c’era a quel tempo, non ora.”

La notizia ha dell’incredibile, sembra infatti strano che nel 2010 possa spuntare un nuovo quadro di Michelangelo…
Per 30 anni infatti la famiglia del veterano di guerra Kober, di Niagara Falls, città nella Contea di Niagara, nello stato di New York, ha conservato dietro ad un divano in salotto una Pietà, che aveva soprannominato come ‘The Mike’, attribuendone la paternità all’artista toscano, ma senza farci troppo caso.
Oggi che un esperto di Michelangelo, Antonio Forcellino, dopo gli esami ai raggi X, ha dichiarato che il dipinto potrebbe essere un originale, si pensa che possa valere oltre 200 milioni di euro.
Le ricerche hanno rivelato che il quadro, piuttosto piccolo (48,3 X 63,5 cm – olio su legno) e dipinto intorno al 1545, presenta diverse correzioni apportate in corso d’opera e quindi non si tratterebbe di una copia.

Non è una novità che i monumenti più visitati siano anche quelli più a rischio per la conservazione. La Cappella Sistina ad esempio è in pericolo a causa del sudore e della polvere generati da più di quattro milioni di visitatori all’anno. Umidità e sporcizia si accumulano quotidianamente sui preziosi affreschi di Michelangelo e non basta il costante lavoro di pulizia degli operatori.
A rivelarlo è stato il professor Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani. Per un mese intero sono stati effettuati lavori di pulizia durante la notte, che hanno restituito diversi chili di pulviscolo, polvere, capelli e fibre di materiali vari. Lo sporco aveva coperto gli affreschi formando qualcosa di più di una patina, una vera e propria crosta, che se non fosse stata rimossa ora, sarebbe diventatapermanente.
Non poteva essere altrimenti visto che il numero dei visitatori è in continuo aumento. Si contano tra i 15 e i 20 mila ingressi al giorno, per un totale di 4 milioni l’anno. Ciascuno, intento a piegare all’indietro il collo per guardare verso l’alto, fatica, suda e perde minuscoli frammenti di materia organica. Se ci aggiungiamo che l’impianto di condizionamento dell’aria ha più di venti anni e dovrebbe essere rinnovato, capiamo perché stanno suonando gli allarmi per proteggere questo inestimabile tesoro dell’arte italiana del Rinascimento.

Inaugura sabato 4 settembre al Complesso Museale di Santa Maria della Scala di Siena La vita di Michelangelo, un percorso nella spettacolare vicenda biografica dell’artista di origini aretine. Lettere e carteggi, appunti per progetti, poesie e tanto altro materiale conservato nell’Archivio presso la Fondazione Casa Buonarroti di Firenze, nel cui sito potete apprezzare immagini in alta risoluzione delle opere di Michelangelo.
Uno scorcio biografico su una delle figure più complesse del panorama artistico rinascimentale, a partire proprio dal materiale conservato dalla famiglia. Una mostra che mette in risalto anche i legami del Buonarroti con la città del Palio, attraverso tre sculture, il San Vittore e il Bacco di Antonio Federighi e la Vittoria Colonna meditante un madrigale mandatole da Michelangelo di Cesare Maccari.
La mostra, a cura di Lucilla Ciulich, sarà visitabile fino al 14 novembre e si preannuncia come un’occasione unica per avere una visione intima della vita di Michelangelo, delle sue relazioni, dei suoi sentimenti e del suo peso nella vita pubblica del tempo.

L’arte, si sa, fa gola, specie se si tratta di una delle sculture più famose del mondo. Il David di Michelangelo, nato come simbolo della Repubblica Fiorentina nel 1504, da ostentare agli avversari geopolitici, tra cui Roma, è al centro di una contesa tra Stato Italiano e Comune di Firenze.
Due avvocati pagati dal governo Berlusconi, ’spulciando’ negli archivi di stato, hanno prodotto (quello che loro chiamano) la prova inconfutabile che il capolavoro del Rinascimento non appartiene a Firenze, ma all’Italia. In un documento di nove pagine, il team legale di Roma sostiene che lo stato italiano, non la città di Firenze, è il successore legale della Repubblica Fiorentina e quindi il proprietario della scultura in marmo di Carrara.
Il sindaco della città gigliata, Matteo Renzi, sostiene che il David appartiene a Firenze, così come stabilito da un decreto del 1870 e che forse questi avvocati non avevano niente di meglio da fare in questo piovoso ferragosto. Il valore del David si aggira intorno agli 8 milioni di euro, cioé i ricavati della vendita dei biglietti della Galleria dell’Accademia. Questi proventi però finiscono direttamente nelle case del Mibac, insieme a quelli di altri musei fiorentini, tra cui la Galleria degli Uffizi, per un totale di 30 milioni di euro secondo quanto riporta La Repubblica. Le pretese del governo, che, fra l’altro non è riuscito a mantenere la promessa di erogare finanziamenti speciali per la protezione del patrimonio fiorentino, sembrano davvero infondate.

Michelangelo non fu solo pittore e scultore di altissimo livello, ma anche (e come poteva essere altrimenti direte voi) fine anatomista. Gli ultimi studi sugli affreschi della Cappella Sistina hanno rivelato che il maestro toscano potrebbe aver nascosto l’immagine del tronco encefalico e del midollo spinale nella raffigurazione di Dio.
Lo rivela Johns Hopkins e lo ha pubblicato nel numero di maggio della rivista Neusurgery. Michelangelo è noto per aver sezionato numerosi cadaveri fin dalla sua giovinezza, imparando a creare forme in maniera anatomicamente corretta.
Gli studiosi, colpiti da alcune peculiarità anatomiche visibili sul collo di Dio nella parte del dipinto conosciuta come ’separazione della luce dalle tenebre’, avevano da tempo notato che i riccioli e la barba avevano una strana piega. Queste caratteristiche insolite potevano davvero assomigliare ad un tronco cerebrale, la parte di tessuto alla base del cervello che si collega alla spina dorsale. Una visione insolita del tronco cerebrale dunque, colto dal basso verso l’alto e irriconoscibile dalla maggior parte delle persone a meno che non abbiano studiato approfonditamente neuroanatomia, proprio come Michelangelo.

Il British Museum ha raccolto una serie considerevole di disegni rinascimentali appartenenti ai più grandi artisti italiani dell’epoca, per una mostra che a Londra sta entusiasmando più di un critico. Fra Angelico to Leonardo: Italian Renaissance Drawings, iniziata da pochi giorni e in programma fino al 25 luglio, offre l’opportunità di scoprire l’evoluzione che il disegno ha avuto nel XV secolo, tanto da rappresentare una tappa fondamentale nella preparazione dello stile di maestri come Michelangelo e Raffaello.
Quello che era iniziato come un mezzo per conservare idee, divenne un modo ideale per perfezionare la prospettiva e una forma stilistica più naturale.
Studi recenti in campo conservativo, dimostrano inoltre come il disegno abbia permesso ai pittori, di sperimentare con una libertà non sempre permessa nei lavori finali.
100 i disegni esposti che portano il nome di Leonardo da Vinci, Fra Angelico, Jacopo e Gentile Bellini, Botticelli, Carpaccio, Filippo Lippi, Mantegna, Michelangelo, Verrocchio e Tiziano.

Il Metropolitan Museum of Art di New York potrebbe aver acquisito - senza saperlo - un Michelangelo. Si tratterebbe di una tela del 1510 circa, di grandi dimensioni (quasi 3 metri per 75 cm di altezza) e fin’ora attribuita a Francesco Granacci.
Il dipinto rappresenta il tema della “Testimonianza di San Giovanni Battista“. L’attribuzione è un’idea di Everett Fahy, direttore della sezione sulla pittura europea del Met. Michelangelo, secondo la sua teoria, avrebbe realizzato l’opera a partire dal 1506, due anni prima che cominciasse i lavori per la decorazione ad affresco della Cappella Sistina.
Il Met comprò l’opera nel 1970 per “soli” 150.000 dollari, che sarebbero un’inezia se l’attribuzione di Fahy risultasse plausibile alla comunità di storici dell’arte che vaglierà la sua proposta, a partire dalla pubblicazione di un articolo di ben 65 pagine a riguardo, comparso sulla rivista italiana “Nuovi studi”.

Per chi ama la videoarte di Bill Viola è un momento importante. Dopo gli appuntamenti a Milano, la Galleria dell’Accademia di Firenze dedica alcune iniziative al maestro statunitense.
Lunedì 19 aprile 2010 (h 21 – 23:30) in occasione della presentazione del restauro della Pietà da Palestrina di Michelangelo verrà proiettato, alla presenza del David, il video Emergence del 2002. La proiezione proseguirà fino a domenica 9 maggio 2010 in un’altra sala della Galleria dell’Accademia.
Era prevista inoltre per martedì 20 aprile alle ore 19.00 una conferenza di Viola dal titolo Artistic Practice. Ma a causa del blocco delle rotte aeree, la conferenza di Bill Viola è rimandata a data da destinarsi.