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Tutti gli articoli con tag mona hatoum

Tra il design e l'arte, il New Décor in mostra a Londra

pubblicato da margherita

Comfortably Numb di Tom Burr - The New Decor - Hayward Gallery - Londra

La casa arredata da artisti. The New Décor, la mostra visibile fino al 5 settembre alla Hayward Gallery, corre in contemporanea con Neto. Ma a differenza di quest’ultima l’ho trovata spoglia (che sembra un controsenso visto l’aspetto decorativo delle opere) e inavvicinabile (con la scarsa eccezione di pochi lavori).

Opere recenti di vari e fortunati artisti (36 da 22 nazioni), il nuovo Décor atterrisce. L’obiettivo del curatore è quello di mostrare l’ansia del vivere moderno, dove, a dispetto dei cataloghi d’arredamento, la casa è un luogo che può rivelarsi cupo oltre che ironico. E c’è riuscito. Ma molte delle opere in mostra più che trasmettere emozioni, mi hanno stufato (con l’eccezione di Mona Hatoum e Elmgreen & Dragset). I surrealisti proponevano altrettante inquietitudini in tempi più lontani (e giustificati, lo spettro delle guerre mondiali).

La Hatoum in Interior Landscape mostra una stanza desolata che c’è ma non può essere abitata, perché i suoi residenti sono stati mandati via. E’ così che ci si sente ad essere palestinesi? In quanto a Elmgreen & Dragset, dopo averli visti a Venezia, per me saranno sempre tra i miei preferiti. Le loro installazioni riproducono oggetti reali e funzionali, solo che, loro come riproduzione, non funzionano e non sono reali. Il paradosso dell’assurdo (e includono spesso lavori di altri artisti).

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Until Now! Nuovo collezionismo in America

pubblicato da Lorenzo Mazza

A volte è interessante buttare un occhio al di là dell’oceano, per capire quali sono i movimenti in corso e come si ’spinga’ certa arte contemporanea, piuttosto che altra. Si apre il 16 aprile al Minneapolis Institute of Arts (MIA), Until Now: Collecting the New (1960–2010), Fino ad oggi: Collezionando il Nuovo (1960-2010), un grande allestimento con opere di oltre 90 artisti che hanno saputo sfidare e modificare le dinamiche in corso all’interno delle arti visive negli ultimi cinquant’anni.

Elizabeth Armstrong, ha messo insieme un allestimento che attinge alla collezione del Museo, ma anche a diversi prestiti privati e che farà parte di alcune mostre itineranti e nuovi programmi pubblici di acquisizione. Una vasta panoramica sull’arte più attuale, tra maestri e nuovi talenti. Una speciale sezione, dal titolo Arte Remix, metterà opere d’arte contemporanea a fianco di capolavori storici. Ne nascerà un dialogo sul nostro passato più presente, tra nuove prospettive e vecchie impronte, soltanto apparentemente indelebili.

Ecco la lista degli artisti in mostra: Mequitta Ahuja, Doug Aitken, Siah Armajani, Rebecca Belmore, Ross Bleckner, Michaël Borremans, Nick Cave, John Chamberlain, Mona Hatoum, Zhang Huan, David Hockney, Alfred Jensen, Jasper Johns, Ilya Kabakov, Yayoi Kusama, Roy Lichtenstein, Takashi Murakami, Yoshitomo Nara, Claes Oldenburg, Roxy Paine, Gerhard Richter, Peter Saul, Carolee Schneemann, Bill Viola, e Andy Warhol.

Until Now! - Mia - Minneapolis Institute of Arts
Until Now! - Mia - Minneapolis Institute of ArtsUntil Now! - Mia - Minneapolis Institute of ArtsUntil Now! - Mia - Minneapolis Institute of Arts

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Barock al Madre di Napoli

pubblicato da Lorenzo Mazza


Inaugura il 13 dicembre a Napoli Barock - Arte, Scienza, Fede e Tecnologia nell’Età Contemporanea. La mostra, a cura di Eduardo Cicelyn e Mario Codognato cerca di far emergere quei tratti barocchi all’interno della cultura contemporanea, “dimostrando come e attraverso quali artisti contemporanei siano oggi nuovamente funzionanti e riconoscibili i temi caratteristici della cultura seicentesca barocca”.

Un lungo filo rosso che unisce il diciasettesimo secolo al presente. Il sensazionalismo è la matrice creativa, un’esperienza estetica che mira continuamente a colpire i sensi attraverso la figura retorica e l’eccesso. Immagini forti, violente, sensuali, che escono persino da loro stesse, non si contengono.

Barock sarà visitabile fino al 5 aprile 2010. Un progetto espositivo esuberante e coinvolgente in cui si vedrà anche Heaven di Damien Hirst, il grande squalo tigre immerso nella formaldeide. Questa la lista degli artisti del ‘barocco contemporaneo‘ invitati: Adel Abdessemed, Micol Assaël, Matthew Barney, Domenico Bianchi, Bianco - Valente, Antonio Biasiucci, Keren Cytter, Mircea Cantor, Maurizio Cattelan, Jake & Dinos Chapman, Claire Fontaine, Lara Favaretto, Gilbert & George, Douglas Gordon, Mona Hatoum, Damien Hirst, Anish Kapoor, Jeff Koons, Jannis Kounellis, Shirin Neshat, Carsten Nicolai, ORLAN, Philippe Parreno, Giulia Piscitelli, Michal Rovner, Cindy Sherman, Jeff Wall, Sislej Xhafa.

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Earth: Art of a changing world a Londra

pubblicato da Elisa

Earth: Art of a changing world

Mentre è ancora aperta la personale di Anish Kapoor nelle principali gallerie del palazzo, il prossimo 3 dicembre aprirà qui a Londra alla Royal Academy of Arts (negli spazi di 6, Burlington Gardens) una nuova mostra dedicata al rapporto tra arte e analisi dei cambiamenti climatici.

Per indagare questo tema, trenta artisti internazionali sono stati invitati ad esporre le loro opere a testimonianza dell’impatto del cambiamento climatico sulla produzione artistica e culturale. Bellezza artistica e provocazione, invito alla riflessione e sperimentazione sono le caratteristiche principali dei lavori in mostra, alcuni dei quali commissionati ad hoc per l’esposizione.

Antony Gormley e Mona Hatoum, ad esempio, riflettono sugli elementi naturali e e la stabilità della Terra anche da un punto di vista culturale. Tacita Dean, Sophie Calle e Lucy+Jorge Orta, invece, attraverso le loro sempre efficaci installazioni ci suggeriscono un possibile ruolo dell’artista nel ciclo dell’evoluzione: il mondo cambia, la natura si evolve, l’artista può diventare un efficace comunicatore e un necessario interprete degli accadimenti in atto. Non solo artisti in mostra, ma anche esponenti del mondo letterario, come il poeta Lemn Sissay o lo scrittore Ian McEwan: uno sguardo a tutto tondo sullo stato del nostro Mondo, tra speranze e (dura) realtà. Fino al 31 gennaio.

Earth: Art of a changing world
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La Grande Spolveratrice e altre storie, ad Assab One

pubblicato da Elisa

Assab One, Milano

Apre sabato 19 a Milano nei bellissimi spazi di Assab One una ‘non’ mostra. Così viene definita “La Grande Spolveratrice e altre storie”, in quanto non esiste un curatore e non è stato prodotto alcun testo critico a corredo dell’evento.

I nomi in mostra, però, sono tanti e interessanti: Marina Abramovic, Louise Bourgeois, Sophie Calle, Mona Hatoum e Jannis Kounellis tra i tanti, oltre naturalmente a Letizia Cariello, l’autrice dell’opera dal nome curioso da cui trae il titolo il progetto. L’esposizione è soprattutto uno sguardo, molto personale e soggettivo, su una serie di opere della collezione di Elena Quarestani, imprenditrice e fondatrice di Assab One nel 2002.

Col senno di poi, la collezionista ritrova in questa serie di opere un senso comune, ovvero “rispondono con l’efficacia della poesia e dell’arte al bisogno di trovare un modo per convivere con il peso delle cose, il disordine delle emozioni.”. Fino al 9 ottobre 2009. P.S.: Sabato 19 e domenica 20, segnaliamo anche la “Garage sale” che si terrà sempre presso lo spazio espositivo, dalle 10 alle 19: libri, accessori, abiti vintage, giocattoli, cd, dvd… Per chi non conoscesse la realtà di questo posto, consiglio di farci una visita. Si tratta di un ex spazio industriale che prende il suo nome da quello della strada e del numero civico in cui si trova, a pochi passi dalla fermata Cimiano della metropolitana: una realtà decentrata, attiva e soprattutto aperta alla città.

Assab One, Milano
Assab One, MilanoAssab One, MilanoAssab One, Milano

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Interior Landscape: Mona Hatoum a Venezia.

pubblicato da Elisa

Mona Hatoum, Fondazione Querini Stampalia

In contemporanea con la vernice della Biennale d’arte di Venezia, apre il 4 giugno presso la Fondazione Querini Stampalia una nuova mostra dedicata a Mona Hatoum, di cui torniamo a parlare ad un anno dalla sua partecipazione alla Biennale Donna del 2008. Si tratta di una personale molto attesa, curata da Chiara Bertola, che comprenderà 25 opere, delle quali molte nuove e altre mai esposte in Europa.

Nata a Beirut, in Libano, da genitori palestinesi, Mona Hatoum è stata costretta a rimanere a Londra nella metà degli anni Settanta a causa dello scoppio della guerra civile. Diviene nota alla metà degli anni Ottanta per una serie di performances e video che si concentravano sul corpo. Dagli inizi degli anni Novanta il suo lavoro si è orientato verso le installazioni di larga scala, che impegnano lo spettatore in contrastanti emozioni di desiderio e repulsione, fascino e timore.

Tra le nuove opere presentate, quella che dà il nome alla mostra, Interior landscape: si tratta di un’installazione composta da elementi di arredo che rimanda al conflitto tra i sogni, le aspirazioni e la realtà che il popolo palestinese deve affrontare. Nel grande portico centrale del palazzo la Hatoum metterà poi in scena Hot Spot, un mappamondo di ferro i cui continenti sono evidenziati da un neon rosso che verrà esposto vicino a quelli che sembrano giganteschi grani di un rosario o di una collana di palline anti stress ingrandite fino alle dimensioni di palle di cannone.

Le opere della Hatoum comunicano, e tanto. Trasudano incertezza, vissuto, identità femminile e conflitto attraverso l’impiego di oggetti d’uso quotidiano, trasformati in sculture. Minimalista, fortemente estetica, raffinatissima, incanta e seduce. Fino al 20 settembre.

Fondazione Querini Stampalia
Santa Maria Formosa, Castello 5252 - Venezia

Mona Hatoum, Fondazione Querini Stampalia
Mona Hatoum, Fondazione Querini StampaliaMona Hatoum, Fondazione Querini StampaliaMona Hatoum, Fondazione Querini StampaliaMona Hatoum, Fondazione Querini Stampalia

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Mona Hatoum rappresenta la Biennale Donna di Ferrara

pubblicato da contemporanea


La XIII edizione della Biennale Donna di Ferrara, in corso fino al 1°giugno presso il PAC, è rappresentata dall’artista libanese, ma palestinese di origine, Mona Hatoum, la cui carriera abbraccia gli ultimi 25 anni con riconoscimenti in tutto il mondo.

Costretta all’esilio quando nel suo paese, nel 1975, scoppia la guerra, Mona Hatoum intraprende una riflessione sul corpo in situazioni di conflitto, divenendo famosa negli anni ‘80 per video e performance (in seguito anche installazioni e sculture) incentrate su questo argomento, oltre che sul quello dell’identità e del nomadismo.

Alla Biennale Donna, Mona Hatoum presenta “Undercurrents”, in cui oggetti quotidiani e familiari come sedie, letti, culle e utensili da cucina sembrano percorsi da una vena di estraneità e ostilità che ne sovverte la natura.

Mona Hatoum alla XIII Biennale Donna

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