Una mostra a Palazzo Reale a Milano riunisce i cinque protagonisti del movimento della Transavanguardia in una grande esposizione tematica. L’iniziativa si svolge in concomitanza con le rispettive personali degli artisti, variamente distribuite sul territorio: Sandro Chia a Modena, Francesco Clemente a Palermo, Enzo Cucchi a Catanzaro, Nicola De Maria a Prato e Mimmo Paladino a Roma.
Alla mostra si affiancano giornate di studio con i contributi di filosofi come Massimo Cacciari, Gianni Vattimo e Franco Rella, sotto la direzione di Achille Bonito Oliva, che della transavanguardia fu mentore e principale figura di riferimento in ambito critico. Nell’anno in cui si celebra l’Arte Povera c’è quindi anche l’occasione di conoscere da vicino il movimento che di quell’esperienza fu in parte una risposta e un tentativo di superamento.
Nel segno del ritorno alla pittura e alla manualità, e in contrapposizione alle derive minimali e astratte di un concettualismo imperante, la Transavanguardia rivendicava in primo luogo la centralità dell’individualità artistica, dell’espressione del soggetto fuori dalle logiche della voce collettiva, dentro la quale l’artista rischia il soffocamento e l’anomia. L’estetica non si priva del confronto con i grandi del passato e persino dell’aperta citazione degli stessi, in quella che Bonito Oliva definisce la fine della dittatura del darwinismo evoluzionistico nel campo dell’arte.

Della mostra di Paladino a Palazzo Reale vi abbiamo parlato circa un mese fa; 30 dipinti più sculture e installazioni che raccontano trent’anni di carriera di uno dei nostri più importanti artisti contemporanei.
Vi mostriamo ora le immagini della mega installazione che accoglie i visitatori in piazzetta Reale, a mezzo passo dal Duomo ecco la “Montagna di sale”, il lavoro forse più monumentale di Paladino. La mostra è aperta fino al 10 luglio 2011.
Il luogo simbolo di Milano, la Piazza del Duomo, non sembra pronto ad essere “invaso” dalla Montagna di Sale di Mimmo Paladino. 35 metri di diametro, 10 di altezza, 35 elementi scultorei… la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Milano ha negato l’occupazione del suolo pubblico davanti al sagrato del Duomo.
Nessun problema, ci si sposta nell’attigua Piazzetta di Palazzo Reale. La montagna (che doveva essere installata tra il 28 e il 29 aprile) d’altronde è un omaggio all’Unità d’Italia, un’opera contro il monumentalismo rigido mostrato da tanta scultura contemporanea e il preludio alla grande retrospettiva che aprirà i battenti il 30 aprile 2011 a Palazzo Reale.
50 opere, tra cui 30 dipinti di grandi dimensioni, sculture e installazioni, che ripercorrono gli ultimi quarant’anni di carriera del maestro campano. Tra influssi Dada e surrealisti, l’attraversamento della transavanguardia, i rapporti con la letteratura e la scelta di un atteggiamento analitico nei confronti dell’arte.
La mostra, a cura di Flavio Arensi, sarà visitabile fino al 26 giugno 2011 e sarà accompagnata da un catalogo con testi di Arthur Danto e Germano Celant.

Nell’inverno 2008-2009 Letizia Moratti rimase senza sale perché l’aveva prestato a Chiamparino. A partire dal 21 marzo 2011 di sale a Milano ce ne sarà un’intera montagna, alta 20 metri e larga 30. Questa la trovata di Mimmo Paladino, per celebrare l’Unità d’Italia (e la sua prossima personale a Palazzo Reale), trasportando sale da Sud a Nord.
Ma non si tratta di una vera novità, la Montagna di Sale, da cui spuntavano sculture nere di animali e uomini, venne presentata per la prima volta nel 1995 a Napoli, in Piazza Plebiscito (nella foto sopra).
A Milano troverà collocazione tra la statua di Vittorio Emanuele II e il Duomo. Sopra ci saranno trenta o più sculture, tre cavalli e alcuni pezzi di bronzo.
Si inaugura oggi per proseguire fino al 10 ottobre, la Biennale di scultura nel castello di Racconigi, a cura di Luciano Caramel. La cornice è certamente d’eccezione - il castello e il parco - così come è da apprezzare l’idea di esporre le opere a cielo aperto, di farle interagire con l’ambiente.
Come ha fatto Arnaldo Pomodoro con la sua particolare tecnica, “inscrivendo” dei parallelepipedi nella facciata del castello; o come, con un effetto ancora più riuscito, ha fatto Muro Staccioli con una grossa cornice che èè come se delineasse una fotografia lasciandoci il gusto di vedere cosa circonda il soggetto.
E bella anche l’idea di porre a confronto e fare interagire gli stili di tre diverse nazionalità: gli ospiti provengono infatti dalla Gran Bretagna (c’è David Nash, Peter Randall-Page…), da Taiwan (belle le opere di YungHsu Hsu e di Yi Hung) e, naturalmente, dall’Italia. Ci saranno opere, oltre che di Pomodoro e di Staccioli, di Mimmo Paladino, Gino Marotta, Walter Valentini…
Fino al 3 luglio, la galleria Repetto di Acqui Terme (Al) ospiterà la mostra “Da Mirò a Paolini. 50 anni di collage“. Bella l’idea di celebrare un’arte, quella del collage, spesso (non si sa con quali ragioni) considerata minore rispetto alla sua sorella più grande (la pittura) e alle altre forme d’arte in generale.
Ed è ancor più bello che a celebrare pezzi di carta e colla siano opere d’eccezione. Si parte da Joan Mirò e si ripercorrono grandi artisti del Novecento: Alberto Burri, Toti Scialoja, Antoni Tàpies, Emilio Vedova, Fausto Melotti, Mimmo Paladino, Mario Merz sono solo alcuni degli artisti che si sono cimentati (con esiti stupefacenti) col collage.
Realismo, fotocollage, gioco visionario, sono solo alcune delle sezioni che andranno a comporre questo campionario di colori e di inventiva, e che forse è alla base della grande diffusione del collage tra le attività dell’infanzia. Speriamo che, sempre in bilico tra favolismo, illustrazione e sperimentazione, questa tecnica possa riacquisire la fama che, solo fino a pochi decenni fa, aveva.

Apre ufficialmente oggi venerdì 5 marzo a Castel Sant’Elmo, Novecento a Napoli (1910 / 1980) – Per un Museo in progress. Pittura, scultura e sperimentazioni grafiche, vanno a comporre il nuovo Museo con 170 opere realizzate da 90 artisti napoletani e alcuni forestieri.
Opere provenienti dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dal Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, donazioni e opere in comodato. L’allestimento è curato da Angela Tecce e Nicola Spinosa e si snoda attraverso diverse sezioni: la Secessione dei ventitré (1909); il primo Futurismo a Napoli (1910-1914); il movimento dei Circumvisionisti e il secondo Futurismo (1920 - 1930); il secondo dopoguerra (1948-1958); il Gruppo Sud; il Neorealismo, il gruppo M.A.C.; l’Informale e il Gruppo ’58.
Una sezione a parte è dedicata agli anni Settanta, con le sperimentazioni della poesia visiva e i suoi risvolti sociali. L’ultima parte dell’allestimento si confronta invece con la contemporaneità più prossima, a partire dai segni lasciati negli anni ‘80. Tra gli artisti in mostra ricordiamo: Enrico Baj, Tommaso Marinetti, Giovanni Brancacci, Edoardo Pansini (nella foto), Edgardo Curcio, Edoardo Giordano (Buchicco) e davvero molti altri. Artisti maggiori e minori, ma soltanto nella fama, che non hanno nulla da invidiare per poetica e stile ai grandi maestri del ‘900. Un Museo che dà nuova linfa alla città di Napoli e finalmente spazio a tante voci che rischiavano di essere dimenticate.
Foto in galleria di Luciano Pedicini, via Civita

50 anni della galleria civica di Modena
La galleria civica di Modena compie 50 anni e vuole ricordare la sua lunga storia con un libro e una serie di conferenze, per rendere merito ai tanti artisti che hanno fatto della galleria una fucina, una palestra di novità e di grandi artisti contemporanei. Noi le rendiamo onore con una nutrita gallery.
Venerdì 12 febbraio alle 18,30 verrà presentato in galleria il volume “Galleria Civica di Modena. Gli anni Duemila”, con testi di Gabriella Roganti e contributi di Silvia Ferrari e Serena Goldoni. Un libro che vuole celebrare gli ultimi dieci anni di vita dell’attività, e che esce dopo il volume, pubblicato nel 1999, sui primi 40 anni della galleria.
Per fare il punto su quest’attività, il 17 febbraio alle 18,30 e il 5 marzo alle 21, in Sala Grande a Palazzo Santa Margherita, gli ex direttori della gallerie si alterneranno sul palco per raccontare la propria esperienza e ragionare sulle prospettive future.
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Il 27 e il 28 novembre, Farsettiarte terrà a Prato un’interessante asta. Quattro le sessioni previste: venerdì alle 16, alle 21, e sabato alle 10,30 verranno messe all’incanto opere di arte contemporanea; mentre sabato alle 16 avverrà l’incontro dedicato all’arte moderna. Entrambe le giornate offrono opere importanti, che coinvolgono grandi maestri italiani e stranieri, a volte con cifre d capogiro. Va andiamo nel dettaglio.
Per l’arte contemporanea si può dire che la punta di diamante sia un’opera di Andy Warhol dalle grandi dimensioni (101,6×101,6), il “Ritratto di Antonie Grün” (1981), e la stima è di ben 150-200.000 euro (vedi l’immagine qui sopra). Tra gli italiani, da segnalare assolutamente un quadro di Mimmo Paladino, “Prime luci dell’alba”, di cm. 84×101 (stima 70-80.000 euro) e soprattutto un olio su tela di De Chirico, il “Trovatore degli inizi degli anni Sessanta”. La stima dell’opera è, come prevedibile, altissima: 220 – 300.000 euro.
Per quanto riguarda l’arte moderna, meno nutrita, vogliamo segnalarvi soprattutto la presenza dei Della Robbia, che di solito non frequentano spesso le aste. Per chi volesse anche solo dare un’occhiata, o avesse intenzione di dar fondo ai propri risparmi, tutte le opere saranno visibili alla sedi Farsetti di Milano dal 12 al 18 novembre; a Prato dal 21 al 28.
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Ecco una segnalazione per chi durante l’estate si dedicherà alla scoperta dell’Italia… Dal 18 luglio le viuzze del bellissimo borgo di Orta San Giulio, sul lago d‘Orta, in provincia di Novara, ospiteranno alcune grandi sculture di Mimmo Paladino, artista che non ha davvero bisogno di presentazioni…
E’ il terzo anno che il piccolo paese ospita un percorso artistico per le vie del centro, e dopo Manzù e Pomodoro tocca a un altro grande scultore contemporaneo dialogare con i suggestivi spazi di Orta San Giulio. Dieci grandi sculture, realizzate in bronzo, ferro e terracotta. Quelle grandi sculture che Paladino realizza dagli anni Ottanta, dopo un percorso di ricerca che attraversa sperimentalmente la fotografia, il disegno, la pittura e l’incisione.
Poliedrico, concettuale, linguisticamente eclettico, minimalista, forte nei significati e nell’impatto visivo. Fino al 9 novembre, grazie all’associazione Operaprima.