
Paola Antonelli, curatrice del dipartimento di architettura e design del MoMA ha annunciato sul sito del museo l’acquisizione di un oggetto particolare, il simbolo dell’e-mail che milioni di persone, almeno una volta al giorno, digitano (qui l’articolo originale). Ed è inutile dire che il MoMA, naturalmente, non ha sborsato una lira.
Il museo si è infatti limitato a esporne un esemplare, e i diritti di riproduzione saranno altrettanto ovviamente liberi. Un’opera senza prezzo, dunque, e che si è voluto includere nella celebre collezione per la sua storia, per molti versi insospettabile. E’ già presente in alcuni documenti del VII secolo, e serviva per risparmiare spazio nella scrittura della preposizione latina “ad”. Nella Venezia del cinquecento, invece, indicava un’anfora di terracotta.
Fu l’ingegnere elettronico Ray Tomlinson, inventore del primo sistema e-mail, a rivestirle la chiocciola del significato che noi tutti, ora, diamo per scontato. Una curiosità: per gli italiani e i francesi è una chiocciola, ma siamo gli unici. I finlandesi, ad esempio, ci vedono un gatto.
Dal 14 marzo al 31 maggio il MoMa dedica la prima grande retrospettiva a uno dei personaggi più noti e importanti dell’arte contemporanea, Marina Abramović, pioniera e protagonista dell’arte intesa come performance. “The Artist Is Present“, questo il titolo della mostra, presenta infatti circa 50 lavori che spaziano in 40 anni di attività artistica.
Il lato più interessante di questa retrospettiva è che tra le opere (si tratta soprattutto di video, fotografie) vengono ripercorse alcune delle performance più famose: circa 35 artisti selezionati dalla Abramović rieseguiranno per la prima volta, tra l’altro, “Nude with Skeleton” (2001-2005), in cui una performer nuda riprende la sagoma di uno scheletro muovendosi con esso, o “Imponderabilia” (1977), in cui un uomo e una donna nudi si pongono ai lati di una porta costringendo il pubblico a guardare l’uno o l’altro performer.
Ma Marina Abramović presenterà anche un nuovo lavoro, “The Artist is Present”, appunto: durante il periodo della mostra, siederà in silenzio a un tavolo nel Donald B. and Catherine C. Marron Atrium, invitando passivamente gli spettatori a sedersi (per il tempo che vogliono) al suo tavolo; in un duro mutismo, gli avventori entreranno in tensione con lo sguardo di un’artista che ha fatto del proprio corpo la sua massima forma d’espressione.

Il MoMa di New York rifà il look alla sua lobby, e in particolare ridisegna completamente i 9 grandi schermi piatti informativi situati nella sala in cui si fanno i biglietti, si raccolgono novità, si chiacchiera con gli amici che non vogliono disturbare all’interno delle collezioni o delle mostre.
Per ora l’installazione dei video è temporanea, ma l’augurio è che l’iniziativa possa rinnovarsi e aggiornarsi nel corso del tempo. I video sono tutti nati da alcune conversazioni fra l’artista Nicolas Guagnini e Kathy Halbreich, direttore associato del Museo.
Il risultato sono 5 video che vanno dai 12 minuti di metraggio alle 3 ore, realizzati da vari artisti e collettivi come Fia Backström, Alejandro Cesarco, la Bernadette Corporation, John Pilson. Raccontano New York com’era e com’è. Il più struggente è quello che la ritrae prima dell’11 settembre.

In un intervista a Marie Claire, Marina Abramovic confessa le sue paure (che conosciamo meglio attraverso le sue opere) e soprattutto i suoi progetti. La 63enne artista, una delle più famose autrici di performance, sempre struggenti, rivela uno dei suoi incubi ricorrenti, da sempre: “Che uno squalo venga e mi mangi”, e rivela dei dettagli sulla sua infanzia: “I miei genitori erano eroi della rivoluzione jugoslava, non avevano tempo per me e non mi sentivo amata”.
Ma veniamo ai progetti: intanto, nel 2010, ci sarà al MoMa la sua mostra più grande, “Marina Abramovic: l’artista è presente”, di cui vi terremo sicuramente aggiornati. Ma tra pochi giorni, con precisione il 24 ottobre, sarà a Torino, ospite della Galleria d’Arte Moderna per l’apertura di una mostra dedicata alla storia della performance. Un’occasione imperdibile per conoscerla da vicino, e vi garantisco che ne vale la pena.