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Maria Papa. "La materia dell'anima" da Cortinaarte!

pubblicato da Sara R.

Maria Papa.
“La forza dell’anima” è quel sottile filrouge che attraversa tutte le opere di Maria Papa, scultrice polacca il cui destino “ha sposato” la Francia, e anche il nome scelto per la mostra curata da Flaminio Gualdoni, visitabile fino al 4 febbraio prossimo presso lo spazio espositivo Cortinaarte di Milano, nella quale saranno presenti anche alcuni gioielli artigianali realizzati dalla nipote Edith Laure Rostkowski. Una formazione in architettura e Belle Arti a Varsavia, la partecipazione attiva alla resistenza, il matrimonio con il Ludwik Rostkowski Jr, giovane politico emergente della Social-democrazia polacca, la nascita del figlio Nicolas (oggi gallerista proprio in quel di Parigi), lunghi periodi di studio nella “capitale francese dell’Arte” dove avviene l’incontro fatale con il giornalista e critico Gualtieri di San Lazzaro, fondatore e animatore della rivista XX siècle, ne hanno fatto una figura incontournable, ricchissima di sfaccettature e allo stesso tempo profondamente commuovente.

Nonostante sia impossibile descrivere appieno la sensazione di pace trasmessa dalle sue sculture levigate, ciò non toglie che la loro semplice immagine rievochi una sorta di confronto aspro, con una vita tanto dura quanto appagante, una specie di continuo camminare sul limitare di un abisso terribilmente presente, con la coscienza della responsabilità della serenità. Forse proprio per questo una delle sue opere-simbolo, dal evocativo titolo “Promesse de Bonheur”, è l’unico lavoro di un’artista non francese esposto alla sede dell’Assemblée Nationale.

Immagini tratte dall’esposizione virtuale dedicata all’artista

Via | cortinaarte.it

Maria Papa.
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Da Bacon ai Beatles, una mostra in musica

pubblicato da Daniele

Da Bacon ai Beatles
Fino al 12 febbraio il Palazzo della Permanente a Milano ospita una mostra molto interessante, che coniuga arte visiva e arte sonora: Da Bacon ai Beatles – Nuove immagini in Europa negli anni del rock. Un’occasione per esplorare le grandi rivoluzioni dell’arte figurativa a cavallo tra gli anni Cinquanta e i Sessanta. Opere provenienti da collezioni italiane e straniere - di artisti come Francis Bacon, Emilio Tadini, Mimmo Rotella, Aat Verhoog, solo per citarne alcuni - saranno in mostra con un dispositivo di grande efficacia evocativa: accanto ad ognuna di esse, infatti, un paio di cuffie che trasmettono musica dell’epoca, idealmente in una linea di continuità con quel genere artistico, consentono al visitatore di effettuare un vero e proprio tuffo nel passato.

Da Elvis ai Beatles, passando per tutti i più importanti protagonisti di un’epoca in cui le rivoluzioni si facevano a suon di musica, restituiscono così il ritmo, le pulsazioni e le melodie del tempo, illuminando di luce nuova anche le opere d’arte prodotte in quel contesto, e intrise della stessa energia dirompente. “Riflesso di una nuova situazione esistenziale dell’uomo - spiegano i curatori, Chiara Gatti e Michele Tavola - e insieme di un clima fervido di cambiamenti, come quello dei favolosi anni Sessanta, il percorso mira a rievocare l’atmosfera di allora”.

Da Bacon ai Beatles
Da Bacon ai BeatlesDa Bacon ai BeatlesDa Bacon ai BeatlesDa Bacon ai Beatles

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Ancora un mese per ammirare l'opera di Anish Kapoor

pubblicato da Daniele

L'arte di Anish Kapoor
C’è ancora tempo fino al 31 di gennaio per ammirare la mostra di Anish Kapoor alla Fabbrica del Vapore di Milano. La chiusura era prevista l’8 gennaio ma la direzione ha deciso una proroga fino alla fine del mese.

La selezione di opere esposte comprende anche un’imponente installazione site-specific, denominata Dirty Corner, insieme ad altre ambientali. Gran parte degli oggetti sono in metallo o in cera e risplendono del tipico “rosso Kapoor”. Secondo l’artista, essi «cercano di generare sensazioni, spaesamenti percettivi, che porteranno a ognuno, diversi, magari insospettabili significati». Le consuete superfici metalliche e riflettenti fanno il resto, generando distorsioni dello spazio e dello sguardo.

Alla mostra, che comprende anche un’appendice alla Rotonda di Via Besana, è dedicato anche un sito specifico, con le informazioni complete, una biografia dell’artista, gallery e video. Noi invece vi proponiamo una ricca selezione delle opere più importanti di questo grande architetto e scultore.

L’arte di Anish Kapoor
L'arte di Anish KapoorL'arte di Anish KapoorL'arte di Anish KapoorL'arte di Anish Kapoor

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L'Apocalisse a Milano targata Tom Porta

pubblicato da Sara R.

L'Apocalisse a Milano targata Tom Porta

Recitava il capitolo 21 dell’Apocalisse di Giovanni:

Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non c’era più. E io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. […]

Ma la città immortalata nelle “visioni devastatrici” del giovane artista Tom Porta non è Gerusalemme, ma Milano. I suoi peccati sicuramente di ordine morale, ma soprattutto rilevanti della hybris tecnica che ne ha devastato la natura originaria (anche se in fondo ben pochi se la possono ricordare). Insomma una problematica attualissima, messa in luce attraverso un riferimento solo apparentemente azzardato al celebre testo biblico. La metropoli è sconvolta in ogni angolo, e l’evento catastrofico che l’ha coinvolta ha lasciato tristi simboli a ricordo della sua “vita precedente”:

  • la Torre Velasca non è più una visione rassicurante che permette di orientarsi in centro, poiché sembra essere restata in piedi per l’inquietante volere di una forza minacciosa
  • la Madonnina giace decapitata ergendosi, come il cadavere di un condannato, a monito di devastazione
  • la Stazione Centrale è una specie di vuoto reliquiario che non si consola nemmeno alla vista degli scheletri dei treni che vomitava a ritmo serrato
  • lo stadio San Siro non sembra riecheggiare i cori dei tifosi quanto piuttosto i lamenti dei feriti
  • i tram sono fermi alle fermate, come una sfida al buon senso e alla puntualità che sono un vanto per questo centro

Ma in fondo quel che inquieta di più è proprio l’assenza dell’umanità che in ogni momento stringe con sé le strade meneghine mentre, nei quadri di Porta, non sembra aver lasciato traccia alcuna.

Via | focus.it

L’Apocalisse a Milano targata Tom Porta
L'Apocalisse a Milano targata Tom PortaL'Apocalisse a Milano targata Tom PortaL'Apocalisse a Milano targata Tom PortaL'Apocalisse a Milano targata Tom Porta

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I'll be your mirror a Milano

pubblicato da Sara R.

I'll be your mirror
Sarò il tuo specchio, ti ritrarrò tra brame e desideri, traccerò la tua immagine, ne lascerò un ricordo indelebile, oppure il riflesso sarà proprio il mio, quei tratti imperfetti che si sono appiccicati alla mia anima dandole quell’aspetto così singolare nel quale però non sempre mi riconosco. E’ questo che si pensa nell’istante nel quale si consegna il proprio corpo e lo spirito che emana, a chi li renderà immagini? Forse sì o forse è solo una delle innumerevoli riflessioni che possono passare per la testa in un’occasione del genere.

Quel che è certo è che gli stili diversi si sovrappongono, i supporti differenti si contaminano nel loro essere accostanti fianco a fianco… e che tutto avviene in “I’ll be your mirror”. Si tratta di una collettiva particolare, tutta dedicata ai ritratti e agli autoritratti e ospitata presso la galleria Glenda Cinquegrana Art Consulting di Milano. E’ un panorama variegato quello che si presenta agli occhi dei visitatori, un orizzonte ampio dai molteplici scorci che passa per il ruvido “diario in pubblico” dell’americana Nan Goldin, le metafore di carta di Gianluigi Colin, le prospettive polaroid di Maurizio Galimberti, le “fragili donzelle rosa” di Federico Lombardo, le foto dall’allure romana dell’iraniano Arash Radpour, e ancora ritratti di Nathalie Rebholz, Persefone Zubcic e Pipilotti Rist.

Via | artribune.com

I’ll be your mirror
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"Milan Dreaming" by Francesco Paciocco

pubblicato da Sara R.

“Milan Dreaming” è un video di Francesco Paciocco che gira su Vimeo. Una rappresentazione-lampo della città di Milano già adocchiata ieri da Gabriele Ferraresi. Mi è capitato sotto gli occhi stamattina e ne ho approfittato per vederlo nella sua interezza. Si tratta di poco più di quattro minuti accompagnati dai violini di “A Necessary End” di Saltillo, che raccontano la città quotidiana, il tran-tran (o “tram-tram” che con i bei mezzi d’epoca che girano all’ombra della Madonnina, ci sta proprio bene), i visi degli abitanti, i giardini del Castello Sforzesco, i piccioni nella Piazza del Duomo e le caldarroste, ma anche il velo di nebbia che avvolge il primo mattino, i tavolini dei locali di Brera, le facciate di vecchi palazzi di ringhiera, le statue con le loro smorfie fiere e gli angoli delle strade del centro.

Forse un “milanese DOC” non esiterebbe a rispondere che queste cose le assapora ogni giorno, che sono il sale che da senso alla sua contingenza di vita, oppure potrebbe dire semplicemente che “gli sono bastati pochi mesi al Paciocco per innamorarsi di Milano”. Il dubbio (che è quasi una certezza) è che un “sogno milanese” come il suo, concentrato in soli 4.04 minuti, che ripercorrono tanti momenti indimenticabili della vida milanés, li possa esprimere con una tale condensa solo chi a Milano non ci ha sempre abitato, e probabilmente cerca di catturare le istantanee di un’avventura destinata a terminare a breve. Colui insomma che non ci si è ancora abituato allo sciabordio dei Navigli, ai ragazzi che si baciano davanti i tornelli della metropolitana, alla prospettiva trasversale che si gode ai piedi dell’ago che si staglia al centro di Piazza Cadorna, e riesce così, con quella maniera quasi istintiva che è propria dei sensibili e dei curiosi, a “sottrarre” alle 24 ore meneghine, le scintille più luminose!

Via | vimeo.com

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Lo stile cool di Massimo Gurnari

pubblicato da Daniele

L'arte pop di Massimo Gurnari

Fino al 10 gennaio 2012 alla Galleria Area B di Milano è in mostra Massimo Gurnari con una personale dal titolo Live fast get rich. Un occasione per conoscere e apprezzare l’opera di questo talentuoso giovane autore. Gurnari mescola una grande quantità di stili e riferimenti grafici: dalla Pop Art, alla Lowbrow, dal Pop Surrealism al Tatoo, ma non mancano i richiami all’arte classica e al barocco.

La pittura, il tatuaggio, il fumetto, la grafica, il cinema e la musica sono il mondo da cui Gurnari estrapola segni di riconoscimento e stereotipi per alimentare il suo immaginario, che nonostante la grande varietà di influenze e rielaborazioni acquista una sua dimensione molto peculiare, personale. Nella sua personale alla Galleria Area B l’artista espone stampe, pitture, sculture e installazioni, e perfino una serie di T-shirt dala titolo Live fast get popular.

Massimo Gurnari è nato a Milano 1981. Dopo aver frequentato e poi abbandonato le scuole d’arte ha proseguito la sua formazione nei collettivi di Street Art e negli studi di tatuaggio, partecipando a diversi movimenti e sviluppando così i suoi principali interessi: “Il tatuaggio classico - dice Gurnari - e l’iconografia dal 1950 al 70 circa a cui attingo, rendono le mie opere “popolari”, di un linguaggio semplice ed immediato. E il loro aspetto “caotico” e pieno di elementi fa sì che ognuno di noi possa instaurare un rapporto privilegiato di memoria condivisa con una o più parti dell’opera. Più che un pittore mi sento uno stilista…annuso gli umori della gente e li tramuto in opere per le future collezioni…”

L’arte pop di Massimo Gurnari
L'arte pop di Massimo GurnariL'arte pop di Massimo GurnariL'arte pop di Massimo GurnariL'arte pop di Massimo Gurnari

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Anna Àntola. Una pittura nel segno dell'amore per Picasso

pubblicato da Sara R.

Anna ÀntolaAnna Àntola dipinge figurine che hanno i profili morbidi e accoglienti di Botero, i colori vividi di Picasso (al quale rende omaggio nell’opera “Una rosa per Pablo”), gli sguardi sognanti e la leggerezza di Chagall. Il suo studio è in Piazzale Bacone a Milano, ma i suoi quadri hanno i “cromatismi del mondo”, le sfumature “nette e carnali” di un universo sensuale fatto di sguardi obliqui e pose maliziose. Nelle sue tele ci sono rose e gatti, acque di disperazione e visi placidi, eroine di Shakespeare e donne contemporanee, personaggi “femminili e singolari” dall’irresistibile allure e dalle forme tondeggianti, che sembrano osservarti in maniera beffarda. “Regine, contadine e cittadine”, colte in un decoro naturale, che ha le tinte violente del desiderio e l’impatto forte del riconoscimento. Dietro la suggestione fantastica, sono lavori terribilmente personali, che la dicono lunga sulla loro creatrice e completano quei nomi scritti in bianco ai loro piedi un “ritratto di parole” che è lei stessa a tracciare.

Ho ammirato e studiato gli impressionisti i metafisici e i concettuali traendone grandi emozioni. Ma Picasso rimane il mio grande amore. Invidio la sua sensualità, la virile creatività e la capacità di esplorare l’animo femminile.
Ma di me devo parlare: ho sempre dipinto, non ho mai abbandonato il cavalletto anche nei momenti di sconforto. Non è stato facile ma alla soglia della maturità artistica, e anche più, mi sembra di aver trovato il mio segno e miei contorni dove riconoscermi ed abbandonarmi alla più completa libertà e fantasia.

Dalla formazione a quella che considera la propria “maturità artistica”. Il percorso di una pittrice che ha il pregio di aver elaborato uno stile “evidentemente riconoscibile”, arricchendo un panorama già eccezionale come quello del figurativo milanese. Ragioni per le quali la Galleria l’Acanto, nel quartiere Città Studi a due passi da P.zza Piola, ospita una selezione delle sue opere fino al 10 gennaio, in un incontro sostanziale di passioni che riprende le radici di una personalità eclettica.

Mi piace l’arte, la poesia, il teatro, le cose di tutti i giorni e i fatti eccezionali. Amo Chagall, Mirò, Goya, Picasso, la focaccia al formaggio di Recco, la colazione al bar, Paolo Conte, la Nannini, il “nessun dorma” di Pavarotti, le prospettive, i miei figli, i silenzi intelligenti, il mio lavoro e soprattutto la vita.

Anna Àntola
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Milano celebra la Transavanguardia

pubblicato da Daniele

Una mostra a Palazzo Reale a Milano riunisce i cinque protagonisti del movimento della Transavanguardia in una grande esposizione tematica. L’iniziativa si svolge in concomitanza con le rispettive personali degli artisti, variamente distribuite sul territorio: Sandro Chia a Modena, Francesco Clemente a Palermo, Enzo Cucchi a Catanzaro, Nicola De Maria a Prato e Mimmo Paladino a Roma.

Alla mostra si affiancano giornate di studio con i contributi di filosofi come Massimo Cacciari, Gianni Vattimo e Franco Rella, sotto la direzione di Achille Bonito Oliva, che della transavanguardia fu mentore e principale figura di riferimento in ambito critico. Nell’anno in cui si celebra l’Arte Povera c’è quindi anche l’occasione di conoscere da vicino il movimento che di quell’esperienza fu in parte una risposta e un tentativo di superamento.

Nel segno del ritorno alla pittura e alla manualità, e in contrapposizione alle derive minimali e astratte di un concettualismo imperante, la Transavanguardia rivendicava in primo luogo la centralità dell’individualità artistica, dell’espressione del soggetto fuori dalle logiche della voce collettiva, dentro la quale l’artista rischia il soffocamento e l’anomia. L’estetica non si priva del confronto con i grandi del passato e persino dell’aperta citazione degli stessi, in quella che Bonito Oliva definisce la fine della dittatura del darwinismo evoluzionistico nel campo dell’arte.

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Francesca Woodman al SFMoma

pubblicato da Sara R.

Francesca Woodman al SFMoma

Nell’estate 2010 ecco che le sue fotografie intense avevano “occupato” il Palazzo della Ragione a Milano, e ve ne avevamo parlato. Oggi ho cercato un termine che riuscisse a catturare con precisione il senso di “presa di posizione”, che le immagini della fotografa americana Francesca Woodman esercitano sui luoghi che decidono di accoglierle, ma non credo che il verbo occupare renda esattamente l’idea. Perché si tratta di spiegare un’ atmosfera impalpabile, ma densa. Un modo tutto particolare di “colorare” (ancora una parola paradossale rispetto ad una produzione dominata dalle foto in bianco e nero) lo spazio che quasi si piega, per proseguire gli interni dall’aspetto volutamente trascurato che appaiono in questi scatti.

Oggi i suoi lavori sono al SFMoma di San Francisco in una mostra che ne ricostruisce il percorso fino al 20 febbraio 2012. Lei è Francesca Woodman. Ed è morta nel 1981, gettandosi dalla finestra a soli ventidue anni, ma ciò non toglie che nei nove precedenti abbia prodotto un numero considerabile di fotografie che ne hanno impresso il mito. A due decenni dalla sua scomparsa l’America natale le rende omaggio con la prima retrospettiva interamente dedicata alle sue opere. Racconti di un’immediatezza senza precedenti che rileggono il rapporto del corpo nello spazio. Un corpo nudo ed esposto, che spesso coincide con quello mortale della stessa artista, e che lungi dal piegarsi docilmente, si lascia piuttosto indagare da un obiettivo, che pur non nascondendo un certo taglio estetico, si preoccupa soprattutto di rendere omaggio alla realtà, ma una realtà personalissima e dall’importante deriva onirica.

Via | sfmoma.org

Francesca Woodman al SFMoma
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