Non conoscevo Robert Gligorov fino a qualche tempo fa. Ma le sue fotografie, che piacciano o meno, che disturbino o no, non lasciano indifferenti. D’altra parte, l’intento dell’artista, macedone ora a Milano, è proprio quello di attirare l’attenzione e tenere il pubblico davanti alle sue opere almeno 30 secondi, senza alcun interesse per il mercato (sarà vero?).
Gligorov usa il suo corpo, in particolare la sua superficie, come teatro per performances e messe in scena di metamorfosi costanti e improbabili. Si può dire che l’artista cambi pelle, acquistandone di volta in volta una nuova, fatta di buccia d’arancia o di pelle di pollo o ibridandosi con elementi vegetali, animali o minerali, valicando e rendendo invisibile il confine tra realtà e finzione non solo con la fotografia ma anche con la scultura e l’installazione.
Quando non è direttamente la sua persona ad entrare in gioco, allora Gliglorov crea composizioni ambigue, dissonanti e un po’ surreali, e se la natura proprio non riesce ad aiutarlo, allora si aiuta con programmi di fotomanipolazione. Il risultato tende sempre e comunque allo shock, al corto circuito tra reale e immaginario, allo scandaloso o al disturbante.
Alcuni lavori di Robert Gligorov



Continua a leggere: Robert Gligorov. Il fascino perverso della metamorfosi
Inaugura sabato 24 maggio alla galleria Amphisbaena di Modena, la mostra pesonale di Domenico Grenci.
Artista giovane, Grenci si ricollega al passato, sia nell’uso del mezzo utilizzato, la pittura, sia nel tipo di forma utilizzata, il ritratto. La particolarità che caratterizza il suo stile è quella di rappresentare come ombre le sue muse ispiratrici, sia che disegni solo il viso sia il corpo.
Alla peculiarità stilistica dell’ombra aggiunge macchie liquide o solide sparse sulla tela o carta, generate dall’uso del bitume mescolato al colore. Le immagini assomigliano a delle xilografie giapponesi, evanescenti, misteriose e affascinanti.
La mostra si conclude il 31 luglio.
Domenico Grenci - Amphisbaena - Modena

Continua a leggere: Le ombre disegnate da Domenico Grenci in mostra a Modena

Il Royal College of Art di Londra, negli ultimi anni è diventato un catalizzatore di talenti soprattutto nel campo della fotografia e delle arti visive. La Galleria Civica di Modena inaugura a Palazzo Santa Margherita il prossimo 20 aprile, una mostra dedicata a 18 giovani artisti, di provenienza internazionale, che hanno frequentato in passato l’importante scuola.
“In our world. New photography in Britain” descrive i vari percorsi dei singoli artisti, alcuni dei quali hanno già esposto in luoghi come la Tate Modern o il Centre Pompidou. Diversi mezzi espressivi, foto, video e film, contribuiscono a definire le “visioni” e le interpretazioni personali dell’ambiente in cui essi vivono: Londra e l’Inghilterra, sempre più al centro del panorama artistico contemporaneo.
Oltre a costituire un ottimo osservatorio su tendenze e sviluppi della ricerca fotografica, la mostra è anche un’ interessante occasione per riflettere sul tema della percezione. Oggetti e luoghi del quotidiano si caricano di simboli, rivelazioni e nuovi significati. A completare il tutto, il catalogo Skira, ricchissimo di immagini e dettagli biografici. E’ il primo di una nuova collana dedicata all’arte emergente nei paesi europei ed extra-europei.
Ultimo giorno per poter vedere i dipinti di Elena Rapa alla mostra collettiva “Overview“, mentre c’è tempo fino al 23 febbraio per visitare “Ouverture - atto primo“, altra mostra che la vede protagonista insieme a Giorgio Rubbio a Modena.
Elena Rapa disegna e dipinge strani personaggi animati in ambienti cupi e gotici secondo uno stile burtoniano amato e citato. Un linguaggio personale che si rivolge ad adulti e bambini, visto che l’artista si occupa anche di fumetti e illustrazioni per l’infanzia.
Continua a leggere: Gotici e cupi, sono gli ambienti dipinti da Elena Rapa
Inaugurata ieri “Roma 1840-1870. La fotografia, il collezionista e lo storico”, una mostra sulla fotografia dei primordi organizzata dall’Istituto Nazionale per la Grafica e dal Fotomuseo Giuseppe Panini di Modena.
Le centoventi rare stampe fotografiche, provenienti dalla collezione Filippo e Orsola Maggia ed esposte nelle sale della Calcografia fino al 9 marzo, descrivono solo in parte la Roma perduta, vernacolare e paesana, raccontata nella mostra di acquerelli di Ettore Roesler Franz, che curiosamente si svolge in contemporanea presso il Museo di Roma in Trastevere.
Piuttosto, ad essere ritratta, è la Roma classica, la città dei monumenti ammirata dai viaggiatori del Grand Tour e idealizzata dagli artisti di mezza Europa.
Continua a leggere: Roma 1840-1870, la fotografia agli esordi
Corpicrudi è il team genovese composto da Samantha Stella e Sergio Frazzingaro. Attivi dal 2003 lavorano alla realizzazione di progetti ibridi dove l’arte contemporanea si unisce alla musica e allo stile per creare armonia e bellezza. Gli artisti sono infatti convinti che l’arte debba esprimere e offrire questi beni necessari che un tempo regolavano le democrazie.
Seguiti dal curatore Luca Beatrice realizzano video, fotografie, performance, dove la morte si mostra sotto forma di teschio, di fiore reciso ma anche di bellezza malinconica, temporale, perfetta, senza vita e destinata inevitabilmente al deperimento.
Come l’ultimo progetto “Lux Aeterna“, serie fotografica nata dalla collaborazione con lo stilista di alta moda Alessandro De Benedetti che è un omaggio alla Vanitas del ‘600.
Continua a leggere: Arte e moda: Corpicrudi in mostra per Altaroma
Fratelli Càlgaro nella persona di Giuseppe, suo fondatore, vive di immagini kitsch e trash, al limite tra un racconto fotografico di Gregory Crewdson (nella cui analisi sociale si riconosce) e un film pulp di Tarantino.
Il palcoscenico teatrale che viene riproposto dal fotografo rispecchia quello reale, violento e cattivo, ma anche surreale e onirico delle paure-fantasie umane nascoste.
Fotografie di Fratelli Càlgaro



Continua a leggere: Surreale e cattivo è il teatro dei Fratelli Càlgaro
“Identità Segrete - L’enigma nella fotografia contemporanea”. Bellissimo titolo per una mostra che espone tre artisti/gruppi di artisti tra i più interessanti del panorama fotografico italiano, ovvero Corpicrudi, ConiglioViola, Fratelli Càlgaro.
Organizzata da Luca Beatrice presso la galleria Amphisbaena di Modena, l’esibizione è incentrata sugli sviluppi recenti della fotografia e da qui la scelta di questi artisti, due coppie Corpicrudi e ConiglioViola e un singolo Fratelli Càlgaro travestito da impresa, che hanno fatto del mistero della propria identità una forma di seduzione.
Identità Nascoste - galleria Amphisbaena



Continua a leggere: Una mostra a Modena svela le Identità Segrete nella fotografia

Non solo ludus: è la riflessione sulla morte una delle attrattive principali del contemporaneo in particolare e dell’arte in genere. Che sia esorcismo o denuncia, presa di posizione politica o pura fascinazione estetica, da Guernica di Picasso all’Azionismo Viennese, fino ad arrivare agli animali in formaldeide e ai teschi di Damien Hirts, la morte si impone come tema, sia in una dimensione pubblica e collettiva, sia in una declinazione individuale, privata, sia in forma scientifica, clinica.
Morte, dunque, come polo d’attrazione. Questo elemento è costante anche nell’arte di Alessio Bogani, artista modenese formatosi a Venezia del quale lo Studio Vetusta (Modena, via Carteria 60) della città emiliana propone una mostra personale, a cura di Patrizia Silingardi, costituita dall’installazione “Atomic Allert” (sul sito dell’artista si può vedere il materiale pittorico dedicato a questo ciclo e gli elementi digitali dell’installazione).
Il punto di partenza del lavoro dell’artista è costituito dalla documentazione video degli esperimenti sul nucleare condotti nel Nevada Test Site nella prima metà degli anni Cinquanta da parte della U.S. Federal Civil Defense Administration. Protagonisti di questi documentari illustrativi sono singolari manichini che, in scene di interni domestici di drammatica banalità, simulano situazioni della vita quotidiana, in attesa della fatale esplosione di cui sperimenteranno gli effetti.
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A Modena hanno avuto un idea non da poco. Dovevano ristrutturare la Ghirlandina, la torre del Duomo, e anziché appiccicare come copertura la solita fedele riproduzione fotografica del “sotto”, hanno deciso che un grande monumento, se proprio va coperto, merita un vestito adeguato: un vestito d’artista.
Angela Vettese, (che di quella città è il direttore della Galleria Civica) ha deciso di chiamare Mimmo Paladino, pensando, probabilmente a ragione, che essendo Paladino un autore in grado di dialogare con il passato, la storia e la memoria dei luoghi, il risultato non sarebbe stato estremamente dissonante rispetto al contesto (se chiamavano Cattelan, per dire, non sarebbe stata la stessa cosa: fuga in massa da Modena e, dopo proteste di qualsiasi associazione esistente, ritorno alla foto del “sotto”).
Per inaugurare l’inizio dei lavori, e quindi la copertura, hanno organizzato una mostra di Paladino, molto bella.
Purtroppo la concomitanza delle due cose non è riuscita e così, ora, c’è una mostra che inaugura un vestito che non c’è. Forse, speriamo, a gennaio lo vedremo.