
I favolosi anni ‘20. Chi, almeno una volta, non ha sognato di trovarsi a Parigi? Artisti da tutta Europa, dal Giappone, dall’America convergevano verso la ribollente capitale francese, attratti dalla sua cosmopolita, liberale, creativa, bohémienne atmosfera che al tempo non aveva pari…
Ed è proprio quel clima ad aver prodotto la cosidetta “Ècole de Paris“, nella quale confluivano personalità del calibro di Foujita, Soutine, Modigliani, Chagall, solo per ricordarne alcuni. L’arte visuale incontrava la musica e la danza, mentre le convenzioni borghesi erano messe in discussione dal Surrealismo, e la corrente cubista avrebbe dato fama imperitura a Picasso, Braque, Légere, Gris. Di tutto questo rimane traccia nelle sculture, nei costumi teatrali, nelle fotografie di un epoca vibrante e di un Europa che , superata la Grande Crisi del ‘29, avrebbe visto l’ascesa del Nazismo.
A Palazzo dei Diamanti (Ferrara) “Gli Anni Folli” rivivono in una mostra che sceglie la Parigi fra il 1918 e il 1933 come simbolo di una città diventata laboratorio internazionale di creatività e cultura. I grandi maestri della modernità, come Monet, Matisse, Mondrian, Picasso, Braque, Modigliani, Chagall, Duchamp, De Chirico, Miró, Magritte e Dalí, ne sono i protagonisti attraverso una selezione di opere provenienti da collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.
La mostra sarà aperta fino al 19 gennaio 2012.
[Foto in alto: Cafè du Dome, Parigi, 1925]
Goran Hadžić è un criminale di guerra latitante serbo che, secondo gli inquirenti, sta tentando di finanziare la sua vita in clandestinità smerciando quadri. Tra questi ci sarebbe un dipinto di Amedeo Modigliani che vale alcuni milioni di euro.
Ieri la polizia ha raggiunto la sua casa a Novi Sad, poco fuori Belgrado, trovando circa cinquanta quadri ed una foto di un dipinto ad olio Modigliani. Hadžić è ricercato per crimini di guerra e crimini contro l’umanità e il suo mancato arresto (assieme a quello di Ratko Mladic) da parte delle autorità serbe, rappresenta un grosso scoglio nel processo di annessione del paese balcanico all’Unione Europea.
Ancora nessuna notizia riguardo all’identificazione dell’opera e dell’intera refurtiva.

Amedeo Modigliani torna a Livorno, alla Galleria San Barnaba, proprio nei pressi di quella che fu la sua casa natale in via Roma 2, chiusa da anni e al centro di molte polemiche. In occasione della Giornata europea della cultura ebraica, domenica 5 settembre apre i battenti “Amedeo Modigliani e i suoi amici da Livorno a Parigi - Guglielmo Micheli, Gino Romiti, Benvenuto Benvenuti, Renato Natali, Marc Chagall, Max Jacob, Pablo Picasso“.
Un percorso espositivo che ripropone, nel breve spazio di una galleria, l’atmosfera culturale e i sodalizi artistici nella Parigi di inizio novecento, attorno alla figura del giovane artista livornese. Dipinti, tempere, disegni, incisioni e documenti d’archivio di Modigliani si incroceranno ad opere e testimonianze di molti grandi maestri del secolo scorso ed in particolare Picasso e Max Jacob (che qui sopra vedete fotografati da Jean Cocteau).
Palazzo Zabarella di Padova si appresta ad ospitare dal prossimo 2 ottobre una mostra che celebra il ritratto. Un ‘genere’ attraverso cui sono passati i più grandi pittori della storia moderna, da Canova a Modigliani, che vede nell’800 il suo secolo di maggior splendore, prima della “rottura” di Picasso.
Saranno 100 le opere in mostra fino al 27 febbraio, nell’allestimento curato da Fernando Mazzocca, Carlo Sisi, Francesco Leone e Maria Vittoria Marini Clarelli. Volti, dettagli, storie di esistenze intime e scene di vita pubblica, raccontate attraverso gli occhi dei maggiori artisti italiani, tra visione e ‘messa in posa’ classica e sopraggiungere del marchingegno fotografico, più adatto ad evidenziare tutto ciò di fenomenologicamente rilevante intorno ai soggetti ritratti.
Da una parte appunto la tecnica e la visione, tra romanticismo, naturalismo, scapigliatura, macchiaioli e avanguardie. Dall’altra la valenza di racconto sociale che ci riporta un’Italia dove la compostezza della nobiltà lascia spazio all’allegria, all’abbondanza della borghesia. Una storia, quella del ritratto, che corre parallela a quella dell’intera vicenda della pittura e torna con valenza oggi a riproporre un rapporto biunivoco unico, quello tra artista e soggetti rappresentati. Sono le scelte, le fattezze, gli strumenti di uno a influenzare l’altro, con l’idea che un pittore, quando comincia un ritratto non sa mai con esattezza dove andrà ad approdare.
Da Canova a Modigliani. I grandi ritratti dei maestri italiani in mostra a Padova




Viene annunciata in questi giorni la grande retrospettiva che il Mart di Trento e Rovereto dedica all’opera scultorea di Amedeo Modigliani. L’allestimento aprirà i battenti dal 18 dicembre al 27 marzo 2011 riunendo per la prima volta opere disclocate ai quattro angoli del mondo.
L’avvicinamento dell’artista livornese alla scultura avvenne con il suo trasferimento da Montmartre a Montparnasse, dove conobbe Constantin Brancusi, scultore rumeno con il quale avviò un intenso scambio concettuale e creativo. Brancusi lo avvicinò all’arte africana e primitiva e dal 1909 Modì cominciò a scolpire, arrivando nel 1912 a presentare la seie delle Cariatidi al Salon d’Automne.
Un’intensa attività scultorea che fa riferimento ad amplissimi bacini culturali esplorati dall’artista. La scultura medievale e quella rinascimentale, lo stile orientale, le ricerche delle avanguardie ed in particolare l’avventura di Picasso. Il catalogo delle sculture di Modigliani comprende 25 sculture identificate, di cui solo 16 appartengono a collezioni pubbliche.
43,18 milioni di euro è la cifra da capogito battutta all’asta da Francois de Ricqles, direttore di Christie’s a Parigi, per una scultura di Amedeo Modigliani. La testa scolpita fra il 1910 e il 1912 dall’artista livornese ha raggiunto il record assoluto di vendita all’asta per un italiano e il record assoluto dni una vendita d’opere d’arte in terra di Francia.
Come ormai capita sempre più spesso, il pezzo è stato comprato per vie telefoniche da un acquirente anonimo. Si tratta sicuramente di una scultura eccellente dal punto di vista stilistico, che raffigura una testa allungata alta 65 cm, con occhi a mandorla e capelli fluenti, e ricorda di dipinti dell’artista.
Fino ad oggi la scultura di Modigliani era parte della collezione privata di Gaston Levy, fondatore della catena francese di supermercati Monoprix morto nel 1977. Evidentemente gli eredi, a corto di liquidità, hanno ben pensato di far fruttare il pezzo di Modigliani… e chissà che con il ricavato possano darsi alle ’spese pazze’ nell’ambito dell’arte e creare un’intera nuova collezione.
Furto clamoroso nella notte al Museo nazionale di arte moderna di Parigi. Sembra che un solo uomo sia penetrato nel palazzo (almeno secondo le telecamere) portandosi via capolavori d’arte per un valore di 500 milioni di euro.
I dipinti sono: L’olivier près de l’Estaque di Georges Braque; Nature morte aux chandeliers di Fernand Lèger; La Pastorale di Matisse; La donna con il ventaglio di Modigliani e Il piccione a pois di Picasso.
Via | Repubblica
Dai primi di dicembre la Fondazione Silvio Zanella gestisce il nuovo museo di arte contemporanea e moderna di Gallarate, che aprirà i battenti nel marzo 2010. L’esposizione inaugurale, prevista per il 19 marzo, presenterà le opere della collezione permanente della Gam e una retrospettiva su Modigliani che dà il via a una serie sui grandi del ‘900.
La Gam è il compimento del sogno di Silvio Zanella, padre di Emma, attuale direttrice, assieme al presidente della Fondazione, Angelo Crespi e il Consigliere delegato dal Ministero, Alain Elkann. La mostra sul genio di Modigliani ricostruisce la sua attività tra Italia e Francia.

Scoperto il caveau di Calisto Tanzi dalla Guardia di Finanza di Bologna. Un tesoro contenente opere d’arte per un valore di 100 milioni di euro. Nella sua personale collezione, con tutte le probabilità costruita con i proventi dei suoi movimenti finanziari illeciti, sono stati trovati quadri di Cézanne, Monet, Van Gogh e un famoso autoritratto di Antonio Ligabue.
Proprio la scorsa settimana un servizio di Milena Gabbanelli di Report aveva denunciato la scomparsa del tesoro di opere d’arte dell’ex patron della Parmalat all’indomani del crack del 2003. Ma Tanzi ne aveva negato l’esistenza. Gli uomini delle Fiamme Gialle sono arrivati giusto in tempo, molti dei dipinti erano già sul mercato e un Monet era già stato promesso a un magnate russo per 10 milioni di euro.
Il patrimonio artistico di Tanzi è composto da 19 tra dipinti e disegni: il ritratto di ballerina di Degas, gli alberi ad olio di Manet, la scogliera di Pourville di Monet, una natura morta di Gauguin e una di Van Gogh, un tronco d’albero di Van Gogh, una natura morta di Picasso ed un ritratto di signora di De Nittis, poi ancora Cézanne, Pizarro, Severini, Grosz, Bergerie e Modigliani.

Comincia da oggi su Artsblog un nuovo ciclo di interviste che ci porterà a conoscere da vicino alcune delle voci più interessanti della scena contemporanea. Artisti, direttori, critici per una ricognizione che parte dal basso, alla ricerca di quella ‘genuinità del sentimento artistico’ che troppo spesso sembra perduta.
Al di là dei recinti di un mercato sempre più fervente nel depositare strati e strati di pecunia sopra tele, statue, video, romanzi d’avventura e occupazioni spettacolaristiche del mediascape nazionale - tutti oggetti protagonisti di un’arte sempre più lasciva ed autoreferenziale, esistono nuovi dispositivi economici, altri mezzi ed obiettivi perseguibili, nuove modalità relazionali per operatori e cittadini dell’arte.
Il nostro percorso comincia da Fupete, un pittore che seguiamo da tempo per l’originalità della prospettiva e dello stile. E d’altronde con le premesse di cui sopra non potevamo che iniziare con il fascino e la disponibilità di un artista che dichiara: “Quando faccio, voce del verbo fare, arte, rendo fede ad un accordo tacito di svelare segreti e raccontare sogni al prossimo. È un accordo tacito che ho fatto con l’universo quando ho accettato il dono dell’arte”.