
Camera 16 a Milano ospita fino al 29 ottobre The cut of light una mostra di Wendy Bevan giovane artista inglese dedita, oltre che alla fotografia, anche alla musica e alle performance. Nato nel 1983 nel nord dell’Inghilterra, Wendy è cresciuta tra Suffolk e North Yorkshire prima di trasferirsi a Londra a 18 anni per studiare fotografia. Inizia la sua carriera professionale nel 2004, non appena laureata. Collaborando con molte importanti riviste, si fa conoscere per il suo lavoro nel settore della moda ed è regolarmente incaricata come fotografa di moda per le le principali pubblicazioni di tutto il mondo. Il primo ingaggio editoriale lo ottiene da ID Magazine. Da allora ha lavorato con riviste prestigiose come Vogue, Marie Claire, Harper’s Bazar, Muse, Financial Times, The Independent.
Con la mostra ‘The cut of light’, curata da Carlo Madesani, Bevan presenta una selezione molto completa del suo lavoro nei vari campi - moda, still life, lavori personali - affiancata da a una serie di ritratti incentrati su un topos ricorrente nella sua, quello del circo e del mondo che vi ruota intorno. Si tratta di Polaroid stampate manualmente, che restituiscono immagini dal forte valore pittorico, in cui le figure femminili vivono di un contrasto fra erotismo, inquietudine, fragilità. Immagini fortemente evocative, in cui gli effetti del flou e delle sbavature ottenuti in stampa, unite ai colori lontani della Polaroid, comunicano un fortissimo senso di nostalgia.

Non si è mai considerato un vero e proprio ‘graffitaro’, preferendo piuttosto l’etichetta di public artist. Comunque sia, la fama di Richard Hambleton, artista newyorchese classe 1954, esplose insieme a quella di Haring e Basquiat nei primi anni ‘80, spopolando nel mercato dell’arte.
Dal 1976 al 1979 Hambleton si dedicò a dipingere la serie dei Mass Murder (Omicidi di massa) delle outline in gesso attorno ai corpi di amici che si prestavano volontariamente a diventare “vittime di omicidio”. Completava la finta scena del crimine qualche schizzo di vernice rossa intorno.
Oggi Richard Hambleton sbarca a Londra con 45 nuovi lavori. Dal 18 novembre al 3 dicembre nello spazio The Diary di Giorgio Armani va in scena Richard Hambleton New York – The Godfather of Street Art. Una mostra itinerante, che toccherà anche Milano (Febbraio 2011) e Cannes (Maggio 2011).

Un folle sedicente artista e fahion designer londinese, che risponde al nome di James Faulkner, ha deciso di cominciare un’attività di “scultore” di cappelli. Tutti con una caratteristica comune: sono arte povera realizzata a partire da animali vittime della strada.
James, che ha 27 anni, fa uso soprattutto di piume e pellicce, ma non mancano anche intere teste di piccoli mammiferi investiti. E’ un modo ecologico di fare moda a partire dagli animali, o è una barbarie?
Il dubbio sembra non sfiorare nemmeno il ragazzo, che ha realizzato 36 modelli da esporre a Londra in maggio, in occasione di una sfilata di moda. Sono inclusi: corvi, gazze, volti e addirittura pavoni.

Si apre oggi giovedì 25 febbraio 2010 alla Galleria Antonio Colombo Welcome to Frisco, la prima personale di Mike Giant a Milano. Legato allo skate, ai graffiti, al lowbrow e al mondo dei tattoo, Giant presenta a Milano un’inedita serie di disegni originali e multipli in bianco e nero.
Storie di donne in giro per la città in bicicletta, iconografie religiose e fortemente simboliche, visioni da San Francisco. Accompagna la mostra un video sulla vita dell’artista, di Colin Arlen e Sean Patrick, suoi amici e collaboratori e un catalogo in edizione bilingue con citazioni di Mike Giant.
“Prima di tutto io sono un ‘vecchio hipster’ e ciò mi sta bene. Dopo aver fatto graffiti per vent’anni, spero che questo movimento non si esaurisca mai. Vorrei che valesse lo stesso discorso delle bici da pista, è cent’anni che ragazzi e ragazze trendy e vanitosi le usano sulle strade di San Francisco! Facci caso. Niente di tutto ciò è passato di moda o è sepolto. Esisterà sempre.”

L’attore americano John Malkovich si lancia nel mondo dell’arte e del design per la moda. Sostenuto da una cordata di imprenditori toscani, Malkovich ha scelto la città di Prato come sede operativa per Technobohemian (non proprio bello questo nome, ma questa è un’opinione personale), la sua nuova collezione di abiti.
A Prato in piazza Mercatale prenderà vita a marzo il Roqk bazar, lo showroom che ospiterà la sua linea di abiti esclusivi, presentata oggi in una mostra di modellini e bozzetti al Centro Pecci. Non solo moda, ma anche arte e design, con l’intento di pensare e produrre oggetti partoriti dalla stravagante mente dell’attore americano.
Constantly Being Born - Clothes and Pencil Dreams, inaugura oggi martedì 12 gennaio alle 18:30 al Pecci. Previsto invece per domani mercoledì 13 gennaio all’Auditorium del centro “Omaggio a Prato, conversazione con John Malkovich” di Daniele Magrin. Nel corso dell’incontro Malkovich leggerà alcuni brani di Curzio Malaparte.
Forse alcuni di voi non ne vorranno più sentir parlare, vista l’indigestione di Futurismo che il 2009 ha portato. Ma Futurismo - Moda - Design. La ricostruzione futurista dell’universo quotidiano è una mostra che mancava. Si terrà a Gorizia nei Musei Provinciali da venerdì 19 dicembre 2009 al 1 maggio 2010.
L’incursione futurista nell’universo del quotidiano e delle arti applicate si racchiude in una frase di Giacomo Balla: “si pensa e si agisce come si veste” (dal Manifesto per il Vestito Antineutrale, 1914, Marinetti, Boccioni, Balla). Nella moda come nella pittura i futuristi introducono il colore, l’uso del panciotto, scarpe e sciarpe. La cravatta diventa oggetto di studio nel Manifesto futurista sulla cravatta italiana, scritto da Di Bosso e Scurto nel 1933. Poi la tuta di Thayaht, pensata come oggetto comodo e lussuoso, ombrelli, borsette e cappelli, tutto questo troverete a Gorizia.
L’esposizione curata da Raffaella Sgubin e Carla Cerutti, propone circa 100 pezzi originali, provenienti da collezioni private e dall’archivio di alcune case di moda. Una curiosità, tra i tanti vestiti in mostra non troverete biancheria intima, che i futuristi odiavano.
Nelle giornate di giovedì 17 e venerdì 18 dicembre lo IED – Istituto Europeo di Design di Roma (via Alcamo 11 e via Giovanni Branca 122) organizza Pubblicamente 2009 – Ritorno al futuro, una serie di eventi, incontri e visioni sul mondo che verrà.
Nell’anno delle celebrazioni futuriste lo Ied propone di parlare di futuro per mettere a fuoco le questioni centrali della cultura contemporanea. Moda, design, arti visive e comunicazione i pilastri della ricerca e dei percorsi formativi dello Ied, la cui sede di Roma è diretta dall’architetto Alberto Iacovoni. Nella sua idea ‘Pubblicamente’ dovrebbe diventare un appuntamento con cadenza annuale che, come già accaduto quest’anno, selezionerà gli artisti partecipanti attraverso un call for proposal.
Raffaele Gavarro è il curatore di questa edizione. Si parte il 17 dicembre alle 11, con la conferenza di Frédéric Migayrou del Dipartimento di Architettura del Centre Pompidou di Parigi. Nel pomeriggio reading di Niccolò Ammaniti e Tommaso Pincio ed alle 18 presentazione del primo dei progetti selezionati, Servizio al pubblico, di Domitilla Dardi e Patrizia Di Costanzo, che utilizza l’oggetto come veicolo per migliorare la vivibilità degli spazi. La giornata si conclude alle 19 con Words @ Futuro a cura di Greyworld, Fabio Lattanzi Antinori e Nasonero, di cui avremo modo di parlarvi più dettagliatamente.