Nasce oggi il MARCA, Museo delle Arti di Catanzaro, e per l’occasione, da domani e fino al 28 settembre, il museo ospiterà un omaggio all’artista catanzarese Mimmo Rotella, scomparso nel 2006.
La mostra raccoglie, per la prima volta sul territorio nazionale, le opere appartenenti alla serie delle lamiere, realizzata tra il 1980 al 2004, quando a 70 anni Rotella rinnova il proprio linguaggio dopo essersi dedicato al ciclo dei décollage (i manifesti pubblicitari strappati, per intenderci, l’esatto contrario del collage).
Con le lamiere Rotella si appropria del tessuto urbano, inteso come supporto dell’espressione artistica, per creare una sorta di architettura ambientale che, nella sovrapposizione di pittura e décollage, genera un ritmo sincopato interrotto da esplosioni improvvise di lettere, immagini e parole. Quasi una sfida alla società globalizzata.
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In attesa di quella delle Scuderie, a Rieti è in corso “Pop Art: la via Italiana - Omaggio a Mimmo Rotella”, mostra curata da Gabriele Simongini e organizzata dall’Associazione Culturale Trifoglio.
Sono esposte le 57 opere di 24 artisti che hanno disegnato il nuovo realismo urbano dell’epoca, molto lontano da quello americano fatto di consumismo (anche se iniziale) e pubblicità. Soprattutto il padre di questa corrente, Mimmo Rotella con 10 lavori di décollages, che vanno dal 1955 al 1973.
Pop art: la via italiana - Omaggio a Mimmo Rotella, Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo, Chieti, fino al 15 ottobre.

Ancora un occhio alla strada, ma stavolta in chiave queer (come piacerebbe agli amici di queerblog).
Pubblichiamo uno scatto preso dal fotoblog di chiac-chiara: l’occhio di un flaneur cattura, per le strade di Roma, un momento di creatività spontanea che sembra riportare all’origine i prelievi di Mimmo Rotella.
Nella migliore tradizione del “baloon project” però, il manifesto che ritrae Pasolini acquista voce e propone un’estemporanea presa di posizione politica: “Kiss my DICO“.
Importante retrospettiva dedicata al noveau realisme, il movimento artistico francese del secondo dopoguerra, che integrava elementi del quotidiano nelle opere d’arte.
Fondato dal critico Pierre Restany, rappresentò l’alternativa europea più valida all’informale e all’astrattismo e, nel dissacrare il mondo del consumismo, riprese le esperienze americane della pop art.
In mostra duecento opere di vari artisti. Tra gli altri, Arman, César, Christo, l’italiano Rotella e Niki de Saint Phalle.
Quest’ultima è a mio avviso la più interessante del gruppo. Splendide le sue nana, donne obese, deformi e ironiche, scolpite in cartapesta, in resina, o riutilizzando rifiuti di varia natura. Fortemente caratterizzate da colori violenti e complementari tra loro.
Indimenticabili, poi, sono i suoi “tiri”: con un fucile sparava ai suoi dipinti, colpendo contemporaneamente alcuni palloncini riempiti di colore. Questi, eplodendo, schizzavano sulle tele in maniera casuale.
A Parigi, Grand Palais, fino al 2 luglio.