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Tutti gli articoli con tag moma

YAP MAXXI

pubblicato da penelope.di.pixel

YAP MAXXI

Alla sua prima edizione, da uno sforzo congiunto fra il MoMA PS1 di New York e il MAXXI arriva anche nella penisola la versione italiana del programma YAP - Young Architects Program.

YAP MAXXI ha aperto i battenti il 23 giugno scorso, ma le attività, gli eventi e gli incontri proseguiranno fino al 16 ottobre prossimo. Il format di YAP, che a New York ha raggiunto la sua dodicesima edizione, assegna a uno studio architetti emergente il compito di progettare un’installazione che diventi uno spazio in cui ospitare il programma di eventi estivi del museo e un luogo con “ombra, acqua e spazi per il relax” per i visitatori.

Una giuria mista, composta da esperti delle due istituzioni promotrici, ha selezionato 5 progetti finalisti, dando vita ad una mostra visitabile fino al 28 agosto in contemporanea nelle sedi dei due Musei. Progetto vincitore di YAP MAXXI è stato “WHATAMI” dello studio stARTT che ha lavorato sull’area del giardino trasformandolo in una serie di isole vedri che ospitaranno le serate e gli eventi della programmazione estiva.

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L'arte e il fashion design secondo Issey Miyake

pubblicato da penelope.di.pixel

Le opere d’arte aumentano di valore col passare del tempo. Ecco perché il nostro lavoro è giudicato così strano. Un istante dopo essere stato acclamato, un modello viene copiato in lungo e in largo, e diventa proprietà di tutti. Quando uno stile è considerato vecchio viene scartato. Il fashon design non è arte. Non credo che dovrebbe essere considerato arte nè io un artista. Non creo i miei abiti per il museo. (…) Ho sempre cominciato dall’osservazione del corpo, perché è questa la cosa essenziale. Il corpo è eccitante. Il mio più grande desiderio è fare degli abiti che creino la stesa eccitazione del corpo.

Issey Miyake, 1983

NB: nel video, la collezione di Miyake al MOMA. Cosa pensate della sua interessante affermazione?

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Marina Abramovic al Moma: "Come ha fatto pipì?"

pubblicato da Lorenzo Mazza

Nel video qui sopra Marina Abramovich parla delle motivazioni che l’hanno spinta a preparare la sua ultima performance al Moma. In questi giorni, invitata ad uno show televisivo, per circa 50 mila euro ha accettato di rispondere ad una domanda scottante,”Come ha fatto pipì?

L’artista è rimasta seduta nell’atrio del museo per tre mesi, più di sette ore al giorno, incontrando i visitatori seduta su una sedia senza braccioli, con un buco sotto per fare pipì, ma non l’ha mai usato. “Non ho mai voglia di fare pipì, mi sono seduta su un cuscino”. Per preparare la sua più lunga impresa, 716,5 ore di lunghezza complessiva, la Abramovic è divenuta vegetariana sei mesi prima della mostra, cominciando una dieta basata su cibo leggero e cereali. Una delle pratiche preparatorie era svegliarsi ogni 45 minuti durante la notte, per bere acqua e rimanere idratata.

Durante la performance ha ripercorso le varie fasi della preparazione attraverso gli abiti che indossava. Il primo mese l’abito blu, per “tranquillizzare la sua mente”. Il vestito rosso il secondo mese simboleggiava l’ “enorme quantità di dolore fisico” lei stava vivendo, in particolare dalla sua sedia senza braccia – e il gonfiore alle gambe. L’abito bianco, indossato durante l’ultimo mese, rappresentava “la chiarezza, l’immateriale”. Tutt’intorno a lei, nel museo, 36 artisti/performer mettevano in scena la grande retrospettiva delle sue performance.

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MoMa, il flickr del museo di arte contemporanea più importante del mondo

pubblicato da cesare


Se non si trattasse di qualcosa di così evidentemente alto, verrebbe la tentazione di chiamare l’iniziativa “facce da MoMa”. Sono quelle che si trovano sul Flickr del Museum Of Modern Art di New York. Ritratti di artisti o semplici visitatori rapiti nell’istante dell’arte. Particolarmente interessanti gli scatti realizzati durante la serie di performance che Marina Abramovic sta svolgendo in questi giorni, proprio al MoMa fino al 31 maggio.

In una delle performance di The Artist is present, l’Abramovic, ovviamente presente in carne e ossa, invita gli spettatori a sedersi di fronte a lei, in silenzio, intorno a un tavolo contenuto in un quadrato bianco. La performance che si può seguire in diretta durante le ore di apertura diurna del museo (quindi considerate il fuso orario rispettoa New York) è stata anche fotografata e caricata su flickr.

Quella che vedrete è una raccolta di volti di spettatori (oltre a quello della stessa Abramovic) impegnati a sostenere, eludere, condividere il proprio sguardo con quello, impassibile e da sfinge, della Abramovic che gli sta di fronte Alcuni addirittura, perscrutando la grande artista e attraverso il suo corpo come medium l’arte stessa, giungono alle lacrime come potrete vedere. Andando a ritroso nelle pagine del flickr del MoMa è invece possibile vedere foto tratte da precedenti esibizioni, pose con artisti e immagini di visitatori, inaugurazioni ma la parte dedicata alla performance di Abramovic resta la più interessante.

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The Armory Show. Dal 4 al 7 marzo a New York

pubblicato da penelope.di.pixel


Dal 4 al 7 marzo si apre The Armory Show, kermesse newyorkese dedicata alle maggiori espressioni dell’arte nel XX e XXI secolo. Giorni in cui galleristi da tutto il mondo si riversano nella grande mela con le loro proposte e selezioni artistiche: quest’anno saranno circa 230.

In programma workshop, mostre, presentazioni (trovate il dettaglio di tutti gli eventi a questo link), e la consueta festa di inaugurazione ospitata dal MoMA. Il 3 marzo, infatti, come ormai dal 2001, a partire dalle 11.30 nel Museo prenderà vita l’opening party per concludersi in serata con Justin Miller (DFA Records) alla consolle.

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I Want You To Want Me

pubblicato da penelope.di.pixel

Questa bellissima di opera Jonathan Harris e Sep Kamvar commissionata dal MOMA di New York, esplora la ricerca dell’amore nel mondo del dating online. Costantemente la nostra vita digitale ci spinge rendere pubblici i nostri dati personali (pensiamo ad esempio ai social network) e a condividere in sfera pubblica le nostre emozioni più intime, alla ricerca di conoscenze, partner, appuntamenti, nuovi amici.

Mettendo in relazione dati quali età, genere, sessualità, “I Want You To Want Me” genera aggregandoli nuovi dati attraverso una costante ricerca su diversi siti e piattaforme. Il sistema di ricerca avviene su base semantica e procede con un tracciamento dei più popolari desideri, auto-rappresentazioni, interessi degli utenti. I dati sono rappresentati attraverso un’istallazione interattiva, su un touch screen ad alta risoluzione in una stanza al buio. Lo schermo riproduce un cielo interattivo, dove il tempo (soleggiati, piovoso, nuvoloso etc…) può essere controllato dal visitatore. Sul cielo centinaia di palloncini blu (popolazione maschile) e rossi (popolazione femminile) che rappresentano ognuno il profilo di un singolo utente: la gradazione di colore dal più chiaro al più scuro rappresenta invece l’età. Dentro ogni palloncino, oltre 500 video di una persona (sola) impegnata in varie attività (yoga al jumping jacks, jogging…). Toccando un volta ogni palloncino, lo si seleziona: foto e frasi ne fuoriescono come in un fumetto sa una nuvola. Toccandolo due volte, il palloncino esplode. I palloncini hanno velocità e traiettorie differenti, si scontrano e qualche volta viaggiano insieme per un po’, ma rimangono, alla fine, sempre separati. Esattamente come facciamo noi, online e offline, che viaggiamo dentro i nostri involucri di corpo e sensazioni, ma sempre alla ricerca dell’altro…

Una poetica meravigliosa e un’interazione meravigliosa, che ha accompagnato il San Valentino 2008 di molti newyorkesi, ma basta guardare il video per assaporarla. Opere di questo tipo fanno capire la tristezza e la povertà estetica a cui nella maggior parte dei casi ci costringe il web fatto in scatola. Anche nella sua versione 2.0.

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I disegni a matita di Randall Sellers

pubblicato da Sara

Randall Sellers

Trovo che i disegni a matita di Randall Sellers, artista americano cresciuto in Pennsylvania, siano raffinatissimi. I paesaggi immaginari, a volte in rovina e le minute figure umane che a volte li popolano, mi ricordano in qualche modo una certa iconografia delle illustrazioni indiane antiche.

Anche qui, l’atmosfera è mistica, a metà tra idillio e spaesamento percettivo. Sellers è presente in moltissime collezioni di musei internazionali (tra cui il MoMA di New York) oltre che private (anche Takashi Murakami possiede qualche suo disegno).

Randall Sellers
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ArtsBlog @ Rizhome.org

pubblicato da penelope.di.pixel

A distanza di circa un giorno dalla sua pubblicazione, la notizia della trilogia di interviste sulla crisi finanziaria iniziata con Helen Thorington e Jo-Anne Green, ieri è arrivata su Rizhome.org grazie ad una segnalazione. Subito accolta dalla redazione newyorchese che la inserisce sulla sua home page titolando così:

Series of Interviews on the Financial Crisis and New Media Art on Artsblog.it

E non può fare che piacere, visto che Rizhome è una delle più importanti istituzioni internazionali nel campo della new media art: organizzazione affiliata al New Museum di NY, svolge dal ‘96 un lavoro di networking, archivio, produzione e cura di mostre ed eventi, commissioni di opere ad artisti di enorme valore, che vedono una stretta collaborazione della no profit con il MOMA per la sezione di arti digitali. Rizhome vanta inoltre fra i suoi sponsor organizzazioni quali la Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, il New York City Department of Cultural Affairs, il New York City Department of Cultural Affairs, la Rockefeller Foundation.

Un primo risultato e un ottimo inizio per questo lavoro di inchiesta e approfondimento che si prefigura stimolante: anche i primi commenti che arrivano dal Canada e proprio qualche minuto fa dalla stessa Jo-Anne Green fanno sperare di accendere un dibattito vivo e di reciproco scambio con con persone e organizzazioni che si occupano di arte contemporanea in diverse parti del mondo su un tema così scottante come la crisi in corso.

Per adesso vi lascio aspettando l’intervista del primo gennaio con Marc Garrett di Furtherfield/Netbehaviour e sperando di continuare ad avere nuovi riscontri nei prossimi giorni.

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Senso unico: l'Italia è di scena a New York

pubblicato da contemporanea


Sono otto i nomi degli artisti presenti nella collettiva intitolata Senso unico, in corso a New York fino al 7 gennaio 2008: Paola Pivi, Francesco Vezzoli, Vanessa Beecroft, Rä Di Martino, Paolo Canevari, Angelo Filomeno, Pietro Roccasalva e Adrian Paci (sette italiani e un’albanese adottato dall’Italia).

Ospitati con le loro opere dal P.S.1 Contemporary Art Center (affiliato al MoMA) per rappresentare il nostro paese in un’esposizione che li vede per la prima volta riuniti nello stesso contesto, gli artisti in mostra intrecciano linguaggi e percorsi formativi diversi, fornendo una dimostrazione della vitalità delle giovani voci dell’arte italiana, attive negli ultime dieci anni.

Tra le opere esposte, di cui potete vedere qualche esempio nella galleria, Life Is Great di Paola Pivi (un grande orso ricoperto di piume gialle), due ritratti luminosi di Vanessa Beecroft e la serie intitolata Il vangelo secondo Pasolini di Adrian Paci.

via | Panorama.it
foto di apertura | flickr


Alcune opere presentate alla mostra

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Frank O. Gehry, il generoso

pubblicato da odraode

Frank O. GehryC’era un tempo in cui i grandi dell’architettura erano chiamati ancora maestri e non archi-star, un tempo in cui questi maestri cedevano i propri archivi ai musei e alle fondazioni, solamente in cambio dell’onore e del prestigio che da ciò derivava.

Al giorno d’oggi, l’archi-star Frank O. Gehry, sembra abbia offerto il suo archivio al Moma di New York, per svariati milioni di dollari. Come se le sue commissioni in giro per il mondo non gli bastassero più.

O tempora, o mores.

Immagine | antithesi

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