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Tutti gli articoli con tag moca

"Arts in the streets" al MOCA registra il record di presenze

pubblicato da Anna Castiglioni

Arts i the street

Art In The Streets“, che si è appena conclusa al MOCA, ha registrato il record di visitatori: secondo un comunicato stampa del museo, la mostra che si è svolta dal 17 Aprile al 8 agosto, ha contato oltre 201.352 presenze. I record precedenti sono stati incassati dalla retrospettiva di Andy Warhol (195.000 visitatori) e “MURAKAMI” (149.323 visitatori). Grazie al successo di “Art in the Streets”, MOCA si aspetta di raddoppiare la frequenza annuale per un totale di 400.000 visitatori. La street art diventa dunque un business da primato. Davvero surreale se si pensa che nasce proprio dalla strada e dalla cultura underground. Ecco la soddisfatta dichiarazione del direttore Jeffrey Deitch:

“E’ la mia missione per aumentare la frequenza del MOCA e di coinvolgere un pubblico nuovo. ‘Art In The Streets’ riflette una vasta gamma di discipline creative e delle realtà locali, e questi numeri da record ci porteranno a raddoppiare la frequenza del museo di quest’anno. “

Già solo nell’ultima settimana la mostra ha attirato 32.278 visitatori, complici probabilmente le vacanze estive di molti americani ed europei, facendo così registrare un record nel record. Pare che “Art In Streets” sia stato per il MOCA quello che “Savage Beauty” (mostra dedicata allo stilista Alexander McQueen e andata in scena proprio in questi mesi) è stato per il Metropolitan Museum of Art: un successo senza precedenti. Questi numeri ci portano a pensare che la street art stia diventando la nuova arte contemporanea, così come moda e arte siano sempre più correlati e contaminati l’una dall’altra. Lo scopo è comunque arrivare ad un pubblico sempre più vasto.
Tra gli artisti che hanno partecipato alla grande collettiva troviamo Bansky, Blu e Keith Haring. Casomai vi foste persi la mostra o le immagini, qui trovate un video che vi darà la misura dell’evento che si è appena concluso.

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L'ingresso alla mostra costa troppo? Ve lo offre Banksy!

pubblicato da Lorenzo Mazza


L’ingresso alla mostra costa troppo? Ve lo offre Banksy! La mostra in questione è Art in The Streets al Moca di Los Angeles, il cui biglietto d’ingresso costa 10 dollari. Forse veramente magnanimo, oppure soltanto interessato a mantenere alta l’attenzione dei media nei suoi confronti, l’artista di Bristol dal prossimo lunedì 13 giugno fino a lunedì 8 agosto offrirà l’ingresso gratuito a tutti i visitatori.

“Non ritengo giusto che si debba pagare per vedere graffiti. Si deve solo pagare se si vuole eliminarli”, ha dichiarato Banksy. Nel frattempo girano voci che sia ‘in forse’ la trasferta a Brooklyn nel 2012 della mostra preparata da Deitch.

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L'installazione di Banksy per 'Art in the Streets' al MOCA

pubblicato da Lorenzo Mazza

Banksy al MOCA - Foto di 'Arrested Motion'

Come vi avevamo promesso, andiamo a vedere un po’ più da vicino le opere degli artisti in mostra ad Art in the Streets a Los Angeles. Cominciamo da Banksy che, dopo la personale a Bristol di due anni fa, gode di un ottima reputazione anche per le sue installazioni indoor.

Banksy utilizza il suo registro stilistico, al solito è diretto, non si dilunga in giri di parole. Chi lo segue e capita alla Geffen Contemporary (sede della mostra) a Little Tokyo non può fare a meno di notare come questa sia una grande sintesi del suo lavoro. Un’opera davvero ‘mixed media’, che riprende molti dei topoi figurativi dell’universo banksyano. L’artista si rivela per quello che è, un culture jammer, un manipolatore di codici, un semiologo di strada.

L’installazione di Banksy ha un’area appositamente dedicata. Da lontano si scorgono subito due elementi: lo spazio di una chiesa, dove un bambino in ginocchio prega di fronte ad una vetrata cosparsa di tag e una macchina per la stesura dell’asfalto che sembra appena aver schiacciato qualcosa. Avvicinandosi, c’è spazio per la poesia di un tronco d’albero immerso in un bidone arrugginito, sui cui rami una ‘famiglia di cctv’ (telecamere di sorveglianza) ha fatto il nido intrecciando fra loro piccoli cavi elettrici.

Alle pareti, cartelli recuperati dalla strada e modificati, oggetti, tele. Da una parte si snodano le varie figure e le varie ‘narrazioni’ che Banksy ha proposto negli anni, tra antimilitarismo, attivismo politico, sociale e, soprattutto, artistico. Il meccanismo delle opere dello street artist di Bristol non si risolve solo nella satira o nella trovata tecnica… c’è sempre uno ’scarto creativo’ che il fruitore è chiamato a compiere, diventando esso stesso soggetto artistico e portatore di valori culturali con cui l’opera interagisce.

Photos by Taiyo Watanabe and Arrested Motion.

Banksy al MOCA - Foto di ‘Arrested Motion’
Banksy al MOCA - Foto di 'Arrested Motion'Banksy al MOCA - Foto di 'Arrested Motion'Banksy al MOCA - Foto di 'Arrested Motion'Banksy al MOCA - Foto di 'Arrested Motion'Banksy al MOCA - Foto di 'Arrested Motion'Banksy al MOCA - Foto di 'Arrested Motion'Banksy al MOCA - Foto di 'Arrested Motion'Banksy al MOCA - Foto di 'Arrested Motion'Banksy al MOCA - Foto di 'Arrested Motion'Banksy al MOCA - Foto di 'Arrested Motion'Banksy al MOCA - Foto di 'Arrested Motion'

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America, fermato per i suoi mosaici Space Invader

pubblicato da Lorenzo Mazza

America, fermato per i suoi mosaici Space Invader

Nonostante la grande mostra sulla street art in corso al Moca, la polizia di Los Angeles non ha ancora sviluppato l’abilità di distinguere chiaramente un graffitaro da uno street artist. Lo scorso venerdì 17 aprile, due uomini francesi sono stati arrestati per vandalismo nella zona circostante la Geffen Contemporary, la sede del museo.

Si trattava di Space Invader e del suo aiutante, che stavano applicando le sue composizioni di tessere di mosaico in alto negli angoli delle strade. Il Los Angeles Police Department li ha beccati nei pressi del Perez, un edificio storico a Little Tokyo, in flagranza di reato, con secchi di malta e pezzettini di mosaico. Nonostante Space Invader abbia una sua installazione ad Art in The Streets fino all’8 agosto, i suoi mosaici non sembrano graditi (o forse dovrebbe chiedere il permesso per ogni 40×40 cm che occupa?)… se si sapesse quanto possono valere, forse qualcuno tenterebbe di rimuoverli per un altro motivo.

Gli Space Invader sono stati rilasciati dopo poche ore previo contatto con l’ufficio immigrazione francese per assicurarsi sul loro rimpatrio. La questione adesso a Los Angeles si fa interessante. La guerra di tag selvagge e scure lanciata da alcuni writers contro Deitch e il Moca ha messo paura agli abitanti, ma ha provocato un dibattito sulla linea di confine tra arte e vandalismo.

Photos–> Lord Jim, L.A. Now

America, fermato per i suoi mosaici Space Invader
America, fermato per i suoi mosaici Space InvaderAmerica, fermato per i suoi mosaici Space Invader

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'Art in the Streets', le prime impressioni dai video dei blogger

pubblicato da Lorenzo Mazza

A tre giorni dall’apertura ufficiale, in rete c’è da perdersi tra le decine di video reportage e servizi dedicati ad Art in The Streets, al Moca di Los Angeles. Per farvi un po’ da guida e raccogliere le prime impressioni a caldo, ci siamo qua noi. CaneyheadPictures ci mostra proprio gli attimi dell’inaugurazione: una lunga fila di persone fuori dal museo che, in attesa di entrare, possono vedere sugli schermi in esterna gli artisti in live painting. Questo video si concentra poi sulle azioni performative di protesta di alcuni gruppi contro l’atteggiamento censoreo di Deitch e per mostrare comunque il murale di Blu.

Soltanto citiamo il fatto che nelle scorse settimane alcuni tagger hanno dichiarato guerra al Moca con azioni di bombing gigante e selvaggio nei dintorni del museo e passiamo ad un altro video, quello di RevHalofan che vedete qui sopra, una delle voci più obbiettive, registrato proprio dopo la press preview. La mostra è stata presentata da Deitch come una survey (una ricognizione) sulla street art nel contesto della storia dell’arte, non una graffiti-jam. Secondo RevHalofan questa sorta di “inquadramento”, fatto anche di pannelli informativi e didascalici è la parte più noiosa della mostra.

L’idea di Deitch è quella di ‘metterci la faccia’, per portare qui un pubblico non abituato al museo. Un attacco frontale a certa arte contemporanea, proponendo la street art come modalità pubblica, condivisa, in alternativa al modello dell’artista “solipsista”, in dialogo esclusivo con la propria anima attraverso opere astratte o minimali. Al Moca si raccoglie l’eredità del Pop, la dimensione collettiva della graffiti art, per segnalare l’inizio di una “nuova storia dell’arte contemporanea” che mette radici proprio negli anni settanta e costruisce adesso nuova ‘massa critica’.

Se volete vedere tutte le opere in mostra, dopo il salto su Continua trovate un video report composto di 2000 scatti fotografici dall’interno della mostra. Ci sentiamo nei prossimi giorni per vedere più da vicino le opere, Banksy in primis.

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Banksy, Obey, JR a Los Angeles per 'Art in the Streets'

pubblicato da Lorenzo Mazza


Dopo la censura di Jeffrey Deitch al murale di Blu, è cresciuta l’attesa per Art in the Streets, la mostra che il Museum of Contemporary Art di Los Angeles di Los Angeles dedica alla street art.

Un progetto espositivo ambizioso, che, da una parte ripercorre la storia dei graffiti e della street art in America, dall’altra produce le opere di alcuni grandi nomi del presente. Dal 17 aprile all’ 8 agosto 2011, 50 artisti provenienti da tutto il mondo si daranno appuntamento in California. Tra di loro, solo per fare qualche nome, opere di Futura, Swoon, Lee Quiñones (New York), Shepard Fairey (Los Angeles), Margaret Kilgallen (San Francisco), Os Gemeos (Sao Paulo), Banksy (Bristol), Invader e JR (Parigi).

Deitch non nasconde l’aspetto storiografico della piattaforma: la mostra è la prima indagine del genere negli States e copre un arco di tempo che va dal 1970 ad LA, al graffiti Wild Style di New York degli anni ‘80, fino alle commistioni tra street e skateboard culture nei ‘90. A fianco del direttore del Moca hanno lavorato il regista indipendente, curatore e artista Aaron Rose (Beautiful Losers) e i pionieri della graffiti scene newyorchese Roger Gastman e Fred Brathwaite, meglio noto come Fab Five Freddy (New York), artista e consulente curatoriale da New York.

Keith Haring e Jean-Michel Basquiat saranno tra i protagonisti di una sezione riservata agli artisti passati dalla Fun Gallery. Poi Todd James, Marry McGee e Steve Powers, Rammellzee, e una sezione di film e documentari sulla graffiti art e la cultura hip-hop.

Insomma, nonostante tutto, le premesse per una bella mostra ci sono, tant’è che nel 2012 l’intero allestimento si muoverà alla volta del Brooklyn Museum di NY. Questo sabato è previsto il party inaugurale (biglietto d’ingresso 30 dollari) nei locali dello studio psichedelico di Kenny Scharf a LA, che ne dite… sarà il caso di farci un saltino?

‘Art in the Streets’
Banksy, Obey, JR e molti altri a Los Angeles per 'Art in the Streets'Banksy, Obey, JR e molti altri a Los Angeles per 'Art in the Streets'Banksy, Obey, JR e molti altri a Los Angeles per 'Art in the Streets'Banksy, Obey, JR e molti altri a Los Angeles per 'Art in the Streets'Banksy, Obey, JR e molti altri a Los Angeles per 'Art in the Streets'Banksy, Obey, JR e molti altri a Los Angeles per 'Art in the Streets'Banksy, Obey, JR e molti altri a Los Angeles per 'Art in the Streets'Banksy, Obey, JR e molti altri a Los Angeles per 'Art in the Streets'

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La protesta degli artisti di fronte al Moca

pubblicato da Lorenzo Mazza

Downtown LA BLU MOCA Whitewash Protest // 01.03.2011 from jesse trott on Vimeo.

Un gruppo di street artist e writer, insieme ad alcuni veterani di guerra, si sono riuniti nella notte tra lunedì e martedì, per una protesta contro la censura del murales di Blu. Con un proiettore, da un’auto, e una pistola laser, hanno messo in scena le loro videoproiezioni guerriglia, proprio sulla parete del Moca recentemente dipinta di bianco.

Con una pistola laser venivano creati graffiti di luce con effetto vernice e frasi del tipo: “Scaricate Deitch!”; “We love Blu”; “Ridateci i nostri muri!”; “La guerra è finita?”; “Pace, adesso!“. Tra di loro c’era Todd Moyer, un programmatore che si è occupato del software per la pistola, con cui molti si sono cimentati.

Alternate alle scritte in laser taggin’, le proiezioni del pezzo di Blu ormai perduto. Mai prima d’ora un suo lavoro aveva avuto tanta attenzione mediatica.

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La lettera di Blu ad Henry Chalfant sul caso del murale al Moca

pubblicato da Lorenzo Mazza


Seguiamo con interesse gli ultimi sviluppi della vicenda del murale di Blu censurato a Los Angeles. Dopo la copertura, il direttore del Moca, Jeffrey Deitch, aveva invitato lo street artist italiano a realizzare un altro pezzo, “uno che invitasse le persone ad entrare nel museo”. Blu si è rifiutato, “per ovvie ragioni”, sostenendo che “probabilmente non era l’artista più adatto per questo compito”.

“Posso anche dire che durante la mia breve esperienza su quel pezzo, ho parlato con molte persone, inclusi alcuni veterani di guerra, che hanno capito il murale in modo completamente opposto. Con mia grande sorpresa, hanno gradito il murale, trovandolo veritiero”.

Tornato in Italia, in mezzo alle molte richieste di intervista, Blu ha trovato anche una mail di Deitch che lo invitava a sottoscrivere un comunicato stampa del Moca, con cui si proponeva di gettare acqua sul fuoco delle accuse di censura rivolte contro il museo. Nel frattempo, per le strade di LA è apparso un poster in cui Deitch è rappresentato nei panni di un Ayatollah iraniano, che impugna il “sacro rullo” impregnato di vernice bianca.

A questo punto Blu ha deciso di rendere pubblici tutti i passaggi della vicenda e l’ha fatto scrivendo una lettera (che qui traduciamo e riportiamo per intero dopo il salto su ‘Continua’) ad Henry Chalfant, storico fotografo della street art newyorchese.

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Shepard Fairey sulla censura a Blu

pubblicato da Lorenzo Mazza

Torniamo ancora sul caso del murale che il Moca di Los Angeles ha commissionato a Blu, per poi farlo ricoprire in meno di 24 ore. Jeffrey Deitch, direttore del museo californiano, ha una galleria (Deitch Gallery) a New York e nel settembre 2009 aveva chiamato Blu a dipingere nello spazio Deitch Studios a Long Island City (NY). Ne era uscito un pezzo davvero interessante, di cui vi ripropongo qui sopra il video in timelapse.

Per il murale di Los Angeles i due si dovevano incontrare, ma, vuoi per un ritardo dello street artist italiano, vuoi per la concomitanza con Art Basel, che ha portato tutto lo staff del Moca a Miami, l’incontro non c’è stato. Blu così, arrivato ad LA, si è messo a dipingere, come è abituato a fare e nessuno gli ha chiesto di presentare un bozzetto di quello che sarebbe andato a realizzare. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma Deitch non poteva delegare una persona fidata, uno dello staff, per supervisionare al lavoro di Blu? Molto probabilmente il direttore ’si è fidato’, salvo poi ricredersi giudicando l’opera “inappropriata e potenzialmente offensiva”.

Oggi il Los Angeles Times e altri giornali americani hanno riportato le dichiarazioni di Shepard Fairey sul caso. Anzitutto bisogna specificare che Mr Deitch è da sempre curatore e gallerista di Obey ed i due devono gran parte delle reciproche fortune al rispettivo lavoro. Ecco cosa dice Fairey:

“Io non sono un fan della censura ed è per questo che io e molti altri artisti abbiamo scelto di impegnarci nella street art, è democratica e non sottosta alle regole della burocrazia. Tuttavia, un museo è un contesto diverso, con altre preoccupazioni. Potrebbe essere pericoloso, per un istituto rispettato come il Moca, che sta preparando una mostra sul mondo della street art e dei graffiti, venire sabotato dalla protesta pubblica, antagonista e insensibile nei confronti dei murales di Blu. Gia i graffiti rappresentano una questione abbastanza controversa di per sé. La situazione è spiacevole, ma capisco la decisione del Moca. A volte penso che sia meglio prendere la strada maestra, anche se poi si perde una battaglia, ma continuare a spingere per vincere la guerra”.

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Ecco il video della copertura del murale di Blu

pubblicato da Lorenzo Mazza

Ecco il video dell’operazione di copertura del murale di Blu sulla parete esterna del Moca di Los Angeles.

Nel frattempo, molti si aspettano di conoscere le motivazioni ufficiali che hanno portato ad una così rapida decisione. Jeffrey Deitch, il newyorchese direttore del museo, per adesso tace, insieme ai membri della commissione che si occupa dell’organizzazione di Art on the Streets. Quella che è stata presentata come la più grande mostra/evento dedicata alla street art, non parte però col piede giusto, cancellando un pezzo che aveva commissionato.

In rete, tra gli estimatori di Blu, molti sono rimasti indignati. Da notare però che si è levata anche qualche voce differente. Al di là della deprecabile censura, dice un utente su Vandalog, questo non era certo il miglior pezzo di Blu, sia dal punto di vista dell’idea che della realizzazione.

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